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4 Mi è davvero piaciuto, la battaglia per i diritti civili, presente ma non invadente, un mondo che cambia e poi dove c'è la scienza, la matematica, il mondo è sempre più bello. Il mondo sarebbe migliore. #IlDirittoDiContare

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Luca Pellegrini (www.cinematografo.it)
08.03.2017
La retorica non grava assolutamente, invece, sul film che Theodore Melfi ha tratto da quelle belle pagine (ed. Harper Collins) gestendo in modo assai narrativo e avvincente, battaglie, umiliazioni e successi delle calcolatrici dell’Area ovest, quella dove loro erano isolate, e attorno un muro di omertà, se non di indifferenza. [...] Le tre attrici che le interpretano sono assolutamente formidabili: Taraji P. Henson, Octavia Spencer e Janelle Monáe e pure Kevin Costner si ritaglia il ruolo del leader con onore. Un lavoro di squadra che fece crollare muri, una amicizia che si consolidò nelle prove. Erano i tempi di John Kennedy, quelli. E paiono lontanissimi.

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4 un film coinvolgente dall'inizio alla fine, con un...
4 un film coinvolgente dall'inizio alla fine, con un ottimo cast, essendo una storia vera, è raccontata molto bene.
il - diritto - di - contare

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Marco Minniti (quinlan.it)
08.03.2017
Tra period drama e biopic, incentrato sul sempiterno tema della discriminazione razziale negli USA, Il diritto di contare evita le trappole della retorica, ma resta registicamente anonimo e poco incisivo nella resa dei personaggi di contorno.

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Federico Gironi (www.comingsoon.it)
08.03.2017
E va anzi riconosciuto che, per un film di questo tipo, il livello della retorica e della melassa sentimentale è sorprendentemente basso. Basterebbe, in questo senso, pensare a come Melfi gestisce la storia di Katherine che deve correre per un km ogni volta che deve andare in bagno, perché nella palazzina dove svolge il suo nuovo, importante compito, di bagni per "colored" non ce ne sono: toni che, soprattutto all'inizio, sono più da commedia che da dramma. Insomma, Melfi fa il suo lavoro; si mette al servizio della storia, e ci mette tre bravissime protagoniste (Taraji P. Henson, Octavia Spencer e Janelle Monáe), supportate da un cast bianco scelto con intelligenza: dal citato Costner, che nei film ambientati in quegli anni ci sta sembre bene, ed è burbero quanto basta, a Kirsten Dunst e Jim Parsons - bianchi un po' rigidi e un po' ariani che "non ho niente contro di voi", dicono, sottintendendo "voi" neri , esplicitando senza volerlo il problema ("Lo so. So che è quello che lei crede", gli risponde infatti Octavia Spencer) - passando per il Glen Powell perfetto per un simpatico e progressista John Glenn.

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Rosanna Donato (www.filmforlife.org)
08.03.2017
Il film si basa su una sceneggiatura solida, ricca di definizioni che potrebbero sorprendere chi di matematica ne capisce poco e di battute dirette che spesso inducono il pubblico a compiere una profonda riflessione e a capire meglio quale fosse la condizione delle donne di colore dell’epoca. La regista, grazie anche all’uso di inquadrature in primo piano volte a cogliere anche il più piccolo dettaglio, è riuscita a dare il giusto peso ad ogni dialogo e ogni espressione.

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Anna Pennella (www.cinemamente.com)
07.03.2017
Melfi racconta una storia della NASA finora inesplorata e, nonostante la canonicità con viene raccontata, il film è appassionante e piacevole. La sua forza deriva principalmente dal fatto che sia una storia di vita vera piena di speranza, tenacia e ottimismo. Le tre attrici tengono in piedi le fila del racconto costantemente con la loro bravura e Janelle Monàe, che quest’anno ha recitato anche in Moonlight, mostra di nuovo il suo talento.

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Giuseppe Sallustio (www.anonimacinefili.it)
07.03.2017
Dal punto di vista strettamente tecnico Il Diritto di Contare è un prodotto confezionato molto bene, girato con mano sicura dal regista e con un cast che fa egregiamente il proprio lavoro (oltre agli attori già citati, da sottolineare anche le prove di Kirsten Dunst, Jim Parsons e Mahershala Ali); con questi ingredienti a disposizione è difficile fallire la prova del botteghino ma il successo che ha avuto negli States è stato addirittura clamoroso, visto che ha incassato la bellezza di oltre 130 milioni di dollari (a fronte di un budget di 25). Ora, da qui a considerarlo un grande film ce ne passa (un capolavoro come The Lobster avrebbe meritato la nomination come Miglior Film) però Il Diritto di Contare è una storia di emancipazione che, considerando il momento storico che sta vivendo oggi l’America con la presidenza Trump, ha una funzione educativa molto importante per le nuove generazioni di un grande paese come gli USA (e non solo). Per non ripetere più i gravi errori commessi nel passato.

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Simone Fabriziani (www.awardstoday.it)
07.03.2017
Alla stregua di classici popolari sul discorso dell'emancipazione afroamericana come The Help (2011) di Tate Taylor, "Il Diritto di Contare" non è poi cosi dissimile da un buon prodotto televisivo (che poi oggi sarebbe quasi un complimento): accessibilissima ad un vasto pubblico di ogni età, politically correct, didascalica e perfettamente consultabile come fosse una limpida pagina di approfondimenti di Wikipedia; l'usa e getta della sensibilizzazione sul grande schermo della questione afroamericana non ha mai raggiunto picchi cosi ruffiani e senza spina dorsale come nel film cotto e mangiato di Theodore Melfi. Ulteriore conferma che non basta un irresistibile trio di interpreti e una magnifica storia vera di riscatto sociale a meritare il grande schermo.

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Teresa Monaco (www.cinematographe.it)
07.03.2017
Quella che vediamo in Il diritto di contare è una storia fatta di coraggio, umiltà, ambizione; un racconto a tratti divertente, ispirante e che ci fa anche essere orgogliosi di appartenere al genere umano.

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07.03.2017
Un piccolo passo per l’uomo e un grande passo per l’umanità, verrebbe da dire, specie perché l’apporto delle tre donne protagoniste di “Il Diritto Di Contare” sarà fondamentale, in prospettiva, per permettere all’astronauta Neil Armstrong, di mettere piede sulla luna e scrivere così la Storia sia Americana che Nostra in generale. Perché, anche se a molti potrebbe sfuggire, quello a disposizione di Melfi era un materiale enorme, prezioso, spontaneamente notevole, seppur colmo di tante insidie che fortunatamente il regista riesce ad eludere, limando gradualmente ogni insicurezza e forgiando, in progressiva, il carattere di una pellicola che tutto sommato, pur non roboando e salendo in cattedra, riesce a compiere il suo dovere, conquistando l'affetto e gli assensi del pubblico.

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Ludovica Ottaviani (darumaview.it)
07.03.2017
Il Diritto di Contare non è semplicemente il classico film buonista da competizione internazionale: pur mettendo in scena le contraddizioni dell’America degli anni ’60 e le difficoltà incontrate da tre donne di colore lungo il loro percorso di emancipazione (pur se minima), in realtà sfrutta queste piccole storie quotidiane per regalare un affresco più maestoso ed imponente che si collega alla Storia e al suo lato più nascosto, quello connesso alla sfera matematica, analitica, fisica, quantistica, ingegneristica e aerospaziale che troppo spesso tendiamo a trascurare o a evitare, considerandole di scarso appeal (soprattutto commerciale). Le tre attrici e gli altri grandi nomi che le circondano riescono a calamitare l’attenzione dello spettatore su di loro ma soprattutto sulla storia umana che Melfi decide di raccontare; l’affascinante – e sconosciuto – mondo della fisica, della matematica, della geometria e dello spazio infinito fa il resto, compiendo il prestigio definitivo e distogliendo l’attenzione dall'ennesimo prodotto americano da competizione.

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Mirko Lomuscio (www.youmovies.it)
07.03.2017
Abbiamo infine un lungometraggio che per lo più sa di compitino ben fatto, con un trio di protagoniste a cui affezionarsi (ma non tutte simpatiche in verità), che le attrici Henson, Spencer e Moane portano in scena con alto senso dell’onore, affiancate da un Costner in vena di diritti civili (un po’ come ai bei tempi di Balla coi lupi) e una Dunst in versione molto più matura di come la ricordavamo nei giovanili Spider-man diretti da Sam Raimi. La nota stonata sta nella poca attenzione riguardo al contorno domestico delle protagoniste (la vita famigliare di Katherine, quella personale di Dorothy e quella matrimoniale di Mary), sviluppato bellamente da Melfi giusto per dare quel minimo indispensabile ai meno colti in fattore scientifico, per il resto è possibile assistere a un accurato prodotto che parla di un’importante pagina razziale della NASA. Se questo vi basta, Il diritto di contare allora è il film che fa al caso vostro.

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Mattia Pasquini (www.film.it)
07.03.2017
Certo, il conflitto non doveva essere rabbioso e razziale, come in altri film tanto decantati, ma più sociale, subdolo, 'hidden' appunto. Una scelta che rende la visione più lieve e pedagogica, ma analogamente ammorbidisce i toni, sfumando quell'esperienza e riducendola al livello di una ricostruzione televisiva.

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Viviana Tasco (www.universalmovies.it)
07.03.2017
Una storia coinvolgente con una forte morale, che andava raccontata ed è stata raccontata impeccabilmente tramite un palpabile lavoro di squadra e una sentita affezione al tema trattato.

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Fabrizio Gallo (www.nerdgate.it)
07.03.2017
Quando racconti una storia vera, senza fare nulla per sembrare inverosimile o "allungato", sai di avere fatto un film di qualità. Il Diritto di Contare può avere alcuni problemi minori qua e là, ma resta un ottimo film.

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Costanza Mauro (www.pianetadonna.it)
07.03.2017
Tutto funziona nel film che è godibile e mai patetico o troppo sentimentalista, anzi ha anche il giusto tocco di ironia. Il diritto di contare è una pellicola da vedere con le amiche, con le sorelle, con le nipoti, è il racconto di ciò che di speciale sono riuscite a compiere tre donne che partivano da una situazione di svantaggio, senza perdersi d'animo, combattendo e chiedendo per se stesse quello che è giusto.

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Alessia Starace (movieplayer.it)
07.03.2017
Le "figure nascoste" sono state dunque non superstar, ma elementi di un vasto ingranaggio volto a ottenere un trionfo scientifico e tecnologico, e quando non è impegnato a rivelare la dedizione e l'umanità di Katherine, la generosità e la pazienza di Dorothy e la determinazione e l'orgoglio di Mary, a sfruttare, insomma, il carisma delle sue brillanti prime attrici, Melfi si profonde senza troppi guizzi in una messa in scena corale che ci restituisce il messaggio più attuale del film: l'inclusione fa la forza. Un pensiero che gli autoindulgenti e abulici nemici del "politically correct" chiameranno forse sempliciotto e buonista, ma la mancanza di complessità non è necessariamente semplicismo e l'approccio del film alle questioni razziali è anzi piuttosto apprezzabile: non predica, non accusa e non minaccia; non offre facili e ipocrite soluzioni, ma mostra il cauto ottimismo e e dignitosa pazienza di persone che attendono di poter brillare e dare il proprio contributo, e nell'attesa si sostengono e si supportano generosamente. Finendo per rendere loro - finalmente - l'onore che meritano.

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Rosanna Donato (filmup.leonardo.it)
07.03.2017
Theodore Melfi ha dato vita a una pellicola basata su una sceneggiatura ben scritta e solida, ricca di definizioni geniali e di battute dirette e concise che spesso mirano a indurre il pubblico a una profonda riflessione e ad una maggiore presa di coscienza su come le donne nere venivano trattate anni fa: non potevano usare lo stesso bagno dei ‘bianchi’, non potevano entrare in determinati negozi, dovevano sedersi sugli autobus vicino ad altre persone di colore e non solo. Alcune scene lasceranno lo spettatore sgomento di fronte alla realtà mostrata da una regista che ha sapientemente dato il giusto peso ad ogni dialogo, a ogni espressione, a ogni gesto, anche grazie all’uso continuo di primi piani e un’attenzione al dettaglio molto incisiva. È palese, infatti, che lo scopo della pellicola sia quello di smuovere le coscienze del pubblico in sala, senza però annoiare. La pellicola di Theodore Melfi, infatti, ha una caratteristica rilevante, che ha permesso allo spettatore di mantenere l’attenzione per tutta la sua durata: non è solo il ritmo serrato, o una colonna sonora perfetta per il periodo storico di riferimento, a fare la grandezza di essa, ma anche la capacità della Melfi di alternare in modo equilibrato scene più improntate verso l’umorismo (talvolta molto sottile ma efficace) a scene meno leggere a livello mentale.

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Marzia Gandolfi (www.mymovies.it)
07.03.2017
Niente calcolo differenziale o integrale invece per il dramma biografico di Theodore Melfi. Ma un'addizione di buoni sentimenti e una moltiplicazione di talenti raggiungono apprezzabilmente il risultato.

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Federico Vascotto (www.dituttounpop.it)
07.03.2017
È proprio nella sua stessa definizione che Il diritto di contare trasuda i propri difetti: il black power, il women power esasperati all’ennesima potenza fanno sorridere, intrattengono, ma non riescono a centrare in pieno il bersaglio di far emozionare lo spettatore a causa dell’atmosfera fin troppo patinata della storia raccontata. Le tre donne sono sempre impeccabili, dall’outfit alla cosa giusta da dire, mentre i “bianchi” del film sono inetti, non molto perspicaci e quasi sempre colti in difetto. Non c’è spazio per i grigi in questo film total black and white. Un racconto forse un po’ troppo didascalico, quasi un The Help versione NASA, pellicola con cui condivide l’interprete Octavia Spencer. È un film che intrattiene e centra il tema della discriminazione ma lo fa con un tale stile da renderlo meno efficace nel suo intento primario.

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Serena Betti (www.vertigo24.net)
07.03.2017
Un film che coinvolge ed emoziona, capace di gettare luce su una storia pressoché sconosciuta, ma senza particolare originalità nell'esecuzione.

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