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Lorenzo Pedrazzi (blog.screenweek.it)
24.04.2018
Forzatamente incompiuto, ma spiazzante e magmatico come il suo protagonista, LORO 1 mette in scena la maschera di Berlusconi e le ridicole ambizioni terrene dei suoi accoliti.

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Alessio Cappuccio (www.milanoweekend.it)
24.04.2018
Faccia di gomma, espressione gongolante e soddisfatta con gli occhi quasi sempre socchiusi, a metà tra un mostro e un pensionato in disarmo, l’attore si mangia letteralmente la pellicola, pur non dovendo poi fare molto per risultare credibile: il suo Silvio fa battute di cattivo gusto, esibisce arroganza, machismo e spietatezza quando gli fa comodo, proprio come ci si aspetterebbe.

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Claudio Fontanini (www.cinespettacolo.it)
24.04.2018
Alla fine, e prima di aver visto la seconda parte, la spiacevole sensazione di aver sprecato oltre metà film e la sicurezza che forse un’opera unica avrebbe giovato all’insieme. Assenti ingiustificati da questo racconto di finzione in costume, che narra di fatti verosimili o inventati in Italia tra il 2006 e il 2010, i lampi, le epifanie e le invenzioni visive che hanno fatto grande il cinema di Sorrentino. Restano una sfilata di ottimi attori e una confezione all’altezza (ottima la fotografia di Luca Bigazzi) che non riescono però a mascherare del tutto una certa stanchezza creativa.

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Giorgio Viaro (www.bestmovie.it)
24.04.2018
L’attesissimo film di Sorrentino dedicato a Berlusconi per quasi un’ora ricorda da vicino il film vincitore dell’Oscar. Poi, con l’ingresso in scena del presidente, diventa una commedia rassicurante ma irresistibile.

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Chiara Laganà (www.radiocolonna.it)
24.04.2018
In attesa di vedere la seconda parte, Loro 1 ci racconta di un Silvio showman, che fa ridere e sorridere e che non sembra prendersi troppo sul serio e con un accento che somiglia moltissimo a uno dei cumenda più amati del piccolo schermo, il padre di Sharon Zampetti interpretato dal compianto Guido Nicheli. Loro 1 è un buon film del regista Sorrentino e fa venire voglia di sapere come andrà a finire.

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Martina Barone (www.cinecaverna.it)
24.04.2018
Chiunque vuole arrivare a Lui, ma Sorrentino sembra non permettere a nessuno di avvicinarsi. Non ancora, non del tutto. Un Berlusconi perfettamente macchiettistico di cui vediamo i contorni, ma di cui si attende il continuo del racconto. Misterioso non per le sue ben note caratteristiche, ma per il percorso che il regista e sceneggiatore vuole fargli attraversare. Ed ora, con il rilascio di Loro 1, si tratta solo di aspettare. Di incanalare la volgarità inquadrata con classe da Paolo Sorrentino e di attendere che l’eccesso si tramuti in estasi. O quanto meno in integrità della storia. Un’opinione che è portata a sospendersi, che ammira il lavoro affrontato in questa prima parte e attende la seconda con trepidazione.

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Francesca Romana Buffetti (www.diredonna.it)
24.04.2018
Nei 104 minuti, gran parte dei quali vero e proprio trionfo visivo di marca spiccatamente "sorrentiniana", a cui molto contribuisce il lavoro dei collaboratori di sempre, dalla fotografia di Luca Bigazzi ai costumi di Carlo Poggioli fino alla scenografia di Stefania Cella, il film si limita a mettere in campo i personaggi senza ancora svelare granché della trama. Certo è che alla sceneggiatura del regista napoletano e di Umberto Cottarello non è solo e tanto la vita e gli eccessi di Berlusconi a interessare, quanto un discorso, giocato sul filo del grottesco, sul potere e sugli italiani.

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Ivan Zingariello (www.spettacolo.eu)
24.04.2018
In Loro 1 Paolo Sorrentino propone la decadenza (a)morale di tutto ciò che ruota(va) intorno a Berlusconi, raccontando goliardicamente l’uomo anziché il politico, in un irresistibile, sorprendente e a tratti geniale affresco.

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Simone Fabriziani (www.awardstoday.it)
24.04.2018
Più che un film su Berlusconi, Loro 1 è un film sugli effetti del rivoluzionario politico ed imprenditore italiano, novello self-made man che ha capovolto la mentalità del cittadino qualunque, rendendoci veramente tutti più "berlusconiani". Meno preoccupato delle istanze politiche e più improntato verso una coraggiosa rilettura di cosa significhi veramente essere berlusconiani nell'Italia recente, Loro 1 si discosta giustamente dalla lirica severità de Il divo e dalle allegoriche corrispondenze de La grande bellezza, offrendo al pubblico la riprova definitiva della massima disponibilità di mezzi e creatività del regista campano, privilegiato punto massimo della curva del cinema italiano d'autore. Anche con due grandi Riccardo Scamarcio e Fabrizio Bentivoglio. Il film su Silvio Berlusconi che non ti aspetti, per fortuna.

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Davide Colli (darumaview.it)
24.04.2018
Loro 1 risulta irresistibilmente affascinante, una creatura raccapricciante davanti alla quale è impossibile rimanere indifferenti. Toni Servillo sembra ormai essere perfettamente a suo agio in questo universo sorrentiniano parallelo al nostro, regalando un’interpretazione dell’ex cavaliere per ora convincente nel suo essere macchiettistica. Anche quando il protagonista non si trova davanti alla macchina da presa, la presenza di Silvio Berlusconi aleggia per tutta la durata del film nel suo riflesso più o meno inconscio nelle personalità che vi orbitano attorno, come in tutti gli italiani.

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Michele Anselmi (www.cinemonitor.it)
24.04.2018
Sarà bene dimenticare “Il Divo”, che all’inizio fece molto arrabbiare Giulio Andreotti, salvo poi essere rivalutato con romana furbizia dall’ interessato. Lì Sorrentino faceva sul serio, addentrandosi nelle misteriose e quiete convulsioni – anche giudiziarie – del potere andreottiano; qui il tono è vistosamente grottesco, non moralista, perfino burlone, un po’ in linea con le atmosfere di “The Young Pope”. A me sembra che Sorrentino, dopo “La grande bellezza”, che resta il suo film più intenso, arguto e corale, si sia un po’ perso per strada, smarrendo non solo la sapida qualità aforistica, pure una certa e ben calibrata potenza visiva.

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Roberto Puntato (www.zerkalospettacolo.com)
24.04.2018
Loro 1 ha al suo attivo tutti gli elementi migliori del cinema di Sorrentino: la suggestiva fotografia di Luca Bigazzi, il sinuoso montaggio di Cristiano Travaglioli, la fascinosa colonna sonora di Lele Marchitelli, i dialoghi spaesanti e lo sguardo sarcastico. Ai molti momenti squisitamente surreali e alle feste orgiastiche stile La Grande Bellezza, fanno da sfondo una Roma magica e notturna e i paesaggi solari e idilliaci della Sardegna. Una prima parte che promette bene e che fa venir voglia di vedere al più presto la seconda.

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Ludovica Ottaviani (www.moviestruckers.com)
24.04.2018
Loro 1 trova, quindi, i propri punti di forza in elementi consolidati della cinematografia Sorrentiniana: ne è un esempio la regia estetizzante, sospesa, metafisica che immortala una Roma inedita, cuore del potere quanto dei misfatti più neri, “parafrasando” la lezione visiva di Antonioni in Zabriskie Point e l’arte dell’eccesso di Scorsese in The Wolf of Wall Street. La regia di Sorrentino si sposa alla perfezione con una sceneggiatura più asciutta e tagliente, incalzante quanto sardonica, crudele e cinica, veloce come impone spesso il linguaggio seriale: e proprio quest’esperienza sembra aver rigenerato il regista, permettendogli di narrare una catena di “vizi privati e pubbliche virtù” con un ritmo rock ‘n’ roll.

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Valerio Sammarco (www.cinematografo.it)
24.04.2018
Loro 1 di Paolo Sorrentino si compone a sua volta di due parti.Allegoria pop e dissacrante di una fauna decadente e tossica, la prima, caricatura “aforismatica” la seconda.È anche in questa profonda spaccatura, forse, che il film risulta in disequilibrio e disomogeneo: Sorrentino non aveva certo bisogno di realizzare un lungometraggio su Berlusconi per dare sfoggio del suo indiscutibile talento dietro la macchina da presa.

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Alessia Starace (movieplayer.it)
24.04.2018
Posto che sarebbe avventato, nonché inopportuno, offrire un giudizio dell'opera sulla base della visione di questa prima parte, ci sembra di poter dire che Paolo Sorrentino affronta un'epoca, una cultura, un caso esemplare di culto della personalità con intelligenza sottile, inventiva scenica e ironia a profusione.

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Luca Zanovello (www.masedomani.com)
24.04.2018
Il regista napoletano rivendica il suo stile con ancor più coraggio e menefreghismo, coerentemente creativo e volutamente spiazzante: è così tambureggiante il pre-Silvio che, quando Lui entra in scena, l’impatto diminuisce e il motore rallenta. A tratti, sembra di slittare da un rave party allucinogeno in Costa Smeralda ad una puntata di Crozza, dal turbine narrativo affollato e cocainomane (potremmo definirlo “glam-pulp”, quello di Sorrentino) all’one man show che probabilmente seguirà.La buona scrittura tiene duro e guida ai titoli di coda, un po’ in affanno, senza un gancio particolarmente accattivante verso la seconda metà di Loro; che, inevitabilmente, ci dirà se le ottime sensazioni del “primo tempo” siano legittime e se l’Italietta asservita al potere sia stata efficacemente catturata nel suo romantico ed imperituro autolesionismo.

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Giovanni Robertini (www.rollingstone.it)
24.04.2018
Il primo film mette in scena un berlusconismo in minore: le foto di Silvio a Villa Certosa pubblicate dieci anni fa da 'Chi' sono più potenti di quella specie di puntata di 'Mtv On the Beach' a Ibiza che è il party in MDMA a bordo piscina con Scamarcio e la Smutniak. [...] Usciti dalla sala ci rimane attaccato – sudaticcio e appiccicoso come il sesso di Youporn – un berlusconismo enfatizzato, bigger than life, che Gué Pequeno avrebbe potuto tranquillamente liquidare in tre rime, e che qui diventa addirittura un film in due parti, dove l’attesa per il secondo episodio svanisce al quarto d’ora del primo.

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Mattia Pasquini (www.film.it)
24.04.2018
C'è un po' tutto quello che ci si aspetta. Inevitabile conoscendo l'estetica del regista e i suoi precedenti, che pesano moltissimo e che in fondo minano l'originalità di alcune trovate in assoluto anche divertenti, geniali, del film. Resta un retrogusto come di 'riscaldato'. Un senso di già visto, che comunque funziona, perché il personaggio ha una capacità di penetrazione unica, per quanto il Divo e l'Andreotti di Toni Servillo fossero di altra pasta. In compenso qui c'è più margine per spostarsi sul terreno del grottesco piuttosto che della critica sociale (come in La Grande Bellezza), che tutto sommato dovremmo aver già ricavato dalle cronache reali.

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Gian Luca Pisacane (www.famigliacristiana.it)
24.04.2018
Sorrentino imita Fellini, anche se è lontano anni luce. Sostituisce gli intrighi del potere con l’estetica delle grandi feste in piscina, e indugia sulle cene eleganti e il bunga bunga. La storia non finisce qui. Jep Gambardella e La grande bellezza appartengono al passato. E leggendo tra le righe, Sorrentino sembra quasi chiedersi come sia ancora possibile che l’ex-presidente del Milan sia ancora in lizza per diventare Presidente del Consiglio. Intanto a uscirne sconfitto è il cinema.

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Arianna Finos (www.repubblica.it)
24.04.2018
L'idea dell'autore di La grande bellezza e Il divo è quella di tratteggiare a squarci e intuizioni un momento storico ormai chiuso e che il regista definisce "amorale, decadente, ma anche straordinariamente vitale". E' un Berlusconi nel racconto del suo personale, del quotidiano, delle delusioni e delle paure, dei rapporti umani con chi gli è vicino, la politica è liquidata in poche battute, spesso sui comunisti.

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Luca Ciccioni (www.anonimacinefili.it)
24.04.2018
Sorrentino ancora una volta approccia a un soggetto particolarmente rischioso – probabilmente il più rischioso di tutta la sua carriera – dimostrando straordinario coraggio e confermando quella naturalezza ed eleganza nel linguaggio filmico che lo pone di diritto tra i grandi maestri della cinematografia mondiale. [...] Paolo Sorrentino ama raccontare storie di uomini che perdono il controllo, e ancora una volta vi riesce con assoluta maestria.

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Cristina Resa (www.loudvision.it)
24.04.2018
Decisamente interessante dal punto di vista stilistico e narrativo, “Loro 1” risulta forse meno convincente su versante della sceneggiatura (scritta da Sorrentino e Umberto Cantarello), che soffre un po’ di quel gusto per l’aforisma e l’allegoria grossolana di altri film del regista. C’è da dire che, in questo caso, il difetto è controbilanciato da un’ironia incredibilmente efficace e coinvolgente. Non ci è dato sapere quale sarà la destinazione finale di questo viaggio immaginario nella testa di Silvio Berlusconi. Il film è poco più di una premessa e si tronca a metà, incompiuto. Difficile, quindi, esprimere un vero e proprio giudizio. Solo la visione di “Loro 2” potrà dirci se questa umanizzazione della maschera teatrale veicoli una profonda riflessione sulla mercificazione dell’immagine – propria o degli altri – o sia solo un esercizio stilistico fine a stesso.

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Alessandro Aniballi (quinlan.it)
24.04.2018
Sembra inevitabile domandarsi perché Loro 1 soffra di quella stessa schizofrenia che viene denunciata all’inizio, una schizofrenia che – sia pur voluta e pensata – appare comunque autolesionista. Se Sorrentino avesse voluto fare un film su chi aspira al berlusconismo come modello di vita e su chi si adopra per raggiungere questo obiettivo, allora non avrebbe dovuto far vedere Berlusconi, o avrebbe dovuto solamente evocarlo e mostrarlo giusto in chiusura. Se invece l’autore de La grande bellezza avesse voluto fare un film sul potere dell’immagine berlusconiana, sulla sua capacità di farsi perdonare ogni misfatto, allora non avrebbe dovuto privarci per quasi tutto il tempo del suo protagonista. Certo, si tratta, in fondo, di perplessità che restano per ora sospese, in attesa della seconda parte di Loro, ma che per ora ci fanno concludere che la divisione in due tronconi sembra al momento nuocere a questa nuova prova della smisurata ambizione di Paolo Sorrentino.

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Chiara Guida (www.cinefilos.it)
24.04.2018
Nel suo essere un racconto incompleto di un’idea precisissima che il regista vuole raccontare, Loro 1 è comunque un’operazione intrigante, che unisce l’impronta del regista, che non rinuncia al suo stile e al suo bagaglio visivo (per fortuna), a una biografia impegnativa che ha scelto di inquadrare in un periodo storico preciso ma con una tecnica poco discorsiva, preferendo l’impressionismo alla successione dei fatti, associando all’uomo privato, l’idea che “lui” proietta intorno a quel marcio vortice di ambizioni e speranze, quello stile di vita che la sua icona ha contribuito a far nascere.

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Emiliano Cecere (www.cinematographe.it)
24.04.2018
Toni Servillo domina la scena con il suo estro giocoso a tratti goliardico, rappresentando la figura più ambigua nella storia d’Italia (l’ambiguità sembra attirare molto il regista vista la precedente esperienza con Il Divo). Il lusso e la decadenza de La Grande Bellezza tornano in scena con un trionfo coitocentrico di corpi nudi, di piaceri mondani e di una società senza morale. In questo contesto Berlusconi se la ride, pensando a cosa potrebbe raccontare un domani a suo nipote, a cosa sarebbe l’Italia senza di lui sulla scena politica. Tra una canzone e una dedica romantica Lui agisce, sinuoso, libero e senza alcun rimorso. Sorrentino racconta la decadente e scapigliata società italiana, dove la contraddizione vige sovrana. Un’epoca in cui la miglior luce di ognuno di noi è l’ombra.

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Davide Sica (cinema.everyeye.it)
24.04.2018
Loro 1 è la convincente prima parte del dittico che Paolo Sorrentino ha dedicato alla figura di Silvio Berlusconi. Tra situazioni vere e di finzione, personaggi legati all'immaginario reale e altri creati dalla fantasia, Sorrentino imbastisce un'opera affascinante, imperfetta e ricca di suggestioni da completare nel film conclusivo. Tutto, dunque, rimane sospeso per metà.

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Paolo Nizza (tg24.sky.it)
24.04.2018
Ancora non sappiamo con certezza chi siano Loro, forse la casta, forse il deep state, i poteri occulti, o semplicemente noi. Chissà se Loro 2 che uscirà al cinema il 10 maggio ce lo rivelerà. Nell'attesa godiamoci Loro 1, che al netto di quello che si possa pensare di Silvio Berlusconi , segna l'ennesimo, composito e potente affresco cinematografico realizzato da un'artista autentico. Da demiurgo della visione , Paolo Sorrentino racconta un simbolo del nostro Paese. E basterebbe questo a rendere Loro 1 un film da vedere.

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Paolo Mereghetti (www.corriere.it)
24.04.2018
È la chiave del cinema di Paolo Sorrentino, quello di una lezione sulla forza immaginifica del cinema (e della scrittura) capace di trovare il modo di sorprendere lo spettatore attraverso una serie di «metafore» visive o recitate. Era quello che faceva la forza del Divo e, in misura minore, di La grande bellezza, capaci di trovare una sintesi tra interpretazione e rappresentazione. Quelle immagini, quei lampi non ci sono in Loro 1, troppo schiacciato tra una descrizione piuttosto compiaciuta del sottobosco di nani e ballerine che vive ai margini del potere e la voglia di raccontare Silvio Berlusconi (che nel film appare per la prima volta dopo un’ora esatta) in una maniera non convenzionale, tra la farsa e «tenerezza» (come ha detto il regista). Certo, ci sono anche qui gli squarci che sorprendono — la pecora stroncata dal condizionatore, il rinoceronte che vaga per Roma, il dromedario a una festa — ma sono trovate fin troppo esplicite nel voler sorprendere, che nulla aggiungono al senso del film.

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24.04.2018
Loro 1 corre tantissimo e dura un attimo ma davvero non è un film, è l’introduzione ad un film. La divisione in due capitoli non è funzionale e non funziona, somiglia più a quella in due puntate di una miniserie, manca tutto l’intreccio e la sua soluzione, manca l’essenza della storia e ci sono solo le presentazioni dei personaggi, dinamiche come in un film inglese degli anni ‘90 oppure sornione come in una commedia ben scritta.

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Antonio Maria Abate (www.cineblog.it)
24.04.2018
Film smarrito nella forma, malgrado un'esposizione più asciutta e priva di orpelli, Loro 1 si sostanzia in una sorta d'avanspettacolo "consapevole" ancorché vistosamente incerto. A Loro 2 l'arduo compito di dissipare eventualmente queste impressioni.

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Elisa Giudici (www.mondofox.it)
24.04.2018
Sorrentino diverte ma soprattutto spiazza con un film che è profondamente contemporaneo e lontanissimo dalle sue prove precedenti: rimane però sospeso, quasi un prequel in attesa di compimento.

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Paolo Casella (www.mymovies.it)
24.04.2018
Speriamo che Loro, nella sua interezza, non si riduca ad un "via vai di zoccole" e non rimanga marginale, ma scelga di mirare dritto al centro. Perché se è corretto raffigurare un grande negazionista come un fenomeno di superficie infinitamente riflettente e serenamente abituato a "non mettere nulla da parte", è indispensabile mostrare il costo che tanta capacità di dare fondo alle risorse (proprie e altrui) ha avuto per tanti altri, che non sono Lui-Lui, e neanche Loro, ma Noi.

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Federico Gironi (www.comingsoon.it)
24.04.2018
Se in questo Loro 1 c’è il Sorrentino più acido e nevrotico e grottesco, c’è anche quello più disteso, lineare, e più - sorpresa! - tenero. E di certo c’è anche che, con quel titolo che pare mettere delle distanze, Sorrentino invece racconti di tutti, di noi, di sé; e facendo come fa, umanizzando, smitizzano, cerchi di estirpare antropologicamente dal nostro inconscio il seme del berlusconismo una volta per tutte.

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