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Lorenzo Pedrazzi (blog.screenweek.it)
13.09.2016
Se è vero che la tematica iniziale si dissolve in una catena di pistolettate fulminanti ed esplosioni fragorose, i dialoghi conservano sempre un certo livello di arguzia che riflette la sagacia dei protagonisti. Inoltre, I Magnifici 7 s’impone come un emblema della Hollywood contemporanea: gli eroi del film sono un gruppo multietnico che non rappresenta solo un’avanguardia di integrazione e tolleranza rispetto al clima repressivo dell’epoca, ma anche un inno alla diversità e al politicamente corretto che esprime le inclinazioni del cinema americano odierno. Gli sviluppi della trama rispecchiano questo approccio, come se volessero aprire le porte su un futuro differente, più evoluto e paritario. Ma il Mito, quello vero, quello che cavalca verso il tramonto dopo aver raddrizzato i torti e punito i carnefici, resta sempre lo stesso.

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Gianluca Arnone (www.cinematografo.it)
22.09.2016
Lo spettacolo non manca, sopra la media degli ultimi western prodotti da Hollywood (eccezion fatta per le incursioni autoriali di Tarantino, sia in Django Unchained che in The Hateful Eight) e in linea con quanto di buono fatto finora da Antoine Fuqua, a conferma di un regista che è prima di tutto un discreto artigiano al servizio della storia. Ma non è solo quello. I magnifici sette finisce anzi per essere il perfetto esempio del lavoro di questo regista, capace di garantire la giusta dose di intrattenimento senza tralasciare l’intelligenza del testo, preoccupandosi sia del funzionamento dello show che di quello che comunica.

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Pier Vittorio Mannucci (www.nonsolocinema.com)
20.09.2016
Il film funziona e regala due ore di buon intrattenimento, che divertirà gli spettatori e, forse, gli spingerà a riscoprire gli originali, indimenticabili Magnifici Sette.

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Matteo Berardini (www.pointblank.it)
20.09.2016
Al secondo giro di remake, il capolavoro di Kurosawa diventa un bilanciamento di timida riscrittura e fedeltà filologica, un film di puro stile da cui stentano ad emergere personaggi memorabili mentre l’andamento narrativo segue pedissequo la strada di partenza. È come se nel guardare tanto al film di Sturges Fuqua si sia dimenticato di costruirne uno proprio, e la cosa più grave è che a mancare del tutto sono proprio le relazioni tra questi sette magnifici pistoleri, di cui si perde per strada l’amicizia e il senso di riscatto. Quel che resta è impeccabile spettacolo, ma davvero niente di più.

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Cecilia Strazza (www.vertigo24.net)
20.09.2016
La varietà razziale del gruppo, che accoglie asiatici, ispanici e afroamericani, oltre a personaggi con interessanti dilemmi interiori (il più sfaccettato è il  Gooddnight Robicheaux di Ethan Hawke), è il primo segnale di contemporaneità, mentre sul piano cinematografico la regia di Fuqua spinge sull’azione incasellando diverse riprese adrenalitiche e visivamente godibili. Mano pesante e sguardo non sempre carico di profondità, il regista semplicemente si appoggia alla sceneggiatura lineare scritta da Nic Pizzolatto (quello di True Detective) senza aggiungere particolari guizzi personali ma perseverando con il suo approccio rozzo, di fotografia satura e brillante, di lotte brutali e leggerezza. A tratti le dinamiche dei Magnifici 7, con lo scontro tra piccolo e grande esercito, ricorda quanto fatto per King Arthur: anche allora Fuqua aveva raccolto le tracce di un’epica classica traducendola sullo schermo con una versione più grezza e “tamarra”, ma se lì falliva nell’intento per colpa di uno script non all’altezza, stavolta è questo attaccamento alla tradizione che salva l’intera produzione da una sonora bocciatura. Perché nonostante tutti gli evidenti limiti del caso, questi nuovi Magnifici 7 sono godibili, divertenti e ben confezionati.

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Gabriella Giliberti (leganerd.com)
20.09.2016
Nel complesso l’operazione de I Magnifici Sette funziona. Diverte. Intrattiene. Conserva una sua epicità che si respira nelle scene di piena azione, nella musica tipica di genere, nel modo di inquadrare i personaggi. Antoine Fuqua adatta un genere come il western al pubblico meno invogliato del nostro periodo, magari riuscendo perfino a stimolare ad avvicinarsi ai film che hanno segnato questo genere, confezionando una pellicola che nel suo essere leggera riesce comunque ad arrivare al suo obiettivo.

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Thomas Cardinali (talkymovie.it)
20.09.2016
Questo “I Magnifici 7” riempirà sicuramente le sale anche perché il cast è costruito ad hoc e non sono poi così tanti ad aver visto l’originale. Prodotti del genere aiutano sicuramente la diffusione del cinema di genere tra i più giovani, quindi ben vengano.

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Andrea Vantini (www.universalmovies.it)
20.09.2016
Il film, comunque, è girato con dovuta perizia e gli attori sembrano divertirsi nei panni di fuorilegge e compagnia varia; gli appassionati di western possono ritrovare in certe scene il respiro epico dei classici, gli altri potrebbero trovare un discreto esempio d’intrattenimento che in ogni caso resta alto, grazie anche a certe dosi di ironia.

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Giancarlo Zappoli (www.mymovies.it)
20.09.2016
Alla prova dei fatti si può affermare che l'esperimento ha avuto un buon esito anche se rivela un punto debole. Era chiaro che non si poteva 'rifare' il film ma che ne andava aggiornato il plot. Ecco allora che i sette hanno origini anche etniche differenti (c'è un apache, c'è un orientale, gli ex confederati convivono con chi stava sul fronte opposto e il predicatore che scalpava gli indiani non è poi troppo politically correct). C'è poi la presenza del personaggio femminile che assume un ruolo sempre meno di spalla man mano che la vicenda prosegue. Se Denzel Washington si carica sulle spalle il ruolo che fu di Yul Brynner, senza difficoltà nel complesso tutto il cast collabora con Fuqua per consentirgli di allontanare da sé l'ombra di Quentin Tarantino. Perché, anche se la battaglia finale ha una lunghezza considerevole, non si indugia mai sull'effetto cruento: in questo film spesso chi viene colpito cade rotolando come nei film western del tempo che fu.

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Giuseppe Grossi (movieplayer.it)
20.09.2016
Scandito da momenti ben definiti (l'arruolamento, l'addestramento, l'assedio) I magnifici 7 alterna dialoghi efficaci a musiche anonime, qualche risata a poche emozioni. Va detto però che si tratta di un film sincero, che riesce a rendere accessibile il western aggiornandolo per gli spettatori delle nuove generazioni, magari intrappolati dalla curiosità e invitati a ripercorrere le nobili origini della pellicola.

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Daniele De Angelis (www.cineclandestino.it)
20.09.2016
Inutile allora sottolineare come Fuqua inserisca nel suo lunghissimo film – ben oltre le due ore! – citazioni a iosa, dalle inquadrature rivelatrici di un mondo alla John Ford, sino alla sferzante ironia di Sergio Leone passando per un cinismo di fondo alla Don Siegel. Mentre, come ovvio, l’ombra di Quentin Tarantino aleggia per tutto il film sino a materializzarsi concretamente sui titoli di coda. Qualcuno magari scriverà che la parte conclusiva vorrebbe rievocare Sam Peckinpah e la sua visione pessimista di un mondo senza vinti né vincitori, ma sarebbe più deragliare in malo modo che andare fuori strada. Questo, a pensarci bene, è un fulgido esempio di cinema per le nuove generazioni, privo di anima (il cinema) per coloro che volutamente ignorano un passato invece da rivedere e studiare (le generazioni). L’insostenibile pathos del sommo Kurosawa viene bellamente dimenticato dopo una manciata di fotogrammi, la cinefilia empatica di Sturges resta solo un lontano ricordo, di quelli che ancora preservano quelli che hanno vissuto l’irresistibile epoca della metamorfosi di un western che da cinema splendidamente classico si faceva spettacolo popolare di grande sostanza. Nostalgia canaglia.

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Phil De Semlyen (www.empireonline.com)
20.09.2016
Ben realizzato ma trascurabile, la suicide squad di Fuqua è un film su una macho gang a cui potrebbe far comodo un po' di divertimento. È I Magnifici 7, ma la parola "magnifici" è muta.

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Brian Tallerico (www.rogerebert.com)
20.09.2016
L'immenso talento del cast riesce talvolta a fornire abbastanza spessore da trascinare i membri del pubblico al grande duello finale, ma è difficile concepire come questo film possa anche soltanto avvicinarsi all'eredità cinematografica lasciata da coloro che lo hanno ispirato.

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Jordan Hoffman (www.theguardian.com)
20.09.2016
C'è una linea sottile tra un film dal ritmo lento e uno noioso, e I Magnifici 7 si trova spesso dal lato sbagliato.

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David Ehrlich (www.indiewire.com)
20.09.2016
I Magnifici 7 è una storia di semplici piaceri, e azzecca tutti i piccoli dettagli. I cieli sono blu, la colonna sonora è pungente, e i duelli — se infrequenti — sono enormi e allestiti con un senso della geografia e della successione molto più coerenti di quanto Fuqua sia mai riuscito a fare prima d'ora. Per un film che avrebbe potuto essere una fotocopia scadente di qualcosa che è stato già visto e rivisto, questa prima sorpresa autunnale arriva al cinema con tutta la freschezza di una nuova stagione.

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Gabriele Barducci (www.thegamesmachine.it)
19.09.2016
Questa versione aggiornata de I Magnifici Sette si lascia vedere volentieri, nonostante le esagerazioni: diverte se presa per ciò che è, ovvero una pura e semplice pellicola d’intrattenimento. Sembra inoltre un modo per rispondere alle esigenze di un pubblico che, oggi, pare apprezzare un certo tipo di film: The Avengers, Batman VS Superman, I Guardiani della Galassia, Now You See Me, Suicide Squad, tutte pellicole che hanno in comune il concetto di “manipolo di eroi”. Non più singoli protagonisti con le loro caratteristiche, dunque, ma un nutrito gruppo di uomini, ciascuno con abilità e personalità atte ad affrontare minacce comuni.

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Enrico Azzano (quinlan.it)
14.09.2016
I magnifici 7 di Antoine Fuqua è un remake che si accontenta del restyling dei personaggi, per poi abbandonarli nel bel mezzo di una sceneggiatura che soffoca il respiro epico, allontanandosi sempre di più dal modello originale. Cast sontuoso, budget faraonico, poca sostanza.

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Antonio Paviglianiti (urbanpost.it)
14.09.2016
“I Magnifici Sette” parte subito malissimo: le pellicole da oltre due ore tendono sempre a farsi apprezzare poco e niente, specie quando il tempo trascorso per la maggiore sia del tutto irrilevante e poco “appetibile” dallo spettatore che entra in sala in trepidante attesa di duelli western. Sarà che il cinema italiano, nel genere “spaghetti western”, ha pochissimi eguali al mondo tanto da meritarsi gli apprezzamenti anche in conferenza stampa a Venezia 73 da parte dei protagonisti del cast, ma i vani tentativi di emulare le gesta di registi come Mario Amendola e Sergio Leone iniziano a stancare.

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Marco Alocci (www.myreviews.it)
14.09.2016
I Magnifici 7 non può non essere considerato un film divertente e coinvolgente, a tratti quasi entusiasmante. Allo stesso tempo è  sagace, arguto, magnetico. Inevitabilmente destinato ad attirare il grande pubblico con una sceneggiatura valida e ben scritta.

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Carlo Andriani (www.newscinema.it)
14.09.2016
Fuqua, con l’impeccabile semplicità narrativa (e stilistica) che lo contraddistingue, realizza un’opera onesta e coinvolgente che riporta in vita il classico dei classici del cinema western.

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Aldo Spiniello (www.sentieriselvaggi.it)
14.09.2016
Certo, in questo The Magnificent Seven, non si compie la stessa parabola autodistruttiva immaginata da Tarantino. Ma Fuqua non gioca. Dice di ispirarsi a Leone, ma nella sua concezione del genere sembra esserci più sostanza politica che forma ragionata, più vita vissuta che immaginario riflesso. Per lui non è questione di lavorare sulle modalità dello spettacolo. E non c’è, del resto, alcun mito da rimpiangere e celebrare. Ieri come oggi, è una lotta per la sopravvivenza, nel mondo, per la strada, nell’industria. Da combattere in forma di guerriglia. Non c’è tempo di disperarsi. Conta far partire il colpo. E prepararsi al prossimo attacco.

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14.09.2016
Antoine Fuqua realizza un prodotto godibile e molto ironico, che ha il merito di riportare in auge un genere dal glororioso passato, ma che latita dal punto di vista dello spessore narrativo. A tenere in piedi il film, al di fuori dei numerosi scontri a fuoco, sono prevalentemente i siparietti con protagonisti gli ottimi Denzel Washington e Chris Pratt, che con il loro carisma riescono a rendere credibili dei personaggi non particolarmente approfonditi.

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Francesco Binini (www.cinefile.biz)
14.09.2016
I magnifici sette è un film riuscito: divertente quando vuole esserlo e teso quando a risuonare sono i tuoni degli spari, è un film che si fa apprezzare dall’inizio alla fine senza troppe sbavature e senza prendersi troppo sul serio e riuscendo anche a non essere troppo pomposo.

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Francesca Sordini (www.cinemamente.com)
14.09.2016
Un pieno di cliché sul western e forse un maldestro omaggio agli stilemi del genere

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Ivan Zingariello (www.mondospettacolo.com)
14.09.2016
Quello che è apprezzabile di questo remake è la semplicità e la modernità con cui Antoine Fuqua racconta la vicenda, realizzando un classico e godibile western senza voler strafare o inventarsi soluzioni narrative astruse o pseudo filosofiche; quello che vediamo è puro intrattenimento, girato senza droni né dolly, ma con riprese che catapultano lo spettatore nella cittadina “ad altezza uomo”, per farlo partecipare emotivamente alla vicenda. Il ritmo è incessante per tutti i 130 minuti del film, che scorrono via senza rischio di annoiarsi, conditi quasi interamente da colpi di pistola o di fucile. La presenza di un’ampia gamma di minoranze attualizza fortemente la storia, mostrando anche un West un po’ atipico, ma sicuramente più verosimile rispetto a quelli classici a cui siamo abituati.

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Gabriele Ottaviani (convenzionali.wordpress.com)
14.09.2016
Sesto problema: era il peccato più grave per i greci. La hybris. Prometeo finiva incatenato alla rupe per aver osato troppo, buon Dio. E osare toccare non un western curdo, absit iniuria verbis, del cinquantadue che non conosce nessuno, bensì IL western dei western, è più di troppo. È troppissimo, se consentite il neologismo. Mi rendo conto che poter dire di aver girato I magnifici sette è una roba che renderà splendidi i racconti intorno al fuoco ai nipotini per svariate generazioni, e per cui si andrebbe sul set anche ogni mattina in ginocchio sui ceci partendo dall’altro capo dell’orizzonte, ma bisogna anche vedere come lo giri, diamine.

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Mauro Donzelli (www.comingsoon.it)
14.09.2016
Il western è uno stato dell’anima, lo conferma in negativo la difficoltà di Fuqua a caricare i silenzi di tensione, a far montare la suspence attraverso piccoli gesti. Insomma, lontano dalla giungla di cemento, il regista non riesce a rendere un duello appassionante. Anche la preparazione alla conclusione finale fra bene e male sembra non finire mai, non riuscendo a diventare inesorabile. Di scintille se ne vedranno almeno alla fine, quando la staticità lascia il posto a una coreografia ben orchestrata, solo forse difficile da seguire. Peccato che i personaggi non siano nel frattempo riusciti a entrare nel cuore dello spettatore.

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Marco Triolo (www.film.it)
14.09.2016
Quel che resta è un film ironico quando dovrebbe essere serio e noioso quando dovrebbe divertire. Un’opera, scritta da Nic Pizzolatto di True Detective con la mano sinistra, che non lascerà il segno, ma che neanche ci prova (vedere l’uso criminale del classico tema di Elmer Bernstein, relegato a uno spazio minuto all’interno di una colonna sonora totalmente anonima). Un film il cui unico merito è di farci tornare la voglia di rivedere I Sette Samurai e il primo I Magnifici Sette.

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Vittorio De Agrò (paroleacolori.com)
13.09.2016
I nuovi Magnifici sette rendono omaggio al genere riproponendo la struttura narrativa dei grandi film del passato: problema, richiesta d’aiuto, arrivo dei buoni in città, duelli e sparatorie, morte del cattivo e finale. Il western potrà anche essere considerato violento, a volte truculento, ma in un epoca di guerra tecnologica e film Marvel, conserva il suo fascino. Un film corale, quello di Fuqua, in cui magari non emerge nessun attore singolarmente ma la forza del gruppo, compatto, coeso, talentuoso. La regia convince per talento, esperienza e abilità, portando in scena un remake che risulta godibile e avvincente, spettacolare nelle scene di battaglia, di buon ritmo.

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Marita Toniolo (www.bestmovie.it)
13.09.2016
Oltre che per il cast e le panoramiche che catturano l’occhio, difficile annoiarsi con un film che regala una buona mezz’ora di combattimenti adrenalinici a suon di colpi di mitragliatrici, pistole, accette, frecce e coltelli letali. Un popcorn movie che fa il suo onesto lavoro di intrattenimento, ma senza alcun guizzo né da parte di Fuqua, il quale solitamente si adagia sul copione, né da parte dello script stesso (firmato dal Nic Pizzolatto di True Detective e Richard Wenck), che potrebbe fornire riflessioni morali più profonde, ma preferisce concentrarsi sull’azione.

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Gabriele Niola (www.gqitalia.it)
13.09.2016
Fallace come riflessione seria e deludente come grande divertimento pieno d’azione, I Magnifici 7 versione modernissima, terza iterazione della storia di Kurosawa, perde sempre di più quelle caratteristiche che avevano fatto innamorare.

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Carolina Bonito (www.cinefilos.it)
13.09.2016
I Magnifici 7 arriva davvero come una piacevole boccata d’aria fresca in una bollente giornata estiva. Pur essendo il remake di uno dei più famosi western degli anni sessanta, il film di Fuqua funziona alla perfezione; a un inizio un po’ lento seguono infatti tanta azione e soprattutto tanto divertimento per poi arrivare, in un meraviglioso crescendo, ad un finale che potremmo definire scoppiettante.

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Francesco Alò (www.badtaste.it)
13.09.2016

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Bryan Bishop (www.theverge.com)
13.09.2016
Fuqua predilige audaci composizioni widescreen che ricordano il passato del cinema piuttosto che il presente ipercinetico. E mentre il film include molteplici scene di azione e di combattimenti, fa anche affidamento su un lavoro di stunt e su effetti pratici che donano alle scene un senso di tumultuoso pericolo. Saranno richiami, certo, ma sono così piacevoli — ed eseguiti con tale eleganza — da rendere il film di Fuqua un promemoria del motivo per cui il genere western fu in primo luogo tanto popolare.

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Federico Boni (www.cineblog.it)
13.09.2016
Fuqua, qui alla regia di una sceneggiatura firmata Richard Wenk e Nic Pizzolatto (quello di True Detective), si limita all'intrattenimento duro e puro, divertendo il giusto ma senza mai andare oltre l'ordinario. Impossibile annoiarsi dinanzi alla sua ultima fatica ma anche se non soprattutto emozionarsi, vista la freddezza con cui tutti i protagonisti sono stati tratteggiati. Luoghi comuni, primi piani alternati in uguale quantità (neanche fossero i Pooh) e poco altro per tutti e 7, Avengers western che spaziano tra frecce, infallibili grilletti, coltelli, accette e botte da orbi tra una preghiera e un ringraziamento a Gesù Cristo. Ad occuparsi delle musiche il compianto James Horner, deceduto pochi mesi fa e qui chiamato a rielaborare l'iconico tema di Bernstein (inspiegabilmente lasciato solo ai titoli di coda), per un remake tanto visivamente spettacolare quanto concettualmente inutile, non avendo aggiunto davvero nulla di particolarmente nuovo al titolo del 1960. Anzi...

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Jamie Graham (www.gamesradar.com)
13.09.2016
Non proprio magnifico, ma di certo il miglior film di Fuqua dai tempi di Training Day, e il raro remake che fa un buon lavoro. Yee-haw!

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