La ruota delle meraviglie
La ruota delle meraviglie
Data Uscita: 14 Dicembre 2017
(USA • 2017) Wonder Wheel
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Adriano Ercolani
17.10.2017
Wonder Wheel conferma che ogni tanto Woody Allen ama ancora prendersi dei rischi, confrontarsi con archetipi della cultura americana, rivisitarli in maniera “classica” ma anche personale.

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5 Ho dato il mio voto a La ruota delle meraviglie | #...
5 Ho dato il mio voto a La ruota delle meraviglie | #UntitledWoodyAllenProject : funziona tutto nell'ultima fatica di Woody Allen, che stupisce ancora una volta. Una splendida fotografia irradia una storia nerissima, in cui nessun personaggio è in pace con se stesso, ed è alla ricerca di un qualcosa che sembra irraggiungibile. Al contrario di alcuni ultimi suoi lavori, in Wonder Wheel tutte le scene e i dialoghi sono essenziali per lo sviluppo della trama e per delineare i caretteri dei quattro protagonisti (attori tutti meravigliosi), In alcune scene si ha la sensazione che davvero manchi l'aria, tanto la scrittura è perfetta, verosimile e coinvolgente. Per i miei gusti, il miglior Allen dai tempi di Harry a Pezzi. Grandioso.

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Gabriella Gallozzi (www.bookciakmagazine.it)
22.12.2017
Negli ultimi anni Woody Allen ci ha abituato ad alti e bassi. Anche molto bassi (come dimenticarsi di To Rome with Love?). Eppure in questa ennesima girandola di amori e tradimenti ritroviamo il tocco del maestro, la sua raffinata eleganza e quella dote tutta sua di sferrare zampate di comicità nel puro dramma.Non c’è tanto da ridere, infatti, sotto La Ruota delle Meraviglie, dove le stesse luci della giostra, “accese” dalla maestria di Vittorio Storaro, colorano di gelidi azzurri e caldissimi rossi i volti degli stessi personaggi a immortalare l’eterno gioco tra realtà e finzione. Tanto più in questo spazio scenico, così teatrale, dove le vite dei protagonisti sembrano andare avanti, ma come nella ruota delle meraviglie, finiscono per tornare allo stesso punto. Nonostante il loro desiderio di fuga.

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Benedetta Bragadini (www.rollingstone.it)
22.12.2017
Perché La Ruota delle Meraviglie è tutta lì: in ogni fotogramma che è un’opera d’arte e nel talento folgorante e sofisticato di una delle più grandi attrici della Hollywood contemporanea. Kate Winslet dà frustrazione e cuore a Ginny, ex-attrice che fa la cameriera per necessità ed è sposata con un uomo che non ama, il giostraio Humpty (un empatico Jim Belushi). La quotidianità della coppia viene scossa dalla relazione che la donna intraprende con Mickey (Justin Timberlake), un aitante bagnino che sogna di diventare scrittore, e dal ritorno a casa della figlia di Humpty, Carolina (brava Juno Temple), in fuga dal marito mafioso e dai suoi scagnozzi.

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Menicocci (www.mauxa.com)
22.12.2017
[...] si comprende come Allen tentenni a creare delle trame diverse rispetto alle precedenti, quasi ossessionato dagli stessi personaggi che però si muovono in una modalità che esclusivamente a lui appartiene. Gli sbalzi d’umore, le confessioni sputate senza ritegno, le gag che paiono studiate con il compasso, le battute che lasciano interdetti: questo è il recente mondo di Woody Allen, che può essere solo giudicato entrandovi.

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Andrea Ussia (www.persinsala.it)
22.12.2017
La Ruota Delle Meraviglie ci mostra il miglior Woody paesaggista, ma un forse leggermente affaticato caratterista, e ci duole dirlo, non sfrutta a dovere le sue enormi potenzialità.

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Michela D'Agata (www.luukmagazine.com)
22.12.2017
Dal ben assortito cast spicca Kate Winslet, semplicemente eccezionale: teatrale al punto giusto è lei che dirige lo spettacolo vestendo i panni di una donna instabile emotivamente e nevrotica sulla falsariga del personaggio della Blanchett in “Blue Jasmine”. Vittorio Storaro dirige la fotografia in maniera impeccabile: ci si ritrova visivamente catturati dalle calde luci delle giostre calibrate a seconda delle emozioni dei protagonisti. Un melodramma magnetico, cinico e brutalmente comico (un po’ meno del solito), ma che mantiene le cifre stilistiche allieniane ed assolutamente non delude, anzi sorprende.

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Umberto Rossi (www.cinemaeteatro.com)
22.12.2017
Siamo dalle parti di una quasi film da camera girato, per buona parte nell’appartamento dei due più anziani o fra le attrazioni del parco giochi. Il regista realizza una delle sue opere più coerenti anche grazie alla perizia del direttore di fotografia che ammanta Ginny di colori sul rosso, simili a quelli del tramonto, e avvolge Carolina nei toni bruni che precedono la notte. È un film molto raffinato e di grande compostezza formale, caratteristiche che forse spiaceranno a coloro che amano il Woody Allen ridanciano, ma segnano un momento elevato del suo lavoro creativo.

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Marco Albanese (stanzedicinema.com)
22.12.2017
Una cosa è certa: il lavoro di Allen con Vittorio Storaro ha del miracoloso. Il maestro italiano, alla sua seconda collaborazione con il regista newyorkese dopo Café Society, ha deciso visualizzare le due protagoniste attraverso tonalità e dominanti del tutto opposte. Se Ginny entra in scena quasi sempre al tramonto ed è illuminata da colori caldi, come il rosso, l’arancione, il giallo ocra, che rappresentano simbolicamente il suo attaccamento al passato, Carolina invece attraversa lo schermo con una tonalità di azzurro e di blu, quella tipica dell’ora magica che sta tra il tramonto e lo spuntare della luna, così da rendere esplicito il suo legame più fragile e incerto con il futuro.

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Mattia Pasquini (www.film.it)
22.12.2017
Un impianto teatrale, dichiarato sin dalle prime battute del narratore appassionato di melodramma ed eccessi, e il fato a dominare le nostre vite, "più di quanto ci piaccia ammettere" sono forse elementi noti, ma se è vero che Allen è stato poco originale troppo spesso, non si sente davvero il bisogno che lo sia se il risultato è baciato da una tale benedizione. Forse approfittare di Coney Island, dei suoi Cyclone, Nathan's e 'Bay' vari è stata davvero la mossa vincente, per quello che ha saputo trasmettere alle maschere in scena e regalare alla macchina da presa (in alcuni movimenti, soprattutto verticali e noncuranti della classica quarta parete, tale da ipnotizzarci affascinati).

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22.12.2017
Wonder Wheel è un film luminosissimo, che sfrutta le luci del parco giochi al solo scopo di accompagnare i sentimenti estemporanei dei personaggi. Luci caldissime per gli attimi febbrili e ombre e luci basse per gli istanti nervosi e deprimenti. Una pellicola che dimostra, ancora una volta, anche un amore sconfinato per il cinema classico. Basti pensare alle sequenze dove i protagonisti si scambiano effusioni amorose sotto una pioggia quasi surreale per quanto è coreografica. E’ per tutte queste ragioni che Woody Allen è sempre una sorpresa. Il suo cinema è un dono inestimabile: solo con lui il romanticismo e l’ironia del destino convivono in maniera così anticonvenzionale.

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Chiara Negri (www.empireonline.it)
22.12.2017
Allen si aggrappa agli elementi consueti del suo cinema, non trascende l’area nota, rimane al sicuro nella propria comfort zone. I temi focali della sceneggiatura sono la solita frustrazione, l’isteria femminile, l’alcolismo, l’abuso di psicofarmaci, il triangolo amoroso, la bella ingenua, l’artista tanto affascinante quanto affamato di soldi. Non è una sensazione gradevole avere l’impressione che il regista abbia inserito il pilota automatico. Allen riconferma il dubbio, lecito dato l’esito degli ultimi lavori, di aver smarrito la bussola e, forse, l’ispirazione.

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Giuseppe Gangi (www.ondacinema.it)
22.12.2017
Lontano dalla borghesia intellettuale newyorkese, Allen perde il gusto per la battuta fulminante e per la satira, ma ritrova l'abilità artigianale dello scrittore che, per mezzo di un intreccio semplice ma solido, realizza con "La ruota delle meraviglie" un altro drammatico ritratto al femminile, nel solco dei classici "Interiors" e "Un'altra donna".

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Matteo Regoli (www.mangaforever.net)
22.12.2017
L’operazione commerciale di prendere per mano Kate Winslet e portarla agli Oscar come era accaduto con la Cate Blanchett di Blue Jasmine (film che sta proprio in un’altra categoria rispetto a La Ruota delle Meraviglie) probabilmente si risolverà con un nulla di fatto – non tanto per colpa dell’attrice quanto per il personaggio che le è stato consegnato da Allen, questa donna tragica fatta di monodimensionale fragilità (a tratti sembra più interessante la Caroline di Juno Temple o il rozzo Humpty di Jim Belushi, che fra questo film e l’interpretazione in Twin Peaks ha spazzato via l’impronta comica che ha lasciato nell’arco di tutta la sua carriera) che come una ruota panoramica gira e gira ma non va da nessuna parte.

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Teresa Monaco (www.cinematographe.it)
22.12.2017
Alla malinconia latente dei suoi personaggi in La Ruota delle Meraviglie Woody Allen abbina (con l’aiuto di Vottorio Storano) delle riprese che portano la sua indistinguibile firma, tratteggiate come cartoline di un’altra epoca e intramezzate da una fotografia fatta di colori pastello la cui leggiadra allegria ben si alterna alla tristezza interiore. Stessa operazione viene compiuta dalla colonna sonora: una scia di rocambolesca musicalità che tenta di stemperare con ogni suono la vita facendola apparire per ciò che vorremmo fosse; una messinscena dalla quale ci si può dissociare.

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Giorgio Viaro (www.bestmovie.it)
22.12.2017
[...] è confortante scoprire come l’ispirazione di Woody Allen, proprio attraverso la collaborazione con Storaro e l’adozione del digitale, abbia subito una sterzata, si sia rimessa in movimento: Wonder Wheel non assomiglia troppo a niente della sua lunghissima carriera, e c’è dentro un calore senza tempo, un patrimonio di immagini e sentimenti, che assomiglia a un’eredità.

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Valentina Alfonsi (www.loudvision.it)
22.12.2017
Torna al cinema Woody Allen, sotto l’ala produttiva di Amazon Studios, con La ruota delle meraviglie: un tragedia della fragilità umana ambientata sul lungomare anni 50 di Coney Island, che guarda al teatro classico e a quello americano, ma anche un’esecuzione cinematografica perfetta nella quale scrittura e racconto per immagini si fondono con una leggerezza impressionante. E poi ci sono loro, gli attori. Kate Winslet fa suo un ruolo gigantesco, giocato su molteplici registri: c’è la bellezza (se amate Kate, sarete sopraffatti dalla commozione), c’è la disperazione, c’è il senso di colpa, c’è l’aggrapparsi a qualcosa o qualcuno (il bagnino interpretato da Justin Timberlake) per non morire, c’è la determinazione, c’è la finzione, c’è la vendetta, c’è la distruzione e l’autodistruzione. Ma ci sono, naturalmente, anche deliziosi tempi comici.

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Paolo Di Marcelli (www.radioliberatutti.it)
22.12.2017
La ruota delle meraviglie alimenta e fa girare in moto continuo e beffardo esistenze modeste che prendono la vita sul serio e non tollerano devianze, errori e infedeltà come invece farebbero la gran parte dei personaggi alleniani. L’incapacità di prenderla con leggerezza, per indole o per circostanze avverse, permette al regista di Manhattan di ricordarci attraverso una sceneggiatura impeccabile le conseguenze psicologicamente irreparabili di un’esistenza senza via di fuga.

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Francesco Salvetti (www.correttainformazione.it)
22.12.2017
Luigi Pirandello cercava di raccontare che l’uomo è uno nessuno e centomila, vivendo la nostra vita indossando moltissime maschere, Allen oggi scrive e crea una Ginny che recita continuamente, indossando i panni di madre, ex attrice e amante ma non riuscendo veramente in nessuno dei 3 ruoli. Con la Winslet, che interpreta il ruolo della protagonista Ginny, è nata sin da subito un legame molto intenso permettendo al regista di far tirare fuori il meglio da un attrice fuori classe come lei che, per questa sua interpretazione, molto probabilmente concorrerà ai prossimi Oscar nel 2018.

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22.12.2017
"Wonder Wheel" ha una sceneggiatura che inciampa su alcuni dialoghi imbarazzanti e giovani attori non strepitosi (Justin Timberlake in versione pesce lesso e Juno Temple frivola, che si atteggia al Mia Farrow in “Broadway Danny Rose”), ma ha la forza del cinema di Woody Allen, pieno di (auto-citazioni) e di passati sfarzi e vale sempre la pena di vedere un suo film. Non brillo in obiettività quando si parla di lui, lo so, ma credo che più che un giudizio univoco per il suo cinema si debba rispolverare la politica degli autori, quando Truffaut sosteneva che “non ci sono opere, ci sono solo autori” e continuare ad amare il suo cinema adesso fuori fuoco, pensando a lui come un invecchiato ed adorabile Harry a pezzi.

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22.12.2017
[...] la seconda convergenza di Allen e Vittorio Storaro genera un saggio di cinema maiuscolo. Il direttore della fotografia non incanta soltanto con la sua sensibilità luministica, irrorando Winslet con la luce del tramonto a simboleggiare la catabasi di Ginny verso un irresistibile crepuscolo o spalmando ombre minacciose, presaghe d’infausti accadimenti, intorno ai personaggi. I movimenti di macchina vellutati con cui aderisce agli attori, costringendoli entro campi ristretti, riferiscono impeccabilmente una condizione asfittica e disperata.

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Claudia Giampaolo (www.noidegli8090.com)
22.12.2017
La scrittura dei personaggi di Allen è, come al solito, un marchio di fabbrica. Passioni, sogni, tradimenti e instabilità emotive fanno da perno a questa storia capace di tenere incollati e di entrare nello stato d’animo di tutti, principalmente in quello di Ginny. Un dramma sulla gelosia e la crisi esistenziale, costruito con grandi meriti in primis da Allen e dalla sua pungente ironia, ma non da meno dal cast (Kate sempre ad alti livelli) e da una fotografia eccezionale a cura di Vittorio Storaro, che ci regala uno splendido gioco di luci molto evidente, quasi come un quinto personaggio, che alterna e cambia colori caldi e freddi in base agli stati d’animo e l’umore dei personaggi. Musiche, costumi e scenografia altri elementi vincenti per questa ‘chicca’ di film, che ci lascia, come spesso accade a causa del pessimismo alleniano, in un galleggiante stato di malinconia.

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Julian Foster (www.senzalinea.it)
22.12.2017
La musica, da sempre grande accompagnatrice dei suoi film (è infatti nota la sua passione per il jazz e la sua carriera come clarinettista), sembra in questo film dare spazio alla fotografia di Vittorio Storaro, che ci dona una delle sue performance più interessanti, dalle scene notturne alla nuvolosità dell’estate newyorkese. Si assiste a giochi di luce di straordinari che seguono la narrazione: Storaro fa cambiare i colori in base alla componente emotiva del discorso, evidenziando la lunaticità di Ginny, saltando dal più intenso arancione delle lampadine al bluastro del cielo notturno e dando ritmo ai discorsi, al tempo e al film tutto.

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Alessandro Cavaggioni (www.frammentirivista.it)
22.12.2017
Realtà, finzione, dramma, teatro e cinema. Un divagare di ambienti che rende la riflessione scenografica introdotta da La la land, nei primi giorni di questo 2017 ormai agli sgoccioli, ulteriormente profonda, lasciando che la luce sostituisca le canzoni e le lunghe performance recitative spacchino la sala riportando il tutto ad un teatro che mai fu così valido. Splendido Allen, magnifico Storaro, indimenticabile Winslet; serve altro?

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Luca Liguori (movieplayer.it)
22.12.2017
Non sarà più, forse, il grande regista di una volta e i suoi film non saranno più i capolavori di un tempo, ma il cinema di Woody Allen continua a raccontare una sua personalissima visione della vita che non può lasciare indifferenti.

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Alessandro Olivieri (www.close-up.it)
22.12.2017
La Ruota delle Meraviglie richiama alla memoria, neanche troppo velatamente, alcuni dei migliori lavori di Allen, in particolare Broadway Danny Rose e Pallottole su Broadway, senza, purtroppo, raggiungere quei successi; probabilmente perché Allen vuole replicare gli elementi fondamentali del mondo drammaturgico sia nella messa in scena che nei contenuti, e non soltanto nel contesto e nell’ambientazione (come in passato). Così quest’ultimo lavoro è contraddistinto da una staticità della forma che soffoca l’efficacia dell’intreccio, ma riesce a tratteggiare una Ginny memorabile; la forza espressiva è, quindi, tutta sulle spalle della splendida fotografia di Vittorio Storaro, anche se estremamente artificiosa e d’impronta teatrale, e della perfomance vibrante e melodrammatica di Kate Winslet.

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22.12.2017
Il ritorno al dramma di Woody Allen, purtroppo, non lascia il segno. I personaggi, tutti ben descritti e, nel complesso, ben interpretati, costituiscono il solo asse portante di una pellicola che si trascina stancamente senza mai entusiasmare troppo. La pochezza della trama, inoltre, pare soffocata da una fotografia talmente accesa che, paradossalmente, oscura più di quanto illumina.

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Redazione (www.longtake.it)
22.12.2017
Sul filo della nostalgia, Allen rappresenta un passato che dietro l'apparenza zuccherosa nasconde meschinità e persino violenza, realizzando un altro ritratto femminile che, seppur non sia tra i suoi migliori, arricchisce la sua filmografia di un ulteriore tassello. Il giochino dei rapporti intrecciati tra i personaggi, davvero prevedibile, smorza l'entusiasmo per una variazione sul tema del destino tipicamente alleniana che, addentrandosi nel dramma, si dimostra troppo schematica. E, cosa non da poco, il finale non convince. Ottima, in ogni caso, Kate Winslet. Il direttore della fotografia Vittorio Storaro, alla sua seconda collaborazione consecutiva con Allen, sfrutta ancora una volta le potenzialità del digitale attraverso strabilianti virtuosismi nell'uso espressivo del colore, ma la sensazione di saturazione per lo spettatore non tarda ad arrivare.

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Nicole Ulisse (www.ecodelcinema.com)
22.12.2017
"La Ruota delle Meraviglie" è un film intenso e, al tempo stesso, delicato, che spinge più all’immedesimazione col regista stesso che con i personaggi, poiché è attraverso la sua cauta lente che facciamo esperienza del loro sentire.

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Claudio Trionfera (www.panorama.it)
22.12.2017
I testi sono d’una aristocratica bellezza e la recitazione di tutti è sontuosa (da ricercare e consumare, là dove è possibile, il film nella sua versione originale con sottotitoli), le musiche jazz-pop con l’intrusione passionale di Kiss of Fire decretano ancora una volta la specifica inclinazione di Allen per il genere. Poi c’è l’altro film. Che incomincia là dove finisce quello che s’è appena narrato e ne rappresenta, in qualche maniera, una sorta di espansione visiva. È il film di Vittorio Storaro, il quale guida una fotografia ipnoticamente seduttiva con tagli di luce, angolazioni prospettiche di valore narrativo, tonalità caldissime sul giallo, l’arancio e il rosso, colori oliati sulla spiaggia-caramella: in una specie di rapimento ottico che attraversa tutto il film come una rutilante macchina dell’attrazione e delle illusioni.

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Roberto Manassero (www.cineforum.it)
22.12.2017
Il consueto pessimismo di Allen, con l’immancabile personaggio che sceglie il male perché incapace di affrontare le conseguenze del fallimento e dell’errore, in La ruota delle meraviglie non dà vita a un quesito filosofico razionale, non salva o non condanna alcunché. È piuttosto una condizione comune, un umore che trasforma la scena e travolge i personaggi. Nella geometria spesso elementare di Allen, per una volta qualcosa sfugge alla razionalità del caso: chi sparisce non torna, chi è malato continua a bruciare, illuminando con la luce di fiamme vere o fasulle una porzione troppo piccola di spiaggia ormai deserta.

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Emanuele Bianchi (leganerd.com)
22.12.2017
Una pellicola che come tutte le precedenti di Allen è molto parlata. Il cineasta ci ha abituati a film molto verbosi, in cui i dialoghi la fanno da padrone e sono come sempre ben curati. Un film in cui gli attori sono uno dei punti di forza. L’interpretazione del cast è eccezionale, a partire dal coppia Kate Winslet / Jim Belushi, incredibili nel restituire una coppia che va avanti per inerzia. Al loro fianco un Justin Timberlake ruba cuori e sognatore e una Juno Temple dolcemente svampita. Consigliato.

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Aurelio Vindigni Ricca (cinema.everyeye.it)
22.12.2017
Woody Allen ci riporta indietro nel tempo, nella Coney Island degli anni '50, per raccontare una favola agrodolce che si avvicina più al dramma grottesco che alla commedia brillante. La cura riposta nella scrittura dei personaggi è tipicamente alleniana, allo stesso modo il profondo pessimismo degli eventi pennellato qua e là di battute geniali. Oltre la storia però, una pièce teatrale a tutti gli effetti, il vero valore aggiunto è rappresentato da un cast eccellente (con una Kate Winslet da premio) e da un Vittorio Storaro capace di trasformare ogni ripresa in un dipinto saturo di colori. Un'opera tanto delicata quanto amara che non dimenticherete facilmente.

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Raffaele Meale (quinlan.it)
22.12.2017
[...] l’ultima inquadratura de La ruota delle meraviglie, che si apriva sulla magniloquenza della tecnologia e dell’uomo/massa, arriva come un pugno dolorosissimo, e segna forse la chiusura più potente del cinema del 2017, e forse dell’intera carriera di Allen. Un parco giochi in cui nessuno, neanche il più puro dei mentecatti, sa come o perché divertirsi.

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Simone Emiliani (www.sentieriselvaggi.it)
22.12.2017
La ruota delle meraviglie si porta dietro quasi degli squarci teatrali di Elia Kazan che guarda Tennessee Williams, recuperando anche la fisicità degli attori, soprattutto Jim Belushi che sembra arrivare dal bianco e nero di quel decennio. Ma l’incontro magico è soprattutto tra Allen e Kate Winslet, quasi riciclaggio dalla serie Mildred Pierce, immersa nei blu e nei rossi nel dialogo con Juno Temple, in una prova superlativa. Il cinema è sempre lo sfondo. Carioca, Winchester ’73 sugli schermi. Ma il ritmo è magnificamente lento. Anche nella battuta. E altrettanto ‘magnificamente’ non fa quasi ridere per niente. E il frammento gangster ha un’amarezza senza fine. Il tragico raggiunge la sua totale essenzialità.

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Costanza Mauro (www.pianetadonna.it)
22.12.2017
Ginny/Kate Winslet è la vera eroina da tragedia che non può in alcun modo scappare al proprio destino. Sola sul palcoscenico si muove e vive davvero quelle fantasie drammatiche e senza scampo con il quale il giovane Mickey sogna un giorno di far "giocare" i suoi personaggi. A dare un tocco di leggerezza al film alcuni spunti comici che spezzano anche i momenti più tragici e il personaggio di Mickey che incarna tutti i possibili cliché dello scrittore sognatore senza però risultare né patetico né falso.

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Paolo Nizza (tg24.sky.it)
22.12.2017
Avvolti dalla fiammeggiante luce del desiderio creata dal genio di Vittorio Storaro, i personaggi di Wonder Wheel sperano di essere gli artefici del proprio destino. Come in un dramma di Tennessee Williams, in La Ruota delle meraviglie si ama, si soffre, si gode, si mente all'ennesima potenza, mentre la coazione a ripetere impedisce qualsiasi via d'uscita.

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Giancarlo Zappoli (www.mymovies.it)
22.12.2017
Siamo davanti a uno dei film più teorici della più che vasta filmografia alleniana forse in modo meno evidente che in Stardust Memories ma con altrettanta progettualità. È da questo punto di partenza che vanno letti gli sviluppi di una vicenda che consente in particolare a Kate Winslet di recitare finalmente in un film di Allen (dopo aver declinato l'offerta di un ruolo in Match Point per motivi personali) offrendo a Ginny i tormenti di una protagonista dei drammi di Tennessee Williams o di Eugene O'Neill.

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Federico Gironi (www.comingsoon.it)
22.12.2017
La mancanza di speranza è proprio quella di Blue Jasmine. Con meno rabbia, meno acidità, ma con molto più pathos: perché di teatro si tratta, a Tennesse Williams si guarda. E perché, forse, Allen - sempre più limpido, essenziale, cristallino - è oramai del tutto convinto che con la tragedia e il fallimento non si possa fare altro che conviverci, cercando di navigare a vista, di aggrapparci a quel che abbiamo, per poco che sia. E se allunghiamo la mano nell'illusione di afferrare qualcos'altro, beh: non c'è bagnino che ci possa salvare.

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Gabriele Niola (www.badtaste.it)
22.12.2017
Nella grande epica dei luoghi che Allen sta raccontando da Match Point in poi, questa tragedia tutta interna ai confini di Coney Island (ci sono anche due gangster, interpretati da due attori di I Soprano, che per esistere però dovranno venire a Coney Island) è uno dei suoi film più visivamente soddisfacenti, un piccolo trionfo di quotidiane amarezze nelle quali Kate Winslet è la ordinary woman perfetta. Aiutata da un maestoso Jim Belushi (che spazza via in due scene l’immagine comica che abbiamo di lui), fa quel che fece Mia Farrow in Alice o Gena Rowlands in Un’Altra Donna, crea un modello di femminilità alternativo a quelli del resto del cinema, matura e tormentata, sola e sommessamente disperata come un’eroina tragica degli anni ‘50.

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