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Adriano Ercolani (blog.screenweek.it)
21.03.2018
Con Ready Player One Steven Spielberg ha voluto chiudere i conti con la sua infanzia in maniera probabilmente definitiva. È tornato a contemplarla per un’ultima volta, con occhi meno innocenti e una consapevolezza quasi dolorosa di cosa significhi sentirsi abbandonato, non supportato da quelle istituzioni (famiglia, ordine sociale ecc.) che invece dovrebbero tutelare le età più giovani. La stessa fuga nella realtà virtuale che il suo film mette in scena è in fondo il tentativo di evasione che Spielberg stesso ha esperito facendo cinema. E proprio per questo Ready Player One rimane impresso nella memoria dello spettatore. Perché può vederci fuse insieme tutta la gioia e il dolore del suo autore.

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4 Ready Player One riesce nel difficilissimo compito ...
4 Ready Player One riesce nel difficilissimo compito di essere contemporaneamente nel passato e nel presente, un omaggio che renderà felice la mia generazione ma che piacerà ancor di più ai miei figli. La magia di quel cinema è nuovamente viva grazie al tocco di Spielberg in un film che riesce a superare di slancio i limiti del libro da cui è tratto rispettandone lo spirito e facendo l'unica cosa che sarebbe stato possibile fare per portarlo al cinema. Poi c'è il colpo di genio di "Wargames" ;)

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Antonio Maria Abate (www.cineblog.it)
30.03.2018
Ready Player One è incalzante, specie nel primo atto, ché di spiegare tutte queste cose ha poco tempo. Ed è tutto un susseguirsi di citazioni sotto forma di personaggi, rimandi trasversali et similia. Saturo all’inverosimile, non è facile barcamenarsi all’interno di questa congerie di pop culture visuale: sono per lo più film e serie TV, la nuova cultura classica, quel tipo di cose che abbiamo oramai introiettato anche laddove non le avessimo viste direttamente; fanno parte del nostro corredo esperienziale, segno della potenza di questa forma di comunicazione, con la quale riusciamo a relazionarci senza bisogno di “conoscerla”, nel senso di averla studiata in ogni sua parte, insomma senza un filtro consapevole.

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Roberto Recchioni (blog.screenweek.it)
21.03.2018
Il film è lungo ma non pesa, ti fa divertire, ha un bel messaggio di fondo, lascia con la bocca aperta per le trovate visive, per la soverchiante ricchezza visiva e per il coraggio che ci è voluto per metterla in scena. In termini semplici, Ready Player One è il blockbuster “puro”, meglio pensato e meglio girato degli ultimi quindici anni e già questo basterebbe per catalogarlo nella categoria "classici immediati". Ma il bello è che questa è solo la superficie. Perché dentro a questo meraviglioso giocattolo, Steven Spielberg riesce a innestare una riflessione sul senso del cinema e sul suo futuro che lascia senza parole. Purtroppo, per spiegarvi meglio questo aspetto, dovrei fare un lungo spoiler e voi siete quelli che di spoiler non ne volete, vi basti quindi sapere che, più o meno alla metà della pellicola, Spielberg si appropria dei concetti base di Ernest Cline e li declina alla sua passione, ovvero il cinema. Il risultato sono dieci minuti di pura, giocosa, irriverente, geniale, provocazione artistica che vi lascerà a bocca aperta e darà di che parlare ai critici accademici di tutto mondo. E, tutto questo, in un film "per ragazzi". Insomma, mettete da parte ogni pregiudizio possibile e guardate questo film.

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Gabriele Niola (www.gqitalia.it)
28.03.2018
Ready Player One non si limita a mettere in scena la nostalgia quindi ma la eleva a forma di cultura dominante, a pratica di dominio.

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Maurizio Acerbi (www.ilgiornale.it)
28.03.2018
Per due ore e venti minuti (tranquilli, volano), Spielberg vi fa salire su un ottovolante virtuale (tra computer grafica e «performance capture»), catapultati in questo immenso mondo di fantasia dove i ragazzi patiti di videogiochi andranno pazzi e nel quale i cinquantenni nostalgici potranno ammirare, con un tuffo nel cuore, tante icone della loro gioventù. Un viaggio nella musica, nei miti, nei videogiochi, nel cinema di quel decennio. E così, spazio a Gundam e a Mechagodzilla, al T-Rex e a King Kong, alla DeLorean di Ritorno al Futuro o alla moto di Akira, ai riferimenti a Terminator e ai Bee Gees; e molto altro ancora. E soprattutto, a un momento cult all'interno di un famoso film horror e del quale non vi sveliamo nulla per non togliervi la sorpresa. Il tutto, per ribadire, soprattutto ai ragazzi, che solo nel reale c'è la realtà. Senza dimenticare di sognare.

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Alessandro Giglio (www.radioliberatutti.it)
28.03.2018
Avventura e analisi sociale vanno a braccetto, citazionismo spinto, riflessione sull'accettazione di sè sono alcuni degli elementi con cui Steven gioca con grande sense of humor. I nerdoni ci sguazzeranno come matti, i nostalgici anni 80 pure, ma in fondo è un film complesso e perfetto per accontentare un pubblico estremamente vasto. Solo il regista di Cincinnati poteva mettere mano ad un progetto così vasto ed ambizioso, ed in fondo ci sembra il modo migliore per chiudere il cerchio su un discorso iniziato appena trenta anni fa.

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Martina Calcabrini (www.taxidrivers.it)
28.03.2018
Nessun particolare viene lasciato al caso, tutto rientra nel superbo disegno di un demiurgo machiavellico e impietoso che cattura lo spettatore e lo intrappola in un vortice di emozioni senza tregua. I 140 minuti della pellicola praticamente volano e, alla fine, il pubblico si ritrova completamente esausto, a metà tra lo sbigottito e l’affascinato, in una sorta di prometeica estasi mistica. Sfiniti e senza più energie, assorbiti anima e corpo nella contemplazione di una vera creazione poetica plasmata da uno strabiliante regista visionario, gli spettatori perdono anche l’uso della parola. Spielberg vince, ancora una volta. Ma d’altronde, non c’è partita contro di lui. Questa è la verità.

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Stefano Dell'Unto (www.mangaforever.net)
28.03.2018
In superficie si tratta di una vicenda dalla struttura piuttosto semplice che contiene un messaggio retorico sul rapporto spersonalizzante coi social media diretto soprattutto ai più giovani. Spielberg traduce gli enigmi del romanzo, Codice da Vinci per nerd, in tre scene action memorabili. Nella corsa iniziale e nella battaglia finale si diverte coi giocattoli, costruisce delle sequenze pazzesche e mastodontiche, spinge l’acceleratore su tutte le tecnologie a sua disposizione, sfreccia e vola con la macchina da presa nell’immaginifico mondo virtuale inanellando gag come neanche nel più ispirato Indiana Jones.

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Stefano Priarione (www.lastampa.it)
28.03.2018
Anche qui Spielberg è classico: pur nella frenesia e nell’uso della computer grafic, Ready Player One a è un film molto tradizionale, un film per i ragazzi anni Ottanta uscito nel 2018.

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Emanuele Bianchi (www.wilditaly.net)
28.03.2018
Un vero e proprio ponte generazionale, tra i nerd oggi cresciuti e quelli più giovani ma soprattutto verso coloro che non fanno parte di questo mondo. Uno degli scopi del film è sì il voler omaggiare la cultura nerd degli ultimi anni, ma anche far (ri)scoprire tali prodotti a chi non li conosceva, i quali non coglieranno tutte le citazioni ma si divertiranno assistendo a un’avventura mozzafiato. Il tutto riuscendo a evitare un’operazione nostalgia a favore di una vera e propria lettera d’amore per un decennio d’oro per il cinema e la cultura nerd. Da non perdere.

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Marcello Paolillo (www.spaziogames.it)
21.03.2018
Meglio sottolinearlo ancora una volta: chi ha letto e amato il libro potrebbe non gradire l'ultima pellicola di Spielberg, il quale più che migrare il romanzo sul grande schermo ha preferito plasmarlo e trasformarlo al suo volere, in maniera del tutto inaspettata. Il risultato, al netto dei cambiamenti, è una piccola gemma. Che non solo ha l'indiscusso pregio di omaggiare un intero ventennio di film e storie che hanno cresciuto una (o più) generazioni di ragazzi, bensì riesce a essere anche e soprattutto un film bilanciato alla perfezione, senza tempi morti e con alcune (eccelse) dimostrazioni di stile. Perché se Steven Spielberg è sicuramente un "matusa" del mondo del cinema, ciò non toglie che non sia ancora in grado di farci sognare come pochi al mondo. E anche solo per questo, c'è da essergli immensamente grati.

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Luca Ceccotti (cinema.everyeye.it)
21.03.2018
Ready Player One Ready Player One è Steven Spielberg al suo meglio. Lavorando con Ernest Cline e Zack Penn a una trasposizione più adatta al mondo cinematografico, il regista ha saputo creare un bel messaggio sull'importanza delle relazioni e della quotidianità attraverso un film portentoso, visivamente stupefacente e ricco di sequenza memorabili (una in particolare davvero fuori scala!). È un adattamento differente dal romanzo ma figlio della stessa penna, qui sinceramente più equilibrata e volta alla perfettibilità delle mancanze narrative del romanzo. C'è stupore, citazionismo, divertimento e una regia che tra piani sequenza digitali e scene action ingombranti e spettacolari regala due ore e venti di assoluta goduria nerd adatta a tutti. Cinema di estasi e meraviglia. Sia sempre lode a Steven Spielberg!

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Valentina Ariete (multiplayer.it)
21.03.2018
Chi dava il regista americano prossimo alla pensione dovrà rimangiarsi il suo pensiero e resterà stupito di fronte a questa immensa dichiarazione d'amore per il cinema. Per intenderci, c'è una scena in cui Spielberg rivisita un famoso film horror che è talmente geniale e bella da valere da sola l'intero film. Ready Player One è un omaggio alla bellezza di emozionarsi per le cose in cui si crede e che si amano, un inno a trasformare ciò che gli altri considerano dei difetti in punti di forza. Usciti dalla sala si ha solo un desiderio: vedere il film ancora e ancora per apprezzarne tutti i dettagli, con la consapevolezza che, sopratutto per chi è cresciuto negli anni '80 e '90, si tratta di uno dei film della vita.

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Roberto Vicario (gamesurf.tiscali.it)
21.03.2018
La migliore considerazione che si può fare su un film come Ready Player One è che questo rappresenta sicuramente un film "generazionale". Per molti Ready player One rappresenterà una sorta di nuovo Wargames, o di un nuovo Goonies; avrà il sapore di quelle cartucce in cui soffiavi al loro interno per farle funzionare o di quella VHS con i bordini della confezione sbeccati dal tempo. Ready Player One è qualcosa che fa bene al cuore di chi ha amato gli anni '80, ma in grado di strizzare l'occhio anche ai curiosi delle nuove generazioni. Intrattenimento puro e cristallino. Andate a vederlo.

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Mattia Pescitelli (gogomagazine.it)
21.03.2018
Ready Player One è la summa di tutto ciò a cui ci ha abituati il cinema moderno, spostandosi con impeto verso il post-modernismo. Il suo punto di forza è quello di essere un film autoreferenziale, pregno di citazioni e che è nella sua interezza una citazione a se stesso. La ricerca dell'Easter Egg nel film coincide con la ricerca della citazione da parte dello spettatore che sta guardando. Spielberg ha trovato ancora una volta quella parte bambinesca del suo Io e l'ha alimentata a dismisura, spingendosi oltre confini che mai aveva osato valicare. Questo ha comportato senza dubbio dei piccoli errori, ma può capitare quando si cammina nell'ignoto. Molti si sarebbero persi, ma lui no. Spielberg sapeva quello che voleva raccontare e quale fosse il modo migliore per farlo. Non ha dovuto far altro che guardare indietro e pensare a tutto ciò che ha passato per arrivare fin qui. Tornare alle origini della sua passione. Tornare a vivere i ricordi. Tornare quel ragazzo impacciato che voleva cambiare il cinema.

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Redazione (www.filmtv.it)
21.03.2018
Quella allestita da Steven Spielberg è una giostra mangia gettoni dalla cadenza mirabolante, che centrifuga influenze nette in uno spazio di manovra - quello virtuale - quasi sempre sfortunato al cinema. Senza trascurare una morale che insegna a osservare in modo atipico, perché solo andando oltre i preconcetti inculcati e seguendo una linea di ragionamento estrapolabile dall’istinto impresso nel dna da madre natura, è possibile trovare la soluzione vincente ai rebus che ci aspettano fuori dalla porta di casa. Un intrattenimento cinefilo, curioso e cristallino, affetto dalla sindrome di Peter Pan: questa volta non c’è davvero bisogno di altro (affermazione valida esclusivamente per chi è affascinato dai temi esposti, per tutti gli altri non è prevista alcuna scialuppa di salvataggio).

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Roberto Semprebene (www.silenzioinsala.com)
21.03.2018
Ready Player One rientra pienamente nella classica produzione di Steven Spielberg, ricca di idealismo e propugnatrice del valore dell’amicizia, dell’amore e della lealtà, della determinazione nel perseguire i propri sogni, con un costante richiamo al rispetto e all’empatia nei confronti degli altri, che vanno difesi da chi ha come obiettivo il profitto a discapito di tutto e tutti. Temi banali? Diremmo piuttosto universali e sempre veri, banalizzati in tante produzioni ma esaltati da cineasti visionari che non hanno dimenticato il valore di far sognare i propri spettatori, calandoli per un paio d’ore in un contesto in cui i buoni possono vincere facendo affidamento gli uni sugli altri, e in cui persino i cattivi possono avere un momento di esitazione di fronte a qualcosa di genuinamente emozionante

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Roberto Leofrigio (movie.talkymedia.it)
21.03.2018
Davvero difficile descrivere o recensire un film che a seconda della vostra età anagrafica non potrete non amare. Spielberg riesce nel modo più perfetto a fare sua una storia, che nel libro in fin dei conti era la trama di uno dei suoi tanti film. La summa di tutto, ma ovviamente il tocco del maestro e le giuste modifiche rispetto alla versione cartacea offrono un prodotto per tutti nella più sana tradizione spielberghiana.

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Lorenzo Peroni (www.artslife.com)
21.03.2018
Spielberg riesce in quello in cui avevano fallito le sorelle Wachowski, che dopo Matrix si sono impantanate in giocattoloni tanti costosi quanto malriusciti come Speed Racer e Jupiter Ascending; dà alla luce un’avventura di fantascienza godibile e autoriale, con una sceneggiatura tanto semplice quanto solida, attingendo al mare magnum della cultura pop (di cui è lui stesso perno centrale, non dovrebbe nemmeno essere nemmeno necessario ricordarlo – da E.T. a Indiana Jones, da Jurassic Park a A.I., se qualcuno si fosse distratto un attimo) senza risultare derivativo.Lo Spielberg ‘avventuroso‘, ancora oggi, è quello più convincente, quello che non verrà premiato, ma che vanta e potrà continuare a vantare un’influenza decisiva sulla cultura mainstream.

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Emanuele Sacchi (www.mymovies.it)
21.03.2018
La fuga nel virtuale è un tourbillon di citazioni, con al suo interno un tributo sentito e imprescindibile.

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Matteo Squillante (www.lascimmiapensa.com)
21.03.2018
Racchiudere 140 minuti di pellicola in una breve recensione non è facile: il ritmo della narrazione è serrato durante tutta la durata del film e il montaggio è frenetico. Spielberg lavora su due piani: quello della realtà virtuale in cui i personaggi sono animati e quello della realtà, girato su pellicola.I due piani sono così affini e la fotografia del grande Janusz Kaminski è così accurata che lo spettatore vedrà un unico e solo film passando senza problemi dalla realtà virtuale a quella reale. Gli stessi effetti speciali vengono usati nei due piani di narrazione. Spielberg non solo produce un ottimo film di fantascienza, ma riesce a creare un cult innovativo che coglie a pieno lo spirito del tempo attuale per restituire allo spettatore un coinvolgimento unico.

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21.03.2018
Appassionato della cultura pop degli anni ’80, Halliday ha creato OASIS sulle proprie passioni, requisito principale dei Gunter quindi è essere praticamente onniscienti su tutto quello che concerne quel decennio. La sfida all’ultima citazione viene però guastata dalla IOI, la seconda azienda più potente dopo la GSS, e per questo più che determinata a prendere le redini di OASIS e raggiungere il primato mondiale.Tutto questo viene detto nei primi cinque minuti del film, il resto è pura goduria nerd a colpi di citazioni, personaggi, oggetti e ambientazioni che sono nel cuore di tutti (o comunque di molti).

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Simone Martinelli (www.projectnerd.it)
21.03.2018
Ready Player One non è solamente un film. È una festa meravigliosa creata appositamente per i nerd, per i nostalgici, in cui tutti i maggiori esponenti della cultura pop sono invitati. Una pellicola che vorrete vedere e rivedere.

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Simone Lelli (www.gamelegends.it)
21.03.2018
Un film che rischiava di cadere in un tripudio di citazioni: eppure Spielberg riesce senza problemi ad imporre la sua scelta autoriale, portando a schermo un film che verrà sicuramente annoverato negli anni a venire. Una storia ricca di emozioni e azione, capace di catapultare lo spettatore in un mondo cupo, tetro, ma che presenta ancora speranza. L'umanità raccontata in un periodo storico diverso, che però presenta problemi già visti oggigiorno, e un messaggio importante che vi rimarrà impresso appena usciti dalla sala. Se volete farvi un regalo, andate a vedere Ready Player One. Non ve ne pentirete.

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Gian Luca Pisacane (www.film.it)
21.03.2018
Il romanzo di Ernest Cline non poteva trovare trasposizione migliore per il grande schermo: ritmi forsennati, mirabolanti effetti speciali, ma anche un grido di speranza, per tutti quelli che non si vogliono mai arrendere e alzano ancora lo sguardo verso le stelle.

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Carmen Graziano (www.nerdplanet.it)
21.03.2018
Questa domanda che vi state ponendo ci sembra lecita: guardarlo o non guardarlo? Per noi, community di nerd (e se siete qui, forse in fondo lo siete un po anche voi) è un film pieno di ricordi ed emozioni che merita di essere visto. E’ stato capace di portarci in una realtà in cui è presente quello che la maggior parte dei giocatori desidera: un software di realtà virtuale che unisce sia i videogiochi attuali che quelli degli albori. Ci ha permesso di sognare e questo è uno dei motivi più importanti per cui ve lo consigliamo.

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Matteo Campofiorito (spettacoli.leonardo.it)
21.03.2018
La bellezza visiva di Ready Player One, e la sua struttura di action movie, siamo certi che lo faranno apprezzare da subito al grande pubblico, anche a chi non ha i riferimenti culturali per poter cogliere tutti i rimandi del film. Ma proprio questa sua complessità di rimandi e citazioni alla cultura pop, questo suo essere esso stesso un’opera pop, lo fanno diventare già oggi un "instant classic", un cult che verrà visto e rivisto innumerevoli volte anche da cinefili, critici cinematografici, nerd, tecnologi e videogamer, solo per coglierne tutte le citazioni.

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Francesco Martino (www.abovetheline.it)
21.03.2018
La caccia degli Altissimi Cinque è una girandola di citazioni e riferimenti, di momenti visivamente maestosi e di “spielberg face” in cui il regista si muove con maestria, riuscendo a bilanciare un racconto per nostalgici con una storia adrenalinica in cui le nuove generazioni sfidano le mire capitaliste delle vecchie, cercando di sovvertire l’ingiusto ordine di una civiltà in rovina. Solamente Steven Spielberg poteva dirigere un film del genere, soltanto lui poteva immergersi nel mare di parole scritto da Ernest Cline ed uscirne asciutto, finendo per migliorare il romanzo originale con un adattamento furbo e ben scritto. Questo perché Steven Spielberg è James Halliday e Wade Watts, è quindi allo stesso tempo l’artefice di un immaginario collettivo fatto di film e colui desideroso di conservarlo. Ready Player One è questo, un tributo alla passione più pura, un bellissimo omaggio di Steven Spielberg per noi “giocatori” di un enorme partita.

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Nicolò Palmieri (outoutmagazine.com)
21.03.2018
Ready Player One è sì un accattivante contenitore di puro cinema, ma è anche una cinica critica verso questa nuova società, in cui le persone passano più tempo davanti a uno schermo che nel mondo reale, ed in cui interagiscono unicamente con i loro amici virtuali, dei quali non conoscono nient’altro se non il nickname. Quindi, come è comprensibile condividere il pensiero iniziale del film, “La realtà è deludente”, è altrettanto necessario rendersi conto, tramite le parole di Halliday stesso, che “La realtà è l’unica cosa che è reale”, perché non è poi così difficile immaginare un intero universo parallelo in cui presto vorremo tutti scappare.

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Maurizio Corò (nerdando.com)
21.03.2018
Non voglio girarci attorno: ci sono stati dei momenti talmente epici che se non mi sono alzato ad applaudire è stato solo per rispetto degli altri spettatori.

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Marco Albanese (stanzedicinema.com)
21.03.2018
Se il romanzo di Cline è un inno nostalgico alla magia della propria infanzia e alla cultura pop di cui era intrisa intimamente, tra videogames e musica, il film di Spielberg è forse la summa della sua poetica fanciullesca e avventurosa.Ready Player One è una festa a cui tutti sono invitati. Non abbiate timore se non avete mai giocato a Adventure, non amate i Duran Duran o non sapete chi sia Il gigante di ferro. Non è questo quello che conta davvero: non è la caccia alla citazione o al riferimento nerd. Conta la straordinaria abilità di Spielberg di fare cinema, di trascinare lo spettatore nella magia che scorre sullo schermo, nella voglia irresistibile di tuffarsi nell’avventura, ancora e ancora una volta.

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21.03.2018
Wade e gli altri gunter ci catapultano nella loro sfida alla ricerca di un Easter Egg che è il premio per ereditare OASIS e la fortuna che porta con sé. Anche qui troviamo un ulteriore riferimento al passato. Al primo Easter Egg della storia del videogioco che fu inserito da Warren Robinett in Colossal Cave Adventure, il gioco per l’Atari 2600. Insomma, Steven Spielberg convince ancora una volta e gli applausi in sala alla fine dell’anteprima stampa romana del film ne sono la prova.

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Lilly Leone (www.cubemagazine.it)
21.03.2018
Un incredibile viaggio tra realtà virtuale e realtà reale disseminato di riferimenti alla cultura pop degli anni '70 e '80. Un vero e proprio tuffo nella memoria e un "ritorno al futuro" per il regista Steven Spielberg che, dopo averci deliziato quest’anno con il film politicamente impegnato The Post, torna al genere a lui più caro: la fantascienza. E lo fa con la maestria e la genialità che da sempre lo contraddistinguono come regista e come "creatore di altri mondi".

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21.03.2018
Facendoci sentire come ci si sente sulle montagne russe - quello che doveva essere - ed è, poi - un film di puro intrattenimento, riesce contemporaneamente anche ad esprimere idee e pensieri su dove stiamo andando, dove rischiamo di arrivare e quali sono i valori che dovremmo e varrebbe la pena recuperare. Tutto senza stare lì a puntare il dito, o a farci la paternale. Tutto attraverso il potere di quello strumento affascinante quanto abusato. Tutto perché dietro la macchina da presa - signore e signori - c’è un poliglotta, un maestro e un fuoriclasse come Steven Spielberg.

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Simone Fabriziani (www.awardstoday.it)
21.03.2018
Una vera e propria rivincita dei nerd riaggiornata alla moda della nostalgia della cultura pop degli anni '80 che si fa imponente sinfonia visiva e musicale (e le note composte da Alan Silvestri ben incapsulano il sentimento di recupero del passato multimediale) che (ri)pensa il cinema di Steven Spielberg e lo agglomera tutto quanto, nel bene e nel male. A ben pensarci, soltanto il regista premio Oscar che ha forgiato e rimodellato la cultura visiva degli anni '80 e '90 per sempre poteva prendere le redini dell'ambizioso adattamento del romanzo cult di Ernest Cline, la cui maggior fonte di ispirazione nerd (in buona parte) è la stessa filmografia di Spielberg.

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Gabriele Niola (www.wired.it)
21.03.2018
I cinque protagonisti si conoscono online giocando insieme, si riconoscono in mezzo a mille come simili a partire dai loro comportamenti di gioco, interagiscono, approfondiscono e stringono legami d’amicizia e d’amore che sono sinceri e autentici prima ancora di incontrarsi nel mondo vero. E il motivo per il quale si coalizzano fin da subito è per salvare un mondo digitale e un videogioco dalla sua fine o dalla sua rovina commerciale (per l’appunto i cattivi che vogliono peggiorarlo, infarcirlo di pubblicità e sottrargli la sua bellezza).

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Massimo Bulgarelli (www.noidegli8090.com)
21.03.2018
Spielberg non riesce a confezionare un film ben calibrato tra reale e virtuale, passando sopra a certe dinamiche che forse sarebbe stato meglio spiegare non lasciandole al caso, ma alla fine forse va bene cosi. Ready Player One verrà ricordato per la quantità spropositata di richiami ad una generazione passata che ha fatto la storia e alla quale tutt’ora non ci si riesce ancora a slegare, e forse, questa quantità spropositata, soltanto Spielberg poteva dosarla nel modo giusto con amore e limpidezza. Dopotutto, come Biff Tannen su “Ritorno al Futuro” è l’unico che sa come far partire la propria macchina, Spielberg è l’unico che sa come farci sognare ancora parlando di quegli anni, e noi gliene siamo grati.

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Gabriele Landrini (www.moviestruckers.com)
21.03.2018
Rifacendosi alla cultura popolare tout court, Ready Player One è un affresco nostalgico ma estremamente attuale, che intreccia perfettamente presente e passato. In tal senso, la citazione diventa il centro focale della storia che, grazie allo stile ormai iconico di Steven Spielberg, prende vita come in un sogno ad occhi aperti.

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Francesco Di Brigida (it.blastingnews.com)
21.03.2018
Si punta alle nuove generazioni con velocità dell’azione ed effetti speciali evolutissimi, sì, ma abbracciando anche i cinquantenni di oggi, quelli che negli anni ottanta iniziavano l’adolescenza. Per questo sarà un successo molto trasversale. Nelle mani di un altro autore cinematografico sarebbe stato tutto più meccanico, magari anche pasticciato, ma Spielberg riesce a mettere ordine ed epicità anche nel caos tra il nostro immaginario e in una storia oggettivamente sovraccarica di icone. I salti tra mondo reale e virtuale sono intelaiati negli schemi delle sue più classiche avventure. Il drappello di giovani eroi intorno a Perzival/Wade allora somiglia a quello dei Goonies, mentre l’inseguimento del villain e del suo esercito privato che vuole conquistare l’OASIS rispetta l’iter di ogni implacabile supercattivo che si rispetti, incarnando il Male da sconfiggere.

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Tiziano Costantini (www.staynerd.com)
21.03.2018
Ready Player One è la spettacolare trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Cline. Il film di Spielberg è un prodotto per tutti: per chi ha amato il libro, per i giovani che lo ameranno per la componente estetica, per i vecchietti che apprezzeranno il tripudio di citazioni e la carica di nostalgia, e persino per i puristi della tecnica, perché prima di essere tutto questo, RPO è un’opera tecnicamente perfetta. Al di là di tutto quello che abbiamo già detto in queste numerose righe, il consiglio spassionato che vi possiamo dare è quello di sedervi comodamente sulla poltrona e sgombrare la mente: a tutto il resto ci pensa Spielberg.

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21.03.2018
Alla fine, pur prendendo una piega diversa dal romanzo (che si sarà capito, io ho adorato), anche Spielberg giunge allo stesso punto finale. Sono due cammini diversi che portano alla stessa morale, che trovo quanto mai giusta e fondamentale da far capire, perché oggi la nostra vita non può dirsi molto diversa da quella degli abitanti di Oasis, in quanto infatti siamo anche noi anestetizzati da cellulari e internet, e sempre più giovani preferiscono una realtà fittizia fatta di videogiochi e avventure online piuttosto che la realtà, più noiosa e stressante, di tutti i giorni.

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Costanza Mauro (www.pianetadonna.it)
21.03.2018
Ready Player One è pieno di cose, letteralmente. La pellicola è ricca di omaggi alla cultura anni '80, musica, cinema, libri, e naturalmente gli appassionati hanno in questo senso una possibilità in più di godersi questo film, comunque piacevolissimo. Steven Spielberg si muove qui nel suo habitat naturale, quello dei teenager in lotta contro il mondo degli adulti, quello della fantascienza, quello delle amicizie che non finiscono. Gli ingredienti perché Ready Player One riuscisse ci sono quindi tutti e infatti il regista non ha certamente sbagliato il tiro. Per quanto non sia certo un'esperta di effetti speciali, mi sento di dire che con Ready Player One è stato fatto qualcosa di fantastico perché nei passaggi fra realtà e realtà virtuale non c'è stacco, o meglio la realtà virtuale non sembra fatta di pupazzoni costruiti al computer, come avviene invece per altre pellicole. E già questo ha reso Ready Player One un film incredibile semplicemente da guardare.

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Redazione (www.justnews.it)
21.03.2018
Dal sapore fortemente retro-futurista, il nuovo film di Spielberg pesca musica e personaggi degli anni ’80 per inserirli in un universo ludico che predomina sulla cupa e frustrante realtà. Agli amanti dei videogiochi, abituati a immedesimarsi in eroi impavidi e a vivere con grande empatia avventure spericolate, un prodotto chiassoso e volutamente kitsch come Ready Player One, forse, potrebbe essere gradito. Ma chi cerca contenuti, riflessione e non soltanto intrattenimento fine a se stesso molto probabilmente ne resterà deluso.

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Raffaele Meale (quinlan.it)
21.03.2018
Sarà anche la messa in immagini di un best seller internazionale, Ready Player One, ma si adatta alla perfezione a una riflessione quanto mai urgente sulla gestione dell’ingranaggio industriale dell’immaginario: Spielberg, che come regista e come produttore ha contribuito in modo essenziale a forgiare il pubblico degli e negli anni Ottanta del secolo scorso, mette il punto sulla degenerazione sempre più artefatta ed evidente nella sua finzione che riguarda il revival "ottantesco". Lo fa smarcandosi a ogni pie’ sospinto da qualsivoglia semplificazione del discorso, evitando il gioco citazionista fine a se stesso, scrollandosi di dosso i rimasugli di un ricalco del passato sempre più stanco, vuoto di senso e di emozioni. In un panorama asettico in cui i blockbuster a stelle e strisce si somigliano tutti – a partire dalla concezione di gran parte dei cine-comic –, Spielberg intraprende una via classica anche lavorando su quell’evento che frantumò le ultime vestigia del classico, la rivoluzione videoludica. La sua rivoluzione giovanile, con eserciti di avatar comandati da bimbi e adolescenti che mandano all’aria i piani di conquista delle grandi corporazioni, è condotta attraverso una gestione del luna park spettacolare che ha ben poco di quotidiano, di contemporaneo, forse persino di moderno.

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Chiara Guida (www.cinefilos.it)
21.03.2018
Con Ready Palyer One, Steven Spielberg non realizza un omaggio agli anni ’80 ma un vero e proprio film degli anni ’80, che cede alla modernità nel ritmo e negli effetti, ma che racconta esattamente la stessa storia vista in tanti altri classici per ragazzi, svelando il vero cuore del suo cinema.

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William Maga (www.ilcineocchio.it)
21.03.2018
Il personaggio principale di Ready Player One risulta in definitiva lo stesso Steven Spielberg. Limitando – purtroppo – le auto-citazioni al cameo di un T-Rex da Jurassic Park e a un poster di I Predatori dell’Arca Perduta sullo sfondo, riesce a prendere per mano lo spettatore e non lo molla nemmeno per un secondo, mentre la macchina da presa sterza e schiva, mentre gli avatar combattono i mostri, mentre i veicoli sfrecciano attraverso percorsi a ostacoli e solcano i campi di battaglia. In fondo, a volte ci si può accontentare anche di una corsa sulle montagne russe della memoria, crogiolandosi semplicemente al pensiero di quanto l’infanzia di noi millennial sia stata unica e irripetibile. O almeno così vogliamo ricordarla.

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Gabriele Barducci (www.thegamesmachine.it)
21.03.2018
Come da prassi nel cinema di Spielberg, proprio nell’atto finale avviene un processo di umanizzazione eccelso, chirurgico, perfetto nei tempi e nelle musiche: nonostante la confezione del film strizzi l’occhio a un pubblico giovanissimo, il cuore di Ready Player One parla a ognuno di noi, indipendentemente dall’età anagrafica. [...] Spielberg si conferma quindi ancora oggi il più originale cantastorie dal buon cuore di Hollywood: a 72 anni suonati è ancora capace di insegnare, fare e rivoluzionare il cinema.

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Luca Liguori (movieplayer.it)
21.03.2018
Se Ready Player One gronda cinema e cinefilia da ogni fotogramma è merito di Steven Spielberg. Se un film che nelle premesse non sarebbe altro che l'ennesima variazione del genere young adult riesce ad emozionare fino alle lacrime anche gli adulti è perché trabocca quella stessa passione che lo contraddistingue da sempre e che l'ha portato, anche già in passato, a fare cinema ma anche e soprattutto ad apprezzare quello altrui.

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Stefano Silvestri (www.eurogamer.it)
21.03.2018
Andate a vedere Ready Player One: con ogni probabilità uscirete dalla sala entusiasti e passerete le ore successive a fare a gara coi vostri amici a chi ha individuato più personaggi o colto più citazioni. Quando poi uscirà il Blu-ray, compratelo, perché questo è un film da guardare col fermo immagine, fotogramma dopo fotogramma, alla ricerca di quel dettaglio che al cinema senz'altro non avrete notato. E poi andate su internet a vedere se è rimasto qualcosa che ancora vi è sfuggito, o anche solo per scoprire da quale film provenga quella strana cantilena usata da Art3mis nel finale. Ready Player One è pensato proprio questo e in questo riesce benissimo. A patto, però, di voler stare al gioco.

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Giorgio Viaro (www.bestmovie.it)
21.03.2018
Rispetto al libro, la sceneggiatura di Zak Penn e dello stesso Cline semplifica lo svolgimento della gara in tre prove secche ma mantiene integro lo spirito e la progressione del romanzo, e anzi le prime due permettono a Spielberg i pezzi di regia migliori del film: il secondo ti lascia letteralmente stordito per come sventra la superficie della cinefilia ben educata con le dinamiche del videogame di massa, ma è il primo a rappresentare un momento di coordinazione tra cinema e gaming così esatto da sembrare una rivelazione (e tutti gli Assassin’s Creed e i Tomb Raider di questo mondo possono solo restare a guardare a bocca aperta).

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Gabriele Niola (www.badtaste.it)
21.03.2018
Un film di impeccabile realizzazione e fantastico intrattenimento.

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Lorenzo Delli (www.smartworld.it)
21.03.2018
Ci sarebbe come al solito molto altro da dire, ma non voglio dilungarmi oltre. Spielberg è riuscito a confezionare un classico in chiave moderna, uno di quei film che riesce ad appassionare senza mai annoiare anche chi non riesce a cogliere le centinaia di riferimenti sparsi praticamente in qualsiasi scena del film. Per certi versi potremmo davvero paragonarlo ad un Jurassic Park degli anni 2000, la realizzazione concreta di un libro che ci potevamo solo immaginare di vedere su pellicola (esattamente come Jurassic Park all’epoca), uno di quei film che ci ricordano perché ci piace così tanto andare al cinema lasciando fuori dalla sala tutti i problemi della vita comune per proiettarci in un mondo fantastico. Che poi alla fine è proprio quello che fanno i protagonisti entrando dentro Oasis: che sia davvero questo il futuro dell’intrattenimento?

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Giulio Zoppello (www.cinematographe.it)
21.03.2018
Con una colonna sonora si Alan Silvestri di grande qualità, basato su una sceneggiatura che riesce nonostante tutto a sfuggire ai luoghi comuni ed un montaggio di Sarah Broshar e Michael Kahn da mostrare alle scuole di cinema nostrane, Ready Player One si candida ad essere uno dei film più importanti del nuovo millennio, uno dei migliori di Spielberg e qualcosa che non potete e non dovete perdervi. Un viaggio divertentissimo, completo, fantastico, accessibile e mai banale.

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Valerio Sammarco (www.cinematografo.it)
21.03.2018
Un tuffo arcade e sensoriale nella memoria e nel corpo dei mitici anni '80. Dal romanzo di culto di Ernest Cline l'immersivo instant sci-fi di Spielberg: imperdibile.

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Domenico Misciagna (www.comingsoon.it)
21.03.2018
L'unico elemento stupefacente di Ready Player One è esterno al film stesso: scatenato giocattolone ipercinetico, a metà strada tra il chiasso di Michael Bay e l'estetica CGI di un Luc Besson, è allineato agli standard dei blockbuster attuali, eppure è realizzato da un regista che ha 71 anni e appena un mese fa si è rilassato con campi e controcampi sereni raccontandoci dei Pentagon Papers in The Post. Più del film, è Spielberg stesso con le sue scelte artistiche a rendere credibile la morale di Ready Player One: l'evasione dalla realtà va calibrata, è una moderna conquista dell'immaginazione ma non deve dissipare il nostro senso del reale. E se nel bailamme generale il messaggio sopravvive, lo si deve al coraggio professionale del regista e all'umanità di un perfetto Mark Rylance, nelle poche ma significative scene che abita.

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