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Ivana Faranda (www.ecodelcinema.com)
15.10.2015
L’opera di Simon Curtis è perfettamente riuscita, dalla fotografia splendida alla bravura degli interpreti.

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Matteo Vergani (www.cinefilos.it)
15.10.2015
Incapace di sfruttare al meglio la carta dell’arte come espressione di un intero popolo e finisce per condire di leziosa retorica il prodotto .

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Carlo Andriani (www.newscinema.it)
15.10.2015
Woman in Gold convince quando concentra l’attenzione sulle emozioni ed i ricordi della protagonista che, inevitabilmente, costituiscono il cuore della pellicola. Una pellicola commovente ed entusiasmante.

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Michele Parrinello (www.persinsala.it)
15.10.2015
Woman in Gold dimostra ottime potenzialità e una storia intrigante, ma si perde in una realizzazione appena sufficiente, sprecando attori talentuosi e una buona occasione per raccontare una pagina ancora poco nota della Seconda Guerra Mondiale.

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Rosalinda Gaudiano (www.cinema4stelle.it)
15.10.2015
Pur tentando di sensibilizzare il più possibile sul dramma umano ritornando più volte sul sequestro operato dai nazisti ai danni di famiglie ebree, Simon Curtis non raggiuge l'intento che forse si era prefisso. Alla fine il film si risolve in un racconto di una cronaca documentata attraverso atti e tempi giudiziari che hanno il volto di una brava Helen Mirren.

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Laura Siracusano (www.cinematographe.it)
15.10.2015
Attraverso il saccheggio e l’appropriazione di opere d’arte si ruba l’identità e la libertà di un popolo, e la storia è piena di esempi di questo genere, ahimè anche attuali. Questo sottolinea ancora di più l’importanza del compito del cinema, ovvero quello di custodire un pezzo di storia e continuare a raccontarlo. In questo senso Woman in Gold riesce nell’intento e arriva con tutta la sua potenza e commozione al cuore degli spettatori.

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Marco Alocci (www.myreviews.it)
15.10.2015
Pur non annoiando praticamente mai, Woman in Gold vive di momenti. L’intensità si fa sentire nelle battute finali, quando l’attenzione si sposta definitivamente sul presente. Le scene del “passato”, benché ben girate e comunque funzionali ad una completezza generale dell’intreccio, risentono della forte influenza del cliché di genere. Viva è la necessità di un film di questo genere che, oltre a risvegliare un senso d’apprezzamento culturale e dell’arte spesso sopito, aiuta a ricostruire un fenomeno, quello delle ruberie d’arte, così intrinsecamente legato al tema della memoria, contemporaneamente monito ed esempio per il nostro stesso futuro.

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Gabriele Niola (www.badtaste.it)
15.10.2015
Woman in gold oscilla tra le angherie giurisprudenziali del presente e quelle del passato con croce uncinata ai danni di Maria Altmann, che invece è la più amabile e dolce delle determinate vecchine. Mette in scena un protagonista dal cuore d’oro, un underdog in cerca di riscatto a cui nessuno dà una buona occasione e a supportarli mette i valori di libertà e tolleranza statunitensi (il paese che ha accolto Maria Altmann). Non c’è insomma timore di esagerare in questo film, pronto a tutto per assicurarsi una lacrima dello spettatore e la sua incondizionata adesione sentimentale ad una parabola indiscutibile.

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Gianluca Arnone (www.cinematografo.it)
15.10.2015
Non convince del tutto e l’esito è scontato.

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Verdiana Paolucci (www.filmforlife.org)
15.10.2015
Woman in Gold si concentra sull’emozione, senza esagerare con la storia. Infatti, il nazismo non è mai un terreno semplice in cui camminare e gli orrori che ne sono derivati non vengono rappresentati giustamente nella pellicola – o forse non è l’intento di Curtis. Il film non è solo una storia di giustizia, ma è una memoria. Woman in Gold ci insegna a non dimenticare le grandi tragedie, non solo quelle dell’Olocausto, che sono accadute e che accadono del mondo: non si può restare indifferenti, ma come Maria Altmann, bisogna alzarsi e parlare.

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Luisa Cotta Ramosino (www.bestmovie.it)
15.10.2015
Woman in Gold è un onesto e commovente omaggio a chi dai nazisti fu spogliato di tutto finendo per pagare con la vita la propria identità.

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Federico Boni (www.cineblog.it)
15.10.2015
Curtis, spaziando continuamente tra presente 'legale' e passato 'nazista', porta avanti la storia su due binari paralleli, esagerando nei toni di scrittura legati all'Austria del Terzo Reich. Limitato nei dialoghi che virano con enfasi verso lo stucchevole dramma, Woman in Gold cede poi all'ovvio, ovvero a quella rappresentazione giuridica alla 'Davide contro Golia' durata ben 8 anni, tratteggiata con crescente interesse eppure indirettamente 'frenata' dai duri, difficili ed enfatizzati ricordi che la protagonista dovrà per forza di cosa affrontare.

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Vanessa Trimani (www.supergacinema.it)
15.10.2015
La commuovente e affascinante storia vera di una donna che cerca di ottenere giustizia per riparare al danno subito dalla sua famiglia. Un film che parla di restituzione, di amicizia e di arte.

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Alessandro Boni (www.close-up.it)
15.10.2015
Woman in Gold si rivela un prodotto ben confezionato, che sa coinvolgere, sa commuovere, sa intrattenere con garbo e classe.

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Paolo D'Agostini (www.repubblica.it)
15.10.2015
La categoria di appartenenza è quella dell'opera edificante e pedagogica, povera di altri valori, ma vale il biglietto (a parte l'indiscusso interesse di ciò che si rievoca) la presenza di Helen Mirren, signora britannica della scena, in realtà solo settantenne nei panni di una ottantacinquenne.

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Carola Proto (www.comingsoon.it)
15.10.2015
Woman in Gold è anche altro: è un film che punta al divertimento e che nell’invito della Mirren a Katie Holmes a guidare più veloce per non far squagliare la cioccolata di una ciambella tradisce il suo know how in fatto di action movie. Certo, se è di entertainment che parliamo, non possiamo non sottolineare come, almeno all’inizio, i flashback rallentino la storia, spezzandone il ritmo. Ma poi, con la loro fotografia color seppia e grazie all’interpretazione di Tatiana Maslany, quasi arrivano a piacerci di più della parte ambientata ai giorni nostri.

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Gabriele Niola (www.mymovies.it)
15.10.2015
Woman in gold si limita a scorrere, a lasciarsi guardare e dimenticare, senza trasformare la vera storia in grande epica oppure in piccola e toccante quotidianità, senza cioè individuare nelle pieghe della vita reale qualcosa sul quale porre la propria attenzione. Simon Curtis sembra documentare l'accaduto (romanzando quando serve) invece che mettere la lente d'ingrandimento su cosa, in tutti questi eventi, sia in grado di suggerire più dei semplici fatti esposti con simpatia.

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