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Federica Rizzo (darumaview.it)
13.10.2016
Il film ha il pregio di fornirci una figura femminile libera che ha il potere dello sguardo e del suo corpo, abbastanza atipica nella commedia italiana con due protagoniste molto brave ed adeguate nei ruoli opposti che si trovano ad interpretare. La matrice teatrale del racconto è fortemente avvertibile dalle inquadrature che rallentano la narrazione, nella prima parte sicuramente più frizzante e veloce. Una commedia sofisticata che tende a sdoganare alcuni tabù e a raccontarci con garbo una realtà dei nostri tempi.

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Alessia Laudati (www.film.it)
11.10.2016
Come la descrizione della forza dell'amicizia femminile, la satira delle nevrosi contemporanee, soprattutto il ritratto di molte debolezze; quest’ultime puntuali, esatte, mostrate senza filtri. Non vi aspettate però la traccia di un’indagine sociologica. Se si esclude un piccolo monologo drammatico di Paola Cortellesi, questo è un lavoro dove tutta l'ossatura è giocata sulla battuta al vetriolo, sulla rapidità degli sketch. E se non fosse per quella estensione di tempo, luogo e spazio, necessaria per adattarsi al linguaggio del grande schermo, che però finisce per protrarsi troppo a lungo senza adeguata polpa narrativa, saremmo di fronte a una commedia ancora più riuscita. 

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Martina Barone (www.cinematographe.it)
11.10.2016
Con il tipico inizio da commedia degli equivoci ed un proseguimento ironico e scanzonato, è andando sul finale che si mostrano le pecche più visibili del film, il quale mostra segni di cedimento inconcludenti e sconsiderati non tanto nella fase di scrittura, quanto nella maniera in cui viene messo in scena, andando così a demolire la possibilità di definire Qualcosa di nuovo una buona e soddisfacente pellicola.

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Paola Casella (www.mymovies.it)
11.10.2016
Già dalla presentazione alternata inziale delle due protagoniste, Comencini non si accontenta di riprodurre il suo testo teatrale fra quattro mura, e anzi quelle pareti le scioglie, facendo letteralmente entrare l'una nell'altra stanze di diverse abitazioni, perché le tre vite che racconta si mescolano senza soluzione di continuità seguendo i cambiamenti intimi (più ancora che interiori) dei personaggi. E se gli scambi di battute rimangono talvolta troppo ancorati al testo teatrale senza osare le acrobazie verbali (e fisiche) della screwball comedy che Qualcosa di nuovo era nata per essere, in alcuni monologhi le sceneggiatrici affondano il coltello nella piaga in modo coraggioso e commovente. Paola Cortellesi è più efficace di Micaela Ramazzotti nel disegnare un personaggio che esce gradualmente dallo stereotipo e conquista credibilità (e cuore), e Eduardo Valdarnini, che ha la fisicità giusta per il ruolo, sconta un'immaturità artistica che va a scapito, invece che a favore, di Luca. Ma ciò che conta è che a questi tre esseri umani imperfetti si vuole bene, si segue la loro intricata vicenda sospendendo l'incredulità e ci si porta dietro interrogativi cui non è facile rispondere.

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Claudio Trionfera (www.panorama.it)
11.10.2016
Interrogativi e motivi anche drammatici, che i dialoghi hanno il merito di risolvere, nelle loro evidenze più aguzze, con qualche battuta intelligente e salace o con artifici narrativi che arrivano, non di rado, a divertire. Utilizzando, magari, quel toy boy non tanto nella sua banalità di accezione, percezione e scurrilità popolari, quanto come “specchio” per le due protagoniste, le loro irresolutezze, la loro ricerca di stabilità. Elementi che, peraltro, la regia ha il merito di tenere sempre sul binario della delicatezza e del garbo, sullo sfondo di un universo femminile che con le sue debolezze, personalissima sensazione, non esce molto bene da questo pantano, contemplato con molta indulgenza e poca inclinazione critica.

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