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Alessia Laudati (www.film.it)
07.11.2016
Jude Law e Colin Firth interpretano due figure storiche in questo biopic riuscito anche se non particolarmente originale. Gli attori danno il volto rispettivamente a Thomas Wolfe, scrittore istrionico realmente esistito dalla scrittura assolutamente prolissa, che con la scusa della superiorità del suo genio manifesta il proprio egoismo senza nessun pudore, e all'editor Maxwell Perkins, incaricato di contenerne la passionalità e renderlo così un successo letterario. La pellicola biografica diretta da Michael Grandage sta tutta qui. E non è poco.

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Gian Luca Pisacane (www.cinematografo.it)
07.11.2016
Genius è un biopic non convenzionale. Evita le soluzioni ovvie per immergersi nell’anima dei suoi personaggi, dall’eccentricità di Wolfe alla rigida etichetta di Perkins. Colin Firth e Jude Law  li incarnano con impegno e passione. Fa da sfondo la New York degli anni Venti. Ma “ la città che non dorme mai” cede il passo alla coppia d’eccezione, per la prima volta insieme. Gli editor di tutto il mondo trovano finalmente il loro riscatto, mentre la platea scopre anche al cinema il piacere della lettura.

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Martina Barone (www.cinematographe.it)
07.11.2016
Dai ritmi che oscillano tra il dramma e la commedia, i quali però mal si controbilanciano a vicenda, non è certo Genius il lungometraggio che meglio rende giustizia al controverso scrittore Thomas Wolfe, un’opera che avrebbe richiesto quello sprazzo di pazzia in più, famigliare al protagonista, per riprodurre con maggiore trepidazione le difficoltà interpersonali e i sogni letterari del complicato romanziere.

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Martina Ponziani (www.vertigo24.net)
07.11.2016
Non ci sono picchi in questa narrazione sempre ordinaria ma non per questo del tutto inefficace. È evidente che la regia dell'esordiente Michael Grandage sia voluta essere più lineare possibile per dare il giusto spazio agli attori e ad una storia così affascinante.

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Elena Pedoto (cinema.everyeye.it)
07.11.2016
Michael Grandage firma un’opera che mischia arti e artisti, scegliendo di interpretare questa sinergia tra due uomini attraverso un film che predilige forme teatrali, ambienti chiusi, e grandi momenti comunicativi. Non tutto funziona come dovrebbe (e viste le premesse era doveroso aspettarsi un risultato più memorabile), ma il talento e il rapporto diretto tra i protagonisti e gli attori scesi in campo per interpretarli (gli ottimi Colin Firth e Jude Law), opacizzano molte delle imperfezioni lasciando in controluce solo il meglio, ovvero il retaggio di un momento storico ricco di idee e di grandissimi talenti (letterari ma non solo).

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Matteo Regoli (www.mangaforever.net)
07.11.2016
Nel guardare Genius avrete la sensazione che vi state perdendo la parte migliore della storia dei due personaggi, che si sta svolgendo offscreen, quando uno dei due (o i comprimari) esce dalla stanza e se ne torna alla propria vita. Insomma, una pellicola non così geniale come vorrebbe essere.

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Antonio Maria Abate (www.cineblog.it)
07.11.2016
Tra le opere meno da Festival tra quelle in Concorso, Genius è quella che se l’è cavata meglio sino ad ora. Non ci si lasci ingannare dalla sua etichetta, che allude a un prodotto destinato a priori alla sala. Perché di spunti su cui riflettere ne offre e lo fa adottando il medesimo metodo di Perkins, uno che, per deformazione professionale, era solito andare al cuore del problema, con un motto implicito scritto sulla fronte, che compariva ogni qualvolta uno scrittore si rivolgesse a lui: «stay simple». Fai le cose semplici, non strafare. Una regola aurea, comprensibile da tutti; solo un genio, però, è davvero in grado penetrarne a fondo il significato.

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Alice De Falco (darumaview.it)
07.11.2016
Un'occasione mancata nonostante i lati positivi. Scialba, noiosa e monotona, la sceneggiatura è così debole che non riesce ad essere salvata neanche da due interpretazioni efficaci sebbene prive di originalità. La regia, con i suoi toni grigi e luoghi anonimi, si limita a raccontare una storia sufficientemente interessante che verrà dimenticata molto in fretta.

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Carlo Cerofolini (www.ondacinema.it)
07.11.2016
Che poi "Genius" non fosse in grado di dire l'ultima parola sulla questione in calce alla presente era cosa immaginabile. A Grandage va però dato merito di aver trovato la maniera giusta di parlarne, togliendo all'argomento la pesantezza e i tecnicismi che di solito impediscono di appassionarsi a una simile materia.

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Matilde Capozio (www.movietele.it)
07.11.2016
Il risultato è un film di stampo piuttosto convenzionale, che vuol essere un'opera d'autore ma al tempo stesso è fruibile anche da un vasto pubblico, che intrattiene senza annoiare, e che poggia sulle interpretazioni, specialmente dei due protagonisti.

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Federico Gironi (www.comingsoon.it)
07.11.2016
Perkins la misura e la responsabilità, Wolfe l'eccesso e la vitalità vorace: su questa dialettica elementare si basa un film altrettanto canonico, che segue i binari del biopic in maniera ancora più diligente di Trumbo, e che si diverte a inserire le figurine di Fitzgerald (Guy Pearce), Zelda (Vanessa Kirby) e Hemingway (Dominic West), ricordando a tratti, involontariamente, l'analoga collezione di Midnight in Paris di Woody Allen; che, però, aveva tutt'altro tono. Un po' di editing, al copione del film firmato da John Logan, non avrebbe fatto male, perlomeno per tagliar via un po' di quella pur inevitabile retorica che ammanta la forma e la sostanza di Genius.

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Giancarlo Zappoli (www.mymovies.it)
07.11.2016
Attraverso l'incontro (e talvolta anche lo scontro) tra due personalità così diverse veniamo invitati a comprendere come la forza della parola resti ancora oggi, a distanza di quasi un secolo e in un mondo in cui le forme della comunicazione sembrano avere imboccato strade totalmente diverse, fondamentale. Gli Hemingway, gli Scott Fitzgerald, i Wolfe ci propongono ancora parole che conservano un senso grazie al lavoro, oscuro ma fondamentale, dei Perkins.

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