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2 Ho dato il mio voto a Lo chiamavano Jeeg Robot | #LoChiamavanoJeegRobot : sono perplesso. Vorrei che tutti quelli che hanno gridato al miracolo più di un anno e mezzo fa, lo rivedessero oggi per rendersi conto che si tratta a momenti di un prodotto leggermente superiore allo standard del cinema italiano a cui siamo abituati. E a momenti di una gran cagata!

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Giorgio Viaro (www.bestmovie.it)
23.02.2016
Se Lo chiamavano Jeeg Robot dimostra una cosa, dimostra questo: che il film di supereroi è un genere come un altro, ti offre una griglia, puoi riempirla come vuoi – con la tua musica, le tue facce, la tua lingua e i tuoi luoghi, costruendo una mitologia più efficace, perché radicata dentro un immaginario che non hai preso in prestito, ci sei cresciuto. Senza contare che Gabriele Mainetti, il regista, declina questo tipo di racconto dandogli sfumature adulte, pulp, che sono lontane dall’uso che gli americani ne fanno di solito. Casting perfetto, con menzione obbligatoria per Marinelli, che crea un villain da fumetto indimenticabile: la scena in cui canta Un’emozione da poco di Anna Oxa è da pelle d’oca.

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5 #LoChiamavanoJeegRobot :
5 #LoChiamavanoJeegRobot :

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Pier Vittorio Mannucci (www.nonsolocinema.com)
23.02.2016
Lo chiamavano di Jeeg Robot non è un capolavoro, come leggerete in recensioni di critici troppo solerti nel gridare al miracolo quando il cinema italiano produce qualcosa di diverso. È però uno dei migliori film italiani degli ultimi anni, sicuramente il più coraggioso per come prova, riuscendoci, a rielaborare gli stilemi di un genere quasi del tutto alieno al nostro cinema e che persino negli USA, dove è stato inventato, appare ormai fossilizzato e avvitato su se stesso. Non perdetelo.

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5 Ho dato il mio voto a Lo chiamavano Jeeg Robot | #L...
5 Ho dato il mio voto a Lo chiamavano Jeeg Robot | #LoChiamavanoJeegRobot : Tutti gli elementi (regia, musiche, attori, sceneggiatura) si fondono e formano un'opera pop che non rinuncia alla qualità. Imperdibile.

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Ferruccio Gattuso (news.yahoo.com)
23.02.2016
Gabriele Mainetti (che ha anche lavorato alle musiche originali insieme a Michele Braga) vince su tutti i fronti, persino su quello in cui l'illustre collega Gabriele Salvatores  - con il suo “Il ragazzo invisibile” - ha francamente zoppicato: inserire in una cornice dai tratti fantasy una vicenda realistica e tutt'altro che fumettistica o, peggio, infantile. Il mondo in cui si muovono i protagonisti è una Roma a metà strada tra “Suburra” e “Romanzo Criminale”, una realtà che la cronaca ci ha consegnato spesso e volentieri sulle pagine dei giornali.

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5 Romantico, pulp e coatto fino al midollo! Ho dato ...
5 Romantico, pulp e coatto fino al midollo! Ho dato il mio voto a #LoChiamavanoJeegRobot: se non lo avete ancora visto, fatevi un favore e recuperate.

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Mirko Lomuscio (www.youmovies.it)
23.02.2016
Lo chiamavano Jeeg Robot è uno spettacolo che rimane tutto da godere, grazie anche agli attori utilizzati, tutti bene in parte; da un Santamaria trattenuto e poco incline a strafare (scelta curiosa la sua, dato che l’attore è la voce italiana di Christian Bale in versione Batman), ad una Pastorelli commovente nel ricreare la sincera idiozia di Alessia; ma la palma del migliore spetta a Marinelli, sulla cresta dell’onda grazie anche ad un film come “Non essere cattivo” di Claudio Caligari, qua novello Joker capitolino, memore dei suoi giovani fasti nel mondo dello spettacolo, nonché amante delle cantanti anni ’80 (e la scena che lo vede ballare ed uccidere sulle note Ti stingerò di Nada è tutta da godere). Quindi state bene attenti tutti quanti, perché c’è un nuovo eroe nel nostro cinema e lui si chiama Gabriele Mainetti.

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4 Assolutamente eccezionale, da rivedere più volte! H...
4 Assolutamente eccezionale, da rivedere più volte! Ho dato il mio voto a Lo chiamavano Jeeg Robot | #LoChiamavanoJeegRobot :

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Emanuele Bianchi (seesound.it)
23.02.2016
Lo chiamavano Jeeg Robot è un film che riuscirà a conquistare lo spettatore grazie a una solida storia in cui i personaggi sono delle persone vere con i quali si entrerà in sintonia, capace di far riflettere ma anche di divertire grazie a battute e situazioni farsesche.

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5 "C'è una ragione che cresce in me e l'incoscenza ...
5 "C'è una ragione che cresce in me e l'incoscenza svanisce e come un viaggio nella notte finisce..." Anna Oxa mi aiuta nello splendido compito di scrivere due righe per recensire in fretta Lo Chiamavano Jeeg Robot. È proprio "Un Emozione da poco" della celebre cantante, riadatta da un camaleontico e kitsch Luca Marinelli, nei panni dello psicotico Fabio, detto "Zingaro". Ho capito fin dalle immagini della sua esibizione nel primo teaser che il film di Gabriele Mainetti non era come tutto gli altri... E stasera, dopo che i titoli di coda sono apparsi sullo schermo, ho capito che avevo ragione. Lo Chiamavano Jeeg Robot è la ribellione del cinema italiano. La sua rinascita, la sua voglia di mostrare al mondo, a noi stessi in primis, che siamo in grado di girare film superiori a molti altri blockbuster americani con poco. È un film fatto con il cuore, con la passione di un regista emergente che vuole raccontare una storia e vuole fare bene. È un film fatto con l'anima di attori che danno il massimo, mostrando personaggi ombrosi e sporchi, degni del buon vecchio Pasolini. Enzo Ceccotti è il degno rappresentante di questi personaggi: più persona che supereroe. Più uomo che superuomo. Claudio Santamaria fa trasudare tutto il suo talento e la determinazione a raccontare una storia in Enzo, un Jeeg Robot senza meta ne volontà di aiutare. Ma che trova in Alessia, un Ilenia Pastorelli che più brava e intensa non si può, il suo centro gravitazionale, la sua ragione di essere, la sua voglia di amare e trovare se stesso. Enzo, Alessia, Lo Zingaro...Claudio, Ilenia e Luca. Tre attori che si sono fusi con i loro personaggi, accompagnati da personaggi secondari ben costruiti e lavorati, non messi lì a caso. diretti da un regista che sa che cosa vuole dire e non ha paura di farlo. Lo Chiamavano Jeeg Robot è il primo film sui supereroi dove i supereroi non ci sono, come ha detto giustamente il mio compagno d'avventura Andrea Belli. Ci sono le persone, in questo film. Che vivono, muoiono e sognano. Andate a vederlo. Fatelo. Riscoprite i film fatti col cuore e non con la smania di far soldi. Accompagnate Enzo e Alessia per le strade di Roma nello scontro contro lo Zingaro e assaporarate la meravigliosa sensazione di far parte di una storia che può essere anche vostra...
immenso

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Gianmaria Tammaro (www.gqitalia.it)
23.02.2016
Sono due ore, due ore e più, di primi piani, inseguimenti, della genesi dell’eroe e di costruzione – letterale – dei personaggi. La prima e l’ultima parte sono perfette. Meno il centro, che traballa un po’ (c’è una lentezza eccessiva – ma non opprimente – della sceneggiatura). Ma tutto, alla fine, funziona. Funziona così tanto, così bene, che quel finalmente v’uscirà dalla bocca come un sospiro, e voi sarete contenti e felici. E potrete andare a casa sicuri d’aver visto, per la prima volta, un film sui supereroi come si deve.

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4 Lo chiamavano Jeeg Robot è un film che esci dal cin...
4 Lo chiamavano Jeeg Robot è un film che esci dal cinema e dici "finalmente" e poi se sei dell'ambiente parti con un sacco di considerazioni sul cinema di genere, sui film dei super-eroi e sul cinema italiano e con tutti questi pensieri corri il rischio di perdere di vista le cose importanti. Ad esempio è un gran bel film, divertente, recitato e diretto che ce ne vorrebbero, che ha un villain pazzesco che quelli di Daredevil sembrano suorine, una protagonista che resta nel cuore e soprattutto che ci regala un eroe che nel suo rapporto con Roma non ha nulla da inviare a quello di Spider-Man con New York. Godetevi #LoChiamavanoJeegRobot

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23.02.2016
Lo chiamavano Jeeg Robot è un vero e proprio film di supereroi. Una ventata d'aria fresca che passa per il quartiere periferico di Tor Bella Monaca, per gli angoli di una Roma che non viene quasi mai mostrata sul grande schermo. Mainetti, per il suo debutto, ha scelto una storia esagerata e quasi iperbolica, in cui l'attenzione dello spettatore resta alta. Opera coraggiosa e innovativa, Lo chiamavano Jeeg Robot può contare anche – e soprattutto! - su un cast eccellente in grado di intrattenere e divertire sulle note di una colonna sonora al limite del geniale.

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Stefano Gelibter (www.vgnetwork.it)
23.02.2016
Dopo i meritati applausi al cast, al regista e al produttore, abbiamo lasciato la sala con la consapevolezza di aver visto un film assolutamente originale, probabilmente finora la più vivida e piacevole sorpresa di questa decima Festa del Cinema di Roma. Un esperimento unico nel suo genere e per questo se da una parte riuscitissimo, dall’altra – volendo usare le parole dello stesso Santamaria – probabilmente irripetibile. Forse un film che avrebbe meritato più coraggio da parte degli organizzatori, sicuramente un film che – rappresentando un ottimo e innovativo lavoro italiano – avrebbe tranquillamente potuto aprire la festa al posto di Truth. 

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Carolina Tocci (www.movielicious.it)
23.02.2016
Con Lo chiamavano Jeeg Robot Mainetti è il primo italiano ad affrontarlo senza imbarazzo e inutili timori reverenziali, mescolando continuamente i toni, ma senza perdere di vista l’obiettivo principale, ovvero fare in modo che il suo film sia coerente con i luoghi e con i personaggi che racconta. Perfettamente a metà strada tra un Suburra o un Romanzo criminale e un film di Spider-Man, Lo chiamavano Jeeg Robot conta non solo su un cast d’eccezione (molto bravo Claudio Santamaria, eccezionale ancora una volta Luca Marinelli che si esibisce in un esplicito e riuscito omaggio ai villain dei cinecomic – il Joker di Heath Leger su tutti -, davvero indimenticabile quando canta Un’emozione da poco della Oxa con tanto di eye liner e paillettes davanti a un clan di camorristi) ma anche su effetti speciali efficaci e poco artefatti, su una colonna sonora che si sposa perfettamente con il contesto e su una sceneggiatura calibratissima che riesce a combinare una varietà apparentemente inconciliabile di registri narrativi diversi.

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Marcello Paolillo (www.gamesvillage.it)
23.02.2016
Un mix unico, realizzato magistralmente e con un’interpretazione di attori italiani al top, dalla fragile Ilenia Pastorelli (la sua Alessia è la perfetta e timida ragazza di periferia) a Luca Marinelli nei panni di un villain che altri non è che il “Joker” di Roma Nord (bravissimo nel dare al suo personaggio quel tocco di grottesca comicità tipico di alcuni cattivi del fumetto americano). Non applaudire un’opera del genere, quindi, vorrebbe dire non premiare il cinema italiano di qualità, capace di osare e sperimentare, come solo pochi sanno fare. Anche e soprattutto con quel bellissimo (e necessario) tocco di assoluta follia.

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Massimo Volpe (www.linkinmovies.it)
23.02.2016
Mescolando spesso alla rinfusa commedia all’amatriciana (cioè con battutacce romanesche che sentiamo ormai dai tempi der Monnezza-Tomas Milian), noir anch'esso all’amatriciana su una delinquenza tutta romana fatta di slogan e coatti a briglia sciolta, qualche sprazzo di demenzialità, richiami ad archetipi lontani (i supereroi americani), film di denuncia su una città ormai alla deriva in preda alla paura per attentati continui (lo Zingaro però non è così furbo ed intelligente come Joker…) e morali alquanto stantie sul ruolo degli eroi nella nostra epoca, Lo chiamavano Jeeg Robot disperde abbastanza velocemente la carica positiva che avrebbe potuto avere se Gabriele Mainetti, qui all’esordio nel lungometraggio, avesse dato uno stampo, e quindi una personalità e credibilità più netta alla stori

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Laura Cappelli (www.pianetadonna.it)
23.02.2016
Un film originale, spiazzante, divertente, duro. Girato e recitato benissimo, ci fa sperare ancora: il cinema italiano è vivo, e lotta fra le stelle come un supereroe.

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Alessio Paolesse (www.persinsala.it)
23.02.2016
Un film sui supereroi, ma Lo chiamavano Jeeg Robot non è solo questo. È un film che adatta, sperimenta, gioca con più generi e ispirazioni.  Non solo in Italia, ma nel panorama internazionale non si è mai visto un supereroe così. 

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Thomas Cardinali (filmup.leonardo.it)
23.02.2016
Mainetti ha inserito una vena folle e coraggiosa che quando riesce ad esprimersi è in grado di far fare il salto di qualità ad un’opera rendendola semplicemente straordinaria, un vero gioiello.

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Marco Donati (www.ecodelcinema.com)
23.02.2016
Il punto forte – implementato dalle prestazioni attoriali superbe di Santamaria e Marinelli – è la regia sempre creativa e sperimentale, che non arretra di fronte a nulla e alterna virtuosismi estetici, effetti speciali e focalizzazioni estreme sui corpi degli attori, dei quali è messa in risalto in forma esibita e materica la fisicità, con il suo carico di movimenti irregolari e deformazioni facciali: anche le scene di combattimento, fino al classico e protratto duello finale intorno allo stadio di calcio, sono godibili e appassionanti nella loro grottesca inverosimiglianza.

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Beatrice Bianchini (www.taxidrivers.it)
23.02.2016
Una favola urbana travolgente, strabordante, cupa e sorprendentemente divertente che spolpa, setaccia e condisce con ingredienti di alta cucina artistica i generi più furbi e consumati dal grande pubblico. Un film che  riconcilia con la creatività del cinema italiano, eclettico, frastornante, inquieto, dissacrante, invadente, incisivo, tagliente, ironico, accogliente, sarcastico, violento e profondamente eroico. Indimenticabilmente nuovo, sembra risorgere dalle ceneri della banalità fastidiosa ed esclusivamente commerciale. UN film che può creare dipendenza, attenzione agli effetti collaterali. Un film  per tutti e per nessuno. AMEN.

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Lorenzo Peroni (www.artslife.com)
23.02.2016
Lo chiamavano Jeeg Robot mischia i generi in una felice sintesi che tiene lo spettatore incollato allo schermo, la mitologia sulla genesi dell’eroe (che sia desunta da manga o anime, dalla Marvel o dalla DC comics poco importa ormai) si tuffa a capofitto nel polizziotesco. Super-violento, concede qualcosa al sentimentalismo giusto nella seconda parte, ma i bocconi da ingoiare sono amari assai; pervaso da incredibile energia e un fremito tanto comico quanto brutale. È un film che farà la gioia dei sopravvissuti agli anni ’80, gli ex teenager di allora, i ragazzini mai cresciuti, ma non solo. Nel panorama del cinema italiano di oggi irrompe con giusta prepotenza come una necessaria e tanto attesa boccata d’aria fresca.

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Federica Rizzo (darumaview.it)
23.02.2016
Il genere supereroistico con i cattivi, gli ostacoli e le difficoltà, si fonde con la commedia, il dramma e la realtà tutta italiana per un'opera davvero ben scritta e ben interpretata. Il supereroe in questione è un ragazzo di borgata qualunque che riesce a tirar fuori, attraverso il super potere più grande al mondo, l'amore, la sua vera essenza.

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Cecilia Strazza (www.vertigo24.net)
23.02.2016
Il bell'esordio di Mainetti coniuga intrattenimento e intelligenza, rivisitando un genere e rendendolo affine al carattere italiano.

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Sabrina Colangeli (www.intothemovie.com)
23.02.2016
Lo chiamavano Jeeg Robot non è un film di genere ma si nutre di tantissimi riferimenti (fumettistici, cinematografici, televisivi) e ne fa un uso impeccabile, accurato, senza mai tradire la propria identità, che è un'identità romana prima di tutto, romantica secondo poi, e terribilmente e fondamentalmente unica. Nicola Guaglianone e Menotti scrivono una sceneggiatura perfetta, piena di energia e di ironia, capace di dare il ritmo e di giocare sull'intera gamma delle emozioni; Mainetti lavora anche sulle musiche con lo stesso straordinario stile con cui dirige, per cui immagini e note si danno la carica a vicenda; il cast suggella il tutto, con un eccezionale a dir poco Luca Marinelli ed una brava Ilenia Pastorelli. Impossibile descrivere meglio quanto Lo chiamavano Jeeg Robot sia passione e divertimento allo stato puro, basta vederlo, anzi viverlo, magari più di una volta.

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Alessia Laudati (www.film.it)
23.02.2016
Il film riesce a mescolare il piano del presente, anche stilistico, con i riferimenti chiari ad un’icona della cultura pop come il personaggio di Jeeg Robot, senza però arenarsi sulla pesantezza dell’omaggio forzato. Che bello un film così, che bello vederlo a Roma, dove le ultime edizioni non hanno certo brillato per l'originalità portata dal cinema italiano, e che invece qui manifestano una riuscita e originale sorpresa che davvero in pochi potevano prevedere. 

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Federico Pontiggia (www.cinematografo.it)
23.02.2016
Effetti speciali senza strafare ma molto ben fatti, sceneggiatura che dialettizza il canovaccio fumettistico e supereroistico e i dialoghi indolenti e cafoni a indicazione geografica tipica romana, interpreti in stato di grazia – sia Santamaria, che regala a Enzo chili in esubero, inadeguatezza e nonchalance, che Marinelli, il Joker de ‘noantri – per un approdo financo paradossale: ma era così difficile fare un film così? Il futuro di Mainetti, e dei suoi sceneggiatori, è roseo, ma pure quello del ritrovato genere italiano: supereroi alla riscossa!

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23.02.2016
L’opera prima di Gabriele Mainetti, magistralmente  sceneggiata da Nicola Guaglianone e Menotti, stupisce per brio, intensità e per la perfetta miscela fra violenza e ironia con la quale vengono scardinati dall’interno tutti gli stereotipi dei supereroi hollywoodiani. [...] Il risultato è un film che riesce a intrattenere e mantenere sempre alta la tensione, giocando con gli stessi generi che attraversa e lasciando il segno in un panorama cinematografico nostrano troppo spesso piatto e omologato

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Angela Rainone (gamesurf.tiscali.it)
23.02.2016
Bello e intrigante nella sua imperfezione. Lo chiamavano Jeeg Robot porta con successo il genere cinecomics in Italia. Il basso budget è gestito in maniera perfetta e gli stessi attori contribuiscono a rendere affasciante una sceneggiatura molto particolare. Mainetti ci sa fare, e questa è la miglior dimostrazione che potesse darci. Se siete alla ricerca di un prodotto diverso dal solito, soprattutto per il panorama italiano, andate a vederlo. Non rimarrete delusi.

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Luca Morandi (www.fantascienza.com)
23.02.2016
Del film, ne parlano tutti bene e tutti hanno ragione. È, probabilmente, il migliore approccio e la migliore risposta possibile realizzata in Italia al genere che, più di qualsiasi altro, sta sbancando nei cinema di tutto il mondo (quello dei tizi con superpoteri), usando al meglio ogni centesimo di un budget risicato trovando un’identità personalissima e che riesce a scampare a (quasi) tutte le ingenuità del caso. Sotto il comparto tecnico, poco da eccepire: Mainetti sembra avere preso il meglio dai suoi colleghi più illustri e sa già come muovere la macchina da presa senza cercare a tutti costi l’effetto “wow”. Non copia, ma ha studiato bene la lezione (se, vedendo il film, vi torneranno alla mente tre o quattro inquadrature che hanno fatto la storia dei cinecomics americani più riusciti di sempre, sappiate che la cosa è del tutto voluta). Montaggio altalenante ma funzionale. Gran lavoro di sonorizzazione (ma la magnifica acustica della Casa del Cinema di villa Borghese dove c’è stata l’anteprima deve aver fatto la sua parte) bella la fotografia.

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Marco D'Angelo (www.lospaziobianco.it)
23.02.2016
La qualità migliore di questo film, la sua grande (super)bellezza cinematografica, sta soprattutto nel dimostrare come una storia di genere (super eroico, poliziesco, o western che sia) possa e debba funzionare, prima ancora che con gli effetti speciali, con gli affetti speciali che innesca nello spettatore. Enzo Ceccotti diventa agli occhi del pubblico supereroe credibile (e memorabile), non tanto mentre esercita quella o quell’altra abilità sovrumana, quanto invece perché arriva a riscattare la sua dignità umana.

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23.02.2016
I personaggi, tutti tipi riconoscibili ma gonfiati fino a diventare irreali, vengono calati all’interno di un mondo assolutamente vero [quello della periferia romana] e di un periodo storico inventato ma credibile [una Capitale allo sbando vessata da invisibili bombaroli], e la storia ha il suo focus non tanto nella trasformazione del protagonista in supereroe [quello succederà, ma solo nell’ultimissima inquadratura], quanto in quella di uomo “vivo”, capace di rapportarsi con l’altro, di avere bisogni e desideri “altri”, che prescindano da quelli basilari e di pancia [il budino, il porno]. Il trio di protagonisti funziona alla grande e trova l’apice in un Marinelli eccessivo e a volte parodistico, nei panni di un grande e godibile villain. Molto buono anche il lavoro fatto sugli effetti speciali [anche su quelli in CGI].

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Gabriele Niola (www.badtaste.it)
23.02.2016
L’impresa impossibile era quella di trovare un connubio tra Romanzo Criminale e il cinema di supereroi, rendendosi bene conto di quanto tutto ciò possa essere a tratti comico e abbracciandone il paradosso. Quindi posizionandosi bene all’incrocio tra il serio e il divertente Mainetti si viene a sedere in mezzo al pubblico per ridere ed emozionarsi, invece di avere la boria di proporre qualcosa che guardi gli spettatori dall’alto verso il basso.

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23.02.2016
L’opera prima di Gabriele Mainetti è un lavoro di rara perfezione. E badate bene: non è solo un film, come dire, che vuole mostrarsi come fenomeno giovanilistico o ai soli ‘geek’ amanti dei supereroi. È molto di più: poesia pura per ogni età, pregiudiziale culturale e coordinata geografica. Lo chiamavano Jeeg Robot potevano girarlo tranquillamente tra le violente e disgraziate periferie di Detroit, Seattle, Manchester, Tokyo o Parigi. Potentissimo ed universale, quindi.

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Carlo Cerofolini (www.ondacinema.it)
23.02.2016
Blindato da una sceneggiatura pressoché perfetta, "Jeeg Robot" è talmente diverso da quello che il cinema ci ha abituato a vedere che solo per quello andrebbe premiato dalla scelta del pubblico. 

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Gabriele Niola (www.mymovies.it)
23.02.2016
Lo chiamavano Jeeg Robot è un trionfo di puro cinema, di scrittura, recitazione, capacità di mettere in scena e ostinazione produttiva, un lungometraggio come non se ne fanno in Italia, realizzato senza essere troppo innamorati dei film stranieri ma sapendo importare con efficacia i loro tratti migliori. Soprattutto è un'opera che si fa portatrice di una visione di cinema d'intrattenimento priva di boria e snoberia intellettuale, una boccata d'aria fresca per come afferma che il meglio di quest'arte non sta nel contenuto o nel tema ma nella forma (da cui tutto il resto discende). Nonostante un budget evidentemente inadeguato al tipo di storia Lo chiamavano Jeeg Robot è un trionfo di movimenti interni alle inquadrature, di trovate ironiche e invenzioni visive, un tour de force di montaggio creativo e fotografia ispirata (per non dire di effetti digitali a costo contenuto), tutto ciò che serve per raccontare un mito senza crederci troppo e divertendosi molto.

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