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Federica Roberti (seesound.it)
01.03.2016
Suffragette è un dramma che mostra senza mezzi termini e con una regia magistrale la violenza subita dalle madri del movimento femminista del ventesimo secolo.

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Michela Marocco (www.darksidecinema.it)
01.03.2016
Un film forte e appassionato che si impone di trattare uno degli argomenti più potenti e delicati della storia contemporanea. Un film struggente senza scadere nel patetico, con una grande intensità che non diventa mai mainstream.

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Libero Bentivoglio (www.taxidrivers.it)
01.03.2016
L’affresco veridico e crudo della pellicola è ben lontano da quello dell’inno intonato dall’esilarante Signora Banks in “Mary Poppins” dove, vestita di seta e con fiori freschi, andava gioiosamente a marciare insieme alle suffragette; quel filo canoro-comico lascia spazio ad un quadro antropologico drammaticamente dipinto col dolore di donne che hanno sacrificato la loro vita privata per assicurare un futuro di equa posizione sociale alle loro future eredi. Infatti Abi Morgan, sceneggiatrice di Suffragette e penna dietro The Iron Lady e The Hour (la serie televisiva), sfoglia nelle lettere e nei diari di quelle donne che furono parte di quell’evoluzione femminile anche a costo della loro stessa vita come Emily Davison che si fece investire dal cavallo di re Giorgio V per guadagnare l’attenzione dei media. Il volto delicato e sensibile di Carey Mulligan dà vita al film nel momento in cui decide di uscire dal guscio ormai fin troppo schiacciato dall’androcentrismo per unirsi alle suffragette capitanate dal coraggio di Emmeline Pankhurst, interpretata dalla trasformista per eccellenza, Meryl Streep. La  Mulligan, capace di esprimere con una profonda ed intima interpretazione la sottile metamorfosi femminista, è accompagnata dalla solidarietà militante dell’operaia tribolata e talentuosa di Anne-Marie Duff e dalla determinazione della farmacista di Helena Bonham Carter.

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Stefano Terracina (www.supergacinema.it)
01.03.2016
Suffragette è tutto quello che ci si aspetta. Un’opera che non punta esclusivamente alla mera ricostruzione, certamente poco incisiva ma meno convenzionale del previsto, capace soprattutto di non scivolare nella facile retorica o nella fastidiosa banalità.

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Ilaria Scognamiglio (www.cinemamente.com)
01.03.2016
Suffragette deve essere visto come uno di quei film che parlano del passato ma che rendono visibile anche l’attualità, di come in un mondo “civilizzato” possano ancora accadere cose del genere. Ma, soprattutto, Suffraggette è un grido al non arrendersi mai, rivolto al mondo femminile che deve lottare sempre e comunque per la parità dei diritti.

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Valentina Pettinato (www.silenzio-in-sala.com)
01.03.2016
Dalla visione della pellicola è come se la Gavron si sentisse portatrice di una missione: parlare della lotta, del coraggio delle donne, ma attraverso esse, come un mezzo. Questa decisione, rispettabile, ha un precipitato: si limita, mostrandoci poco. E non ci concede nemmeno di esultare nel momento di conquista.

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Alessia Giordano (www.mistermovie.it)
01.03.2016
Nel film si ha uno spaccato di donne di alta società che rischiano la vita al fianco di quelle di classi inferiori, perché la lotta non è interna e intestina, ma è olte: è societaria a un livello successivo, che vede accanto medici che tali non possono essere in quanto donne e lavandaie, e molto altro. Il cast è d’eccezione. Spicca la semplicità di Maud è resa splendidamente da Carey Mulligan, Helena Bonham Carter rende i segni fisici e psicologici di Edith come qualcosa da poter sentire sulla pelle, tanto quanto il carisma di Emmeline Pankhurts è incarcato con la forza di un pugno da una Meryl Streep che non teme un ruolo che se pur marginale come presenza sullo schermo, è quello di incarnare un ideale e un desiderio.Suffragette è un film che va visto. Un’esigenza dallo stomaco, per non dimenticare mai la strada fatta e quanto ancora c’è da fare.

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Gabriele Niola (www.badtaste.it)
01.03.2016
Suffragette parla di personaggi realmente esistiti ma non vuole fare “storia”, come sempre nel cinema americano preferisce fare la “storia sentimentale”, non tanto cosa è davvero successo ma soprattutto cosa hanno davvero provato e cosa subivano i personaggi in questione, quell’ampia categoria umana fazione ritratta per sineddoche attraverso poche protagoniste. In questo è efficace ma con le consuete ruffianerie che, fin da subito, fanno sì che il film si condanni da sè all’etichetta di instant movie, pronto per il dimenticatoio tra meno di un anno.

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Marco Triolo (www.film.it)
01.03.2016
Un affresco storico minato da una ricostruzione troppo pulita e schiava del politicamente corretto.

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Katya Marletta (www.oggialcinema.net)
01.03.2016
La regista Gavron, supportata dallo scrittore Abi Morgan (The Iron Lady, Shame), calibra la pellicola non eccedendo sul racconto storico delle attiviste realmente vissute – Pankhurst, Edith Nuovo (Helena Bonham Carter) e Emily Davison (Natalie Press) – che restano a servizio della storia principale, quella della operaia, ossia della donna qualunque, la cui esperienza si trova nelle vite di molte attiviste del tempo ma i cui nomi sono stati persi. Mulligan riesce a trasmettere al suo personaggio vulnerabilità e forza espressiva rendendolo estremamente empatico. La presenza di Meryl Streep è quella di cameo, poco più di un minuto che dona alla pellicola la caratura di un’interpretazione impeccabile.

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Martina Ponziani (www.vertigo24.net)
01.03.2016
Testimonianza delicata ma efficace di un capitolo della storia moderna troppo spesso sottovalutato.

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Fabio Giagnoni (darumaview.it)
01.03.2016
Un diritto oggi bistrattato che fu strappato colle unghie e coi denti. Un'opera vivificante che verrà sicuramente accolta calorosamente dal mondo femminile, dagli attivisti per la parità dei diritti e da tutti quelli che la pensano come loro, ma anche dagli amanti del cinema in generale.

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Elena Pedoto (cinema.everyeye.it)
01.03.2016
Sarah Gavron dirige Carey Mulligan in Suffragette, un film cupo che narra le vicissitudini della lotta del sesso femminile per la parità dei diritti iniziata a metà ‘800 e che va avanti ancora oggi, anche se in modi e con mezzi diversi. Un film canonico nel suo genere ma con un punto di vista interessante che ci immerge in un’Inghilterra fumosa e nelle emozioni di una donna ferita, stanca di essere sempre considerata ‘niente’.

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Valeria Brunori (www.ecodelcinema.com)
01.03.2016
Suffragette, la cui linea narrativa si sviluppa a partire dal 1912, propone un punto di vista molto interessante: non quello di Emmeline Pankhurst, leader del movimento delle suffragette nel Regno Unito, non quello di Emily Davison, giovane che perse la vita in un incidente durante un tentativo di manifestazione e divenne un martire, ma quello di una donna comune, una tra le tante, dapprima propensa a tenere la testa bassa e ignorare i disordini intorno a lei, poi pronta a entrare in azione per cambiare la realtà e la propria vita, pur con enormi sacrifici. Carey Mulligan offre un’interpretazione estremamente coinvolgente nella sua semplicità, in cui dolore e determinazione si mischiano costantemente, trascinando lo spettatore lungo le strade percorse da Maud, nella sua casa e nel suo cuore.

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01.03.2016
Ci si accontenta, dunque, di un lavoro documentale, di esporre i fatti per far si che questi vengano rinfrescati o comunicati a chi, assente non giustificato, si era perso l'ultima lezione scolastica. Dell'epicità della causa, della costruzione e del travaglio di chi ne è stato parte attiva c'è poco e niente, e probabilmente questa è l'origine determinante che porta "Suffragette" ad essere identificato allo stesso modo di quel paragrafo sorvolabile, contenuto nel libro, di cui sappiamo già per filo e per segno i pochi punti interessanti da tenere a mente. E che di rileggere, proprio, faremmo volentieri a meno.

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Daria Pomponio (quinlan.it)
01.03.2016
Sono altre le storie che avremmo voluto vedere narrate in questo film, che invece presceglie una strada tortuosa abbracciando un’antiretorica che mummifica tutto. Come in quell’immagine della vera leader di questa storia, una Emmeline Pankhurst (ma non poteva essere lei la protagonista?) incarnata da Meryl Streep che appare brevemente alla finestra per arringare le sua adepte, con tono stentoreo e poca convinzione. Si tratta di un cammeo che resta tale, asserisce solo la presenza dell’attrice, non scuote gli animi né provoca indignazione. Quest’ultima, come tanti aspetti importanti del film, è lasciata fuori campo, in quelle didascalie che scorrono prima dei titoli di coda per informarci sul diritto di voto alle donne e le date della sua approvazione, quando ci sono.

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Adriana Rosati (www.linkinmovies.it)
01.03.2016
Suffragette è molto ben confezionato e non si può dire che non sia un bel film da domenica pomeriggio, ha dalla sua il pregio di non essere melenso ma il difetto di essere molto prevedibile e leggermente noioso.

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Vani Pappolla (www.cinematographe.it)
01.03.2016
Suffragette è un film che tocca per la prima volta il tema dei pari diritti, molto caldo in questi mesi soprattutto Oltreoceano, e lo fa evitando facili retoriche e altrettanto scontate frasi pompose e ad effetto; al contrario, cerca di presentare gli eventi quanti più sobriamente e fedelmente possibile, e il risultato finale convince e piace, al punto che gli si perdonano facilmente alcuni scivoloni di ritmo e qualche volta di troppo in cui l’elemento materno – usato per sottolineare il compito di child bearer/carer, unica caratteristica con cui le donne di allora venivano identificate – viene sottolineato. Ma come detto, a fronte di un lavoro davvero ben fatto sono sottigliezze assai facilmente perdonabili.

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Giorgio Viaro (www.bestmovie.it)
01.03.2016
Suffragette, diretto da un donna, e in cui anche il migliore dei personaggi maschili è marginale o ingiustificabile, ha una forza schietta, una determinazione nel rispondere alla domanda che desta ammirazione, e che si alimenta di piccoli gesti marginali, di calore e bellezza, soprattutto nel rapporto tra Maud e il figlio, che sono sempre nella messa in scena più importanti delle manifestazioni e degli esplosivi, del carcere e del dolore. Ed è qui la meraviglia del film, in questa via di poco effetto e cose preziose, di rifiuto di ogni tentazione exploitation, che racconta la dolcezza paradossale delle battaglie giuste.

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Mauro Donzelli (www.comingsoon.it)
01.03.2016
Uno dei meriti del film è proprio quello di rendere in carne, ossa e dolore la straziante situazione quotidiana di una giovane donna come tante altre, il suo essere costretta, quasi per inerzia istintiva, a impegnarsi nella lotta, in parallelo con l’ostracismo implacabile che accompagna il suo essere riconosciuta dall’ambiente intorno a lei come suffragetta. La Gavron delinea con realismo un movimento che a un secolo di distanza è ormai lontano nella memoria collettiva come un bozzetto folkloristico.

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Gabriele Capolino (www.cineblog.it)
01.03.2016
Scenografie, costumi, arredi e tutto quanto fanno giustamente il loro lavoro, e il film si fa anche seguire. I pochi colpetti che assesta riguardano ovviamente la vicenda familiare di Maud, e violenza varia sulle donne (ma senza esagerazione alcuna: ricordiamo il target del film, che è pur sempre un prodotto PG-13). Ma a che serve tutto questo in un periodo in cui il cinema ha avuto Lars Von Trier?

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Marzia Gandolfi (www.mymovies.it)
01.03.2016
Vitale e verace, Suffragette elude la rigidezza del film in costume e trova in Carey Mulligan una protagonista sensibile e ardente.

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