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Adriano Ercolani
10.01.2019
Potrà non essere il racconto perfetto, ma Benvenuti a Marwen arriva dritto al cuore.

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José de Arcangelo (www.cinespettacolo.it)
11.01.2019
Toccante e inquietante, dolce e perverso, infantile e maturo, fra tacchi a spillo e nazisti (di ieri e di oggi), dipendenza e ossessione, Benvenuti a Marwen è, ovviamente, tecnicamente ineccepibile, visto che sfoggia ottimi effetti speciali digitali senza che lo spettatore riesca ad accorgersene del tutto. E a segnare il passaggio tra un mondo e l’altro c’è sempre la DeLorean, quella di Ritorno al futuro.

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Pierpaolo Bonelli (www.cinetvlandia.it)
11.01.2019
Benvenuti a Marwen non potrebbe esistere se non ci fosse Steve Carell. Non è la prima volta che l’attore mette il suo volto piacevolmente malinconico a disposizione di una storia al limite del surreale (basti pensare a Cercasi amore per la fine del mondo o L’amore secondo Dan), ma qui supera se stesso rappresentando la fragilità umana come meglio non si potrebbe. Naturalmente, nella pellicola di Robert Zemeckis ci sono anche un sacco di donne, tante da rappresentare la vera essenza femminile. Ma questa è un’altra storia. Un’altra delle tante storie dentro questo bel film.

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Emanuele Paglialonga (www.abovetheline.it)
11.01.2019
Benvenuti a Marwen è un drama che soffre una lunghezza eccessiva (quasi due ore) rispetto alla quantità effettiva di fatti da raccontare, ma che riesce a salvarsi grazie a momenti di tenerezza molto sinceri, un ottimo Steve Carell e un bel cast femminile di contorno (Diane Kruger, Gwendoline Christie). Inoltre, Zemeckis non risparmia citazioni e omaggi ai suoi vecchi film (come Ritorno al Futuro) che vi faranno senz’altro sorridere. Non vi farà male recuperarlo.

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Letizia Mirabile (www.fantasymagazine.it)
11.01.2019
[...] il film è caruccio, tutto sommato interessante la storia e soprattutto la resa della storia con le action figures in primissimo piano. Ma quando passano i minuti e gli eventi cominciano a ripetersi e ripetersi e lo spettatore prevede ciò che ha già visto un paio di volte, ecco allora si fa chiara l’idea che in 20 minuti si sarebbe potuto concludere tutto, rendendo più agile ed efficace il messaggio e la comunicazione.Peccato perché gli attori sono bravi, forse Carell un po’ sopra le righe, ma è vero che parliamo anche di una persona fuori dagli schemi. Un film che avrebbe potuto dare più illuminare meglio, evitando la noia soporifera, situazioni ancora troppo frequenti, problemi la cui risoluzione è purtroppo lontana.

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Redazione (www.longtake.it)
11.01.2019
Gli spunti di riflessione sicuramente non mancano, ma il film non riesce a incidere fino in fondo a causa di qualche eccesso retorico e di un andamento un po’ altalenante, diviso tra sequenze sincere e toccanti e altre che appaiono un po’ troppo costruite a tavolino. Resta a ogni modo un prodotto profondo e non banale, ma la sensazione è quella di trovarsi di fronte a un’occasione in parte sprecata, complice un apparato visivo solo in parte efficace. Discreta prova di Steve Carell nei panni del protagonista.

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Valeria Ponte (www.anonimacinefili.it)
11.01.2019
Benvenuti a Marwen è un film traballante, che presenta una storia talmente forte da risultare comunque interessante, sebbene ci siano evidenti imperfezioni. Zemeckis alla fine dei conti porta al cinema un bel personaggio e una morale chiara, che insegna come l’arte possa guarire e combattere la brutalità del mondo. Un film da vedere, nonostante tutto, per comprendere quanto la fragilità di un uomo possa rivelarsi anche la sua forza e che non si può rinunciare a quello che si è veramente, anche se qualcuno prova a cancellarlo.

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Moreno Bernasconi (redcapes.it)
11.01.2019
La nuova pellicola del premio Oscar Robert Zemeckis, Benvenuti a Marwen, racconta una storia piccola attraverso un binomio fatto di realtà e fantasia, ed é proprio grazie a questa sua fragilità che il film si fa sentire con la sua piccola vocina capace di rimanere fedele a se stessa e non sminuirsi in un panorama inflazionato da storie di colossi.

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Carlotta Guida (www.moviestruckers.com)
11.01.2019
[...] il racconto di una resurrezione personale, la traslazione dei desideri più viscerali di un uomo che lotta per trovare una possibile restituzione nella realtà. L’interpretazione di Steve Carell si interseca perfettamente con la personalità rappresentata da Mark Hogancamp, riuscendo a creare il ritratto di una persona in balia dei propri mostri.

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Gabriele Niola (www.wired.it)
11.01.2019
Incrociando realtà e finzione infatti Benvenuti a Marwen racconta di una persona fragile schiava delle droghe dopo un trauma fisico e psicologico, della sua rabbia repressa e delle sue paure. Come qualcuno di sensibile, un artista e un narratore, cerchi di venire a patti con i propri demoni, sublimandoli nell’arte e come questo, in fondo, gli serva a poco. Materia interessante che Zemeckis già aveva affrontato in Flight ma che il film trasforma in un pasticcio. C’è poco infatti della linearità di questo grandissimo regista, anzi! La linea romantica è un disastro di ripetizioni che sembra impantanarsi sempre, mentre quella della lotta alle droghe soffre di un pizzico di ridicolo. Le scene in motion capture, cioè le fantasie escapiste avventurose, funzionano e rimangono l’idea migliore del film, ma anche lì già a metà durata tutto inizia a ripetersi, senza andare molto lontano da dove era partito.

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11.01.2019
Ciò che rende sterile il mondo di Marwen è la sua pre-esistenza al cinema stesso. Delle installazioni e delle foto di Hogancamp Zemeckis svela il percorso creativo e psicologico, togliendo all'opera d'arte la magia dell'immaginazione e donandole (forse in maniera non richiesta) la completezza della prosa. Se il suo film non diventa del tutto un gioco gratuito e pure un po’ traditore (e se la CGI fosse stata creata per sollevare lo spettatore anche dalla fatica di immaginare?) è perché il circolo vizioso e protettivo che il protagonista crea fra la sua immaginazione e il suo trauma viene interrotto non dalla giustizia (con gli aggressori condannati in tribunale), ma dalle pulsioni feticistiche finalmente liberate e ricondotte a un oggetto che impone un irrinunciabile principio di realtà

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Aurelio Vindigni Ricca (cinema.everyeye.it)
11.01.2019
Robert Zemeckis torna a mescolare fantasia e mondo reale utilizzando riprese in live action e scene in stop motion, realizzando un'opera poetica che farà emozionare in molti. Si racconta la vera storia di Mark Hogancamp, fotografo newyorchese con la passione per le scarpe femminili brutalmente malmenato da una banda di balordi. Un evento che lo traumatizza e lo rende schiavo di Marwen, una cittadina immaginaria dove prende forma la sua vita dei sogni, una bolla di cristallo dove nulla di male può succedere. Benvenuti a Marwen denuncia così l'incapacità della nostra società contemporanea di fronteggiare i soprusi e i pregiudizi, parlando un linguaggio adatto a tutti e senza mai dimenticare la giusta dose di intrattenimento.

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Vissia Menza (www.masedomani.com)
11.01.2019
Cosa manca in Benvenuti a Marwen? Credo che latiti la passione, quella determinazione che invece pare essere il propellente quotidiano del signor Hogancamp. E, nonostante questa storia sia arrivata al momento giusto (tocca temi caldi come le dipendenze, l’omofobia e lo stress post-traumatico), non conquista i nostri cuori. Il motivo? Non osa. Zemeckis ha scelto la dolcezza ma non ha raccontato una favola, non le ha dato il tempo di sbocciare riportandola di continuo alla realtà. Una realtà che non riesce a mostrare sino in fondo perché il dolore e il turbamento son costantemente interrotti dall’irrompere dei pupazzetti. Soprattutto, il regista ha infranto la mia personalissima speranza di utilizzare quel mondo di bambole per addentrarsi in una mente distrutta, privando le scene violente ivi presenti di qualsivoglia logica. In definitiva, l’equilibrio raggiunto da Benvenuti a Marwen diviene il suo peggior nemico e lo tramuta in un film carino ma facilmente dimenticabile.

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Simone Emiliani (www.sentieriselvaggi.it)
11.01.2019
[...] un mondo che, come spesso avviene nel cinema di Zemeckis, sembra veramente libero. Da tutto. Da ogni chiusura mentale (Benvenuti a Marwen potrebbe leggersi anche come un film sull’uguaglianza di gender), che condanna ogni forma di intolleranza. Di qualsiasi tipo. Perché è vero, ognuno deve essere libero di vivere la propria vita come vuole. Senza doversene mai vergognare. Quello che ognuno di noi sente di voler fare conta molto di più di quello che gli altri si aspettano da noi. E Benvenuti a Marwen è ancora una volta un film profetico e rivoluzionario. Per entrarci davvero dentro, anche nella vita del villaggio durante la Seconda Guerra Mondiale, ci vogliono degli occhiali speciali. Noi speriamo di aver preso quelli giusti. E di averci visto bene.

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11.01.2019
[...] Benvenuti a Marwen conquista per il modo con cui Zemeckis sceglie di raccontare la storia di un uomo che scappa dal suo trauma e dai suoi demoni, rifugiandosi in un universo immaginario eppure così vicino al suo trascorso. Il film non manca certo di cuore, ed è illuminato dalla performance di uno straordinario Steve Carell, alle prese con un personaggio dalle molteplici sfumature.

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Mattia Chiappani (on.techprincess.it)
11.01.2019
Benvenuti a Marwen è un film con qualche difetto a livello di sceneggiatura, che riesce però a raccontare una storia profonda. L’importanza del suo messaggio di accettazione lo rende una pellicola che vale assolutamente la visione. L’autocitazione di Zemeckis è poi la chicca conclusiva per chiudere l’accordo.

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Gabriele Niola (www.badtaste.it)
11.01.2019
eoricamente, insomma, Benvenuti a Marwen è impeccabile, purtroppo molto meno lo è nella pratica. Soprattutto è tutta la grande parte metaforica dei tacchi a non funzionare. Senza spoilerare nulla, esiste un significato importante legato alle scarpe con il tacco che iniziamo a capire nella seconda parte del film e che dovrebbe viaggiare molto più alto del resto del film, dovrebbe parlarci di umanità, tolleranza, apertura mentale e anticonformismo. Ma è goffa, gridata e sinceramente anche abbastanza stonata. Proprio Zemeckis, che è riuscito sempre a tirare se stesso fuori dalla palude con le proprie forze, qui confeziona un film ovviamente fluido e impeccabile ma che non ha mai la capacità di trovare momenti, immagini, snodi narrativi o interpretazioni (non convince anche Steve Carrell, che pure si impegna) che alimentino il suo film come carbone gettato con forza ad ardere. E quando tenta di volare alto non ci riesce.

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Cristiano Bolla (monstermovieitalia.com)
11.01.2019
Benvenuti a Marwen non cambia la storia del cinema, ma ancora una volta conferma come delicatezza e una riflessione semplice ma precisa, come può essere il valore terapeutico dell’arte, possano essere tutto quello che serve ad un film per funzionare. E infatti funziona tutto, è tutto bello e lascia bellissime sensazioni. Ce l’ha fatta ancora, il buon Zemeckis, che se non ci fosse bisognerebbe davvero inventarlo.

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Valerio Sammarco (www.cinematografo.it)
11.01.2019
Zemeckis, in sostanza, fa quello che gli riesce meglio: si affida a Steve Carell per il doppio ruolo dell’Hogancamp reale e della sua trasposizione action figure e prova a catturare questa “doppia” esistenza senza soluzione di continuità, alternando live action e performance capture.Si concede – come ovvio – qualche libertà narrativa di troppo (la più “strumentale” quella relativa al personaggio di Nicole, interpretato da Leslie Mann) e qualche pistolotto sull’alcool francamente inappropriato (alludendo in maniera eccessiva al fatto che se Hogancamp non fosse stato ubriaco magari non sarebbe stato pestato), guarda al suo cinema con il solito sguardo divertito e nostalgico (con tanto di modellino di DeLorean sfrecciante e sgommata di fuoco come chiaro tributo a Back to the Future) e al cinema tutto quale rifugio dove qualsiasi fantasia può trovare il salvifico sfogo da una realtà fatta di dolore e paure.

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Francesca Braghetta (www.intrattenimento.eu)
11.01.2019
Un film pieno di effetti speciali, ricorda moltissimo Toy Story ma senza il brio, le battute e la verve che hanno coinvolto adulti e bambini. Un film quasi ridicolizza il Post-Traumatic Stress Disorder, ma che non approfondisce a dovere la natura del disturbo. Fastidioso è l’attrito tra le due realtà, tra una in cui le Barbie super-erotiche in gonnella e tacchi alti che sparano e ammazzano, e una in cui i personaggi in carne ed ossa mancano di pathos e incisività. Insomma, non abbastanza coinvolgente per farne un dramma, neppure realistico per essere avventuroso, questo film è davvero un brutto prodotto. Potrebbe essere il peggior film della carriera di Steve Carell, e forse anche di Robert Zemeckis.

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Davide Stanzione (www.bestmovie.it)
11.01.2019
Il film di Zemeckis, rispetto ad altri episodi della sua filmografia, è ancorato in maniera più evidente a una singola idea molto forte, che Benvenuti a Marwen si fa bastare senza tentare salti e turbinii ulteriori. Questa costrizione, però, ci costringe a essere spettatori “raddoppiati”. Assistiamo a un processo: un meccanismo in atto, una persona che si guarda allo specchio, si ricrea, si giudica. Guardiamo a nostra volta qualcuno che ha già fatto della condizione di osservatore l’ultimo baluardo possibile della propria esistenza, l’ultima ancora di salvezza che gli è concessa.

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Anton Giulio Onofri (www.close-up.it)
11.01.2019
Neppure Steve Carell, nella doppia versione pupazzesca e in carne ed ossa, si spolvera via dalla faccia un’espressione catatonica che non gli si addice. E alla lunga anche le sequenze ‘action’, debitamente realizzate con l’animazione digitale, finiscono per risultare dei teatrini sterili, nonostante le numerose citazioni cinematografiche che suonano come casuali giochini nostalgici di una mente creativa stanca e demotivata. Né riesce a convincere il coté psicanalitico della ricostruzione, ogni volta corredata di nuovi elementi, della scena del trauma mascherato dalla differente ambientazione storica, che dovrebbe fungere da terapia d’urto per aiutare lo sfortunato paziente a recuperare la memoria perduta. Insomma, un flop piuttosto vistoso che potrebbe segnare, dopo i molti passi incerti della sua carriera recente, una lunga, quando non definitiva, battuta d’arresto nell’alterna carriera del geniale e smaliziato papà di Forrest Gump.

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Roberto Giacomelli (www.darksidecinema.it)
11.01.2019
Con uno stile unico, una delicatezza nel racconto che a tratti commuove, Benvenuti a Marwen è l’ennesimo grande film di Robert Zemeckis, forse il migliore di quelli che ha diretto negli ultimi anni che, probabilmente a causa della sua stramba audacia, ha pagato lo scotto al botteghino statunitense non incontrando il favore della critica e l’interesse del pubblico. Un peccato perché Benvenuti a Marwen è un’opera che vale.

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Chiara Guida (www.cinefilos.it)
11.01.2019
Nonostante il grande amore e la compassione da cui è sempre circondato il protagonista, il suo è un cammino solitario e doloroso, ma coraggioso ed emozionante.

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Alessia Starace (movieplayer.it)
11.01.2019
[...] appiattire e banalizzare un dolore impossibile da cancellare, una crepa che non si chiude, un'ingiustizia che non si sana, insieme a una oggettificazione/idealizzazione dell'immagine femminile che più sfacciata e ovvia non potrebbe essere, sono elementi che Zemeckis si fa perdonare grazie alla trasparenza con cui affronta la natura orrenda del crimine d'odio di cui è vittima il suo eroe e all'apertura mentale con cui ne esplora le conseguenze. Tanto basta a fare di Benvenuti a Marwen un film che, nel tagliare traguardi inauditi dal punto di vista tecnico e produttivo, è anche capace di offrire un racconto emozionante, luminoso e autentico.

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