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Victor Venturelli (www.myreviews.it)
14.03.2016
Un dramma ben confezionato che ruota intorno alla figura sensibile, mite di Saoirse Ronan in cerca di una propria identità nel mondo. Una compostezza quella della protagonista e una innocente predisposizione alla vita che è il fulcro dell’intera pellicola; la naturalità e l’approccio al cambiamento sono narrate con estremo tatto, senza stonate ed eccessivamente melodrammatiche scene. Brooklyn é la storia di un’emancipazione, dall’adolescenza alla vita adulta, quando la realtà e la consapevolezza della veritá affiorano inesorabili.

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Elisa Giudici (gamesurf.tiscali.it)
14.03.2016
Ci troviamo di fronte a un melodramma delicato e struggente, molto ben realizzato ma a suo agio solo all'interno dei propri confini e dietro la figura della sua capace protagonista.

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Veronica Vituzzi (www.pointblank.it)
14.03.2016
Racconto di formazione semplicissimo e delicato, che descrive la nostalgia di chi è lontano dalla propria terra con un disarmante candore narrativo che commuove e conquista.

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Gianluca Arnone (www.cinematografo.it)
14.03.2016
Brooklyn, fortuna nostra, procede senza scossoni, sotto la spinta invisibile di un delicato vibrato interiore in cui si addensa il nocciolo di emozioni e dilemmi muti e dilanianti. Evita tutte le trappole e i déjà vu dei drammoni sull’immigrazione per riconsegnare allo spettatore l’ultimo innocente sussulto di un’epoca e di un mondo perduto.

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Gianluca Arnone (www.cinematografo.it)
14.03.2016
Brooklyn, fortuna nostra, procede senza scossoni, sotto la spinta invisibile di un delicato vibrato interiore in cui si addensa il nocciolo di emozioni e dilemmi muti e dilanianti. Evita tutte le trappole e i déjà vu dei drammoni sull’immigrazione per riconsegnare allo spettatore l’ultimo innocente sussulto di un’epoca e di un mondo perduto.

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Erica Belluzzi (www.cinemamente.com)
14.03.2016
Brooklyn di John Crowley è un film comodo, pulito e disimpegnato.

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Selene Virdò (it.blastingnews.com)
14.03.2016
Brooklyn è un film malinconico, nostalgico, poetico, con protagonista una ragazza immigrata il cui unico desiderio è quello di un futuro migliore.

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Nancy Aiello (www.freneek.it)
14.03.2016
La risposta al perché Brooklyn sia tra i migliori film è semplice: è riuscito dove solo tre anni fa non era riuscito James Gray con C’era una volta a New York, seppure con un cast di altissimo livello. A Crowley è bastata una sola grande attrice, Saoirse Ronan, classe 1994, più brava che mai e che insieme alla Larson si contende la statuetta come miglior attrice. Ogni sguardo di Saoirse ci restituisce esattamente il dolore e la nostalgia dell’essere lontani da casa, e a tratti anche la vergogna dell’essere felice in un paese che non è il tuo. Eilis è molto vicina ai cervelli in fuga della nostra generazione, donne e uomini, che vivono nell’ambiguità. Solo chi ha lasciato la propria terra conosce quella sensazione di non appartenere a nessuno dei due luoghi, ma di appartenere ad un terzo paese, quello degli esuli, concetto che stava a cuore a Colm Tóibín, autore del romanzo omonimo dal quale Hornby ha tratto la sceneggiatura. Completano il quadro proprio la sceneggiatura di Hornby, che tanto ci ricorda il meraviglioso An Education, una fotografia pulita, dai toni vivaci e dei costumi spettacolari.

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Ilaria Falcone (www.nonsolocinema.com)
14.03.2016
Il lavoro di sceneggiatura di Hornby e di regia di Crowley con precisione riescono a cogliere gli stati d’animo del giovane lontano da una patria, che non gli può promettere nulla, in una Terra fatta di possibilità e scelte. La finezza della prosa di Toibin prende il volto di personaggi aggraziati; un cast scelto con accuratezza trasmette le sfumature dei sentimenti che evocano speranza e malinconia. Al centro di tutto c’è Saoirse Ronan che da Espiazione, del 2007, non ha fatto un passo falso nel mondo dorato di Hollywood; è lei con un accento irlandese, una trasparenza emotiva, una postura dignitosa, occhi innocenti, a dominare Brooklyn e dare quel calibrato senso di cambiamento emotivo così classico eppure così moderno.

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Stefano Terracina (www.supergacinema.it)
14.03.2016
Un elegante, sofisticato e commovente racconto di formazione. Saoirse Ronan sfoggia un'incantevole maturità nei panni di una fragile, tormentata ma caparbia protagonista.

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Giorgia Lo Iacono (www.wilditaly.net)
14.03.2016
La sceneggiatura di Nick Horby e la regia di John Crowley non indulgono alla facilità melodrammatica della storia (che del genere rispetta più o meno tutte le tappe), ma optano per una narrazione e uno stile asciutti, classici ma vibranti di emozioni forti e positive, che trovano nell’empatica interpretazione dell’incantevole Saoirse Ronan la propria punta di diamante.

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Lucia Mancini (www.filmforlife.org)
14.03.2016
Attorno a questo personaggio, puro e semplice nel suo rapportarsi con il mondo, Hornby tesse con la sua solita bravura e precisione un racconto fatto a sua misura, costituito per l’appunto di cose semplici, dove la protagonista soffre nel sognare una vita tutto sommato “normale”, aspirando a piccole conquiste rese ancor più desiderabili dalle difficoltà che deve patire.

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Martina Ponziani (www.vertigo24.net)
14.03.2016
Nick Hornby, sceneggiatore dalla penna giovane e autore al cinema di An Education e Wild, riesce ad adattare un best seller elevandolo ad emblema di favola universale, stranamente positiva per i temi trattati. Il regista John Crowley, invece, ci mette del suo senza calcare la mano su una storia priva di stravolgimenti, scene madri o antagonisti. Troppo lineare? Forse, ma ogni tanto è bene riscoprire il gusto per il melodramma più classico. Linearità, eleganza e un pizzico di patinato, infatti, fanno di Brooklyn un prodotto adatto a chi è alla ricerca di quel cinema dei sentimenti che in tutto questo caos moderno si è un po’ perso per strada.

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Gabriele Niola (www.badtaste.it)
14.03.2016
Nonostante ciò è impressionante la maniera in cui Brooklyn riesce a lavorare sui sentimenti migliori, il modo in cui evitando i consueti eccessi del genere ricrea un periodo ma senza sfociare nel film-nostalgia al 100%. L’intento non è mai davvero commuovere ma creare una prossimità impressionante con una galleria di personaggi dai teneri sentimenti e la dolce voglia di un domani migliore. Innegabile che questo sia il cinema più ruffiano possibile, perché in nessun momento gioca le carte spiacevoli o mira a suscitare nello spettatore i sentimenti più respingenti. Lo stesso sì deve essere ciechi o sordi per non arrendersi di fronte all’arte di un racconto fatto bene e di una parabola che, nella sua semplicità, nasconde la forza degli animi invincibili.

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Max Borg (movieplayer.it)
14.03.2016
Ambientazione d'epoca, apparato tecnico ineccepibile, ottime interpretazioni e un copione di ferro, tutti ingredienti indispensabili per creare un melodramma dal sapore magnificamente classico (con tanto di allusione ad un'altra celebre storia d'amore hollywoodiana dalle connotazioni irlandesi, Un uomo tranquillo di John Ford). Forse troppo "all'antica" per i gusti di alcuni spettatori di oggi, ma decisamente degno di nota sul piano della scrittura - Hornby riesce a modificare nel modo giusto certi passaggi del romanzo di Tóibín che potrebbero risultare poco credibili sullo schermo - e della recitazione.

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Vanessa Pappolla (www.cinematographe.it)
14.03.2016
Brooklyn è un film dalle grandi ambizioni che sfortunatamente riesce solo a metà, impelagandosi da solo in facili scelte che la bravura di Hornby da un lato e la performance della Ronan dall’altro riescono a far passare (quasi) inosservate.

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Marco Minniti (quinlan.it)
14.03.2016
Brooklyn è film di pulsioni basilari quanto sommariamente descritte, poco contestualizzate, giustificate in funzione di un melò che (lungi dal lavorare nel tempo, e in profondità) nasce e muore nelle due ore di film. Un approccio che vede la Ronan trovare, forse, il suo ideale biglietto da visita per la Notte delle Stelle (le possibilità certo non le mancano) ma che sacrifica gusto, credibilità e autentica emozione sull’altare di un patetismo superficiale ed epidermico. Paradossalmente, c’è più verità nei pur sacrificati personaggi di contorno, a partire dai carismatici volti di Broadbent e July Walters, che in una doppia love story che si sviluppa su binari risaputi, e che mostra anche (nella sua seconda parte) qualche evidente trascuratezza. Il modo fiacco e superficiale in cui viene dipanato il racconto del ritorno a casa della protagonista, la prevedibilità degli sviluppi che ne conseguono, e il carattere risaputo della morale, sono limiti che vanno evidenziati anche nel recinto tematico (piuttosto ristretto) in cui il film si muove.

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Elena Pedoto (cinema.everyeye.it)
14.03.2016
Brooklyn è racconto di formazione e period drama che trova il suo guizzo nella ricostruzione (piuttosto) aderente delle atmosfere dell’epoca e soprattutto nella capacità di entrare a fondo nel conflitto emotivo ed esistenziale di una giovane donna - e migrante - contesa tra il passato e il futuro, le sue origini e le sue aspettative. Saoirse Ronan interpreta con grande maturità e ‘tenuta’ emotiva il ruolo della protagonista Eilis, ed è forse proprio nella veracità della sua interpretazione (che potrebbe anche valerle qualche interessante premio) che il film di Crowley trova la profondità e il mezzo per narrare una storia di formazione e maturazione a suo modo commovente.

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Mattia Pasquini (www.film.it)
14.03.2016
Non ci aspettavamo un un film 'simbolo' o particolarmente originale da Crowley, in fondo. Non un regista di grido, per quanto abituato a lavorare con attori importanti (da Michael Caine a Peter Mullan, Andrew Garfield o Eric Bana), e soprattutto con Colin Firth, recentemente diretto in un paio di episodi dell'ultimo True Detective. Ci saremmo forse aspettati di più dalla trasposizione di Hornby di un romanzo (il Brooklyn dell'irlandese Colm Tóibín) tanto premiato e inserito tra i migliori romanzi storici da più recensori.

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Gabriele Capolino (www.cineblog.it)
14.03.2016
Un film limpido, composto, pure troppo: eppure commovente. Forse il miglior 'cinema per signore' che si puo' chiedere.

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Gabriele Niola (www.mymovies.it)
14.03.2016
Classico e inaspettatamente positivo, il melodramma adattato da Hornby sceglie l'animo più semplice per un'elegia nazionale.

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