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4 Uno spettacolo, totalmente inaspettato, soprattutto...
4 Uno spettacolo, totalmente inaspettato, soprattutto visto i fiaschi degli anni passati... Finalmente! Ho dato il mio voto a The Visit | #TheVisit :

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Fabio Giusti (www.taxidrivers.it)
26.11.2015
In definitiva The Visit – forse anche in virtù del basso livello di aspettative di cui era investito – è un piccolo film che fa il suo onesto lavoro garantendo un’ora e mezzo di piacevoli spaventi e dita ben piantate sui braccioli della sedia e che, sebbene non aggiunga nulla di particolarmente nuovo né al genere in sé nè, tanto meno, al percorso autoriale di M. Night Shyamalan, ha se non altro il merito di rilanciarne una carriera in caduta libera ormai da troppi anni.

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Carlo Andriani (www.newscinema.it)
26.11.2015
Quello che rende The Visit un’opera speciale non è solo la tecnica ma anche i due giovani protagonisti che, attraverso una performance credibile e allo stesso tempo fresca e divertente, catalizzano l’attenzione del pubblico in sala. Il risultato è un film che incuriosisce, spaventa, diverte e destabilizza. Abbiamo tutto sotto i nostri occhi ma non riusciamo a vederlo. La magia è riuscita, quel prestigiatore di M. Night Shyamalan è tornato…

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Marcello Lembo (www.mondofilm.it)
26.11.2015
The Visit non può dirsi riuscito a pieno, perché in fondo non fa troppa paura; perché non evita la classica trappola degli horror, quella di non riuscire a giustificare i comportamenti dei suoi protagonisti, spesso spinti per esigenze di sceneggiatura a mettersi in pericolo senza motivazione apparente; perché i tentativi di dare profondità ai personaggi cadono spesso nel vuoto; perché anche il caratteristico finale a sorpresa c’è ma non ti toglie il fiato come facevano quelli del Sesto Senso, di Unbreakable e così via.

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Fiaba Di Martino (farefilm.it)
26.11.2015
M. Night Shyamalan è ancora perfettamente in grado di padroneggiare la tensione e il medium cinematografico, di osservarne la translazione frammentata e inquietante, di mostrare le ambiguità dello sviluppo audiovisivo e narrativo e stilistico tramite lo stordimento del quotidiano, l'impazzire degradante della figura più familiare e sicura che si possa immaginare, svelandone l'impostura, il mistero ancora ostinatamente, sfrenatamente presente.

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Roberto Giacomelli (www.darksidecinema.it)
26.11.2015
The Visit funziona ottimamente come film di paura, ma funziona anche come puro divertissment per quel tono scanzonato da commedia giovanile che lo annette di diritto in quel filone di horror per ragazzi che andavano in particolare negli anni ’80.

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Lucia Mancini (www.filmforlife.org)
26.11.2015
La scelta di rappresentare la vicenda esclusivamente attraverso le immagini del (finto) documentario di Rebecca costituisce sia uno dei punti di forza che di debolezza del film: l’esperienza immersiva nell’opera attribuisce a The Visit una maggior carica inquietante ma, a volte, la continua visione in soggettiva diviene un elemento ingombrante, rendendo a tratti difficile giustificarne la presenza. Un altro punto a favore della pellicola è costituito dal cast composto da ottimi attori, sia per quanto riguarda i due giovani protagonisti, Olivia DeJonge ed Ed Oxenbould, che per gli ambigui nonnini, Deanna Dunagan e Peter McRobbie. Con The Visit, Shyamalan si riavvicina al cinema dei suoi esordi, affrontando tematiche a lui care depurandole da dimensioni soprannaturali o fantastiche. Il che, comunque, non è detto che sia un male.

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Andrea Facchin (www.bestmovie.it)
26.11.2015
Dopo una serie di insuccessi, M. Night Shyamalan ritrova lo smalto perduto con un horror found footage prodotto dall’ormai celebre Blumhouse Production

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Antonio Maria Abate (www.cineblog.it)
26.11.2015
Il regista de Il sesto senso torna con un budget sensibilmente ridotto manifestando segnali positivi. Il suo The Visit rappresenta un'interessante variazione al genere nel genere che è il found-footage, capace sia d'intrattenere che di proporre un discorso un po' più articolato su fiaba e dintorni.

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Stefano Lo Verme (movieplayer.it)
26.11.2015
Il regista de Il sesto senso torna a convincere - e a inquietare - con un film che segna una netta cesura rispetto ai suoi precedenti progetti: un horror in cui le convenzioni del found footage sono messe al servizio di un racconto semplice ma angosciante che vede protagonisti una coppia di fratelli e i loro nonni.

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Daniela Catelli (www.comingsoon.it)
26.11.2015
Come tutti i film che si basano su un (pericoloso) equivoco, sarà difficile rivedere The Visit con lo stesso divertimento della prima volta, ma se lo si prende per quello che è, sarà una visione di cui non ci pentiremo.

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Valentina Alfonsi (www.loudvision.it)
25.11.2015
L’orrore della vecchiaia, inteso come disfacimento e degenerazione, si scontra insomma con l’orrore etico della giovinezza trionfante che glorifica se stessa nell’ultima scena. E sì, questo fa paura.

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Gabriele Niola (www.badtaste.it)
25.11.2015
Shyamalan in buona sostanza fa Hitchcock: pilota le aspettative e le suggestioni dello spettatore per poi usarle contro di lui, gli instilla delle idee che sfrutta per suggerire invece di dire. Tutto riservando alla notte le scene di paura e lasciando di giorno quelle di tensione. Non manca il più classico degli “Shyamalan twist” (i colpi di scena per i quali è famoso) ed è una gioia vederlo funzionare davvero, stupire e prendere in contropiede di nuovo. 

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Francesco Lomuscio (cinema.everyeye.it)
25.11.2015
Prende forma con The visit un pov il cui unico scopo è porre lo spettatore in attesa del finale a sorpresa volto a chiarire i misteri relativi alla più o meno inquietante vicenda che sta visionando. Finale a sorpresa che, pur non esaltantissimo, si rivela l’unico aspetto interessante di oltre novanta minuti di visione piuttosto noiosi e tutt'altro che capaci di regalare innovativi spaventi.

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25.11.2015
Rimane però il rimpianto per una pellicola che contiene buoni spunti tecnici e narrativi, che avrebbero potuto essere sfruttati in maniera più convincente.

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Gianluca Arnone (www.cinematografo.it)
24.11.2015
The Visit promette brividi e regala qualche sussulto appena. Non lo chiameremo un ulteriore passo indietro nella carriera dell’autore ma nemmeno un deciso scatto in avanti.

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