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Adriano Ercolani
18.10.2016
Ang Lee, due volte premio Oscar come Miglior Regista (Brokeback Mountain, Vita di Pi) torna con uno spettacolare film girato in 3D nativo, digitale 4K (ovvero in Ultra HD) e 120 fotogrammi al secondo. Ecco la recensione in anteprima del suo Billy Lynn: Un Giorno da Eroe

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Cristina Tenca (www.cinematographe.it)
31.01.2017
Ang Lee ci porta dentro la guerra con gli occhi di un giovane ragazzo, Clint Eastwood ci aveva accompagnato negli stessi luoghi con il bellissimo American Sniper (2014) ma attraverso lo sguardo di un uomo adulto (la storia vera di Chris Kyle) e una regia indimenticabile. Due grandi registi, due bravi protagonisti per una guerra che non perdona.

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Riccardo Muzi (www.ecodelcinema.com)
31.01.2017
In “Billy Lynn” Ang Lee ci regala gli occhi e il cuore del protagonista per seguire questa lotta intima tra quello che non si può dire e ciò che si aspetta il circo mediatico. Una battaglia che a volte coglie il nostro impreparato e a volte spiazza invece chi lo ascolta raccontare le sue imprese. [...] Ang Lee rompe gli schemi dei classici film di guerra: racconta finalmente qualcosa di nuovo rispetto a quanto visto finora su questo tema. Fotogramma dopo fotogramma dà forma a un aspetto bieco della nostra esistenza: l’ipocrisia.

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Luca Marinelli Brambilla (www.staynerd.com)
31.01.2017
Il nuovo film di Ang Lee convince sotto il punto di vista delle tematiche, nonostante manchi nel dare motivazioni più solide dietro ai conflitti che gli Stati Uniti portano avanti. Le semplificazioni non sono mai utili, soprattutto se si parla di argomenti complessi ed attuali come quello che si è scelto di trattare in questo film. Se mettiamo da parte questo però, ci troviamo per le mani un film che disegna benissimo quella che è la realtà dei soldati, nient’altro che uomini, mentre critica lo show business che, in modo squallido, li celebra per quello che non sono, per farne profitto. E lo fa in modo molto intelligente, trattandosi di un prodotto che fa parte dello stesso business che vorrebbe criticare, introducendo molti momenti da meta film e dimostrando consapevolezza del fatto che, fondamentalmente, sta criticando gli stessi prodotti di cui il film fa parte.

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Mattia Pasquini (www.film.it)
31.01.2017
Troppo poco in un accumulo di stereotipi a stelle e strisce - dal tacchino alla cola in frigo, dallo spirito di corpo che raddrizza un giovane, in fondo 'sbandato' per motivi nobili, al trattamento dei reduci e all'elezione del 'fronte' a 'casa' - che non si eleva mai sull'orizzonte del banale e del previsto.

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Costanza Mauro (www.pianetadonna.it)
31.01.2017
Ang Lee ha realizzato un film interessante, scegliendo anche attentamente il cast. Il ruolo da protagonista è stato affidato dal regista a Joe Alwyn, praticamente un esordiente, che si dimostra più che all'altezza della situazione. La storia colpisce perché Ang Lee non calca praticamente mai la mano: Billy Lynn - Un giorno da eroe può non sembrare a prima vista un film contro la guerra, perché ha delle sfumature che spesso in questo genere di pellicola non ci sono. Billy non ha una vita distrutta, o non ancora, ma sa che sta camminando in quella pericolosa direzione; l'esercito non è quello descritto in Full Metal Jacket, ma ci sono rapporti umani, anche profondi, che possono nascere senza tenere conto delle gerarchie.

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Gabriele Capolino (www.cineblog.it)
31.01.2017
Purtroppo per il resto il risultato è fuori fuoco, quasi mai incisivo. Esiste, è lì sul grande schermo, non appassiona ma una volta ‘accettato’ si sta lì a guardarlo. Si segue la sua narrazione francamente piatta, tra scene che acchiappano e momenti che anche se non ci fossero non cambiava proprio nulla (le risse tra soldati e sicurezza, soprattutto quella nel finale). E non si capisce come quei continui primi piani con personaggi che guardano in camera, scene fatte apposta per l'esperienza in 3D in 120fps, possano avere ‘senso’ in una proiezione ordinaria. Una follia tecnologica del genere meritava forse più pazienza, studio e tempo.

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Carlo Andriani (www.newscinema.it)
31.01.2017
Dietro la superficie da war-movie di Billy Lynn si cela il ritratto psicologico di un soldato americano, elogiato come eroe ma trattato come fenomeno da baraccone in un tripudio di luci che ferisce come le pallottole sul campo nemico. Prigioniero di un incubo mascherato da sogno, Billy vive il successo senza ritenere di meritarlo, incastrato in una bolla di sensazioni che lo riporta continuamente alla sua azione “eroica”: l’aver sgozzato a mani nude il nemico. Una critica potente che, esaltata attraverso la soggettiva e rivoluzionaria tecnica di ripresa di Ang Lee, ci fa rivivere sulla pelle l’esperienza immaginaria di un gruppo di soldati durante la celebre performance della National Football League del 2004. Un evento che trasforma gli eroi della storia in oggetti da arredamento della coreografia della girl-band Destiny’s Child. Parlando alla telecamera, i protagonisti di Billy Lynn trascendono al pubblico le sensazioni di chi va al fronte e di chi, da casa, teme di ricevere la notizia della morte di un figlio, un fratello e un amico. Un’aspra critica alla società americana che, tra tradizionalismo e rivoluzione, dimostra quanto sia difficile uscire eroi e vincitori dalla guerra.

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Martina Cancellieri (www.filmforlife.org)
31.01.2017
Con Billy Lynn, Ang Lee pone l’accento su quell’America fragile (rappresentata qui da Billy) e questo è un tema consumato dalle pellicole (si pensi anche al recente Sully di Clint Eastwood). Ciò che risulta lievemente più interessante, nonostante sia sempre di stampo americanocentrico, è la critica all’insensibile ed egoistico universo politico-mediatico che cerca solamente di produrre eroi (e inserirli in spettacoli spumeggianti) per la gloria della Patria e dei suoi fanatici cittadini/spettatori.

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Emanuele Sacchi (www.mymovies.it)
31.01.2017
Un'operazione concettuale e stimolante - con alcuni tocchi originali, come la scelta di rendere Beyoncé una figura aliena e remota, inquadrata solo di spalle e riconoscibile per i capelli biondi - che rischia di essere relegata nel dimenticatoio per i limiti che denota sui "fondamentali" cinematografici e per la difficoltà di essere fruita come originariamente inteso.

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