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Lorenzo Pedrazzi (blog.screenweek.it)
08.09.2015
Non c’è paternalismo nel suo sguardo, né retorica d’accatto. Non essere cattivo ha l’onestà di scendere nelle strade con i suoi ragazzi, accompagnandoli in un percorso dall’esito duplice. La narrazione è frammentaria come le vite incerte dei protagonisti, le cui sorti si sviluppano in modo coerente alle loro scelte, seppure con qualche passaggio un po’ affrettato. Ma la prospettiva su questa realtà instabile si conferma estremamente lucida, così come la doppiezza dei sentimenti: i “figli” rischiano di ripetere gli errori dei “padri”, ma solidarietà e fratellanza possono rompere il circolo vizioso. Un film rivudo e intenso, figlio del decennio in cui è ambientata la trama, ma ancora valido e attuale.

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4 Doveroso rendergli omaggio, bravissimi gli attori! ...
4 Doveroso rendergli omaggio, bravissimi gli attori! Ho dato il mio voto a Non essere cattivo | #NonEssereCattivo :

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08.09.2015
Tentare il salto più lungo della gamba o decidere di camminare, a piccoli passi. Un dilemma su cui "Non Essere Cattivo" cuce la sua totale umanità, che usa per affezionarsi ai suoi delinquenti e con cui li accompagna verso la divisione delle loro strade e il loro destino. Strade che per Caligari non sono per niente o giuste o sbagliate, al massimo l'una meno pericolosa dell'altra.

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5 Ho dato il mio voto a Non essere cattivo | #NonEss...
5 Ho dato il mio voto a Non essere cattivo | #NonEssereCattivo : quando sai comunicare, sei pericoloso.

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Raffaele Meale (quinlan.it)
08.09.2015
Non essere cattivo, come tutte le opere postume, sarà probabilmente destinato a elogi, applausi, lacrime (a volte di coccodrillo); andrebbe invece preso per quello che è, testamento non solo di un grande autore, ma di un “perché” fare cinema. Come tale andrebbe protetto, difeso e promosso. Perché non è da escludere che in Italia circolino altri piccoli Caligari in fieri, come lui costretti a confrontarsi con un’industria cieca, poco intelligente e del tutto disattenta a chi non “fa parte del giro”. Le Ostia del cinema italiano possono essere molte, ed è da lì che bisogna ripartire, tralasciando per una volta i salotti buoni, già grassi ai limiti dell’obesità. Continuando a seguire la strada che fu di Caligari, quella di un cinema imbastardito eppure carico di una dolcezza mesta e dirompente. Con uno sguardo desacralizzato, e per questo ancora più umano. Non essere cattivo è finora il più bel film italiano visto a Venezia e, forse, dall’inizio dell’anno.

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08.09.2015
Si può parlare a ragion veduta di un film postpasoliniano senza il timore di buttar lì un riferimento ormai abusato: nelle intenzioni dello stesso Caligari, il film compone una trilogia ideale che ha in “Accattone” dello stesso Pasolini e in “Amore tossico” i due precedenti capitoli. Non è solo l’ambientazione a Ostia e le suggestioni che la stessa porta con sé a rendere perfetta e, in un certo qual modo, inevitabile l’assimilazione, ma è soprattutto una questione di sguardo e sensibilità, di una maniera di raccontare le borgate e l’umanità composita e disagiata che le attraversa, di uno sguardo emotivamente coinvolto e “orizzontale” rispetto ai personaggi, senza mai scadere in intenti predicatori o in giudizi affrettati.

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Fabio Giusti (35mm.it)
08.09.2015
Non essere cattivo non è solo il perfetto e coerente epilogo di un percorso autoriale portato avanti con rara ostinazione da Caligari nell’arco di tre decenni, ma rappresenta l’idealtipo di film che, senza girarci troppo attorno, sarebbe bello vedere più spesso in Italia. L’occhio infatti, anestetizzato da un cinema quasi mai capace di restituirgli una rappresentazione del reale che non sia ripulita o, in qualche modo, edulcorata, non è più abituato a uno sguardo privo di giudizi di natura morale come quello di Claudio Caligari.

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Teresa Monaco (www.cinematographe.it)
08.09.2015
Non essere cattivo, opera postuma del grande Claudio Caligari, rivela in un sottilissimo involucro di tenerezza un macigno ruvido, massiccio e tremendamente reale di vita, quella strapazzata, disperata e distrutta di cui ci ha lasciato la più grande testimonianza filmica Pasolini.

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Gabriele Niola (www.badtaste.it)
08.09.2015
Lo si dice sempre dei grandi autori ma seriamente in Caligari lo sguardo è tutto. Non sono le storie che racconta ma la maniera in cui guarda quella gente, quei mondi e quelle periferie ad essere ammalianti, il suo non edulcorare niente, non amare nulla ma essere vicino a tutto che è incredibile. Sempre distante con la macchina da presa, sempre naturalista con la luce e sottotono con la fotografia, sempre cauto con il montaggio ma anche sempre posizionato nel punto migliore per svelare le fragilità di esseri umani terribili, questo cinema è il più difficile in assoluto da fare.

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Valerio Sammarco (www.cinematografo.it)
07.09.2015
Imperfetto e bellissimo, Non essere cattivo (facile a dirsi, più difficile riuscirci in certi angoli di mondo) rappresenta la giusta sintesi, l’ideale via di mezzo tra Amore tossico e L’odore della notte: la solita “urgenza” di voler raccontare attraverso una “piccola” storia il cuore di un periodo, e di un contesto, ancora una volta grazie ad una direzione degli attori impeccabile.

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Valentina d'Amico (movieplayer.it)
07.09.2015
Un pugno nello stomaco per i fautori del politically correct, il film di Caligari ha la lucidità necessaria per mostrare come ogni tentativo di rialzare la testa venga affossato dal contesto in cui l'individuo vive. Il capitalismo impera, si reinventa in nuove forme e gli errori del passato ricadono inevitabilmente sulle nuove generazioni. L'ultimo regalo di Claudio Caligari è un film che individua i colpevoli, senza sconti di pena.

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Federico Gironi (www.comingsoon.it)
07.09.2015
Prendere o lasciare: non ci sono vie di mezzo con Claudio Caligari e con il mondo che racconta. Tutto o niente, o stai dentro o stai fuori. Basta non commettere l'errore di pensare che, nonostante i temi forti e i toni ruvidi, Non essere cattivo non possegga tratti che sorprendono, raffinatezze che spiazzano. Uno dei grandi meriti del film, del copione che lo stesso regista ha firmato con Francesca Serafini e Giordano Meacci (due che non fanno gli sceneggiatori di cinema italiano di mestiere e, grazie a Dio, si vede), oltre a quello di usare una lingua viva e credibile, è l'andare in controtendenza e sgonfiare quasi sempre e appena in tempo le situazioni la cui deflagrazione rischierebbe di far andare tutto troppo sopra le righe, e far deragliare la storia.

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Federico Boni (www.cineblog.it)
07.09.2015
Luca Marinelli e Alessandro Borghi sono semplicemente straordinari negli abiti di Cesare e Vittorio, facce di una stessa medaglia rubata chissà dove e sporca di cocaina. Intensi e coinvolgenti, i due attori bucano lo schermo ad ogni confronto, ad ogni battuta, portando in scena una complicità drammaticamente sorprendente.

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Marco Lucio Papaleo (cinema.everyeye.it)
07.09.2015
Non essere cattivo è una boccata d'aria fresca nel cinema italiano, un film che parla senza timidezza ma con tanto pudore della periferia e delle difficoltà della povera gente "buona d'animo ma costretta dalle circostanze". Un film scritto bene, girato ancor meglio e che si pregia di ottimi interpreti, con una morale molto semplice eppure spesso sottovalutata.

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