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4 Ho dato il mio voto a Mine | #Mine : Soggetto genia...
4 Ho dato il mio voto a Mine | #Mine : Soggetto geniale, e realizzazione impeccabile, al netto di qualche faciloneria nel finale. Avvincente e coinvolgente.

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Rosanna Donato (filmup.leonardo.it)
04.10.2016
la pellicola non ha perso colpi, ma anzi ha reso bene il messaggio di fondo che Guaglione e Resinaro volevano veicolare attraverso di esso: bisogna sempre andare avanti, lasciandosi il passato alle spalle, o meglio, cercando di accettarlo. Perché solo così il passato può essere considerato tale e si può sperare in una vita migliore, libera da tutto quel male che non gli lascia tregua e non gli permette di essere felice e costruirsi una vera famiglia. Quanto può limitare una persona la paura? A colpire, infatti, non è solo l’interpretazione di Hammer, ma anche tutti i segni che durante il suo ‘viaggio’ gli vengono mostrati. Gli stessi che lui non riesce a cogliere, dimostrazione di un blocco interiore che non gli permette di guardare più in là del suo naso. L’intera situazione, infatti, può essere considerata una metafora della sua esistenza: rimanere fermo sulla mina o provare a salvarsi? A rendere la pellicola più apprezzabile è l’uso di flashback che ripercorrono l’infanzia e la gioventù del ragazzo, permettendo così al pubblico di avere una visione chiara di quanto accaduto nel suo passato e di entrare in empatia con il personaggio principale.

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Emanuele Manco (www.fantasymagazine.it)
04.10.2016
Una grande prova per gli sceneggiatori e registi Fabio Guaglione  e Fabio Resinaro, autori del brillante corto di fantascienza Afterville, che proseguono la strada di un cinema che con il linguaggio del cinema di genere racconta storie di valenza universale, di spessore, allestite con un linguaggio cinematografico al passo dei tempi. Non solo perché il cast e i personaggi sono internazionali, con un brillantissimo Armie Hammer che riesce nell'insidiosissimo compito di sosterenere l'intero film,  con un ottimo cast di supporto, ma anche perché la scelta non appare forzata. Se da un lato siamo consci che un prodotto del genere è più vendibile, da un lato è evidente che questa storia necessitava di questo contesto, di personaggi che si portano un bagaglio di mitologia e valori che non sono i nostri. Il risultato è pero una storia con una metafora profonda di valenza universale. Un'ottima narrazione, delle più pregnanti. Una scelta accorta e funzionale alla resa drammatica di un film assolutamente da vedere.

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Carlo Andriani (www.newscinema.it)
04.10.2016
Mine seduce, diverte, emoziona in un crescendo di tensione dal sapore internazionale. A poco importa se il terreno costruito da Guaglione e Resinaro ceda di tanto in tanto il passo a un’ironia forzata (le prime sequenze del personaggio interpretato da Clint Dyer stonano con il resto del film) perché Mine conquista grazie a un epilogo a tratti epico e commovente. Se si tratti o meno di un piccolo cult di genere solo il tempo ce lo dirà.

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Mirko Lomuscio (www.youmovies.it)
04.10.2016
Mine è un felice connubio tra mestiere e autorialità, altalena le emozioni tra momenti forti (la prima mina che esplode, l’attacco notturno dei coyote) e altri che scrutano nel passato del protagonista Mike o nella storia di altri comprimari (il misterioso berbero interpretato da Clint Dyer), il tutto dando modo al bravo Hammer di poter sostenere da solo un film sì piccolo, ma dai grandi risultati.

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Ludovico Lamarra (www.nerdface.it)
04.10.2016
Mine ha diversi generi al proprio interno. Vero e probabilmente sono troppi, quando forse sarebbe stato più efficace lasciare libero il film dalle tante metafore inserite ad appesantirlo e svilupparlo per quello che poteva essere, più semplicemente: una fantastica lotta per la sopravvivenza.

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Marco Minniti (quinlan.it)
04.10.2016
Un esordio di buona fattura, che se produttivamente segue una strada (quella della co-produzione internazionale) di cui il nostro cinema di genere sente il bisogno da troppo tempo, artisticamente mostra un’ulteriore sfaccettatura, e un’altra possibile declinazione, di una via italiana alla narrazione di genere che sta tentando (senza ancora riuscirci compiutamente) di trasformarsi in panorama compiuto e riconoscibile.

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Martina Ponziani (www.vertigo24.net)
04.10.2016
Un film dalle tante sfaccettature ma che alla fine si focalizza solo sul messaggio esistenziale palesemente sottoposto allo spettatore.

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Davide Pulici (www.nocturno.it)
04.10.2016
Il trucco è restringere per allargare, levare lo spazio della manovra esterna, bloccando il piede sul detonatore fatale,  per amplificare ed enfatizzare il moto interno che porta Mike a fare i conti con se stesso una volta arrivato al capolinea. Il livello due, con le retrospezioni, i transfer e la ricerca dei passi dimenticati, sprecati o perduti. Presenze sciamaniche e fantasmatiche si affollano sul palcoscenico di quella infinita distesa di sabbia alla quale possiamo agganciare tutti i simboli che vogliamo. Ma a colpire è anche, in Mine, lo studio e la riflessione dietro certe inquadrature incastonate nello sfondo di Forte Ventura, quando i lemuri del passato di Mike gli si avvicinano come scivolando fuori dalle dune, nel finale climax armato di un sorprendente  twist. L’unico in grado di chiudere degnamente e filosoficamente, l’operazione di Mike nel (suo) deserto.

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Francesco Lomuscio (cinema.everyeye.it)
04.10.2016
Uno dei produttori di Mine è il Peter Safran che fu, tra l’altro, uno dei finanziatori di Buried - Sepolto di Rodrigo Cortés, interamente incentrato su Ryan Reynolds rinchiuso in una cassa sotto terra. Una situazione analoga a quella qui proposta, con l’unica differenza che l’impedimento del protagonista non è rappresentato da una claustrofobica situazione, bensì dall’impossibilità di togliere il piede dalla mina antiuomo su cui è inavvertitamente finito. E i due registi ce la mettono tutta, concretizzando un’operazione tecnicamente lodevole e tesissima dal primo all’ultimo fotogramma, uscendo decisamente vittoriosa dal confronto con il simile Passo falso e non priva neppure di interessanti sottotesti/metafore.

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Ludovica Ottaviani (darumaview.it)
04.10.2016
Mine - ultima fatica di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro - è un un complicato “film nel film”, un intricato gioco di scatole cinesi e rimandi che si “diverte” a passare, con maestria, da un genere all’altro, traghettando la percezione dello spettatore da una dimensione ad un’altra ben diversa e sempre più profonda; dal War Movie al thriller psicologico; dal survival tipico (l’uomo solo contro le forze della natura) al dramma tratteggiato con pennellate sentimentali: a vincere qui non è la ragione, bensì il cuore: solo affrontando le ombre e i “vuoti” del proprio mondo interiore è possibile “andare avanti”, affrontare un “non –luogo” come il Deserto (dell’animo), farcela e reagire; solo reagendo c’è forse la speranza di sovvertire le regole non scritte alla base degli scherzi, spesso crudeli, architettati dal Destino.

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