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Lawrence Talbot aveva abbandonato la sua città dopo la morte della madre che ha sempre imputato al padre. Dopo diversi anni torna per investigare sulla recente scomparsa del fratello e scopre la presenza di una creatura che uccide, anche in luoghi affollati, durante le notti di luna piena.
Lawrence Talbot(Benicio Del Toro), affermato attore teatrale nella Londra di fine '800, viene chiamato dal padre Sir John(Anthony Hopkins) per indagare sulla morte del fratello; ucciso nei boschi da un criminale oppure, secondo alcuni abitanti del villaggio, da una creatura demoniaca. Giunto a Villa Talbot, Lawrence conosce quella che doveva essere la promessa sposa del fratello, Gwen(Emily Blunt) e comincia ad indagare. Ma una notte, Lawrence viene aggredito nel campo degli zingari del posto da una feroce belva che, contagiandolo, lo rende licantropo ogni notte di Luna piena. Dopo oltre 2 anni di attesa, ecco finalmente realizzato il remake/reboot del celebre film horror della Universal negli anni '40: L'Uomo Lupo(qui Wolfman) un tempo con Lon Chaney Jr. e artefice di altri numerosi sequel e film sul genere(vedi Un Lupo Mannaro Americano a Londra, L'Ululato e Wolf: La Belva E' Fuori). La produzione di Wolfman, travagliata sin da inizio riprese, è diventata un film finalmente visibile nei cinema, una pellicola diretta con buon mestiere da Joe Johnston e interpretata altrettanto. IL nuovo uomo lupo è l'incredibile Benicio Del Toro, ottimo interprete che sia da lupo che da essere vivente normale offre una degna caratterizzazione del suo personaggio; un profilo psicologico instabile dopo la morte in gioventù della madre e il suo trasferimento in una clinica psichiatrica per mano del perfido padre(eccellente anche Hopkins). IL pubblico assiste quindi, ad una lenta ma veloce metamorfosi del personaggio

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Filippo Magnifico
16.09.2009
Si può benissimo affermare che la pellicola diretta da George Waggner è servita a porre le basi di un filone cinematografico giunto fino ai giorni nostri del tutto invariato, consacrando una figura tormentata da una dualità sofferta, che ricorda molto quella del Jekyll /Hyde di Stevenson.

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Ci sono pellicole immortali, capaci di vivere in eterno. E’ questo il caso de l’uomo lupo, prodotto nel 1941 dalla Universal e girato da George Waggner.
Ci sono pellicole immortali, capaci di vivere in eterno. E’ questo il caso de l’uomo lupo, prodotto nel 1941 dalla Universal e girato da George Waggner. Si tratta di un titolo fondamentale, non tanto per la sua trama (in fin dei conti ingenua se rivista oggi) ma per la miriade di sottocontesti che contiene. Come la persecuzione degli ebrei, inserita dallo sceneggiatore Curt Siodmak, che nella pellicola ha inserito paure e ricordi personali. Se questo non vi basta contate che la figura del lupo mannaro, come la conosciamo oggi, si è affermata grazie a questo film. Compreso tutto ciò che gli ruota attorno, come l’importanza della luna piena e dell’argento. E che dire di Lon Chaney Jr.? Quel trucco, creato dal grandissimo Jack Pierce, ha contribuito a consacrarlo come icona horror. E questa non è una cosa che accade tutti i giorni!

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Un ragazzo accidentalmente viene morso da un presunto lupo. E così ogni qualvolta c'è luna piena, il nostro protagonista gira per la città in crca di nuove vittime da mordere.
Il film l'ho visto diversi anni fa,quindi il mio non è un ricordo eccessivamente nitido. "L'uomo lupo" è uno dei "mostri" classici dell'orrore. Ma in realtà il film abbraccia anche altri generi. Infatti oltre al lato horror, il film presenta anche una storia molto credibile e per certi versi fiabesca.Il tutto è raccontato con molta semplicità ma al tempo stesso regala allo spettatore un grande coinvolgimento. Alla fine ci si riesce perfino ad appassionarsi alle vicende di questo "sfortunato" uomo lupo, per via dei suoi problemi e disagi nella vita. In definitiva una pellicola da vedere senza ombra di dubbio,comodamente su un divano ma fate attenzione...che non ci sia la luna piena! :)

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Anche l'uomo che ha puro il suo cuore, ed ogni giorno si raccoglie in preghiera, può diventar lupo se fiorisce l'aconito, e la luna piena splende la sera.
“Anche l'uomo che ha puro il suo cuore, ed ogni giorno si raccoglie in preghiera, può diventar lupo se fiorisce l'aconito, e la luna piena splende la sera.”Da questa semplice poesia creata dallo sceneggiatore C.Siodmak, nel 1941 prende infine vita l'uomo lupo.Scappato dalla Germania nazista, Siodmak creò, amalgamando abilmente folcklore ad eventi del suo tempo, il mito dell'uomo lupo come ancora oggi lo conosciamo.Sue furono le idee del morso come veicolo di contagio o dell'argento come mezzo per uccidere i licantropi.Egli costruì una storia in cui il simbolismo (la stella di Davide come stigma della licantropia) e la brutale fatalità del destino si uniscono a rinsaldare quell'aspettativa di immane tragedia tipica del cinema horror dell'epoca. Nel film il giovane Larry Talbot (L. Chaney Jr.)torna alla sua casa di famiglia dopo la morte del fratello. Subito l'avverso fato si mette in moto e Larry viene contagiato dal morso di un licantropo.Costretto a confrontarsi con l'impossibile, Larry deve ora fare i conti con la bestia che piano piano prende sempre più possesso di lui.Gli fanno da contrappunto l'incredulità dei savi del villaggio ( l'amico poliziotto, il dottore e il padre) e l'inesorabile condanna ( “la fine predestinata” già patita dal povero Bela, il sempre ipnotico Lugosi) che la zingara gli profetizza.Non esiste speranza, tutto è già deciso. Deciso perfino prima del contagio, quando Larry sceglie come bastone da passeggio quello con l'impugnatura d'argento a testa di lupo.Ma è grazie soprattutto all'abile regia di G.Waggner e alla maschera creata da J. Pierce che la storia prende vita.Tra stacchi sulla brughiera nebbiosa e il volto tormentato del protagonista, lo spettatore si trova a condividere il dolore e lo smarrimento per l'avversa e ingiusta sorte del protagonista.Un film, quindi, tutto da riscoprire.Anche e soprattutto ai giorni nostri dove la spontaneità creativa è spesso soffocata da CGI e affini.

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Nella mitologia classica la licantropia è un fenomeno misterioso che consiste nella completa mutazione di un essere umano in lupo mannaro durante le notti di luna piena.
L'uomo lupo fa parte del celebre ciclo horror Universal, il cui merito principale è stato quello di aver rilanciato il tema della licantropia al cinema. Nella mitologia classica la licantropia è un fenomeno misterioso che consiste nella completa mutazione di un essere umano in lupo mannaro durante le notti di luna piena. Ma al di là delle fantasticherie, in tutto questo c'è un fondo di verità: è molto probabile infatti che la licantropia, nella dimensione fisica del fenomeno, sia da sempre stata confusa con lo stadio avanzato dell'ipertricosi o irsutismo. George Waggner, esasperando le credenze popolari - con l'aiuto dello sceneggiatore Curt Siodmak - ha cercato di far emergere il lato psicologico del fenomeno, anche se a risaltare sono le splendide atmosfere, rese ancor più cupe e anfibole dal bianco e nero. Lon Chaney Jr., perfetto per la parte, è abilissimo nel far gravitare intorno al suo personaggio un'ambiguità assolutamente necessaria. In particolare sul mistero della mutazione: a differenza di Larry, infatti, il gitano (Bela Lugosi) una volta trasformato è un quadrupede a tutti gli effetti. Questo porta a due interpretazioni possibili: gli eventi vissuti da Larry sono frutto di una sua obietta e distorta fantasia - come peraltro diagnosticato dal medico - oppure è la fase embrionale di un processo mutageno ben più vasto. Quale sia la risposta, sorge comunque una domanda: a metamorfosi completa, quanto rimane della coscienza dell'uomo, e in che misura s'impone la bestia? Sebbene risulti chiaro il fatto che sia l'atmosfera lugubre e nebbiosa a rendere funzionale un make-up decisamente poco incisivo - Henry Hull ne Il segreto del Tibet (conosciuto in Italia anche col titolo Il lupo mannaro di Londra) rendeva maggiormente l'idea - la pellicola si rende interessante, accusando solo in minima parte lo scorrere del tempo. Curioso il cameo di Bela Lugosi, un plus non indifferente per gli adulatori del genere.

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The wolfman è un film horror del 1941 che ha per protagonista larry talbot, un giovane che torna nella sua terra natìa, il galles, per riappacificarsi con il padre e che si troverà a diventare suo malgrado un licantropo. il film sviluppa la lotta fra larry e il suo lupo interiore.
wolfman è stato il film che ha portato di prepotenza la leggenda dei mannari al cinema.certo gli effetti speciali e i trucchi non hanno niente a che fare con ciò che è possibile fare oggigiorno tuttavia il film merita di essere visto grazie al grande gioco di luci ed ombre create e al carisma dei personaggi del film.Il protagonista è larry talbot,un giovane che torna nella sua terra natìa,il galles,x riappacificarsi con il padre e il caso vuole che si trovi a comprare un bastone con una applicazione in argento perché invaghito della ragazza del negozio di antiquariato.Una sera larry passeggiando nel bosco viene assalito da quello che sul momento crede essere un semplice lupo.Larry riesce a difendersi e a uccidere la bestia grazie al bastone comprato nel negozio di antiquariato ma viene morso.E qui entra in gioco 1 dei personaggi che maggiormente mi piace nel film..l'inquietante zingara maleva che si scopre essere madre del licantropo che ha morso larry.Larry tenta di combattere la maledizione che lo ha reso un mutaforma e il film si sviluppa con interessanti contorni psicologici.Il padre di larry per esempio invece che aiutarlo pensa di denunciarlo alle forze dell’ordine.In un certo senso umanizza la figura del licantropo e lo rende solo vittima e non carnefice nonostante la sua grande aggressività.E questo in qualche modo ha un che di poetico.Il lupo anche nella cultura degli indiani d’america è una sorta di guida spirituale e la trasmutazione è un processo non solo fisico ma interiore.Per chi ama il genere questo è senza dubbio un film da vedere!!!Nonostante i tempi e nonostante che siano stati spesi pochi soldi per la sua realizzazione il cast e le atmosfere sono così perfette da far apparire tutto reale. Come un ricordo in bianco e nero.Wolfman è sicuramente il padre dei film sui mannari,un flm che non può mancare nella propria videoteca riservata ai film fantasy!!

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