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Antonio Maria Abate (www.cineblog.it)
02.11.2016
La ragazza del treno è infatti molto più perfettino di quanto le circostanze imporrebbero; per tutto il film manca quel senso di tormento, depravazione e finanche perfidia che eppure mi sembrano inquadrare piuttosto bene il tenore degli eventi. Rilasciare il tutto solo alle ultime battute significa caricare il finale di un peso sproporzionato rispetto a quanto avrebbe dovuto corrispondere, ossia per lo più la risoluzione del mistero. Da quegli ultimi sussulti, che in realtà assumono più connotati di vere e proprie urla, si vuole invece far passare anche l’anima di questa vicenda, ovvero ciò di cui il film è in larga misura sprovvisto. A tratti, e grazie alla Blunt, qualcosa aleggia, ma neanche il tempo di coglierlo che tutto rientra in quella sorta di inappropriata ordinarietà che contraddistingue il lavoro di Taylor.

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Anna Pennella (www.cinemamente.com)
02.11.2016
La sceneggiatrice Platt si sarà sicuramente spaventata quando si è trovata il compito di adattare un romanzo con una struttura così complessa all’immagine in movimento. Ma se non fosse così, le cose non cambierebbero molto perché nel film una paura nella scrittura si respira lo stesso. C’è un esagerato attaccamento alla struttura originale del romanzo che soffoca la pellicola, impoverendo le potenzialità dello script nel far nascere un buon film. La mimesi che Platt applica non funziona, e questo uno sceneggiatore dovrebbe saperlo. Ogni medium ha il suo format, ha il suo cavallo di troia. I ripetuti flashback funzionano nella scrittura per avvinghiare il lettore alle pagine, ma nel medium cinematografico rallentano e confondono lo spettatore. Questo è il principale difetto della pellicola che, ahimè, copre tutto quello che di buono c’è nel film.

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Gian Luca Pisacane (www.cinematografo.it)
02.11.2016
La ragazza del treno è un film che non lascerà traccia. Il romanzo era un inno alla consapevolezza delle donne, e condannava qualsiasi forma di sopruso. Tate Taylor non solo fa orecchie da mercante a un discorso serio, ma non utilizza neanche le doti notevolissime della sua diva Emily Blunt, condannandola a un loop di gesti sempre uguali, farcito da vane elucubrazioni. Anche l’immobilità che affligge la protagonista fino allo scoccare dei sessanta minuti rischia di diventare soporifera. Il cinema ha sempre amato sia i drammi interiori che i mezzi di trasporto, e spesso li ha coniugati con efficacia. Ma qualche volta bisognerebbe spingere la locomotiva sul binario dell’originalità, non su un binario morto.

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Rosanna Donato (filmup.leonardo.it)
02.11.2016
A deludere è anche il ritmo lento, per niente incalzante e addirittura capace di rendere alcune scene soporifere. Solo sul finale, il quale presenta una scena che piacerà particolarmente alle donne, il progetto si rianima un minimo.

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Costanza Mauro (www.pianetadonna.it)
02.11.2016
La ragazza del treno è un thriller ben costruito e non era semplice adattare il libro della Hawkins che in ogni capitolo da voce a una delle tre donne della storia Rachel, Megan, Anna e la cui narrazione non è lineare, ma procede per continui flashback. Tate Taylor è invece riuscito a mantenere questa struttura così complessa, che è poi quella che rende avvincente il plot, svelando a poco a poco i segreti nascosti nella vita dei personaggi. La ragazza del treno è una storia al femminile e per questo era fondamentale trovare tre interpreti all'altezza. La scelta di Emily Blunt è veramente azzeccata, perché non solo è una bravissima attrice, ma ha anche quell'aria british che rischiava di mancare ai lettori di Hawkins, visto che il film è stato ambientato a New York e non ha Londra.

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Letizia Rogolino (www.newscinema.it)
02.11.2016
La Ragazza del Treno si può considerare quindi uno di quei classici esempi in cui il libro funziona meglio del film, e le scelte stilistiche non sono delle migliori. Tuttavia l’intuizione dello script è originale e la storia viene raccontata seguendo un registro assolutamente verosimile, ma il ritmo si perde in una serie di punti deboli che alla fine incidono inevitabilmente sull’empatia e l’effetto sorpresa. La tensione e la voglia di scoprire l’identità del vero colpevole cessa di esistere troppo presto, e si perde interesse di arrivare fino alla fine.

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Cristina Resa (www.loudvision.it)
02.11.2016
La ragazza del treno finisce per essere un thriller senza mordente, avvilente, pensato per un pubblico prettamente femminile. Quel genere di pubblico che spero esista solo nelle ricerche di marketing.

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Massimo Lastrucci (www.ciakmagazine.it)
02.11.2016
Da un trascinante best seller editoriale di Paula Hawkins (Piemme edizioni), una attesa versione su schermo, traslocata dall'uggiosa periferia londinese ai sobborghi di New York, che tutto sommato non deluderà (almeno non del tutto) i suoi fans. Perché Tate Taylor è un regista forse non trascendentale, ma sa cosa pretendere dagli attori e soprattutto sa come costruire l'atmosfera adatta -malinconica e autunnale- allo stile di una crime-story popolata da mediocri e vittime.

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Federica Rizzo (darumaview.it)
02.11.2016
Il film si confeziona come un prodotto nella media che ha come punti di forza l’aver messo insieme un cast pieno di buoni attori e averli guidati attraverso una regia canonica, che fa emergere un’unica grande star: Emily Blunt. A volte però il viaggio allucinatorio della Blunt è talmente sconnesso da allontanarci emotivamente dalla storia. Si tratta in ogni modo di momenti, perché per il resto La ragazza del treno è un thriller perfettamente godibile.

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Antonio Bracco (www.comingsoon.it)
02.11.2016
La ragazza del treno è un film che non arriva a scardinare alcunché nel genere cinematografico del crime thriller. Si presenta patinato, tanto nell’immagine quanto nello stile di regia, e lo resta anche nelle sequenze più violente o più sessualmente esplicite (da divieto negli USA, per tutti in Italia). La scelta del regista Tate Taylor volutamente schiva l’impatto grezzo per offrire un prodotto di intrattenimento elegante, che probabilmente ambisce a richiamare l’atmosfera di Gone Girl di David Fincher. 

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