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Federica Rizzo (darumaview.it)
18.02.2016
La fotografia che esalta la poeticità del mare e delle spiagge di Montevideo, insieme all’atmosfera decadente di una città fatta di edifici eterogenei, ultramoderni e coloniali, rende Onda su onda un film gradevole, ma diverte solo a tratti, non riuscendo a trovare l’equilibrio giusto tra battute e sentimento. Alla fine è la malinconia a prevalere su tutto impadronendosi di troppe parti del film  e non permettendogli di raggiungere una vera completezza narrativa.

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Massimo Lastrucci (www.ciakmagazine.eu)
18.02.2016
Di base, sarebbe stata una storia drammatica sino al mèlo, potenzialmente amara e cattiva. Regista, sceneggiatore, musicista e protagonista, Rocco Papaleo l’ha viceversa obbligata alla commedia, ora comica ora sentimentale, compreso sermoncino educativo terminale. Una forzatura che risulta piuttosto evidente nelle tipizzazioni caricaturali fuorigiri di tanti personaggi di contorno.

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Daria Pomponio (quinlan.it)
18.02.2016
Incompiuta, rigidamente bipartita e poco spassosa, l’opera terza di Rocco Papaleo, Onda su onda, è una commedia “naufragata” che paradossalmente funziona meglio nei suoi risvolti drammatici e melanconici.

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Marcello Lembo (www.mondofilm.it)
18.02.2016
Un film riuscito solo a metà che vive più che altro di trovate estemporanee e dei lampi dei suoi bravi interpreti.

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Mirko Lomuscio (www.youmovies.it)
18.02.2016
Onda su onda risulta essere un’opera poco travolgente, abbastanza lenta e parecchio noiosa, salvo qualche battuta ben assestata; ciò che poi lesina al racconto è la scelta dei ruoli, perché, nonostante Papaleo risulta sempre essere una godibile e divertente presenza, a Gassman tocca l’infame ruolo fuori parte del cuoco taciturno e poco incline all’ironia, un personaggio sviluppato sotto la media, essendo dopotutto uno dei due protagonisti del film.

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Ilaria Falcone (www.nonsolocinema.com)
18.02.2016
In questo film ci sono tanti spunti interessanti, alcuni stravaganti, pochi sono sviluppati a dovere, o meglio, come Papaleo ha abituato il pubblico nelle originali espressioni registiche, piacevoli e ammirevoli perché senza autorialità. Tuttavia Onda su Onda non riesce a colpire diritto al cuore dello spettatore, che resta stupito da una macchina da presa che fotografa anziché riprendere. Onda su Onda è come una "tisana corretta", rilassa e rallegra, ma l’effetto non dura molto.

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Carola Proto (www.comingsoon.it)
17.02.2016
Papaleo non si è perso dopo il suo primo e secondo film. Al contrario, è proprio con questo terzo che ha trovato un suo linguaggio. Se avesse lasciato i suoi personaggi in attesa, e se avesse risolto appena i loro dilemmi, lasciando che fosse l'incompiutezza che li caratterizza a regolarne i destini, sarebbe riuscito davvero a fare qualcosa di nuovo. Sarà per la prossima volta. Di tempo, caro Rocco, ce n'è.

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Antimo Prencipe (www.sentieriselvaggi.it)
17.02.2016
Sorretto da una sceneggiatura buona ma alcune volte prevedibile, il film ha nella commedia degli equivoci il suo riferimento. Utilizzando espedienti interessanti, si riesce a mostrare (o a nascondere) con leggerezza un tema delicato come il rapporto padre-figlia e le ripercussioni che ne derivano. L’innamoramento per il proprio padre è un argomento socialmente scandaloso, ma Papaleo riesce a modellarlo con genuinità e a utilizzarlo come espediente per sorridere. Punto forte, dunque, è la costruzione degli “equivoci”, insieme alla sintonia che c’è tra i due protagonisti, completamente agli antipodi, ma dotati di una forte sensibilità nascosta che li unisce. Dialoghi, battute e tempi comici funzionano abbastanza da provocare un sorriso costante, intervallato da sbalzi di risata dovuti alle trovate strampalate dei protagonisti. Immancabile è l’elemento musicale gioviale ed esilarante, un classico del cinema di Papaleo.

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Marta Leggio (www.cinemamente.com)
17.02.2016
Onda su onda fa acqua da tutte le parti perché presenta dei personaggi piatti, monoliti che non portano con sé delle storie forti, né sembrano interessati a comunicare qualcosa. La storia sembra fin troppo decisa, le scene si susseguono con rigidità e le battute non vengono accompagnate da un ritmo azzeccato e così alla rigidità recitativa di Gassman si alternano le uscite dialettali, forzate e non efficaci di Papaleo.

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Giulio Cicala (cinetvlandia.it)
17.02.2016
Onda su onda è un po' una metafora senza troppe pretese della vita di chiunque che, tra alti e bassi, cerca conferme nella propria esistenza. Tra i film diretti da Rocco Papaleo è quello che si prende più rischi e si mette più in gioco in maniera completa e sincera, risultando alla fine del viaggio una pellicola matura e interessante.

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Maria Grazia Bosu (www.ecodelcinema.com)
17.02.2016
Onda su onda non dispiace, è un film gradevole, ma diverte solo a tratti, non riuscendo a trovare l’equilibrio tra battute e sentimento. Alla fine è la malinconia che ha la meglio su tutto e si impadronisce di troppe parti del film, non permettendogli di raggiungere una vera completezza narrativa.

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Giuseppe Cardarello (www.persinsala.it)
17.02.2016
Seppur il film diverta e commuova, il ritmo non è molto incalzante e ad alcune scene risultano addirittura ridondanti. Sopratutto la parte iniziale ambientata sulla nave non regge il confronto con tutte le peripezie che avverranno in seguito, pur fornendo le fondamenta all’intera trama del film. D’altronde, come già anticipato, è proprio la trama a frenare costantemente lo slancio de Onda su onda e a non farlo eccellere come un prodotto fresco di idee ed originale, poiché temi quali “lo scambio di identità” o “il viaggio” sanno di “qualcosa di già visto” e di abbondantemente affrontato così in letteratura, così nella settima arte.

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Scilla Santoro (www.cinefilos.it)
17.02.2016
Onda su onda riesce ad essere nel complesso piacevole, se lo spettatore si lascia trasportare dall’idea del viaggio e dalla musica, sempre fondamentale nei film di Papaleo – anche la band è sulla scena – e si accontenta di solcare con leggerezza le onde, di contemplare tramonti e sabbie bianche senza pretendere nulla più di quanto appare in superficie.

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Francesco Lomuscio (cinema.everyeye.it)
17.02.2016
Sebbene i protagonisti risultino decisamente convincenti e qualche occasione per sorridere - dal grottesco incontro con l'otorino sulla sedia a rotelle a quello al ristorante con la signora Rosalba Bolena interpretata da Silvia Perez - non appaia assente, l'evoluzione della situazione raccontata procede piuttosto affannosamente. E, senza alcun dubbio, i motivi della presenza di tale difetto vanno individuati nella discutibilissima scelta di narrare attraverso la commedia una storia - a firma dello stesso Papaleo insieme al fido Valter Lupo e Federica Pontremoli - dal taglio piuttosto drammatico... permettendo a quest'ultimo aspetto di prevalere sul genere caro a Mario Monicelli e Dino Risi.

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16.02.2016
Manca soprattutto di idee allora "Onda Su Onda", di quel sentimento che aveva contraddistinto il primo lavoro di Papaleo permettendogli di avere successo e respiro. Appare come una scatola vuota, riempita a forza con degli oggetti di recupero che, per quanto utili a costruire qualcosa di buono, avevano bisogno di un collante più resistente per rimanere saldi e interi. La conseguenza è quella che porta a far sfumare velocemente il contrasto creato tra il cantante fallito e il cuoco dal passato tenebroso, così come a rendere solo un riscaldamento quei passaggi in cui i due si allenano per rendere la farsa creata il più reale possibile. Medesima lunghezza d'onda, potremmo dire, che va a toccare anche lo scoglio drammatico della pellicola, se consideriamo il mancato approfondimento dei due personaggi e dei loro caratteri, per cui è previsto un risvolto privato abbastanza rilevante e colmo di squilibrio.

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Paola Casella (www.mymovies.it)
16.02.2016
Un film che è "jazz cinema": in controcanto, raffinato, a tratti deliziosamente estemporaneo, quasi sempre vagamente divergente.

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Federico Boni (www.cineblog.it)
16.02.2016
Infarcito di musiche e canti, tanto da presentarsi quasi come atipico musical, il film di Papaleo affonda inesorabilmente a causa di una sceneggiatura poco ispirata, sprovvista di guizzi e dai tempi infinitamente lunghi, tra le altre cose non aiutati da un discutibile montaggio. Più che un'onda uno tsunami nei confronti del Papaleo regista, naufragato malamente dopo aver provato a portare in porto un film nato per imbarcare acqua. Quella scesa dalle ginocchia degli spettatori.

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