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Stefano Coccia (Cineclandestino)
28.12.2012
La bottega dei suicidi resta comunque un tassello importante nella filmografia di Leconte, oltre ad avere un livello di godibilità quanto mai elevato.

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Fabiola Fortuna (FilmUp)
28.12.2012
na regia molto buona, decisamente cinematografica: movimenti di macchina, carrellate, zoom avanti e indietro accompagnano le vicende della famiglia protagonista. Il lavoro sui colori si dimostra accurato.

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Francesca Bea (Sentieri Selvaggi)
28.12.2012
In una raffinata caricatura traboccante di humour tetro che si muove tra le maglie di un tema difficile come il suicidio, Leconte cerca tutta la bellezza e la dinamicità di un disegno squisitamente tradizionale.

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Chiara Console (DireDonna)
28.12.2012
Un adattamento che riesce a contrapporre l’inevitabile atmosfera cupa a una tavolozza di colore fresco e vivace. Non solo tristezza dunque, ma anche un sorriso alla vita, capace di far divertire gli spettatori di ogni età con il suo umorismo scorretto e grottesco.

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Luciana Morelli (Movieplayer)
27.12.2012
E' forte, dark, ironico ma anche graffiante, cattivo e ottimista. La bottega dei suicidi diventa infatti dulcis ma solo in fundo spingendo sul pedale della positività per pareggiare i conti una prima parte esageratamente dark: la vita è bella, colorata, basta solo viverla appieno.

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AneresAlchemica (Splatter Container)
27.12.2012
Consiglio la visione del film di Leconte a chi è stanco dell'animazione in 3D, tutta grafica e computer, per ritrovare il piacere di un cartone vecchio stile che ha dietro tanta passione e fatica. Lo sconsiglio però a chi non amasse troppo il genere musical.

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Elena Pedoto (Everyeye)
27.12.2012
I tratti cupi del disegno non riescono a trovare nell’arco narrativo del film la chiave per esorcizzare la vita tramite la morte, o viceversa. Di contro, la tavolozza di colori finale che fagocita il grigiore introduttivo, è una repentina virata che non contempla il valore della redenzione.

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Giulia Valsecchi (Doppio Schermo)
27.12.2012
Il pedale spinto dell’happy ending rischia di perdersi in esagerati stacchi melodici e bollicine da romanticume. Eppure Leconte pare nel complesso aver vinto la scommessa su un tema che induce disagio e con veti ipocriti, finisce per essere rimasticata solo come vacua caricaturalità.

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Marianna Cappi (MyMovies)
27.12.2012
Modificando il finale rispetto al romanzo firmato da Jean Teulé, Leconte rivendica infine apertamente la volontà di cambiare radicalmente disegno alla favola dolceamara di partenza, ma sono troppe le lacune di sceneggiatura perché non ci si senta un po' truffati.

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