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Andrea D'Addio (blog.screenweek.it)
23.12.2016
Manca però quel qualcosa in più che potrebbe spingerci ora ad analizzare di più trama o scelte registiche, un’invenzione o particolare che avrebbe potuto ricordarci che da Spielberg ha uno sguardo che altri non hanno come ad esempio era successo con War Horse, storia a prima vista altrettanto canonica che però durante la visione acquistava un’epicità inaspettata. Peccato.

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Donato D'Elia (www.loudvision.it)
23.12.2016
Pochi cineasti al mondo riescono a farmi sorridere, commuovere e stupire nello spazio di pochi minuti come il grande Steven. Per quegli adulti che non ci riescono più, che scambiano gli ideali con la retorica, e i valori universali con il buonismo, provo soltanto un po’ di pena e tanta tristezza. Sono diventati come Robin Williams in “Hook”, hanno dimenticato come si vola.

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Gianluca Arnone (www.cinematografo.it)
23.12.2016
Girato in simulcam (la tecnica sperimentata da Cameron per Avatar), The BFG fonde perfettamente live-action e digitale, armonizzando scale di grandezza e movimenti. La credibilità figurativa sarebbe poca cosa senza l’intensità emotiva garantita dall’alchimia tra la piccola Ruby Barnhill e il gigantesco – in ogni senso – Mark Rylance. La solennità dello score di John Williams e l’ineffabile madeleine luminosa creata da Janusz Kaminski conferiscono al film la grana visiva di un classico, ma senza l’anima registica di Spielberg, quel soffio che sa combinare i vari elementi trasformandoli in caleidoscopio umano, non ci sarebbe né sorpresa né gioia. E il film, i suoi film, non sarebbero fatti della stessa materia di cui son fatti i sogni.

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Raffaele Meale (quinlan.it)
23.12.2016
Eppure è lì, motore di intime emozioni, artefice di ricordi ora gioiosi ora dolorosi. Il GGG – Il Grande Gigante Gentile può sembrare un’opera minore di Steven Spielberg, ancor più alla luce delle ultime mirabolanti incursioni nella Storia, quella con la s maiuscola (Munich, War Horse, Lincoln, Il ponte delle spie), ma si tratterebbe di una lettura superficiale. Lo scarto con il romanzo di Dahl, che resta appannaggio solo ed esclusivo dei bambini in età prescolare, o giù di lì, è tutto nel finale scelto: Spielberg e la Mathison disegnano una conclusione tenera ma carica di una melanconia struggente, in cui la materia non può essere infranta e le distanze restano tali, superate solo dal demone/angelo della fantasia. Nessun viaggio in giro per il mondo, nessun castello costruito per volere della regina, nessun cottage per la piccola orfanella. Come Elliot ed E.T., anche Sophie e GGG devono staccare il cordone ombelicale, dirsi addio, rimanere ognuno nel proprio universo. Dahl si lanciava in ipotesi leggendarie, con il gigante – il più piccolo dei giganti, anche questo è un dato da non sottovalutare – che viveva senza alcun problema nel mezzo della civiltà continuando il suo lavoro in favore dei sogni dei bambini. Ma per Spielberg non sono solo i più piccoli a dover sognare, non solo per loro l’istante onirico è di sollievo dalle preoccupazioni della vita. E ciò che fa parte del mondo dei giganti non può far parte di Londra. Non è possibile perché ci sarebbe la realtà (quella vera) da dover fronteggiare, e di fronte alla quale non si potrebbe far altro che soccombere. Resta invece il sogno infinito, quello dal quale ci si lascia cullare nel buio, con un unico fascio di luce – democratico, uguale per tutti – che irrompe da uno schermo, e illumina ciò che un attimo prima era oscuro, e privo di forma.

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Mario d'Angelo (www.gamesvillage.it)
23.12.2016
Attenzione, non sarò certo io ad alzarmi dalla sedia urlando a gran voce “vogliamo film etici per i nostri bambini”. No, a me piacciono i giganti cannibali, le bimbe malefiche e anche le puzze (i monarchi no, mai). Se ciò mi viene presentato come una gioiosa favola sull’amicizia e tutta la vicenda appare in generale piuttosto inconcludente, allora il quadro stride un tantino. Ma è un film per fanciulli, direte voi. Loro non stanno attenti alle sottigliezze di trama. Forse no, ma come minimo devi tenerli svegli per tutta la durata del film. E in un’ora e 57 minuti di pellicola ci vuole qualche sprazzo, qualche trovata. Tutti i classici Disney, ad esempio, hanno dei grandi villain carismatici. Se il libro di Dahl ne è privo, bisognava inventarsi qualcosa. E con 140 milioni di dollari di budget qualcosa si capitava. 

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23.12.2016
Una favola per grandi, una favola per piccoli, una favola per tutti. Non fa distinzioni “Il GGG: Il Grande Gigante Gentile”, non ha target, o meglio lo ha ed è trasversale. È una di quelle storie che ti rapiscono a prescindere, che non si rivolgono a nessuno in particolare perché mettono in ballo emozioni umane, emozioni schiette, quelle che non hanno scadenza e quindi non hanno età. Lavora col CGI, Spielberg, ma non ne abusa come ultimamente altre pellicole ci hanno abituato, pensa sempre a come potrebbe sfruttarlo con logica, adeguatamente, per fare in modo che l’anima della sua pellicola non perda di nitidezza e continui a produrre calore. Quel calore con cui sa sbalordire quando ci porta a caccia di sogni in un luogo accessibile unicamente a testa in giù e dominato dai colori; quello che ci fa venire le lacrime agli occhi quando Sophie è costretta a ripetere una battuta che ad ogni replica cambia tono, assumendo gradualmente tristezza; quello scaturito dai cambiamenti quasi impercettibili del volto di un gigantesco (è proprio il caso di dirlo) Mark Rylance, che nei primi piani, spesso, senza aprire bocca, riesce a comunicare più di quanto potrebbe fare con un monologo. Momenti altissimi, momenti indelebili con cui la pellicola raggiunge l’apice, incantando e permettendo allo spettatore di evadere e di abbandonarsi al sogno, immaginandosi, magari, al fianco di Sophie e GGG nel palazzo reale della Regina d’Inghilterra, dove le convenzioni improvvisamente crollano e fanno posto a quella sbadataggine e spontaneità che scatena risate a pioggia, incontenibili.

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Aurelio Vindigni Ricca (www.cinefilos.it)
23.12.2016
Il GGG - Il Grande Gigante Gentile fa tornare bambini – con fantasia e ironia – tutti gli adulti cresciuti con il libro di Dahl, mentre i più piccoli sono catapultati in una storia di fiducia e amicizia senza tempo.

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Daniele Battistoni (www.ecodelcinema.com)
23.12.2016
Alla fine della visione, tolti i bellissimi effetti speciali e la dignitosa prova degli attori, ci si chiede se valesse veramente la pena di trasporre sullo schermo questo racconto, se non per omaggiare ancora una volta un grande autore, di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita.

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Virginia Campione (www.cinematographe.it)
23.12.2016
Il GGG –  Il Grande Gigante Gentile resta un film riuscito ma forse più adatto ad un pubblico adulto, sicuramente più pronto dei bambini ad apprezzare un’opera dal ritmo non proprio sostenuto ed in cui – più che ridere – si sorride, riflettendo su valori importanti come l’amicizia e l’importanza di lasciarsi andare ai sogni, spesso portatori di desideri che possono diventare realtà.

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Matteo Marescalco (www.cinema4stelle.it)
23.12.2016
Il GGG è anche una storia di sogni che riflette sulla natura creatrice di questi ultimi: non a caso, il Gigante è anche un cacciatore di sogni. In una delle sequenze più immaginifiche del lungometraggio, Sophie ed il gigante vanno a caccia di sogni, in una sorta di altro-mondo che ricorda l'upside down del recente Stranger Things di Netflix. L'utilizzo della CGI è funzionale alla vicenda narrata e regala al film panorami di rara bellezza, abilmente uniti ad un buon utilizzo dei dialoghi che giocano sulle creazioni linguistiche di Dahl, sfiorando solo poche volte l'accumulo eccessivo ed una prolissità che, a tratti, stona. Il richiamo della favola è sempre irresistibile e, grazie ad essa, il cinema di Steven Spielberg spicca il volo. Insieme a tutti gli esseri umani che lo compongono e che, di fronte all'incredibile, riescono ad abbandonare i freni inibitori per diventare protagonisti di eventi fantastici che li attendono dietro l'angolo. Credendoci. E, naturalmente, oltrepassandolo.

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Thomas Cardinali (talkymovie.it)
23.12.2016
Purtroppo paga il fatto di non essere né un film per bambini né per adulti, un ibrido visivamente fantastico ma che purtroppo paga una narrazione eccessivamente lenta e priva di alcun colpo di scena.

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Pierpaolo Festa (www.film.it)
23.12.2016
Il GGG non è solo una festa visiva d'azione; sono soprattutto le parti "silenziose" a rappresentare la grande forza di questo lavoro. Tutt'altro che cinema digitale fracassone, piuttosto un progetto d'amore verso il quale il regista si approccia con grande maturità, come se fosse il film più importante che abbia girato. Diviso in due parti, una introduttiva più potente e una seconda che punta tutto sullo humour scatenato dall'interazione tra umani e giganti, il film di Spielberg potrebbe inizialmente lasciare lo spettatore nel dubbio di non aver assistito al classico "spettacolo magico spielberghiano". Ma non è così. 

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Letizia Rogolino (www.newscinema.it)
23.12.2016
Sulle delicate ed avvolgenti note composte da John Williams, il film procede con un ritmo sostenuto, grazie ad una sceneggiatura che rende giustizia al romanzo. Il vocabolario bizzarro del gigante e il ricevimento di quest’ultimo alla Corte inglese sono assolutamente da non perdere, anche se l’umorismo è forse spesso soffocato da situazioni eccessivamente leziose. Quindi Il GGG – Il Grande Gigante Gentile può considerarsi un esperimento riuscito, soprattutto per gli appassionati del cinema firmato Spielberg, che utilizza l’elemento fantastico con una potenza emotiva unica che invita tuttavia ad una riflessione facilmente legata alla quotidianità.

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Elena Pedoto (cinema.everyeye.it)
23.12.2016
Steven Spielberg dirige per il grande schermo e su adattamento di Melissa Mathison, il celebre racconto di Roald Dahl Il Grande Gigante Gentile. Una realizzazione di livello che tiene conto di tutte le tematiche specifiche della storia, soffermandosi sul confronto, sull'amicizia e sul processo di maturazione che questi generano. I buoni sentimenti e il carattere ‘tenero’ di questa parabola di solitudine vinta dall'amicizia dominano su quest'opera, che non mancherà senz'altro di coinvolgere e appassionare, soprattutto il pubblico dei più piccoli.

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Valentina Ariete (movieplayer.it)
23.12.2016
Magico, delicato e commovente ma senza essere stucchevole, The BFG è come ritrovare un amico che non si vedeva da tempo, pieno di nuove storie da raccontare, fatte di luci, colori, profumi e odori lontani, ma che sembrano allo stesso tempo familiari: se c'è un cinema che può insegnare ai più piccoli, anche a quelli nati con uno smartphone in mano, la bellezza della fantasia e dell'essere bambini è quello di Steven Spielberg.

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Giancarlo Zappoli (www.mymovies.it)
23.12.2016
Roald Dahl, la cui biografia è così affollata di eventi negativi che neanche il più sadico degli sceneggiatori avrebbe potuto attribuirli a un solo personaggio, sapeva come parlare direttamente ai più giovani (e non solo a loro) del dolore e della sofferenza senza falsi pudori ma era anche consapevole di dover mostrare loro la via della speranza. Il cinema di Spielberg si è sempre fatto innervare, fin dai giorni di Duel da questi due elementi declinandoli con modalità differenti nel corso degli anni. Facendo anche proprio e con forza il tema della diversità che per Dahl è fondamentale.

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Sandra Martone (www.mondofox.it)
23.12.2016
Fin dalle prime immagini di questo nuovo lavoro la firma del regista è chiarissima: sono tante, e fin da subito palesate, le citazioni ai suoi precedenti lavori. Rimandi che Spielberg inserisce in varie inquadrature, senza falsa modestia, ma soprattutto senza intaccare minimamente la purezza della storia originale che, se possibile, viene valorizzata dalla grazia del suo sguardo, oggi come ieri, fanciullo. Era dal 1991, e più precisamente da Hook Capitan Uncino, che Steven Spielberg non ci allietava con una delle sue favole, leggere nell’ironia, malinconiche il giusto e importanti nelle tematiche: e di questa suo lato, immaginifico e potentissimo, la mancanza si sentiva. Ma, con Il Grande Gigante Gentile, finalmente tale mancanza è stata colmata nel migliore dei modi: consegnando alla settima arte un film degno di diventare l’E.T. delle nuove generazioni.

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Cecilia Strazza (www.vertigo24.net)
23.12.2016
Un’opera genuina che non soltanto rende giustizia ad un romanzo etereo, ma eleva il messaggio ad una dimensione unica e indimenticabile. Come quei classici che faremo vedere ai nostri figli e ai figli dopo di loro.

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Gabriele Niola (www.badtaste.it)
23.12.2016
La visione di Il GGG – il Grande Gigante Gentile non può che ridare fiducia (a chi non l’avesse o l’avesse perduta) riguardo il futuro del cinema, le possibilità della tecnologia digitale e il ruolo che il carattere e la personalità autoriale possano giocare. Come Spielberg unisce il divertimento di Tintin con l’emozione Hook è in sè un nuovo “credo” cinematografico a cui tutti gli altri registi di blockbuster dovranno adeguarsi e con il quale dovranno confrontarsi.

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Federico Gironi (www.comingsoon.it)
23.12.2016
Favola calorosa ed edificante, nella quale Spielberg inserisce, magari un po' meccanicamente e automaticamente, tutti i suoi segni distintivi, Il GGG – Il grande gigante gentile è un film sincero e smaliziato assieme, nel quale lo spirito più artigianale di Spielberg trova una perfetta sintesi con le possibilità offerte dal digitale.

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