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Gabriele Niola (ScreenWEEK)
05.10.2010
Filtrato dalla solita indulgenza e dal solito cerchiobottismo il nuovo film di Avati, stavolta prende di mira la nostalgia come effettivo ritorno al passato

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Dario Gigante (ondacinema.it)
12.10.2010
Un film raffinato in cui Avati si avventura nel territorio del tragico, giungendo a note di struggimento mai azzardate prima. Alcune scene potevano essere sfoltite, o addirittura espunte. Ma non inficiano il midollo. Che resta buono. E non pregiudicano la poesia di un epilogo da maestro.

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12.10.2010
Davvero bravo Pupi Avati, a prenderti per mano e guidarti nella storia che ha da farti vedere.

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Pietro Ferraro (ilcinemaniaco.com)
08.10.2010
Sembra un prodotto a mezzavia tra un’opera di fiction televisiva d’alto profilo con tutti i manierismi tipici della narrazione da piccolo schermo e la poetica d’ampio respiro che contraddistingue molto cinema d’autore nostrano.

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Chiara (cinemio.it)
08.10.2010
Avati è stato maestro nel raccontare la delicata e profonda storia d’amore senza mai eccedere nelle emozioni o forzare i sentimenti; a lui anche anche il merito di aver affrontato e narrato impeccabilmente un tema così importante e attuale, eppure quasi sconosciuto alla cinematografia italiana.

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Marco Pagani (icine.it)
08.10.2010
Al di là della recitazione degna della peggior fiction televisiva e dei dialoghi spesso inascoltabili per ciò che dicono e per come lo dicono, quello che colpisce è l’assoluta inutilità di questo film. Non dice nulla sull’oggi e non riflette minimamente la società odierna.

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Carlo Prevosti (www.cineblog.it)
08.10.2010
Un film forte, probabilmente non solo per la tematica che affronta, ma profondamente imperfetto, capace di toccare l’animo degli spettatori ma di non dare false speranze o consolazioni, piuttosto di farlo perdere nell’illusione di una giovinezza ritrovata.

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Colinmckenzie (www.badtaste.it)
08.10.2010
Siamo di fronte a un normale prodotto per la prima serata Rai o Mediaset, una storia senza estremi e spigolature, che parla di un male feroce, ma in maniera fin troppo debole per rendere giustizia a un soggetto del genere..

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Angela Cinicolo (www.movieplayer.it)
08.10.2010
Come una fiaba orientale, 'Una sconfinata giovinezza' di Pupi Avati, che continua a ispirarsi alle vicende personali della propria infanzia, è un'opera drammatica dai colori autunnali e dal sapore nostalgico, sorretta con intensità da Fabrizio Bentivoglio e Francesca Neri.

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lovedream (cinemio.it)
07.10.2010
Francesca, insegnante di filologia alla Sapienza, e Lino, affermato giornalista sportivo, formano da moltissimi anni una solida coppia. La vita non ha donato loro la gioia di un figlio ma questa mancanza invece di dividerli sembra aver reso la loro unione ancor più salda ed esclusiva. Finchè...

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Rocco Giurato (35mm.it)
07.10.2010
Il percorso a ritroso di una mente inesorabilmente destinata all’oblio, assecondato da atmosfere plumbee, da una colonna sonora sapientemente evocativa e da un gusto raro della ripresa, fa di questo nuovo lavoro di Avati una bella novità, che nasce nel solco della nostra migliore tradizione.

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Erika Di Giulio (Silenzio-in-Sala.com)
05.10.2010
Una sconfinata giovinezza è un film intenso e drammatico, una creatura forte che nasce dalle mani di un sapiente artigiano del cinema, intento a non abbandonarsi ad un approccio triste e compassionevole, ma a convogliare le energie in sentimenti positivi e maturi.

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