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Lorenzo Pietroletti (www.movietele.it)
13.02.2017
Quest'ultimo capitolo di Resident Evil, così come tutta la saga, non ha molte pretese se non quella di intrattenere e provare a dare una storia lineare ad un videogioco, cosa certamente non facile. Alti e bassi caratterizzano la saga che rimane comunque godibile soprattutto per gli appassionati dell'action e dei videogiochi. E darà senz'altro molti spunti di riflessione per i puristi del cinema di genere e per i gamer più accaniti. 

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Fabrizio Gallo (www.nerdgate.it)
13.02.2017
Per tutta la serie, l’azione non è stata costante in termini di qualità, e questo ultimo capitolo non fa eccezione con un editing nauseante e terribili rendering in CGI. Il problema iniziale con alcune sequenze risiede nella loro concezione. A titolo di esempio, una scena in cui Alice spara ad un gruppo di soldati, mentre è appesa ad un ponte risulta davvero forzata. C’è anche una sorta di “Fosso di Helm” che coinvolge i sopravvissuti che si difendono contro un orda di zombie. Le ispirazioni prese da altri film hanno afflitto la carriera di regista Paul W.S. Anderson. Che si tratti di utilizzare Enter The Dragon come base per Mortal Kombat o gli innumerevoli omaggi a Event Horizon, Anderson manca della capacità tecnica di inserire i propri tocchi stilistici sulle sue influenze.

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Ludovica Ottaviani (www.moviestruckers.com)
13.02.2017
Il nuovo Resident Evil The Final Chapter non tradisce le aspettative degli appassionati della saga videoludica o della sua versione cinematografica: adrenalinico, incalzante, fantasmagorico ed eccessivo, il film sfrutta l’iperrealismo volumetrico del 3D per regalare allo spettatore uno sfolgorante giocattolo che, senza troppe pretese o aspettative, intrattiene ed inquieta al punto giusto. La sceneggiatura del regista Paul W.S. Anderson è coerente con la drammaturgia da blockbuster hollywoodiano ed è in grado di chiudere (anche se non definitivamente) il cerchio ricongiungendosi con l’inizio, spingendo Alice fin dentro la pancia del mostro che la perseguita dal primo capitolo. Lo stile di Anderson è rutilante e patinato, sa sfruttare l’effetto sorpresa e il colpo di scena per mantenere alta l’attenzione – e la tensione – dello spettatore.

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Matteo Marescalco (www.cinema4stelle.it)
13.02.2017
Il sesto capitolo della saga fa tesoro della struttura drammaturgica dei videogames ed è costruito sulle dinamiche di superamento di una serie di livelli sempre più difficili da portare a termine. Da un prodotto del genere, come è già stato detto, non è lecito aspettarsi alcunché oltre al mero intrattenimento che consente, per la durata del film, di staccare momentaneamente il cervello. I dialoghi non brillano certo per originalità ma si collocano nello standard del genere. Botte, esplosioni e sparatorie non mancano ma dettano il ritmo della narrazione, improntata, dopo un'introduzione per gli eventuali nuovi scopritori della saga, su un'alternanza tra situazione presente e flashback, orientata al totale disvelamento di ogni mistero disseminato lungo la saga. Nel finale, ogni interrogativo trova una sua risposta, consentendo ad uno spettatore poco esigente e desideroso di trovare un semplicistico entertainment di uscire dalla sala divertito e soddisfatto.

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Emiliano Cecere (www.cinematographe.it)
13.02.2017
Tutto si regge su un equilibrio che esiste solo nella mente del regista e che stona pesantemente con il risultato finale. Il tutto è condito con frasi fatte, dialoghi senza senso, qualche scena strappa-lacrime che tenta di rianimare lo spettatore assopito e un’apparente blasfemia tirata nel calderone come un doccia gelata in piano agosto (vediamo chi se ne accorgerà!). Resident Evil: The Final Chapter è il finale indegno di una saga iniziata benino e finita come peggio non si poteva, tutto poteva aver un senso se ci si fosse fermati al secondo film, ma non sempre la saggezza scorre nelle giuste vene.

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Martina Grusovin (www.fantasymagazine.it)
13.02.2017
Il merito infatti di Resident Evil: The Final Chapter è di essere un film coerente con il proprio passato, essendosi limitato a dare una sbirciatina di quanto gli stava accadendo intorno in questi anni, giusto per rendere efficace questo finalone strombazzante. Paul W. S. Anderson che, oltre alla regia, come per Resident Evil, Resident Evil: Afterlife e Resident Evil: Retribution, si occupa in The Final Chapter anche di soggetto e sceneggiatura, non si può dire certo autore che vada tanto per il sottile, ma qui ingrana una marcia in più. Alice è diventata una sorta di Xander Cage tra salti acrobatici, sparatorie e cazzotti da orbi con i mostri più disgustosi e giganteschi. La tamarraggine è così funzionale al film che non ha alcun senso parlare di buchi di trama o di poca verosimiglianza, e la sola cosa che ci chiede è di divertirci lasciandoci andare all’onda/orda.  

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Davide Salvadori (www.staynerd.com)
13.02.2017
Resident Evil: The Final Chapter è un decoroso epilogo per una saga cinematografica sostanzialmente mediocre, dalla quale era evidente non ci si potesse aspettare più di tanto. Quanto meno in chiusura, il regista Anderson è riuscito un pochino a contenere le maggiori brutture dei film precedenti concentrandosi in quello che gli riesce meglio. Da un punto di vista “artistico” in ogni caso, a The Final Chapter rimane solo il merito di una buona creatività scenica nella costruzione dell’azione e un paio di brevi momenti coinvolgenti. Tutto il resto è sospeso in quel limbo di mediocrità, quel purgatorio dei film d’azione troppo brutti per essere promossi pienamente ma non così mal realizzati da meritarsi una drastica bocciatura. Ci pensa la bella Milla Jovovich a strappare la sufficienza al film, che riesce in qualche modo a farci affezionare, grazie alla sua performance fisica e al naturale carisma del suo sguardo, ad un personaggio femminile “badass” come pochi altri ne abbiamo visti in questo genere di film.

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Oreste Sacco (www.ecodelcinema.com)
13.02.2017
Lo spettatore si trova ad assistere a un vero e proprio sparatutto; dall’inizio alla fine la protagonista spara e combatte tutto ciò che si muove. Esteticamente e narrativamente il film è costruito proprio come un videogame, servendosi di tutta una serie di facili espedienti: mostri che compaiano all’improvviso, sorprendendo lo spettatore, sangue, arti mutilati, creature mostruose. Un film che s’inserisce in un filone che, sebbene la saga abbia contribuito a creare, ormai è abbondantemente logorato.  La fiction zombi in ambienti post apocalittici negli ultimi anni è stata ampiamente sviluppata sia al cinema che in televisione, spesso con esiti decisamente più originali. Gli appassionati del franchising apprezzeranno soprattutto perché, dopo cinque film, tutti gli eventi avranno finalmente una conclusione. Rimane comunque la sensazione di fruire un prodotto già ampiamente visto e rivisto.

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Gianluca Loggia (it.ign.com)
13.02.2017
The Final Chapter non raggiunge le vette di Afterlife, ma è un altro discreto esempio del “genere Anderson”. Trama talmente lineare da sembrare quasi superflua, personaggi approfonditi quanto i nemici secondari del livello di un videogioco (a parte alcune eccezioni), realismo completamente ignorato e tante sequenze visivamente cazzute (o almeno che provano a esserlo, e magari non sempre ci riescono, ma spesso sì).

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Mattia Pasquini (www.film.it)
13.02.2017
Al netto dell'ammirazione per la splendida 41enne Milla (ma potrebbero essere una decina di meno), sicuramente aiutata dal look 'aggressive', fasciante e coprente, il risultato è un tambureggiante e confuso spreco di spunti action anche interessanti e non necessariamente malvagi, sacrificati sull'altare dell'adrenalina, e un'ulteriore complicazione della storia originaria - per quanto introdotta da un prologo utile - ripetuta nei toni e nell'estetica, seppur 'ripulita' (anche dalle usuali creature mostruose, qui non peggiori né più numerose di quelle 'in giacca e cravatta'), ma non rinnovata nella sostanza.

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Carlo Andriani (www.newscinema.it)
13.02.2017
Chi ama la saga ad alto tasso di azione apprezzerà un action che, sin dal prologo, spinge l’acceleratore su sequenze degne del miglior Fast and Furious. Non siamo al livello dello straordinario After Life ma siamo qualche spanna sopra dell’affrettato Retribution. Un trionfo di adrenalina ed emozioni che, tra slow motion iconici e un pizzico di nostalgia, chiude con stile il miglior franchise nato da un videogame di successo.

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Roberto Leofrigio (talkymovie.it)
13.02.2017
Non il capitolo migliore della saga, sopratutto se paragonato al precedente diretto sempre dallo stesso Anderson, ma comunque imperdibile per chi ha seguito fin dall’inizio la storia di Alice, è un fan di Milla Jovich (chi vi scrive lo è) o non si fa troppi problemi sul fatto di vedere un film pieno di azione, zombies, con scene esagerate.

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Emanuele Bianchi (leganerd.com)
13.02.2017
Un guilty pleasure più che godibile e capace di tenere lo spettatore con gli occhi fissi sullo schermo grazie alla costante tensione.

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Federico Gironi (www.comingsoon.it)
13.02.2017
La sfacciataggine con cui Resident Evil 6 esagera, con cui ignora volutamente ogni forma di verosimiglianza narrativa, con cui porta tutto all'estremo e alle estreme conseguenze di gesti, azioni e storie, è talmente sciamannata da meritare quasi un briciolo d'ammirazione. Questo Final Chapter è assurdo, sproporzionato, infantile, perfino ovvio: ma in maniera così pura e cristallina, così sciguraratamente dissennata che, abbandonandosi al movimento della storia e alle vicende della sua protagonista, si riesce a scavare sotto lo sporco e le incrostazioni, le brutture e gli squilibri, e a scorgere un divertimento grezzo e ancestrale. Tutto questo, va detto, sarebbe stato impossibile senza Milla Jovovich, che di questo film, di questi film, non è solo la protagonista o la colonna portante, ma la struttura totale e la presenza costante e immanente.

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