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Massimo Lastrucci (www.ciakmagazine.it)
12.05.2016
Lo “stile” del film (obbligatoriamente tra virgolette) riprende, magari facendone la parodia esplicita, il mondo adrenalinico sino al surreale dei videogames, un mondo adulterato e survoltato, in cui tutti gli ambienti sono tanto falsi quanto scontatamente assimilati dall'assuefazione generale: feste, serate in locali notturni stile megaparty, matrimoni, tutto è coloratissimo e kitch e non compare una ragazza che non sia uno schianto, neanche a pagarla, comprese le poliziotte, le commesse e le comparse sullo sfondo.

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Ludovica Ottaviani (www.cinefilos.it)
12.05.2016
Banale e ripetitivo, Un Poliziotto Ancora in Prova non arricchisce al filone del Buddy Movie e nemmeno si sforza di creare una nuova “fenomenologia comica”: le battute si reggono sulla performance di Hart, che scricchiola e fa rimpiangere i grandi comici di razza riducendosi ad una mera macchietta, patinata e mal riuscita parodia di un pacchiano video clip hip- hop.

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Mirko Lomuscio (www.youmovies.it)
12.05.2016
L’esigenza di sequel nei riguardi di certi titoli è dovuta solo ed esclusivamente per motivi economici, dato che Un poliziotto in prova ha incassato negli U.S.A. uno sproposito (a fronte di un budget di 25 milioni ne ha racimolati ben 134); e giustificazione più appropriata non può che essere attribuita all’esistenza di questo Un poliziotto ancora in prova, dato che abbiamo a che fare con un lungometraggio che racchiude nella sua esilissima trama tutto il visto e stravisto del genere commedia poliziesca. Cube e Hart rifanno i loro personaggi con una certa stanchezza nell’interpretarli, senza osare a qualcosa di diverso nelle loro caratterizzazioni; monocorde e perennemente imbronciato il primo, petulante e assordante il secondo, dimostrando che già alla base non c’è granché a cui assistere.

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Giancarlo Zappoli (www.mymovies.it)
12.05.2016
Tutto qui deve essere chiaro fin da subito affinché lo spettatore non debba affaticarsi troppo trovandosi di fronte all'entertainment con la più bassa richiesta di concentrazione di neuroni che gli possa essere offerta.

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Eva Pettinicchio (www.cinematographe.it)
10.05.2016
Gli ingredienti per intrattenere ci sono, quello che manca davvero è la risata, che trattandosi di una comedy con un attore come Kevin Hart, avrebbe dovuto essere distribuita lungo tutte le scene e meglio amalgamata con il resto presentando battute meno scontate e situazioni meno ridicole.

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