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Ivana Faranda (www.ecodelcinema.com)
11.10.2016
Il risultato finale della pellicola però, nonostante la bellezza della fotografia e la partecipazione al cast di una star del calibro di Anthony Hopkins, è oltremodo deludente. Non viene in alcun modo accennato, se non per sommi capi, il profilo psicologico dei personaggi che sembrano essere tutti uguali, l’esito della storia è scontato e mancano quei piccoli colpi di coda che possono lo spettatore sempre con il fiato sospeso.

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Riccardo Favaro (filmup.leonardo.it)
11.10.2016
La “storia”, la “vicenda”, i “fatti” di “Go with me” non possono assumere valori specifici se la loro realizzazione filmica manca da un lato di una reale carica dinamica, magari qualcosa di “nuovo” che superi il filone thriller tradizionale, dall'altro di equilibrio di indagine psicologica nel reticolato di storie e racconti che viene esposto senza il coraggio necessario. Ad ogni modo, finita la proiezione, la sensazione è quella di aver assistito ad un lavoro pulito ma deludente per le grandi occasioni mancate.

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Mirko Lomuscio (www.youmovies.it)
11.10.2016
Go with me a conti fatti risulta sì essere un qualcosa di poco riuscito, ma con il pregio di saper muovere almeno gli attori pedina nel modo giusto (un Hopkins volutamente catatonico, una Stiles in difficoltà, un Liotta malvagio), solo che in questa confezione paratelevisiva neanche ci si fa molto caso, anche se alla fine otterrete il vostro discreto thriller da serata casalinga.

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Gabriele Niola (www.badtaste.it)
11.10.2016
Daniel Alfredson esordisce nel cinema americano andando a fondo nella mitologia statunitense, con sé porta il suo stile controllato ma immerge le mani nel west moderno, nei paesaggi lugubri di foreste umide e invernali, riempiendo il suo film di indiani corrotti, uomini pavidi, donne di carattere e sfide a colpi di fucile. In questo film dalla storia ben più che essenziale quel che rimane, come è giusto che sia, sono questi tre personaggi interessanti più nel gruppo che creano che individualmente. Il terzetto eterogeneo e mal assortito di una mente inesorabile, una donna che è motore e volontà, determinazione e disperazione, uniti allo scemo dal cuor d’oro e la testa dura, fanno appello alle basi della storia del cinema americano con una partecipazione e una sincerità ammirevoli. Go With Me è un B movie rinfrescante.

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Laura Siracusano (www.cinematographe.it)
11.10.2016
I colori grigi e freddi del paesaggio, il freddo e l’isolamento dei protagonisti non riescono ad evolversi a quinto protagonista di Go with me, che risulta essere un film privo di moto. Anche i dialoghi non convincono e questo è un peccato, soprattutto avendo a disposizione del film un attore come Anthony Hopkins. Il suo personaggio è malinconico, legato ad un passato doloroso, ma non viene mai approfondito con la giusta intensità. Tutto rimane in superficie, come la ricerca dei cattivi e l’inevitabile scontro finale.

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Lucia Mancini (www.filmforlife.org)
11.10.2016
Go With Me di Alfredson si afferma come un’opera che setaccia sapientemente motivi e stilemi del cinema americano di genere, rendendo contemporanee dinamiche già note e stabilendo connessioni con un passato che appare più attuale che mai. La nebbia, che apre e che chiude il film come in una sorta di ciclico sipario, avvolge nell’omertà una verità che tutti sanno ma che nessuno conosce davvero, rendendo la lotta tra bene e male una questione privata su cui è quasi meglio stendere un velo.

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