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Daniele Massironi (blog.screenweek.it)
03.03.2017
Jordan Vogt-Roberts, proprio come Gareth Edwards, ha un talento incredibile e la sua regia è spettacolare, con una visione molto precisa e netta. Grazie alla perfetta ricostruzione a livello di scenografie e costumi degli anni ‘70, sembra effettivamente un film di guerra girato e ambientato in quegli anni. Ricorda Apocalypse Now e cult del genere bellico, e le scene d’azione sono davvero mozzafiato e con una regia intensa e inedita. Il cast è ottimo, con un incredibile Samuel L. Jackson​: è carismatico, mette paura e ha uno sguardo assassino e folle che mette quasi timore allo stesso Kong. Apprezzabili come sempre i caratteristi John Goodman e John C. Reilly, così come Hiddleston e la Larson. Proprio come in Godzilla, sono le creature a rubare la scena ai personaggi in carne ed ossa il più delle volte, e il Kong con la performance capture di Toby Kebbell è ricreato alla perfezione. È un prodotto di intrattenimento intelligente, con una critica all’America, alla sua aggressività, al suo poco rispetto nei confronti di culture, tradizioni e natura. Un blockbuster di alto livello, che conferma il MonsterVerse Legendary/Warner come uno dei migliori franchise degli ultimi anni.

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4 Vogt-Roberts e il trio di sceneggiatori del film (D...
4 Vogt-Roberts e il trio di sceneggiatori del film (Dan Gilroy, Max Borenstein, e Derek Connolly) tirano fuori le tematiche sul conflitto del Vietnam in modo efficace e di tanto in tanto preoccupante
kongskullisland

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Emanuele Zambon (cinema.everyeye.it)
09.03.2017
Un'operazione folle giocata su due fronti: andare a caccia di un mostro primordiale e partorire un blockbuster che mescola fantasy, guerra e avventura. Sopravvivono alla missione sia il capitano Tom Hiddleston (nel film) che il regista Jordan Vogt-Roberts (nella realtà), autore del rocambolesco ed entusiasmante Kong: Skull Island. Un film a tutto napalm e rock 'n' roll con una star XXL.

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Gabriele Barducci (www.thegamesmachine.it)
07.03.2017
A differenza del concentrato serio e razionale che era la narrazione di Godzilla, Kong: Skull Island punta i suoi intenti altrove, dichiarandosi come un grandissimo B-movie, fracassone e senza logica. Non c’è uno straccio di sceneggiatura o di approfondimento della psicologica dei personaggi, a parte un paio di eccezioni. Tutto è centrato sull’intrattenimento, scelta che – in prima battuta – può far storcere il naso, dato che i trailer mostrati finora lasciavano intendere altro. Kong è il vero protagonista, entra ed esce di scena, anche senza far sentire i propri passi, cosa che rende il film ancor più paradossale e al limite del trash. Nondimeno la pellicola diverte, in modo stranamente piacevole. La fotografia del criticatissimo Larry Fong (già responsabile delle atmosfere dark di Batman v Superman) si sposa perfettamente con il massiccio uso della computer grafica e rende alcune sequenze visive di forte impatto; queste sono chiaramente studiate a tavolino, e quindi commercialmente appetibili a tutti. Kong: Skull Island rientra dunque nel contesto di un monster-movie con trama e battute vecchie di 50 anni, con continui rimandi visivi ad Apocalypse Now o a Full Metal Jacket, il tutto condito dalla musica di David Bowie e dei Black Sabbath.

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Gabriella Giliberti (leganerd.com)
07.03.2017
Il ritmo incalzante rende lo spettatore positivamente impaziente. Goloso, vorace nel voler scoprire ancora di più sulla storia di Skull Island, sulla storia di Kong e tutti quei “mostri” che in realtà hanno animato il nostro mondo – lanciando ulteriori punti di sviluppo per i futuri film – ben prima dell’arrivo dell’uomo. Spettacolare è l’uso dei colori, particolarmente caldi e che ricordano, ancora una volta, il capolavoro del 1979 di Francis Ford Coppola. L’arrivo di Kong è epico. L’immagine viene totalmente dominata da Kong, facendo immediatamente capire che l’unico vero protagonista di questa pellicola è lui. Il lavoro fatto sulla struttura di Kong è incredibile e assolutamente realistico. Non si ha mai la sensazione di posticcio ma sembra davvero di essere di fronte a un’animale incredibile. E lo stesso tipo di approccio si ha nei confronti delle altre meraviglie, terrificanti o meno, dell’isola. Un lavoro minuzioso affinché tutto quanto – salvo qualche eccezione – sia credibile per lo spettatore.

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Luca Pinchiroli (gamesurf.tiscali.it)
07.03.2017
Il ritorno di Kong sul grande schermo non tradisce le aspettative, intrattenendo per quasi due ore lo spettatore fra esplosioni, mostri orribili e gorilla giganti. Vogt-Roberts confeziona un action movie convincente e divertente, che rende il giusto merito alla storica figura del grande Kong.

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Martina Calcabrini (www.taxidrivers.it)
06.03.2017
Jordan vuole semplicemente divertire e abbandonarsi egli stesso all’universo fracassone e scanzonato del cinema degli anni ’70, quello che, grazie alla tenue fotografia di Larry Fong (direttore della fotografia di Super 8) richiama costantemente con usi, costumi e colori. Le musiche elettroniche e psichedeliche accompagnano poi la profusione delle azioni e le spronano a innescare reazioni a catena, una più violenta, famelica e apocalittica della precedente, in una sorta di gioco del domino senza eguali. Kong: Skull Island, infatti, è e rimane volutamente un film di serie b che punta a regalare allo spettatore intrattenimento puro, battutacce a doppio senso e coinvolgimento empatico sufficiente a trovare plausibile il vero deus ex machina dell’azione.

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Letizia Rogolino (www.newscinema.it)
06.03.2017
Kong: Skull Island intrattiene e coinvolge lo spettatore in un viaggio emozionante ed esplosivo tra leggenda e modernità, e i pochi punti deboli non incidono sulla riuscita del film, da vedere.

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Francesco Martino (www.abovetheline.it)
06.03.2017
Vogt-Roberts non disdegna però l’indagine sull’uomo e sulla sua insaziabile sete di potere, qui declinata in versione war-movie con un Samuel L. Jackson in stato di grazia, capace di non sfigurare nemmeno davanti all’enorme Kong. Contrariamente a quella di Peter Jackson questa nuova versione del mito del famoso scimmione riesce a centrare il lato umano della vicenda, mettendo insieme un gruppo di protagonisti incredibilmente funzionali alle necessità del film, che siano quella del già citato war-movie o quelle comiche. Rimane comunque la patina più inossidabile del mito di King Kong, quella che forse pregiudica il film, rendendolo dell’ottimo intrattenimento che non riesce a convincere al 100%. Ma è proprio qui che esce fuori il talento di Jordan Vogt-Roberts, dalla capacità di affrontare una storia ed un personaggio visto milioni di volte con un approccio diverso e convincente. Sarà del semplice intrattenimento, ma è sicuramente di quelli buoni.

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Thomas Cardinali (talkymovie.it)
06.03.2017
Il film si lascia vedere con un ritmo godibile, una storia accattivante portata tutto sommato fino in fondo bene dal cast. Nel finale però perde sicuramente qualcosa con uno scontro sotto le aspettative e un villain sin troppo semplice da affrontare per l’immenso Kong. Qui ritorna per un momento lo splatter di Jordan Vogt-Roberts per un finale già scritto e scontato, ma forse non così tanto nel modo in cui arriva. Scenografie e uso della luce ad alti livelli esaltano il film rendendolo ancora più bello portando gli spettatori su un’isola che nonostante la morte onnipresente potrebbe essere desiderata da molti. La metafora di una critica alla società attuale e alla guerra è neanche troppo velata e carica di significati profondi un film che altrimenti potrebbe essere ridotto dai meno attenti ad un semplicistico blockbuster commerciale. Kong Skull Island è uno dei migliori della sua saga e un raro prodotto in cui le varie sfumature si equilibrano arrivando alla fine portando soddisfazione al pubblico, a cui consigliamo di restare seduto al termine perché ci sarà una scena che vale da sola tutto il film e che vi lascerà semplicemente senza parole con la voglia che sia già ora del terzo capitolo in cui è già stato annunciato da tempo lo scontro epico tra Kong e Godzilla.

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Sabrina Colangeli (www.intothemovie.com)
06.03.2017
L'idea di sviluppare la narrazione come una continua ricerca, che si tratti di un commilitone disperso o di un'irrazionale vendetta, accompagnata a turno dalla voce dei vari protagonisti che scrivono l'inizio di un'ipotetica lettera, permette in qualche modo di spaziare tra i generi, tenendo sempre ben presente l'appartenenza al blockbuster e facendo mostra di tutta un'iconografia "kongiana" che impreziosisce ed affascina. Allo stesso modo è divertente notare le numerose citazioni (più o meno ricercate) - si va da Bunuel a Kubrick, passando per Signs e Rambo - presenti nel corso della pellicola, alla quale si deve il merito di non prendersi troppo sul serio ed anzi di giocare molto con alcuni degli stereotipi del cinema (e della società) statunitense. Più che apprezzabile anche la scelta dell'ambientazione, a cavallo tra la seconda guerra mondiale ed il Vietnam: dopo una carrellata di immagini di repertorio che scorrono sui titoli di testa, gli anni Settanta tornano a rivivere sul grande schermo attraverso la suggestiva ed appassionante colonna sonora, condita dei grandi successi dell'epoca.

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Valeria Brunori (www.ecodelcinema.com)
06.03.2017
Di film con mostri che uccidono persone e mostri che si uccidono tra di loro è pieno il mondo. "Kong: Skull Island" ha però qualcosa di diverso, un tocco in più, una cura nei dettagli e nelle inquadrature che lo rende molto più piacevole e affascinante da guardare. Le morti dei vari personaggi sacrificabili del gruppo sono semplici e quasi sciocche, ma per questo molto più realistiche. Che gli effetti speciali siano incredibili e spettacolari ormai è un dato di fatto, ce lo si aspetta pure, ma è raro trovare tanta cura in un film su un enorme gorilla che combatte degli enormi rettili striscianti.

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06.03.2017
Gli intenti di Vogt-Roberts (e della Warner Bros.) sono quelli di ristrutturare l'epica, di dargli nuova linfa vitale, costruendo un franchise che apra le porte ad un universo in cui, come viene ripetuto spesso, "i mostri esistono" e può capitare che si incontrino/scontrino. Con grande senso del divertimento, degli effetti speciali e della regia quindi "Kong: Skull Island" non rinnega nessuno di quei segnali positivi inviati in precedenza. Rinnega, magari, due nomi di grosso calibro come Tom Hiddleston e Brie Larson, concedendo al primo solo un'appariscenza da fare invidia e alla seconda idem, insieme a un incontro ravvicinato con la Bestia che però non è mai bagnato da quel significato sentimentale che noi ricordavamo. Questo perché stiamo parlando di una pellicola che preferisce compiere un lavoro minuzioso su scenografie e inquadrature, esaltare lo spettacolo e la star posta al centro, voltando le spalle a ciò che già è stato fatto e, in particolare, già stato detto.

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Ludovica Ottaviani (www.cinefilos.it)
06.03.2017
Kong – Skull Island è un cuore di tenebra conradiano scandito dal respiro antico di un grande cinema mainstream classico ma aggiornato ad oggi, contaminato dalla bellezza mozzafiato degli effetti visuali che ne esaltano il folle viaggio nell’oscurità dell’apocalisse.

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Yuri Polverino (www.spaziogames.it)
06.03.2017
Kong: Skull Island è la perfetta incarnazione del blockbuster contemporaneo: punta tutto sulla spettacolarità che ama circondarsi di grandi attori al suo servizio. Il risultato è un film divertente, visivamente impattante e sicuramente empatico per chi ha un certa debolezza nei confronti degli animali, anche in questo caso vittima dell'ingordigia dell'uomo. Kong è maestoso nonché vero e unico protagonista di una pellicola che inaugura a tutti gli effetti il MonsterVerse di cui farà parte anche Godzilla.

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Tiziano Costantini (www.staynerd.com)
03.03.2017
Kong Skull Island è un reboot esaltante e gigantesco, in tutte le sue forme. Il regista Jordan Vogt-Roberts ci sorprende per una serie di scelte, ma in positivo. Questo è film punta molto sul look, e lo fa in maniera sapiente, mirata e mirabile. Nonostante ci troviamo da subito nella pericolosa e magnifica realtà dell’isola, dinanzi allo scimmione gigante ed alle altre enormi bestie che la popolano, l’effetto che si è ottiene è quello di un coinvolgimento totale nell’avventura dei protagonisti. Gli eccezionali scontri uomo vs bestia, bestia vs bestia e persino uomo vs uomo si sviluppano in un contesto estetico perfetto, e supportato da una narrazione fluente ed adrenalinica. Un fiume di citazioni, poi, fa il resto. Kong resta in piedi, ma stavolta su due zampe e con la schiena dritta.

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Federico Gironi (www.comingsoon.it)
03.03.2017
Jordan Vogt-Roberts non si prende troppo sul serio: e questo è bene. Non prende troppo sul serio i suoi personaggi: e questo può anche essere un bene, se si entra nella sua ottica. L'unico che prende davvero sul serio è Kong: e questo è meglio. Il suo Kong non è solo il più grande, tra quelli che l'hanno preceduto, e il più incazzato, ma forse anche quello più buono, più malinconico, più umano: quello che lotta contro gli Strisciateschi perché gli hanno sterminato la famiglia, che gli umani li protegge che da loro si fa proteggere, e che di Brie Larson - tutt'altro che una damsel in distress - s'innamora ma senza nemmeno provarci a rapirla e portarla con sé: perché sa qual è il suo posto e quale quello di Tom Hiddleston, che pure è sempre troppo pettinato e troppo inerte.

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Andrea Facchin (www.bestmovie.it)
03.03.2017
Con alle spalle un’esperienza nel cinema indie e indipendente, al suo primo blockbuster il regista Vogt-Roberts muove con disinvoltura la sua macchina da presa, quasi come se fosse un veterano delle sequenze di combattimento tra mostri, simili a titanici incontri di wrestling. L’azione è fluida, chiara e mai caotica, e garantisce l’intrattenimento – molto meno dark di quanto lasciato intuire dai vari trailer – che è logico aspettarsi da questo tipo di spettacoli, nonostante qualche esagerazione di troppo sul finale.

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Alberto Grandi (www.wired.it)
03.03.2017
Il regista, Jordan Vogt-Roberts, come dicevamo, tiene in piedi una macchina che, dal punto di vista del puro entertainment, non delude; ha anche l’intuizione di vedere nel rapporto tra Kong e Packard una riproposizione dello scontro titanico tra Achab e Moby Dick, ma non prosegue se questa strada come avrebbe dovuto. Rimane, tuttavia, il piacere di esplorare, insieme a scienziati e militari, l’isola grandiosa, un tour tra predatori colossali, indigeni enigmatici e una natura preistorica, che vale certamente il biglietto.

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Francesco Di Brigida (spettacoli.leonardo.it)
03.03.2017
La grande scimmia rappresenta l’elemento di equilibrio della natura: protegge l’isola da mostri rintanati nel ventre della terra. È l’uomo il vero problema. Ogni scena è razionalizzata in modo accattivante ma non invasivo intorno a questa morale. La colonna sonora raccoglie pezzi di David Bowie, Black Sabbath e tanti altri evergreen dell’epoca scaldando le atmosfere con nuance cinestetiche ai classici del genere Apocalipse Now, Full Metal Jacket e Platoon. Ma è la regia a fare la differenza. Nulla sfugge al controllo dello sguardo del regista per lo spettatore: la macchina da presa s’insinua in mezzo a ogni scena di combattimento. Che siano i pugni di Kong a un mostro o gli elicotteri che volano come pop-corn, il regista ci trascina dentro un prodotto fieramente in 2D che dimostra quanto il 3D sia solo un optional costoso e inutile se si sa come girare. Si intuisce anche da spettacolarità e disposizioni dei personaggi che Vogt-Roberts viene anche dal mondo dei videogame, e si vede per la chiarezza con la quale mette in scena sequenze di estrema complessità. Dimentichiamoci delle scie velocissime in Avengers e Transformers. Qui i fotogrammi sono sempre emblematici componendo azioni al rallenty si eliminano confusione ed effetto stordimento. In più si percepiscono sfumature dei caratteri solitamente invisibili per questo genere.

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Pierpaolo Festa (www.film.it)
03.03.2017
A parte l'overdose di divertimento, che cosa resta di questo Kong? Alcune immagini veramente belle legate soprattutto all'estetica degli anni Settanta in cui il film è ambientato: lo scimmione che sorge davanti al sole al rallenti è l'inquadratura che portiamo a casa una volta lasciata la sala. Non è l'unica: rimaniamo colpiti anche dagli elicotteri in volo ripresi a schiera dall'altro, poco prima di vederli distrutti uno dopo l'altro. La collera di Kong questa volta non ci insegna più a diventare umani, ci ricorda invece che siamo una specie che forse ha bisogno di vivere nella paura per autoregolarsi, per creare uno status quo. Ecco perché qui, più che mai, sentiamo il peso di quella parola che è stata tolta dal titolo: King. Questo Kong è veramente il Re.  

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Gabriele Niola (www.badtaste.it)
03.03.2017
La sorpresa è quanto Jordan Vogt-Roberts riesca bene nell’impresa, quanto pur svilendo la sceneggiatura (sembra scritta 30 anni fa per ingenuità, assegnazione di toni e alleggerimento ai singoli personaggi e mancanza di quella moderna ossessione per il dettaglio o la spiegazione di tutto) riesca a mettere in scena la grande fantasia escapista dell’ultimo luogo incontaminato, del terrore della scoperta e del contatto con la natura selvaggia nel senso più titanico. Ancora di più sorprende quanto prenda di petto il concetto di “film di mostri”, abbracciandone le caratteristiche meno intellettuali e quindi più originali per un film rapido a dimenticarsi ma realmente avvincente per il periodo della visione. Il vero B movie ad altissimo budget.

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Alonso Duralde (www.thewrap.com)
03.03.2017
Un valido film sulla famosa creatura che va a segno in maniera prevedibile ma con entusiasmo.

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Chris Nashawaty (ew.com)
03.03.2017
Non siamo venuti a Skull Island per i personaggi (ben sviluppati o meno che siano), siamo qui per il "maledetto sporco gorilla". E quello del regista Jordan Vogt-Roberts e di Industrial Light and Magic è un vero e proprio spettacolo in CGI.

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03.03.2017
Il regista Jordan Vogt-Roberts e il suo team hanno concepito abbastanza soprese e minacce da mantenere l'attenzione del pubblico: la gente muore i modi grafici e creativi, e lo spettacolo di vedere delle bestie che si azzuffano in luoghi splendidi e temibili è spesso tanto accattivante quanto probabilmente lo era stato nel 1933, quando gli spettatori restarono per la prima volta a bocca aperta davanti al King Kong di Ernest B. Schoedsack e Merian C. Cooper.

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Dominick Suzanne-Mayer (consequenceofsound.net)
03.03.2017
Kong: Skull Island è il tipo di monster movie che funziona principalmente in virtù della propria padronanza del genere. [...] Ma forse l'aspetto più soddisfacente del film è quello che viene dopo, quando, una volta passato lo scombussolamento dovuto a tutti gli impalamenti e smembramenti, ci si rende conto di quanto il film sia amaramente comico e tristemente spassoso. Kong: Skull Island non sarà l'ultima avventura di questa nuova grande scimmia, ed è il tipo di ritorno al passato selvaggiamente delizioso che vi farà venire voglia di vederne delle altre.

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03.03.2017
L'eredità di Kong rinasce con Kong: Skull Island, grazie alle amorevoli cure del guardiano dello zoo Jordan Vogt-Roberts. [...] È grazie a lui che Kong è nuovamente il Re. L'unica differenza è che questa volta siamo sul suo territorio. [...] Kong: Skull Island è una grandiosa avventura cinematografica.

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03.03.2017
Questo ritorno incredibilmente spassoso di una delle gigantesche bestie cinematografiche più longeve di sempre si muove all'impazzata — il film prosegue per due ore ma dà l'impressione di durare novanta minuti — e trova una giusta misura tra azione scatenata, umorismo, rinnovamento del genere e, in maniera forse ancora più impressionante, una disinvolta consapevolezza della propria modesta importanza nel grande schema delle cose.

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Robbie Collin (www.telegraph.co.uk)
03.03.2017
Kong: Skull Island è il settimo remake o sequel ufficiale del film su King Kong distribuito nel 1933, ma è il primo che avrebbero potuto promuovere come una strampalata e audace variazione in stile B-movie di Apocalypse Now. [...] Come per Gareth Edward, che diresse il reboot di Godzilla nel 2014 al quale Skull Island allude in previsione di una futura coalizione, questo è solo il secondo film di [Jordan] Vogt-Roberts — ma è distintivo e realizzato con la sua personale vena artistica.

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Owen Gleiberman (variety.com)
03.03.2017
Un kolossal travolgente e realizzato con mestiere ed intelligenza. [...] In un certo senso, Kong: Skull Island è un film di Jurassic Park e se visto in questi termini, è il migliore dai tempi della prima pellicola. I personaggi potranno essere un po' minimali, ma questo non vuol dire che siano noiosi; gli attori li arricchiscono. [...] Come risulta evidente dalla sequenza finale prima dei titoli di coda in stile Marvel, Skull Island rappresenta il secondo film — dopo l'intenso e suggestivo Godzilla del 2014 — nel MonsterVerse di Legendary. Questo potrebbe far riaffiorare il proprio cinismo anti-franchise, ma se le prossime pellicole si riveleranno altrettanto vincenti allora i fan di lunga data di film di mostri non avranno nulla da temere.

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Drew Taylor (theplaylist.net)
03.03.2017
[Jordan] Vogt-Roberts sa che elevazione stilistica e un tentativo di politicizzazione sono fondamentali per il successo del personaggio ed inserisce questi elementi all'interno di una fantastica avventura piena di mostri. Di questi tempi sembra assolutamente necessario lasciarsi alle spalle il sudiciume del mondo reale e farsi coinvolgere da un film d'evasione pienamente realizzato.

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