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2 Ho dato il mio voto a È solo la fine del mondo | #JusteLaFinDuMonde : Ho amato tutti gli altri film di Dolan, ma l'ultimo è stato una enorme delusione. Il tema è quello della incomunicabilità tra i sessi e le generazioni, e proprio per questo forse manca un vero climax. Una visione piuttosto faticosa. Forse il soggetto era più adatto ad un regista dallo stile più asciutto, e non al giovane regista canadese, che fa degli eccessi e del kitsch il proprio marchio di fabbrica. Due stelle e mezzo.

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Maria Grazia Bosu (www.ecodelcinema.com)
06.12.2016
Dolan, con un’eleganza narrativa e una singolarità espressiva che incantano, mette in scena il dolore, la solitudine, l’insoddisfazione, l’incapacità dei familiari a percepire l’imminente tragedia, seppur si respiri nell’aria in modo palese. Il cineasta muove la macchina da presa fino ad entrare quasi nel cuore e nella mente dei personaggi, soprattutto di Louis, i cui minimi mutamenti espressivi vengono sublimati da inquadrature che ne colgono ogni sfumatura. Non mancano sequenze simboliche, come quelle dell’orologio a cucù, metafora del tempo che scorre inesorabilmente  verso la fine.

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Antonio Maria Abate (www.cineblog.it)
06.12.2016
Certo, Juste la fin du monde tende a soffrire del suo formato ridotto, perché questa è una storia che avrebbe respirato meglio nell’arco delle due ore e passa. Tuttavia l’intensità pensata da Dolan sembra non tollerare una maggiore diluizione, in qualche modo già contemplata: più di metà film si snoda attraverso conversazioni one-to-one, moderne confessioni in cui ciascuno dei personaggi si apre a Louis, chiedendo finanche consigli. In questi frangenti emerge un certo conservatorismo, un ripiegare in forme di narrazione dal ritmo molto cadenzato, che il regista prova a stemperare ora infilando un brano dei Blink 182 (I Miss You), ora alzando i toni della conversazione in maniera estemporanea. Just la fin du monde è perciò un film a cui senz’altro manca qualcosa, un’ulteriore deviazione rispetto a Mommy, per un cineasta che dichiara espressamente di non volere ripetersi pur rimanendo fedele a sé stesso. Un processo, questo, che non può ad ogni buon conto lasciare indifferenti, malgrado le imperfezioni.

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Pierpaolo Festa (www.film.it)
06.12.2016
Odio e amore, rabbia e gioia, perdono, rancore e qualche risata si susseguono nel giro di pochi secondi gestiti al massimo della credibilità. Ci mette poco lo spettatore a sbattere contro il vero protagonista di questa storia, l'incomunicabilità che regna tra i personaggi. E la loro solitudine. Il ventisettenne regista adatta la piece omonima di Jean-Luc Lagarce e assembla il cast perfetto, è un film di attori, tutti in stato di grazia mentre la forza visiva di Dolan fa la differenza e spinge il teatro filmato verso il grande cinema. Sin dall'inizio, in cui ci mostra cosa sia tornare a un mondo che non ti appartiene più, al finale in cui ormai il regista sa bene quale sia l'unica cosa da fare, alzare il volume di una bellissima canzone - Natural Blues di Moby - e passare in dissolvenza.

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Alice De Falco (darumaview.it)
06.12.2016
Xavier Dolan torna al cinema in una veste più matura ed evoluta, artisticamente parlando. Lo stile si mimetizza e ciò che colpisce maggiormente sono le interpretazioni degli attori, perfettamente inserite nell'evoluzione della vicenda. Una storia non prettamente narrativa, quanto un susseguirsi di monologhi quasi deliranti, espressione perfetta dell'egoismo familiare. Non è un film semplice, richiede pazienza, ma emoziona e fa pensare, sia in sala ma soprattutto fuori.

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Federico Gironi (www.comingsoon.it)
06.12.2016
Avrà pure ancora solo 27 anni, Xavier Dolan, ma è anche arrivato al sesto film: e dovrebbe forse farla finita di fare del vitalismo isterico e nevrotico il suo unico marchio di fabbrica, di giocare all'enfant prodige grazie alla forza della sua regia e delle canzoni pop sparate a volume più alto delle urla, senza porsi il problema di un rinnovamento di certi suoi temi e del confronto con una dimensione diversa (formale e narrativa del suo cinema). Perché altrimenti fai del tuo film una versione d'autore di una sceneggiata napoletana, pur ammantata di arte e intellettualismo, e minata costamente dall'ansia di dimostrare la tua bravura. E poi dice che uno scappa.  

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Marzia Gandolfi (www.mymovies.it)
06.12.2016
Come nel primo Dolan, nessuno ascolta nessuno e tutti si parlano sopra sbraitando. Film greve a tutto volume, È solo la fine del mondo conserva qualche affettazione, l'uccello a cucù incarnato e stramazzato al suolo, ma testimonia soprattutto la maturità di un autore che riduce l'eccesso per afferrare l'anima nascosta di personaggi che abitano la dimensione irreparabile del già troppo tardi. Superato il confine il silenzio è l'unica soluzione. L'unica via d'uscita per Louis, figliol prodigo, e Xavier, enfant prodige, testimoni e narratori delle rispettive epopee intime di figli. Epopee nevrotiche che convertono l'ordinarietà della vita familiare in mito contemporaneo.

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