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3 Virzì è uno dei pochi che riesce a far ridere e piangere insieme, senza mai scadere nella banalità. E qui ci regala due personaggi da cinema d'altri tempi. | #LaPazzaGioia

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Laura Cappelli (www.pianetadonna.it)
18.05.2016
È usando questa grazia, il continuo scambio fra allegria e commozione, che si muove Paolo Virzì, regalandoci un film toccante, avventuroso, divertente, pulito, nelle corde de La prima cosa bella. Partendo da uno spin-off "suo malgrado" de Il capitale umano, di una scena assurda e mai mostrata, il regista mescola temi cari - il lungomare toscano, le donne coraggiose, l'ironia, la nostalgia, i cambiamenti - e ci restituisce con La pazza gioia, un'opera fatta di femmine buffe, struggenti, comiche e con un cuore senza fondo. Sorridendo delle follie di una strepitosa Valeria Bruni Tedeschi e cercando di proteggere e capire il personaggio interpretato con forza da Micaela Ramazzotti, viaggiamo con la giusta leggerezza in un universo difficile da raccontare, fatto di fragilità mentali, ossessioni, nevrosi. Eppure la pazzia tutta femminile raccontata da Virzì, non è mai qualcosa legato alla vergogna, ma è uno stato delle cose: non chiede compassione, chiede fiducia, coraggio, rispetto. E fa sorridere, e fa pensare.

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Virginia Campione (www.cinematographe.it)
18.05.2016
La Pazza Gioia è un film in cui si fatica davvero a trovare difetti: le prestazioni attoriali delle due protagoniste, che riempiono la scena anche grazie ad un’alchimia straordinaria, sono perfettamente sostenute da una regia cucita attorno alla loro accurata caratterizzazione, attenta a sottolineare con delicata armonia ogni moto di gioia e tristezza ed ogni gesto di autentica solidarietà. In particolare, la pellicola gode dell’istrionica performance di Valeria Bruni Tedeschi, che con un mix irresistibile di classe e sregolatezza che ricorda la divina Cate Blanchett in Blue Jasmine, restituisce un personaggio iconico ed imponente, suggerendo come la sofferenza non conosca classi sociali, esattamente come l’amicizia e l’amore.

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Giorgio Viaro (www.bestmovie.it)
18.05.2016
Il film vive su due piani. Uno è quello dell’incarnazione piena di passione delle sue interpreti, appena caricaturali eppure pian piano credibili (un po’ come Accorsi in Veloce come il vento…) nelle vesti di queste donne disastrate, a volte caute, a volte rabbiose, sempre vicine a una qualche forma di rottura, in fuga ma dipendenti dal destino che le ha portate fin lì. L’altro è quello del percorso che alla fine le porta a una catarsi. Ecco, se il percorso è un po’ ingenuo perché lineare, specie nel modo in cui Donatella si ritrova in faccia il suo passato (si vorrebbe che alle volte quelle due si perdessero, dentro al film, che la narrazione si emancipasse dallo script), dall’altra parte la catarsi, quando arriva, è dolcissima, quasi straziante, perché sommessa. Ed è lì, nel momento in cui infine il film cala la testa e dice quello che deve dire, quando tutti fanno i conti con se stessi, che ti accorgi che quel che hai visto, pur con i suoi momenti troppo pieni (il tentativo di truffa in banca, la fuga in auto dal set) o le deviazioni che fanno storia a sé, ha costruito un mondo, dentro cui hai vissuto senza riserve.

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Giuseppe Grossi (movieplayer.it)
18.05.2016
Paolo Virzì ritorna ai suoi amati toni tragicomici, innamorandosi e facendoci innamorare di due donne ferite, ma talmente folli da voler vivere ancora, di nuovo, nonostante tutto.

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Elena Pedoto (cinema.everyeye.it)
18.05.2016
Paolo Virzì torna al grande schermo con La pazza gioia, presentato a Cannes 2016 nell'importante vetrina della Quinzaine des Réalisateurs, una commedia drammatica che ritrova l'emozionalità forte di pellicole come La prima cosa bella per parlare di famiglie, società, normalità, pazzia. Un film con qualche punto debole ma anche una grande forza umana, catalizzata da due interpreti perfettamente in parte: Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti.

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Alessia Laudati (www.film.it)
18.05.2016
Un ritratto umano di straordinaria intensità che riesce a far ridere della malattia mentale senza nessuna superficialità.

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Federico Gironi (www.comingsoon.it)
18.05.2016
Dalle protagoniste al direttore della fotografia, dai volti di contorno alla co-sceneggiatrice, Virzì si circonda delle persone giuste per un viaggio tanto vario e ricco di scossoni e deviazioni. Lui, alla guida, procede sicuro, ansioso di macinare strada senza perdersi nemmeno uno dei paesaggi umani che vede dal finestrino, e che racconta. E se prende qualche buca, o se a volte corre un po', o rallenta un pelo troppo, chi se ne importa: è l'imperfezione, bellezza.

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Gabriele Niola (www.badtaste.it)
18.05.2016
Con l’apporto fondamentale di Vladan Radovich questa volta Virzì lavora molto meno del solito sui luoghi e cerca invece il modo migliore per avere in ogni istante la distanza giusta dai personaggi. Esattamente questo rende La Pazza Gioia un film diverso dai suoi simili (i film sui matti, i film sulle fughe, i film sulla sete di libertà, i film sugli ultimi che rimarranno ultimi), il fatto di vivere di un sottile equilibrio nella distanza dalle protagoniste, un contrasto unico tra tenerezza e repulsione. La tenerezza è quella dello sguardo che Virzì ha da sempre, è la sua caratteristica saliente più evidente, l’unico cineasta che riesce a guardare con tenerezza anche le donne nell’atto di essere donne, nel momento in cui utilizzano o lasciano sfuggire il loro appeal sessuale; la repulsione al contrario è molto ben dosata nella sceneggiatura di Francesca Archibugi, ed è ciò che rende plausibile il testo in ogni momento, ciò che gli impedisce di fuggire nel buonismo.

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Giancarlo Zappoli (www.mymovies.it)
18.05.2016
Paolo Virzì fonde ironia, buonumore e dramma in un on the road movie che guarda al mondo femminile con una sensibilità non usuale.

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Matteo Bordone (www.internazionale.it)
18.05.2016
Oltre alla bravura delle due protagoniste e del cast intero, di questo film si può amare proprio il sentimentalismo, la vocazione all’empatia, la voglia di suscitare commozione senza trucchi. Anche se il tocco di Francesca Archibugi costringe la fabbrica delle lacrime a un superlavoro, il risultato dà grandi soddisfazioni.

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