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Emanuele Bianchi (www.wilditaly.net)
31.01.2017
Smetto quando voglio è una commedia vivace ed esilarante che ti fa capire che il cinema italiano è ancora vivo e che sarebbe ora di dare definitivamente fiducia a nuove idee e registi e non sempre ai soliti. Assolutamente da vedere.

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Thomas Cardinali (talkymovie.it)
31.01.2017
Smetto Quando Voglio è una saga tutta italiana, un prodotto di cui andare fieri ed orgogliosi e che può veramente riconciliare soprattutto i più giovani con il bel cinema perché comunque non serve un budget illimitato all’americana per intrattenere con dei tratti quasi fumettistici e delle sequenze davvero spettacolari. Sidney Sibilia ci riesce ed in attesa della sua laurea ad Honorem con il terzo capitolo ci lascia con un finale molto dolce amaro come quello del primo capitolo, un momento di grande riflessione collettiva su quanto lo Stato chieda senza a volte dare. Invece questo film lascia e dà davvero tanto al pubblico.

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Massimiliano Martini (www.martiniagitato.it)
31.01.2017
Leggermente meno comedy e più action del primo film, Masterclass riesce a coniugare gli elementi tipici del buddy movie americani con gustosi momenti di pura azione, quasi mai proposti in produzioni italiane. Assistiamo a un vero e proprio inseguimento di un treno, con tanto di scazzottata sui tetti dei vagoni; non mancano gli inseguimenti per le vie di Roma, tutto questo mentre i personaggi principali sfoggiano quasi grottescamente la loro intelligenza fuori dal comune e la loro comica inadeguatezza ad affrontare il mondo reale.

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Chiara Guida (www.cinefilos.it)
31.01.2017
Smetto Quando Voglio Masterclass è coinvolgente e trascinante, un omaggio al cinema che fu e una finestra a perta al cinema che sarà: irriverente e intelligente, fresco nello stile e nella scrittura.

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Nicoletta Scatolini (www.vertigo24.net)
31.01.2017
Smetto quando voglio – Masterclass risulta un prodotto più organico, omogeneo nella struttura e nell’andamento rispetto al precedente lungometraggio, fa perno su una maggiore agilità dialogica (che risalta il talento di questo cast eccellente) e stilistica. Il ritmo è più fluido, energico – nelle riprese, nel montaggio, nell’uso importante (ma un po’ pervasivo) della musica – e si allaccia decisamente a un dinamismo che tanto deve alla filmografia action e poliziesca degli anni ’70, in particolare, e alla nuova estetica dei film Marvel.

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Valentina Torlaschi (www.bestmovie.it)
31.01.2017
ome già nel primo film, anche in Masterclass si ride, e molto, ma anche qui la risata non è mai liberatoria e, anzi, porta con sé un inevitabile disagio. La critica sociale è forse un po’ più sotterranea, o meglio offuscata dalla maggiore spettacolarità, ma non per questo meno forte: ecco allora l’istantanea tutt’altro che retorica sui cervelli in fuga e la loro crisi identitaria (“se vuoi trasformare un uomo in una nullità non devi far altro che ritenere inutile il suo lavoro” viene in mente scomodando Dostoevskij), l’inutilità della passione e del coraggio dei giornalisti free-lance, e soprattutto l’opportunismo e l’ambiguità delle istituzioni di giustizia.

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Edoardo Montanari (www.cinemamente.com)
31.01.2017
Il film funziona: è divertente e parodistico in pieno stile Sibilia e con un cast che non tradisce. Si esce sorridendo, dopo aver riso, pensando a tutti personaggi che, scalcagnati ed incompresi sono proprio per la loro follia, da amare incondizionatamente.

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Oreste Sacco (www.ecodelcinema.com)
31.01.2017
Smetto quando voglio - Masterclass riesce a restituire, più del giornalismo e più del cosiddetto cinema d’autore e festivaliero, le incertezze e le paure di un pezzo di generazioni, quella dei più giovani, in una forma che intrattiene e diverte sempre. Si ride molto, merito della sceneggiatura che crea situazioni bizzarre, al limite della realtà ma sempre plausibili, e le costruzioni di personaggi straordinari; questo grazie al ricco cast che riunisce alcuni dei migliori esponenti della nuova generazione attoriale: in primis tra tutti Stefano Fresi e Edoardo Leo. Con questo secondo film Sydney Sibilia conferma le attese che aveva generato con il suo esordio; il giovane regista si pone come uno degli elementi migliori che la nostra industria può impiegare per uscire da una situazione di crisi che perdura, ormai, da decenni.

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Alessia Laudati (www.film.it)
31.01.2017
È un cambio di passo importante che sposta la sfida dei protagonisti un po’ più in là e un po’ più verso il racconto supereroistico, corale e divertente. Smetto quando voglio 2 è in questo senso una buonissima sintesi tra la tematica sociale, che può esistere solo se si ha la capacità di guardarsi dentro a livello di scrittura, quindi plauso a Luigi Di Capua, Francesca Manieri e lo stesso Sibilia che sanno usare la sciabola del paradosso senza timori e la comicità da blockbuster che guarda agli Stati Uniti. Solo che nessuno fino a qui in Italia ha condotto così bene l'esperimento e per due capitoli, saranno tre in totale, in certi versi simili ma anche in grado di differenziarsi e fare un passo avanti ulteriore. Di budget, di tono, di caratterizzazione.

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Teresa Monaco (www.cinematographe.it)
31.01.2017
Un’opera perfetta e godibile sotto ogni punto di vista, in cui la regia e la sceneggiatura sono praticamente impeccabili e illuminate da certe perle – purtroppo non comuni nel cinema nostrano – come la scena iniziale dell’incidente, l’assalto al treno o la sequenza in cui i protagonisti vanno in giro con auto e moto del periodo nazista.

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Paola Casella (www.mymovies.it)
31.01.2017
Smetto quando voglio - Masterclass è un ottimo "secondo film" ricco di idee di cinema (seppur mutuate dall'estero), con una sua cifra stilistica riconoscibile, un look acido e psichedelico adeguato al prodotto centrale della storia, pieno di inside joke e gag visive (vedi la t-shirt di Edoardo Leo con la faccia di Sid Vicious), di inquadrature che strizzano l'occhio al fumetto e musiche che funzionano per commento (quella di apertura che chiede: "Vuoi essere un leader o un gregario?") o per contrasto (le note del Flauto magico sull'incidente d'auto), un ritmo funky del tutto insolito nel nostro cinema melodico, e last but not least un paio di scene d'azione che non ti aspetteresti in una commedia italiana.

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Gianluca Arnone (www.cinematografo.it)
31.01.2017
Se la fotografia acida, fluorescente, di Vladan Radovic è ormai il marchio di fabbrica visivo dell’operazione, i sottotesti sociali (arricchiti da cervelli in fuga e da uno Stato di cui non ci si può fidare…) confermano di essere più una trovata intelligente che il tentativo di riflettere seriamente sullo stato della  ricerca e della cultura in Italia. Non che sia un male: Sibilia sa che l’inadeguatezza conflittuale tra il personaggio e l’ambiente in cui è costretto a operare è congenita alla commedia, anche alla grande, e su questa dominante continua a lavorare con risultati più che soddisfacenti. Divertendosi a infarcire le stupefacenti avventure dei suoi prof criminali con omaggi e citazioni dal cinema americano dell’infanzia (Ghostbusters, Ritorno al futuro, I Goonies). E regalando allo spettatore quasi due ore di autentica spensieratezza. Che vale sempre il prezzo del biglietto.

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Carola Proto (www.comingsoon.it)
31.01.2017
Il film non è la copia carbone del capitolo iniziale della saga, in primis per via della sua incursione - entusiastica, gioiosa e a tratti volutamente sgangherata - nell’action. E’ proprio inoltrandosi in questo territorio così poco italiano che Masterclass diventa grande cinema, cinema ad alto budget of course, di riprese articolate e massiccio uso di stunt, cinema che in un prodigioso assalto al treno gareggia bonariamente e con modestia con un Bond movie o un Indiana Jones, caricandosi di uno humour sofisticato sprigionato in maniera sempre più travolgente da personaggi amabili e irresistibili.

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Paolo Mereghetti (www.corriere.it)
31.01.2017
Peccato che per stiracchiare l’idea alla lunghezza di un doppio film ogni possibile credibilità in Smetto quando voglio-Masterclass sia finita a gambe all’aria. Resta una domanda: riusciranno i nostri eroi a ritrovare nel prossimo film il divertimento misteriosamente (ma nemmeno troppo) scomparso in questa puntata?

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Gabriele Niola (www.wired.it)
31.01.2017
Con quest’arroganza liberatoria Smetto quando voglio – Masterclass vola un po’ più alto del suo predecessore, perché diversamente dal cinema italiano più pigro non vuole spiegare apertamente nulla le proprie idee, facendole pronunciare da qualcuno così che il pubblico possa comprenderle. L’inferno dell’essere intelligenti, che poi è la vera sottotrama della saga dei ricercatori prestati al crimine, è una costante di cui nessuno parla ma che emerge da ogni scena, capace di dare ritmo a tutto, una soluzione in cui il film sa rifugiarsi ogni qualvolta è opportuno ribadire che questa commedia d’azione non è come le altre. Può avere inseguimenti, equivoci e assalti ai treni come le altre, ma intimamente è animata da personaggi con contrasti e modi di fare unici e inediti, la ricchezza maggiore che un film (e tanto di più una saga) possa vantare.

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