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Valerio De Vittorio (gamesurf.tiscali.it)
13.03.2015
Black Hat rappresenta l'estremizzazione dello stile di Michael Mann. Un film bello da vedere quanto limitato e a tratti proprio insensato nella sua narrazione. Il regista sembra quasi annoiato dai dettagli che possono rendere una storia credibile ed intrigante, e preferisci concentrarsi sulla sua macchina da presa con la quale cattura dei momenti stilisticamente eccezionali. Uno spettacolo per gli occhi, ma non per il cervello.

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Simone Bracci (www.filmforlife.org)
13.03.2015
si fatica davvero a credere che un nerd laureato al MIT sia al contempo genio dell’informatica e modello di Abercrombie, con abilità da agente segreto e addestramento da karateca all’occorrenza. Non regge lui, non regge la telefonatissima storia d’amore borderless con la sorella dell’ex compagno di corso, non regge la sceneggiatura, a tratti imbarazzante per dichiarato qualunquismo.

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Pierpaolo Festa (www.film.it)
13.03.2015
Niente di nuovo in apparenza (si pensa subito a Fincher), ma mai nessuno è riuscito a infettare gli effetti speciali con così tanta solenne tensione. Le strategie degli hacker ci vengono presentate come non le abbiamo viste in un qualsiasi episodio di NCIS: la Terza Guerra mondiale è attualmente in corso e la si combatte a colpi di tastiera. Nessuno lo ha raccontato così bene fino ad ora.

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Federico Gironi (www.comingsoon.it)
12.03.2015
Mann, con Blackhat, raggiunge e supera il punto di non ritorno della sua idea di cinema, certo delle sue intenzioni e delle sue capacità; lascia dietro di sé, invecchiata di colpo di 10 anni, la forma-cinema hollywoodiana tradizionale e avanza verso il futuro con un film che si muove attraverso il racconto e l’immagine in modo ipertestuale, che occupa con modalità nuove e tutte digitali, come quelle della Rete, lo spazio sconfinato che il suo stesso gesto di rottura gli para davanti.

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Gabriele Niola (www.wired.it)
12.03.2015
Un film straordinario, un thriller metropolitano ambientato nelle vere grandi metropoli del pianeta (quelle asiatiche) con un senso di perdita fantastico, un thriller classico girato con grandissima modernità.

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Gabriele Niola (www.mymovies.it)
12.03.2015
È un cinema di una moralità incredibile che, appassionandosi ai vuoti della storia, dipinge un'infinita malinconia del vivere con il destino alla porta. Non concentrandosi sull'azione (che comunque non manca) ma su quello che c'è prima e dopo, il film è libero di scatenare il senso di perdita.

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