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Martina Calcabrini (www.taxidrivers.it)
28.09.2016
Nonostante la sceneggiatura curata da John Ridley (autore di 12 anni schiavo) tocchi picchi di fastidioso buonismo e inneggi una moralità esasperata, Ben-Hur, lontano anni luce dai fasti del suo originale, riesce a intrattenere piacevolmente lo spettatore dosando dramma, azione e ilarità.

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Giulio Cicala (www.cinetvlandia.it)
28.09.2016
I problemi che la pellicola denota sono molteplici e affiorano fin dalle prime sequenze: gli interpreti non riescono ad essere carismatici e coinvolgenti come era logico aspettarsi, ogni battuta e momenti drammatici sono narrati con grande superficialità e con dialoghi al quanto banali, come se già tutto fosse scritto e non in divenire. Il cast non è quindi all'altezza del kolossal storico in costume che cerca di rifarsi al film del 1959 ma che per fascino e suggestione storica non riesce ad essere di pari livello. A rendere il film ancora meno appetibile ed entusiasmante è la regia di Timur Bekmambetov che cerca di dare una nuova vita al film con il suo stile da cinema action di genere ma che in un'operazione di questo tipo risulta molto fuori luogo.

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Mirko Lomuscio (www.youmovies.it)
28.09.2016
Il nuovo Ben-Hur vorrebbe essere un’operazione di svecchiamento di certo mitologico materiale, pur sapendo che il film di Wyler ha già dato abbastanza (se non di più), e quindi giù di fotografia digitale moderna e approssimazioni narrative (la sottotrama del Gesù interpretato da Santoro è molto ristretta qua), per arrivare al dunque che sarebbe la fantomatica gara delle bighe, unico motivo d’interesse in questo kolossal/remake senza ragion d’esistere. Interpreti al limite dell’anonimato e in più un Freeman (nei panni di Ilderim) che sfoggia un look che farebbe invidia anche a Predator, Ben-Hur 2016 è una mera operazione commerciale che non riecheggerà mai nel tempo, figuriamoci vincere qualche Oscar (al massimo qualche Razzies è prevedibile che lo conquisti, anche 11 forse).

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Michele Granata (www.vertigo24.net)
28.09.2016
La regia, confusa e del tutto assente, rasenta la pacchianaggine televisiva alternando la camera a mano (dove non serve) a riprese in puro stile videoludico del tutto imbarazzanti. Forse, se questo film si fosse chiamato Fast and Furious in Rome avrebbe guadagnato in originalità, ma l’idea stessa di sfruttare un nome importante come quello di Ben-Hur è stata una scelta che si è rivoltata contro il regista, ma soprattutto contro i produttori, forse troppo fiduciosi di un risultato che non è arrivato.

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Mario d'Angelo (www.gamesvillage.it)
28.09.2016
È fin troppo evidente, quasi ingenuo lo sforzo di Paramount per rendere il film attraente ai giovani appetiti cristiani. A cominciare, si fa per dire, dall’orribile finale, una cosina infilata in sceneggiatura all’ultimo secondo per renderlo il prossimo film da mettere sul dvd player ogni natale.

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Davide Salvadori (www.staynerd.com)
28.09.2016
Non mi chiedo tanto come in altri casi, se Ben Hur fosse un remake di cui avevamo bisogno o meno. Considerando quanto tempo fa è uscita l’ultima interpretazione dell’opera, mi verrebbe da dire che non fosse cosi sconveniente riproporla al nuovo pubblico, rimane il fatto che per quella che è la realizzazione finale, se ne poteva benissimo fare a meno. Ben Hur è un film senza un’identità ben definita, in continuo bilico tra epopea e scialbo blockbuster in costume. Un film che non è né carne né pesce, non pessimo e tutto sommato guardabile, ma che lascia il tempo che trova non riuscendo certo a replicare la grandiosità che ha reso il nome di Ben Hur scolpito nella storia del cinema decenni fa.

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Luca Chiappini (cinema.everyeye.it)
28.09.2016
Godibile film d’azione, in cui paradossalmente è proprio la sfida delle quadrighe a deludere (risultando confusa e poco drammatica, con una crescita di tensione pressoché inesistente) mentre altre sequenze sorprendono, il vero cruccio dell’opera è stata una scommessa eccessivamente sbilanciata sui costi scenici e di post-produzione, con un investimento minimo sui valori da trasmettere, la storyline e le prove attoriali.

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Elisa Giudici (www.mondofox.it)
28.09.2016
Più che brutto senza rimedio Ben-Hur è frustrante oltre il limite. Prima ti illude con un Gesù che per una volta non è la versione sexy di un santino e pare credibilmente palestinese, salvo poi piazzare come giudeo un belloccio incolore e dal volto modernissimo come Jack Houston. Messala ha la faccia da romano nemmeno troppo bello, però manca del carisma del fratello amico e nemico, in un cast davvero vacuo e mai memorabile, Morgan Freeman escluso. Fa venire i brividi pensare cosa sarebbe potuto essere se i vertici del progetto avessero creduto in prima persona all'opera e investito in un cast degno di questo nome. 

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Maria Teresa Ruggiero (www.universalmovies.it)
28.09.2016
La sceneggiatura è un po’ altalenante, anche l’inserimento della figura di Gesù, non totalmente in scena ma presente in piccoli camei e questo riduce anche la comprensione nella conversione e nella decisione del perdono di Ben-Hur.

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Gabriele Niola (www.badtaste.it)
28.09.2016
Ciò che invece infastidisce realmente è il tono generale del film, scaturito dalla maniera in cui ogni scena è risolta. In una parola è lo spirito che anima questo film, la riduzione al minimo comun denominatore di ogni interazione e l’annullamento di qualsiasi personalità in fase di scrittura, la ferma volontà di ricalcare dialoghi, risposte e reazioni sullo stereotipo dell’eroe cinematografico come lo intende il cinema di serie B, ma in un film che si propone (per blasone e ambizioni) di serie A. Insomma ciò che va bene per gli scalcinati ma vitali film di I Guardiani della Notte o anche per Il Cacciatore di Vampiri, decisamente stride quando la scena è ambientata nella Galilea e l’interlocutore è Gesù Cristo. Non è una questione di rispetto ma di genere cui questa trama appartiene, e che richiede un tono appropriato, perché mescolare registri, generi e toni, fare i drammi con ironia, i film di guerra come horror e via dicendo è impresa che richiede tutt’altra abilità. Tutt’altra.

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Emanuele Sacchi (www.mymovies.it)
28.09.2016
Un remake di cui sfuggono scopo e necessità, destinato a far rimpiangere i predecessori.

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Federica Rizzo (darumaview.it)
28.09.2016
Quello che realmente manca è l'approfondimento della psicologia dei personaggi, dei contrasti che li attraversano e delle motivazioni che li spingono. Manca la drammaticità, l'epicità e il coraggio di un finale non lieto che dia senso alla troppa linearità della storia.

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Stefano Terracina (www.cinefilos.it)
28.09.2016
Timur Bekmambetov porta per la quinta volta la storia del principe ebreo Giuda Ben-Hur sul grande schermo, in un disastroso riadattamento che proprio nei suoi intenti tradisce quella che è stata una delle più complesse invenzioni drammaturgiche di Hollywood.

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Tim Grierson (www.screendaily.com)
28.09.2016
Il remake di Ben-Hur diretto da Timur Bekmambetov offre uno spettacolo vigoroso e delle interpretazioni decenti. Ma alla fine dei conti, il regista di Wanted ‑ Scegli il tuo destino e La leggenda del cacciatore di vampiri non è, forse prevedibilmente, il regista ideale per catturare la sfera più emozionale di questa storia senza tempo, ed il risultato è un film dalle buone intenzione che vengono calpestate dalla eccessiva serietà e dalla generale superfluità del progetto.

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James Berardinelli (www.reelviews.net)
28.09.2016
Un'opera amatoriale con delle caratteristiche da film direct-to-video, questa nuova versione delude sotto quasi ogni aspetto della produzione.

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Jason Ooi (theplaylist.net)
28.09.2016
Nonostante le numerose imperfezioni, Ben-Hur riesce sempre a intrattenere, dimostranto l'immutabilità dei film dalla struttura e scala epiche. E se non c'è un aspetto del film che risalti in modo particolare, quando si uniscono tutti i pezzi è impossibile non sentirsi immersi nel mondo e negli ideali presentati. Bekmambetov ha realizzato in maniera adeguata un film per questa generazione, e racconta la storia di Judah Ben-Hur a modo suo. Come i suoi personaggi ed il tema religioso e generalmente umano che abbraccia, Ben-Hur, se anche imperfetto, è un film redimibile.

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