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Martina Ponziani (www.vertigo24.net)
17.11.2015
Quella che invece va assolutamente sottolineata è l’intenzione: vedere un film che si ripromette di raccontare il proprio paese affidandosi alla fantasia, alla poesia ed anche all’imperfezione dei classici canoni cinematografici non è cosa comune. Vengono alla mente nomi come Pasolini, Bresson, quelli di un cinema ormai antico che si affidava più alla forza delle idee che a quella dei mezzi.

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Giampiero Raganelli (quinlan.it)
17.11.2015
I sogni e le fiabe, anche se irreali, devono raccontare la verità, suggella Marcello, che, con Bella e perduta, presentato in concorso a Locarno, ha realizzato la sua opera finora più importante. Ma anche il suo lavoro più ambizioso che non è esente da difetti e slabbrature. Nel tentativo, complessivamente riuscito, di mettere insieme sogno, fiaba e dura realtà, nel raccordare immagini di diversa natura e qualità, a stonare è la voce off, recitata da Elio Germano. A volte è molto meglio lasciar parlare il silenzio.

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Elena Pedoto (cinema.everyeye.it)
17.11.2015
Immerso in un realismo magico che fonde realtà e finzione, attualità ed escapismo onirico, Marcello ci conduce per mano attraverso i paradossi della nostra società (posti bellissimi abbandonati, natura lasciata morire per profitto) e le bellezze recondite della nostra tradizione (la maschera di pulcinella, il valore unico di una tradizione pastorale) realizzando un film che è pura suggestione ma anche profonda riflessione sul nostro esistere e sul nostro vivere. Sempre in balia di mille contraddizioni eppure avvolti da una magia, da una poesia, da una bellezza della quale molto spesso nemmeno ci rendiamo conto.

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Nicola Lagioia (www.internazionale.it)
17.11.2015
Bella e perduta restituisce (le cose perdute nel mondo reale le ritroviamo trasfigurate tra i panorami di uno spirito che esiste) ciò che in fondo ancora ci appartiene, ma difficilmente viene mostrato in un film.

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Carlo Cerofolini (www.ondacinema.it)
17.11.2015
Il regista casertano non solo si adopera per privare i caratteri della centralità che normalmente spetterebbero loro ma, in una sorta di staffetta cinematografica, decide di spostare continuamente il punto di vista da un personaggio all'altro, costruendo un coro di voci, di sensazioni e soprattutto di sguardi che, nel complesso, compiono una vera e propria riscoperta del paesaggio italiano, deturpato e offeso dalle barbarie degli uomini, e in questo caso, invece, collocato con tutta la sua bellezza dentro il cuore del film. 

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Maria Laura Ramello (www.bestmovie.it)
17.11.2015
Girando in 16millimetri, il regista sperimenta e riesce a emozionare pur non utilizzando nessun escamotage per risultare appetibile – la prima parola la sentiamo dopo 15 minuti, il montaggio è un rebus, la colonna sonora è scandita da poesie, canti popolari e musica classica. Bella e Perduta è un film impegnato ed impegnativo, uno di quelli che in Italia si vede – e piace – solo ai Festival.

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Luca Biscontini (www.taxidrivers.it)
17.11.2015
Coraggiosa, poetica e decisamente attuale, Bella e perduta è un’opera da non perdere.

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Antonio Maria Abate (www.cineblog.it)
17.11.2015
Dato che Bella e perduta non è di quei film inutilmente colti, goffamente simbolici, sebbene di entrambe le fattispecie ritroviamo qualcosa al suo interno. E quando le lacrime rigano gli zigomi di un incolpevole bufalo, sballottato da un punto ad un altro senza che sappia nemmeno il perché, non ci si sente toccati per le lacrime in sé della povera bestia, ma per ciò a cui rimandano. Quella ragione per cui serve un film intero a spiegarla e che se non è del tutto chiara pazienza. Prima o poi lo sarà; almeno in questo c'è speranza.

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Federico Gironi (www.comingsoon.it)
17.11.2015
Bella e perduta è un film misterioso e luminoso, capace di lasciare addosso, in sospensione nel sangue e negli occhi, le polveri dell'indignazione civile, della Storia e del suo senso, quelle del racconto magico e fiabesco inevitabilmente metaforico. Polveri che si sedimentano sulle lastre fotografiche di immagini in 16mm di enorme potenza visiva, imposte con grazia da Marcello strutturando così vari livelli di senso che precipitano e collassano nel macroscopico e nel microscopico, alternativamente.

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Emanuele Sacchi (www.mymovies.it)
17.11.2015
Un apologo morale in forma di fiaba che mescola mirabilmente la tecnica del documentario e la licenza della finzione.

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