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Simona Carradori (farefilm.it)
28.04.2016
Definito dalla stessa regista una sorta di "Gli spietati con la macchina da cucire", The Dressmaker non sarà certo il film dell'anno, ma il ritorno alla regia di Jocelyn Moorhouse - dopo ben diciotto anni di assenza - si è rivelato prezioso per quel cinema audace e sfrontato che punta all'ibridazione di elementi considerati formalmente incompatibili fino a che qualcuno non corre il rischio di accostarli.

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Costanza Mauro (www.pianetadonna.it)
28.04.2016
The Dressmaker è un film veramente particolare, una commedia con dei tratti quasi dark e dallo svolgimento insolito. Ad interpretarla magistralmente e a dare credibilità all'intera storia c'è Kate Winslet, una di quelle che non sbaglia mai, perfetta nel ruolo di donna fragile, affermata e seduttiva allo stesso tempo, una che è stata in grado di conquistare le donne più snob di Francia ma che ancora pensa, da qualche parte, che le opinioni di un gruppo di meschini paesani abbiano importanza. Il cast comunque è tutto di grande livello, bravo anche Liam Hemsworth, nel ruolo del piacione con il cervello, indipendente e un po' anarchico. Ottima Judy Davis nella parte della mamma della Winslet, sospesa fra follia e alcolismo. E poi c'è Hugo Weaving nell'inedita parte del sergente di polizia con un penchant per la moda che rischia di costargli la carriera: imperdibile!

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Letizia Rogolino (www.newscinema.it)
28.04.2016
The Dressmaker coinvolge ed emoziona, regalando sorrisi spensierati e lacrime sincere, anche se la durata generale poteva essere ridotta tranquillamente in fase di montaggio per un risultato più efficace. Sulle note di una musica blues volutamente vintage, i costumi sono i co-protagonisti che catturano l’attenzione dello spettatore, mentre Jocelyn Moorhouse si diverte a raccontare una storia originale, abbracciando tanti generi di film diversi che solo un bravo regista riesce a far convivere come una grande orchestra di immagini e parole. Da non perdere!

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Elena Pedoto (cinema.everyeye.it)
28.04.2016
Ispirato all’omonimo romanzo di Rosalie Ham, The Dressmaker della regista australiana Jocelyn Moorhouse è un film al femminile sul talento, l’alta moda e il ‘piacere’ sottile della vendetta (specie quando servita fredda). Costruito su un ottimo soggetto e sorretto da un altrettanto ottimo cast in cui spiccano le interpretazioni di Kate Winslet e Judy Davis, The Dressmaker coniuga con perizia il fascino di un mondo femminile esaltato da balze e merletti con l’originalità e la verve di una vendetta magistrali.

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Eleonora Materazzo (www.filmforlife.org)
28.04.2016
The dressmaker è un film ironico ma che non scade nel ridicolo, in cui il susseguirsi delle tragedie nella vita della protagonista è alleggerito dalla presenza della storia d’amore, ma che forse nella parte centrale, proprio quella più volta al romanticismo, perde un po’ di quel bel cinismo e di acidità con cui il film si apre e che poi per fortuna ritrova in chiusura, creando una struttura circolare che ci viene ricordata anche da quel treno che come l’ha condotta a Dungatar, la riporta via verso la vita che merita. Non senza aver consumato la sua vendetta (la cui scena è una delle più riuscite e d’effetto delle pellicola, insieme a quella della partita in cui Tilly si mostra al paese in tutto il suo splendore).

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Mattia Pasquini (www.film.it)
28.04.2016
Nel tanto lamentarsi della generale monotonia dell'offerta cinematografica e nella difficoltà di rinnovare generi e modelli questo ritorno di Jocelyn Moorhouse è davvero una piacevole boccata d'aria fresca.

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Federico Boni (www.cineblog.it)
28.04.2016
Cattivo il giusto, tragicomico, delioziosamente camp, forse troppo lungo e da tutti brillantemente interpretato, The Dressmaker si fa strada tra perdono e castigo, voglia di ritrovarsi e di riscatto, sbalordendo in almeno un'occasione con svolte imprevedibili che conducono a improvvisi cambi di gioco, tra lacrime e risate. Strappi probabilmente esagerati nell'evoluzione di un eccentrico progetto che la Moorhouse porta avanti con sana pazzia, resa di fatto a prova di bomba dalla divina interpretazione di un'attrice sempre più gigantesca.

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Federico Pontiggia (www.cinematografo.it)
28.04.2016
A parte le lungaggini, le sottotrame stantie e la farraginosità del plot (vendetta) principale, si sconta l’irresolutezza della sceneggiatura e della drammaturgia. Non bastano sequenze indovinate, come quella bruciante del finale, e siparietti a segno per  distoglierci dalla vera “maledizione” di The Dressmaker: l’abito non fa il film.

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Virginia Campione (www.cinematographe.it)
28.04.2016
Kate Winslet dimostra ancora una volta la sua impeccabile padronanza della scena, costruendo un personaggio carismatico e torbidamente affascinante, una donna maledetta dalla pochezza dei suoi concittadini, che sconta la pena di una falsa identità alla quale finisce, suo malgrado,  per aderire. La regia, elegante e di grande impatto scenico, completa il sontuoso quadro dell’opera di Jocelyn Moorhouse (Gli anni dei ricordi, Segreti), qui autrice anche della sceneggiatura, vera protagonista, insieme alle splendide interpretazioni attoriali e alla ricca sfilata di oltre 350 abiti dell’eccezionale costumista Maryon Boyce, dell’ottima riuscita del film.

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Gabriele Niola (www.mymovies.it)
28.04.2016
The dressmaker aveva la trama giusta per un regista corrosivo spagnolo o anche le svolte adatte per una parodia britannica. Ancora il film poteva prestare il fianco alla satira di costume, ma Jocelyn Moorhouse rifiuta ognuno di questi possibili percorsi e, sebbene mostri di aver capito bene le parti più spinose e potenzialmente esaltanti della storia, nel lungo finale si lascia conquistare da un sentimentalismo non supportato dall'adeguata coerenza con lo spunto della trama.

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Matteo Vergani (www.cinefilos.it)
28.04.2016
The Dressmaker si lascia cullare dalle sinfonie morriconeggianti di David Hirschfelder, mentre lustrini e paillettes divengono le nuove pallottole kitch di una vendetta da consumarsi rigorosamente gelata.

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Carola Proto (www.comingsoon.it)
28.04.2016
The Dressmaker, insomma, non sa decidere fra realismo magico e affresco sociale e non riesce nemmeno nel miracolo di far nascere dal caos una qualche forma di prodigioso ordine.

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