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Marianna Cappi (www.mymovies.it)
15.03.2016
Rose, però, si compiace e si crogiola a tal punto nella dinamica ultra violenta, che, anziché fare del suo moderno Prometeo un martire dell'umana hybris, se ne serve piuttosto come di una picozza per progredire verso sconsigliatissime vette di kitsch.

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Carlo Andriani (www.newscinema.it)
15.03.2016
Dopo un prologo efficace, Frankenstein si trasforma in una scoperta da parte del “mostro” degli orrori della quotidianità; un viaggio drammatico vissuto sulle spalle del giovane attore australiano Xavier Samuel che, supportato da attori feticcio di Rose come Danny Huston e Tony Todd, dà nuovo smalto a una creatura precedentemente interpretata da grandi nomi come Boris Karloff e Robert De Niro. Il make-up di Randy Westgate, estremo ma mai sopra le righe, è convincente e qualche intenso momento splatter avvicina l’opera al genere horror gotico da cui proviene. Frankenstein è così un’opera imperfetta ma originale che, indagando attraverso gli occhi del mostro il destino dell’uomo, regala una versione indie di una storia immortale come la creatura che le dà il nome.

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Scilla Santoro (www.cinefilos.it)
15.03.2016
Favola e horror si fondono in un mix dissonante, in cui la prima è scontata e retorica e il secondo è ridotto a sangue stillante, vermi e carni putrefatte.

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Luca Arcidiacono (cinemio.it)
15.03.2016
Non ci troviamo davanti ad un grande film né ad un film riuscitissimo poiché, al di là dell’ottimo lavoro di make-up ed un primo atto claustrofobico e volutamente lento, la storia poi si riassesta tra le ovvietà e il ritmo tende a scendere proprio per (la bella intuizione che porta però il regista a farsi uno sgambetto da solo) della prospettiva del racconto che segue unicamente il mostro come una pseudo-soggettiva. Fuori contesto forse i momenti onirici, frettoloso e troppo esplicitamente grottesco il finale in cui la regia perde il suo smalto e si concede i cliché che il genere e la storia da sempre ci hanno regalato.

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Francesca Sordini (www.cinemamente.com)
15.03.2016
Incoerente, ridicolo e assurdamente violento, Frankenstein tenta di conciliare, non riuscendoci, l’antico monito alla tracotanza umana con la convinzione per cui l’uomo nasce buono, semmai è la civiltà a renderlo un criminale. Quello che a Mery Shelley e ad alcune delle trasposizioni cinematografiche del suo romanzo riusciva bene qui si rivela mal congegnato a causa della storia sfilacciata e della scrittura ridicola.

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Francesco Lomuscio (cinema.everyeye.it)
15.03.2016
L’inglese classe 1960 Bernard Rose attualizza il mito di Frankenstein mettendo in piedi circa un’ora e mezza di serrata visione che, non priva di violenza e spargimenti di sangue come giustamente dovrebbe avvenire in un film dell’orrore degno della classificazione, punta soprattutto ad accentuare i connotati di emarginato sociale che il mostro nato dalla penna di Mary Shelley ha sempre manifestato fin dalla sua nascita. Tra vagabondi, prostitute e cumuli di rifiuti sulle strade di Los Angeles, il risultato è un elaborato sicuramente più adatto ad una fruizione festivaliera che nella comune sala cinematografica, ma decisamente affascinante a causa del suo aspetto e dei contenuti che ci spingono ad accostarlo a determinate produzioni underground risalenti agli anni Settanta e Ottanta.

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Teresa Monaco (www.cinematographe.it)
15.03.2016
Nulla da ridire sulle doti interpretative degli attori, che però non bastano a salvare un film che stenta a decollare, annoverandosi tra i più macabri adattamenti cinematografici della suddetta opera. Dopo un inizio che aveva fatto presagire un’innovazione accattivante si viene letteralmente divorati dalla voragine del no-sense; tanti spunti accennati e mai portati a termine, per non parlare del finale eccessivamente fugace.

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Federico Boni (www.cineblog.it)
15.03.2016
Regista, sceneggiatore, montatore, produttore e direttore della fotografia. Ha fatto praticamente di tutto Bernard Rose per dar vita alla sua moderna versione di Frankenstein, che spiazza per forza visiva grazie al sapiente uso del make-up firmato Randy Westgate. La creatura resa estremamente credibile da Xavier Samuel, tanto nelle sue fragilità emotiva quanto nell'odio che prova nei confronti di quegli esseri umani che lo inondano di malvagità, è una maschera di sangue e tumori messa al mondo da due pazzi che giocano ad essere Dio.

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