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Andrea D'Addio
18.05.2015
A Cannes, dove il film è stato presentato in competizione, l’applauso della stampa è stato breve, ma convinto. Noi da Haynes però ci aspettiamo molto di più. Ecco la recensione di Carol...

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05.01.2016
Haynes torna a cimentarsi in un melò d’epoca, squisitamente vintage anche nella fotografia e nella scelta di girare in 16 mm, che spinge l’acceleratore su una sfida contro il moralismo di un’epoca lontana, ma non lontanissima, da una rivoluzione sessuale che ha (o avrebbe dovuto) aprire le menti della società contemporanea. Lento e raffinato, Carol sfrutta la perfezione di costumi e ambientazioni come metafora della perfezione solo estrinseco di un’epoca piena di contraddizioni. Un’epoca in cui l’apparire si scontra con l’essere e il coraggio di seguire il proprio es, se diverso dall’io comune e comunemente accettato, viene pagato molto caro. Haynes consegna al pubblico un lungometraggio crudele e patinato perfettamente in linea con il mondo che racconta nel quale lo spettatore viene trasportato, come in un viaggio nel tempo, attraverso le immagini di un regista che ha la capacità di prendere per mano e di far immergere gli spettatori nella bellezza e nelle contraddizioni di un passato poi non così remoto.

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Donato D'Elia (www.loudvision.it)
05.01.2016
La messinscena sontuosa di Haynes non illustra ma ricrea un mondo e un’atmosfera, affida alla forza delle immagini, della fotografia, al CINEMA insomma, il compito di riempire i vuoti, di esplicitare i non detti. Carol e Therese sono donne forti e volitive, che si scontrano quotidianamente con una società che vorrebbe relegarle a ruoli da comprimarie, da moglie e madre da esposizione, o da promessa sposa da cui non si accetta un rifiuto.

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Emanuele Di Baldo (www.wilditaly.net)
05.01.2016
Sotto la lente d’ingrandimento ci sono, quindi, soprattutto i sentimenti: questa forse è la marcia in più di Carol. Contesto e storia d’amore, come detto, vanno così a braccetto. Inutile rimarcare l’ottima scelta delle due attrici, azzeccata per bravura ed eleganza dei ruoli. La Blanchett sembra oramai a suo agio veramente in ogni partitura, rispecchiando, anche qui, alla grande un personaggio forte e travolgente come Carol. Rooney Mara, invece, non fa altro che confermare le sue qualità, riuscendo a mostrare tutto il lato sensibile ed emotivo della sua Therese.

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Verdiana Paolucci (www.filmforlife.org)
05.01.2016
Todd Haynes lascia ampio spazio alle protagoniste Blanchett e Mara, completamente a loro agio sulla scena, inquadrando particolari del viso, di un braccio, soffermandosi sui sentimenti sussurrati e quasi mai dichiarati apertamente, rendendole partecipi di una crescente attrazione che trova la consumazione nel letto di un hotel. Il problema di quegli anni cinquanta in cui l’America usciva dalla guerra non è innamorarsi e tradire il proprio partner, quanto piuttosto essere attratti da una persona dello stesso sesso. Carol è un intenso dramma sull’amore, in tutte le sue sfaccettature, e sugli ostacoli imposti dalla società del tempo.

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Alessandro De Luca (www.ciakmagazine.eu)
05.01.2016
Complici la fotografia di Ed Lachman e gli splendidi costumi di Sandy Powell (che ha già vestito Cate Blanchett in Cenerentola), Haynes restituisce alla perfezione il clima sociale e le atmosfere di quegli anni, ma anche la bellezza un po’ artefatta che diventa specchio di una società che aspira alla perfezione. Una perfezione che sotto abiti, cappellini e pettinature impeccabili nasconde crudeltà e razzismo, pregiudizi e assurde ossessioni.

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Alberto Cassani (www.cinefile.biz)
05.01.2016
Carol non è un brutto film, intendiamoci, e fa un ottimo servizio nel mettere in scena un amore omosessuale senza renderlo pruriginoso, ma gli manca qualcosa che lo faccia davvero decollare, qualcosa che riesca a dare alle emozioni degli spettatori la stessa intensità di quelle che provano le due protagoniste.

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Giorgia Tropiano (www.movietele.it)
05.01.2016
Carol è un'opera raffinata, elegante, di una qualità ineccepibile ma ha la pecca di lasciare il coinvolgimento emotivo dello spettatore fuori dalla storia. Una confezione perfetta ma fredda e vuota all'interno.

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Matteo Illiano (www.darksidecinema.it)
05.01.2016
Carol riesce ad emozionare perché è in grado di mostrare l’amore in un momento storico in cui era considerato una malattia da curare. La sceneggiatura di Phyllis Nagy ha i suoi alti e bassi ma abbiamo apprezzato la definizione chiara dell’identità del film che, nella parte centrale, non diventa un Thelma & Louise sui generis ma mantiene tutto il suo carattere. Carol è un film fatto di sguardi e di lunghi silenzi più di ogni altra cosa: i silenzi di un film che ha voluto mostrare un mondo esteticamente perfetto con un cuore marcio alla base ed un amore nascosto al quale basta un solo sguardo per palesarsi.

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Maria Teresa Ruggiero (www.frenckcinema.altervista.org)
05.01.2016
Todd Haynes evidenzia un amore intenso e fragile, ma allo stesso tempo coraggioso, raccontandoci come due donne provino a mettere davanti a tutto la propria identità.

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Aurelio Vindigni Ricca (www.cinefilos.it)
05.01.2016
Carol atterra come un fiocco di neve, soffice, sulla competizione del Festival di Cannes 2015 infiammando più di un cuore. Lo fa parlando un linguaggio altissimo e una messa in scena che andrebbe studiata nelle scuole, così come il suo impatto visivo, il suo montaggio e le sue profonde, straordinarie interpretazioni. La coppia inedita Blanchett-Mara è infatti sconvolgente, pronta a solcare una traccia profonda nella mente di molti. La loro impalpabile bellezza si unisce al talento per restituire sullo schermo una chimica violenta, un contrasto viscerale capace di creare qualcosa di unico al pari di due colori primari che si mescolano. Il completamento di un’opera armonica e magistrale, capace di insegnare più di quanto mostra, più di quanto racconta.

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Laura Cappelli (www.pianetadonna.it)
05.01.2016
Questo film riesce a raccontarci sfumature dell'amore - dall'incoerenza al coraggio - con uno sguardo innocente e profondo, e un ritmo avvolgente, senza strappi o crolli. Cate Blanchett  e Rooney Mara sono due immagini di una stessa donna, fotografata a 20 anni di differenza: l'incoscienza, con l'età, diventa solo più vicina alla malinconia, più ironica e più chic. Ma non per questo perde quel pizzico di follia, di "arrembaggio", di pelle e non sarò bella come dici tu, che poi è il motore universale dei nostri sentimenti reali. E non c'entra che l'oggetto del desiderio sia qui un'altra donna, che l'America ancora non sia pronta a capirlo, che tutto sommato invece in una certa parte alta di quella società sia piuttosto facile accettarlo, che siano del tutto assenti scenari civili e slogan da gay pride. Perchè la battaglia di Carol - speculare a quella della sua giovane amante - è quella più nuda, come le rughe o lo sguardo che si abbassa se scopro che mi fotografi. È quella intima, imperfetta, davanti a noi stessi. A chi scegliamo di essere ogni giorno, e a chi non vogliamo rinunciare mai.

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Aldo Spiniello (www.sentieriselvaggi.it)
05.01.2016
Carol è un film perfetto perché coniuga l’eleganza corretta del linguaggio con l’emozione più autentica – quel magico gioco di sguardi finale, in quel tempo sospeso di un normalissimo campo controcampo. Perché accorda la precisione narrativa, la scansione dei suoi effetti drammatici alla verità dei personaggi e delle interpretazioni. Perché, attraverso la stilizzazione delle forme, lascia emergere, comunque, tutta la sostanza di un mondo e di un tempo basati sulle apparenze. Perché, dietro la sua maschera da mélo lesbo, racconta di differenze di classe, di aspirazioni e disperazioni. Carol è un film perfetto.

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Serena Catalano (cinema.everyeye.it)
05.01.2016
Carol si dimostra come il naturale proseguimento di un’evoluzione stilistica tendente all’assoluto da parte del regista Todd Haynes. I temi raccontati sono gli stessi e la sceneggiatura può sembrare a volte estremamente semplice, ma di fronte ad un cinema del genere - così elegante, ben costruito, meravigliosamente sofisticato - è impossibile non incantarsi dal primo all'ultimo minuto, e lasciarsi coinvolgere da un lavoro meritevole sotto ogni punto di vista.

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Marta Leggio (www.cinemamente.com)
05.01.2016
L’eleganza della fotografia è parallela alla sobrietà di questo amore on the road, tra piccole attenzioni, carezze e sguardi. Il pianoforte è lo strumento ideale per la poeticità del film, i cab giallo e rossi, la lunga pelliccia di Carol incorniciano questa storia che alla fine troverà il suo posto nel mondo. La bravura delle due protagoniste e la costruzione registica della storia con un iniziale incontro enigmatico al ristorante fanno il resto. Non ci sono parole urlate, sentimenti esasperati o ripicche da giovani innamorati, in Carol è tutto così maturo, responsabile e misurato. Guardare il nuovo film di Todd Haynes è come ricevere una cartolina in bianco e nero con una dedica scritta con l’inchiostro. L’elegante desiderio di Todd Haynes diventa pure quello dello spettatore, che si alza dalla sala desideroso anche lui di poter lasciare un guanto, magari proprio sul sedile del cinema.

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Federica Rizzo (darumaview.it)
05.01.2016
La fotografia eccezionale, la pellicola ingiallita per raccontare un'epoca passata, l'eleganza della regia che ruota intorno agli sguardi riflessi negli specchi, alle mani che si sfiorano, ai gesti aggraziati delle due protagoniste, fanno di Carol un ritratto sofferto della strada difficile verso l'emancipazione femminile e la libertà di essere se stessi. Visivamente perfetto e interpretato in modo straordinario, l'opera riesce a insediarsi nelle menti e di insegnare più di quanto mostra.

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Vissia Menza (www.masedomani.com)
05.01.2016
Carol ha un ritmo che non perde un colpo, sa tenere alta la curiosità dello spettatore, cui lascia la libertà di scegliere se indagare nel profondo i personaggi e la società dipinti, oppure limitarsi a godersi un’avventura un po’ mélo e trascorrere due ore in tranquillità. L’opera presenta, infatti, l’indubbio “plus” di essere un film impegnato, perfetto per un festival, senza dimenticare ciò che piace al grande pubblico, vero destinatario di tanto lavoro. È quindi l’asso nella manica in grado di mettere d’accordo un’eventuale giuria spaccata, indecisa su quale forma di dolore premiare. Perché, in questo festival de Cannes 2015, le opere cariche di sofferenza erano davvero molte, forse troppe, e allora: evviva Carol con la sua audacia di essere libera di stimare e amare chi vuole.

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Pierpaolo Festa (www.film.it)
05.01.2016
La storia d'amore tra Cate Blanchett e Rooney Mara è un colpo al cuore, memorabile per le due interpretazioni e per l'eccellente ricostruzione della New York anni '50.

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Tiziana De Amicis (www.vertigo24.net)
05.01.2016
La definizione perfetta di eleganza. Un film pieno di sentimento, tecnicamente ed esteticamente meraviglioso.

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Stefano Santoli (www.ondacinema.it)
05.01.2016
La messa in scena è sì delicata, estremamente controllata, ma è soprattutto costruita per sottrazione. Vive di emozioni trattenute. Cerca, come insegnava Bresson, di produrre emozione attraverso una resistenza all'emozione. Le emozioni vengono lasciate filtrare solo in alcuni momenti - sottolineati, in alcuni casi, da dissolvenze sonore che non lasciano percepire i dialoghi. Sempre sottraendo qualcosa, dunque. Momenti sospesi, accompagnati da lente frasi musicali. E il ricorso frequente a inquadrature attraverso vetri, a separare e dividere - stilema a dire il vero assai diffuso (e abusato) - indica trasparenze che, come tutta la patina stilistica, non sono solo un fatto di décor. Non è solo questione di sospensioni, attese, dilatazioni. Non si tratta insomma solo di "ammantare le scene", come la neve che scende piano e mai a bufera. È questione, anzitutto, di smorzare le emozioni. Infondere, nello spettatore, il desiderio sempre maggiore che la repressione dei sentimenti venga sconfitta, che le esistenze prendano a volare.

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Alessia Starace (movieplayer.it)
05.01.2016
Sontuoso adattamento del romanzo di Patricia Highsmith The Price of Salt, Carol è un film che, raccontando una storia d'amore lesbica ambientata negli anni '50, riesce ad essere una tra le opere più pure e delicate di Todd Haynes.

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Giulia Marras (farefilm.it)
05.01.2016
A riempire lo spazio lasciato vuoto dalle parole assenti, ci pensano la commovente colonna sonora di Carter Burwell, ma soprattutto l'esemplare e filologica fotografia di Ed Lachman, invocante i lavori di Saul Leiter – oltre i noti Vivian Maier o Edward Hopper – che dalle vetrine bagnate dalla pioggia ritraeva la stessa New York appena embrionale dopo la guerra, dove i colori ricominciano a splendere (tra tutti, il rosso natalizio, il giallo dei taxi) da timidi fasci di luce che coincidono infine con il combattuto risveglio di Carol e Therese. Un risveglio che lentamente si spoglia di quei filtri e riflessi che ne appannano l'urgenza, e finisce con un guardarsi reciproco e diretto: un riconoscersi tra la folla, di qualsiasi contesto storico. Con Carol, di nuovo, sono i piccoli gesti a mettere in moto la macchina del cinema e, di nuovo, gli spettatori sussultano con l'immagine di un paio di guanti dimenticati o di una mano che sfiora una spalla.

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Francesca Vantaggiato (www.taxidrivers.it)
05.01.2016
Carol rompe gli schemi cinematografici e narrativi e nega la drammaticità a quest’amore omosessuale che ha tutte le carte in regola per essere proibito e ostacolato. L’amore, questa volta, riceve una risposta affermativa, sebbene non scevra di scelte e rinunce dolorose aggravate dall’inevitabile punto di non ritorno. Superba e maestosa è la Blanchett nel gestire solo con lo sguardo la carica sessuale rivoluzionaria imprigionata in un corpo disegnato secondo la femminilità degli anni ’50, mentre Rooney Mara, una Audrey Hepburn pronta ad abbandonarsi all’esplorazione con il tatto e con lo sguardo mediato da un obiettivo fotografico sempre pronto a cogliere l’umanità delle persone, le tiene testa in un duo attoriale impeccabile.

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Marzia Gandolfi (www.mymovies.it)
05.01.2016
Un melodramma intimo che accende cuore e motore, avanzando contro le apparenze.

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Federico Gironi (www.comingsoon.it)
05.01.2016
Esemplare di un cinema di enorme raffinatezza, tanto estetica quanto narrativa, Carol non lascia solo ammirati, ma anche coinvolti e commossi: proprio in virtù della tensione fra le sue parti, del suo costante controllo. Della capacità di rompere il passo senza perdere la strada che caratterizza momenti di rara potenza come quelli di una vestaglia che si apre, di una rabbia carica d'amore e del peso di una rinuncia che esplode, di sguardi così carichi di emozioni da essere quasi insostenibili.

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Stefano Terracina (www.supergacinema.it)
05.01.2016
Carol è un sogno ad occhi aperti. Un quadro meraviglioso che dialoga con lo spettatore per 118 tesissimi e incantevoli minuti. Cate Blanchett e Rooney Mara da Oscar. 

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Enrico Azzano (quinlan.it)
05.01.2016
Il cinema di Todd Haynes è una macchina del tempo: basta lasciarsi andare, immergersi nella perfezione stilistica di Carol, per ritrovarsi nel melodramma classico hollywoodiano. Sirk, Minnelli, il rigido conformismo degli anni Cinquanta, le gabbie dorate, l’eleganza, la passione che brucia sotto la pelle per poi esplodere, incontenibile e destabilizzante. E due attrici, Cate Blanchett e Rooney Mara, divine come le Hepburn d’antan.

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Francesco Ruzzier (www.storiadeifilm.it)
05.01.2016
Il film rie­sce a far gu­sta­re allo spet­ta­to­re ogni sin­go­lo ele­men­to che con­tri­bui­sce alla crea­zio­ne delle im­ma­gi­ni, dalla fo­to­gra­fia alle mu­si­che, dai co­stu­mi alle sce­no­gra­fie, dalla regia agli at­to­ri: tutto in Carol è sem­pli­ce­men­te ec­cel­so e così il coin­vol­gi­men­to e l'im­mer­sio­ne nella sto­ria e nel­l'at­mo­sfe­ra del film non può che es­se­re to­ta­le.

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Virginia Campione (www.cinematographe.it)
05.01.2016
Todd Haynes conferma con Carol l’attitudine all’introspezione, affondando lo sguardo affilato nelle radici più profonde dei sentimenti umani. Le vicende della due donne sono incorniciate da una regia in 16 millimetri,  ricca di suggestioni e simbologie, in cui la magia dell’atmosfera natalizia, resa con penetrante intensità, contribuisce a trasmettere quella sensazione unica di possedere un mondo nuovo tra le mani che solo la nascita di un amore sa suscitare. Ecco allora Carol e Therese scartarsi a vicenda come bambini entusiasti di fronte ai loro pacchi di Natale, accompagnate dalla bellezza dello struggente tema di una colonna sonora  articolata su diverse variazioni strumentali, sempre perfettamente accordate e calzanti rispetto  al momento narrato.

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Gabriele Capolino (www.cineblog.it)
05.01.2016
Ancora l'America degli anni 50 per Todd Haynes dopo Lontano dal Paradiso, con la sua società e le sue rigidità. Ma con Carol, elegante, emozionante e politico, il regista allarga il suo discorso. E Cate Blanchett e Rooney Mara brillano.

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