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Adriano Ercolani
14.09.2017
Gary Oldman non soltanto si avvantaggia dell’enorme somiglianza fisica regalatagli dal grande lavoro di trucco, ma lavora sulla modulazione della mimica e della voce con un’aderenza al personaggio reale impressionante.

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3 Ho dato il mio voto a L'ora più buia | #LOraPiuBuia...
3 Ho dato il mio voto a L'ora più buia | #LOraPiuBuia : Il film, compassato ma mai noioso, va sul sicuro e si gioca le sue carte con saggezza. L'Ora più Buia è tutto Gary Oldman, che non recita ma diventa Churchill. Una sola scena davvero emozionante, ma il grande merito del film è di non diventare agiografico nè di cadere nella retorica. Agli amanti del genere piacerà molto.

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Emanuela Del Zompo (www.fattitaliani.it)
22.12.2017
Un film non solo fatto bene e con un cast di attori stellari ma anche reso grande dalla sinfonia della musica di Dario Marianelli: ancora una volta un italiano rende lustro al cinema italiano.

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Redazione (www.longtake.it)
22.12.2017
Il britannico Joe Wright affronta di petto una delle figure più carismatiche ed emblematiche della storia inglese in un biopic serrato e avvolgente, che restituisce tutte le anime di Churchill e la sua complessità di uomo e di statista. Con stile appassionante ma anche con una misura stilistica che trasuda classicità da ogni poro, Wright si sofferma sulle manovre politiche che investirono Churchill in prima persona, sul dietro le quinte del suo incessante lavoro di mediatore e pacificatore. Ma non manca di sottolineare anche i lati burberi e spigolosi dell’uomo, la sua ironia priva di argini, lo humour beffardo e impagabile e il suo bisogno umanissimo e indifeso di avvicinarsi, di tanto in tanto, alla gente, pur senza rinnegare il pragmatismo, l’alterigia e il senso pratico di un capo di Stato votato al bene superiore.

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Alessio Giuffrida (dreamingcinema.it)
22.12.2017
L’Ora più buia è un concentrato di prese di coscienza ma soprattutto di posizione, di un inscalfibile politico, sottovalutato da un nemico impossibile. Joe Wright enfatizza questa situazione, elevando il più possibile, la figura “simbolica” di Winston Churchill, attraverso una farsesca narrazione sospesa fra “psico-dramma” e humor “british”. Indubbiamente non c’era bisogno di un altro film sullo storico politico britannico, ma considerando la “maestosità artistica” di Gary Oldman, probabilmente il film diventa qualcosa di mediamente contemplabile. La sufficienza de L’Ora più buia si “concepisce” per due ben definiti aspetti: la massima esaltazione verso Churchill ma soprattutto la conclamata e superlativa performance di un attore che potrebbe concorrere agli Oscar del 2018.

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Edoardo Intonti (www.awardstoday.it)
22.12.2017
Il film regala qualcosa di nuovo su Churchill? Sì. È apprezzabile lo sforzo nel bilanciare il dramma della guerra, il voler dimostrare la lungimiranza del personaggio nei confronti del dittatore, la caparbietà contagiosa di chi non ha voluto cedere nonostante la situazione avversa (funzione molto spesso delegata ad altre figure, per lo più reali) e l’umorismo dell’uomo che in fondo non era solo figura politica. Un film che, cadendo talvolta nella retorica di discorsi divenuti ormai celebri, recitati a vagoni di londinesi e camere dei lord, continua comunque ad ispirare grazie all’attualità dei concetti espressi e per l’importanza storica che essa hanno per l’Europa moderna.

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Anna Maria Pasetti (www.ilfattoquotidiano.it)
22.12.2017
Film dalla sceneggiatura cristallina e regia classicamente patinata, Darkest Hour si trova curiosamente ad apparire sulla scena cinematografica nella medesima stagione di Dunkirk di Christopher Nolan, con cui condivide i medesimi giorni d’ambientazione e parte della stessa vicenda osservati da punti di vista diversi: praticamente i due lungometraggi sono l’uno il controcampo dell’altro. Ma se il lavoro di Nolan afferma l’intensità di un cinema corale e illuminato di scenografie pirotecniche, quello di Wright conferma la meticolosità dell’indagine intima, orientata a porre l’uomo-individuo al centro del proprio destino.

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Daniele Sesti (www.movietrainer.com)
22.12.2017
Wright, grande costruttore di scene complesse (carrellate e piani sequenza realizzati con grande stile) per raccontare questa epopea si affida ad un mostro sacro, un attore icona, come Gary Oldman. Il risultato va al di là di qualsiasi più rosea aspettativa. Oldman, trasformato nel fisico e nelle sembianze lascia senza fiato. Un’interpretazione a tutto tondo quella dell’attore inglese, dalla camminata faticosa, alle movenze impacciate, dal sorriso sghembo, alle improvvise sfuriate d’ira, dal biascichio nelle relazioni private, all’enfasi oratoria dei discorsi ufficiali. Con un altro interprete, sarebbe stato certamente un altro film.

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Pietro Braccio (www.onestoespietato.com)
22.12.2017
Wright dirige un Gary Oldman completamente trasformato, dal trucco alla voce, con un risultato sorprendente, capace di convincere anche gli scettici della prima ora, tanto da guadagnarsi di diritto un posto nella cinquina degli attori protagonisti ai prossimi Premi Oscar. La scena della metropolitana, col potere politico che scende dal piedistallo e va ad ascoltare il popolo, offre più di qualche spunto di riflessione, ed è proprio ciò di cui si sente bisogno oggi come ieri, a prescindere dall’epoca in cui viviamo e da quale forza politica siamo governati.

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Massimo Balsamo (www.anonimacinefili.it)
22.12.2017
Il regista inglese confeziona un ottimo lavoro, in cui solo a tratti si avverte una leggera deriva retorica che si accompagna ai momenti nei quali il film prende più convenzionalmente la strada del bio-pic. Al netto di un campanilismo autocelebrativo piuttosto prevedibile, della tendenza a indugiare troppo su certe leve emotive e di qualche cliché dello script, L’Ora Più Buia rimane comunque un film imperdibile, fosse anche solo per la performance maiuscola di Oldman.

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Davide Sica (www.filmedvd.it)
22.12.2017
L’ora più buia riesce a trasmettere allo spettatore uno sguardo efficace e ben rappresentativo su una figura iconica e carismatica, perno fondamentale all’interno delle dinamiche della Seconda Guerra Mondiale, ma dipinto nella sua umanità: con i suoi pregi, le sue virtù, i suoi limiti e i suoi difetti. Joe Wright è abile nel mantenere saldamente le redini del film e lavora benissimo sull’importanza della dialettica, di cui Churchill a più riprese si è dimostrato un maestro. Nel cast sono da segnalare le due comprimarie femminili, con la bravissima Lily James al fianco di un’impeccabile interprete come Kristin Scott Thomas.

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Pedro Armocida (www.ilgiornale.it)
22.12.2017
Churchill, come abbiamo visto anche nel recente capolavoro di Chistopher Nolan Dunkirk, riporta la maggioranza dei militari a casa grazie all'idea di chiedere ai natanti britannici privati di andare a salvare i loro figli (una mossa che ha fatto dimenticare il suo storico disastro di Gallipoli quando era primo Lord dell'Ammiragliato). L'umanizzazione di Churchill nel film arriva fino all'estrema conseguenze con la scena - che oggi fa molto Movimento 5 Stelle - di lui che scende per la prima volta nella metropolitana e chiede agli stupefatti passeggeri se bisogna combattere il nemico nazista o cercare di raggiungere un accordo. La storia sanguinosa, ma vittoriosa, della Seconda Guerra Mondiale decisa in uno scompartimento della metro. Dibba prenda appunti.

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Ludovica Ottaviani (www.moviestruckers.com)
22.12.2017
L’Ora più Buia è un solido period-drama che mescola abilmente realtà e finzione focalizzando l’attenzione sui quei giorni cruciali che decisero le sorti del vecchio continente, anche grazie alla fragile determinazione ostinata di un uomo solo: Winston Churchill; il tutto ovviamente arricchito dall’intensità delle interpretazioni di Oldman e dei comprimari Kristin Scott Thomas, Lily James, Ben Mendelsohn e Stephen Dillane.

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Roberto Leofrigio (movie.talkymedia.it)
22.12.2017
L’ora più buia, Gary Oldman è Winston Churchill diretto da Joe Wright, nell’interpretazione più luminosa della sua carriera attraverso il racconto del momento più buio di uno dei più grandi statisti della Storia.

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Marco Moggio (it.ign.com)
22.12.2017
L’ora più buia racconta il “dietro le quinte” dell’Operazione Dynamo: inizia con l’elezione di Winston Churchill (uno strabiliante e irriconoscibile Gary Oldman, ricoperto da strati di trucco che lo trasformano nell’inconfondibile leader inglese) alla carica di Primo Ministro e finisce proprio con il successo dell’evacuazione di Dunkirk. In mezzo, 120 minuti di film recitato, in cui contano i discorsi e i dialoghi, gli sguardi di terrore e le fughe nel gabinetto, le telefonate con il Presidente americano per chiedere un aiuto, i dubbi di chi vuole combattere ma sa che la sua scommessa potrebbe costare caro alla sua nazione.

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Alessandro Spiriti (www.myreviews.it)
22.12.2017
Il film vince e convince. Se ne può, infatti, apprezzare sia il lato storico, sia quello cinematografico. La narrazione viene esaltata da delle bellissime inquadrature e da una costante ricerca della suspense. La fedeltà con cui sono narrati i fatti non rallenta assolutamente il ritmo e le oltre due ore di film scorrono quindi molto velocemente.

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22.12.2017
L’ora più buia è un prodotto hollywoodiano furbo e tirato a lucido, girato con entrambi gli occhi verso la notte degli Oscar. Gary Oldman gigioneggia fino a strafare e la sceneggiatura si inabissa un po’: occasione persa.

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Francesca Romana Buffetti (www.diredonna.it)
22.12.2017
Il film, che fa perno sui tre discorsi scritti e pronunciati da Churchill in quel frangente, ha anche il merito, in momenti difficili come l’attuale, preda di populismi e demagoghi, di ricordare il potere trainante delle parole quando non assecondano la pancia del popolo, ma quel popolo spinge ad azioni meritorie per la Nazione.

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Ivana Faranda (www.ecodelcinema.com)
22.12.2017
Nonostante la grande retorica nazionalista, tutto nel film di Wright è ammorbidito dall’humour molto british di Churchill con un Gary Oldman, che si meriterebbe per questo film quell’Oscar che non gli è ancora arrivato per ragioni non comprensibili visto il suo talento negli anni. Buone le scenografie e i costumi che fanno letteralmente cadere lo spettatore negli anni raccontati e il cast tutto molto in sintonia. Con "L'ora più buia" si conferma, dunque, l’ottimo stato di salute del cinema britannico.

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Martina Barone (www.cinematographe.it)
22.12.2017
Una ricostruzione dei luoghi e del clima esaltata dalla regia di Wright e rafforzata dalla colonna sonora composta dall’italiano Dario Marianelli, la quale fiuta il potenziale della sceneggiatura e lo tramuta in vigorosa temperanza musicale, impeccabile e commovente. Tra il quotidiano familiare e il Gabinetto della Guerra, l’umorismo dell’autentico Winston Churchill e la sua tremante preoccupazione, L’ora più buia è la dialettica che diventa attiva se amplificata con forza, i discorsi di un ministro che ha messo a colpo diversi traguardi durante la Storia e che ha saputo portare l’Inghilterra al di fuori di un mondo condotto alla distruzione. Un film grandioso perché grandioso è il suo attore protagonista, in una scelta che il Primo Ministro ha intrapreso e che lo ha reso l’uomo che noi tutti oggi conosciamo.

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Costantini (www.staynerd.com)
22.12.2017
L’ora più buia ci racconta l’uomo e il politico Churchill, attraverso una grandissima e memorabile interpretazione di Gary Oldman, trasformatosi per dar vita a questo personaggio, e con il quale reclama a gran voce l’Oscar. Il perfetto script di McCarten e soprattutto la sapiente regia di Joe Wright fanno il resto, confezionandoci un’opera forte, densa ma al contempo scorrevole, che sarà apprezzata tra l’altro dai cinefili, per via di un casuale ma emozionante aspetto che lo rende una sorta di dietro le quinte di Dunkirk.

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Marcello Banfi (movies.gamesource.it)
22.12.2017
L’Ora Più Buia gode di una scrittura serrata ed intelligente, creando un tono disteso per le vicende umane, nonostante lo spettro del terrore incombe sull’isola britannica. Sarcasmo e Battute taglienti strappano più di qualche risata in un contesto molto teso. [...] un film intelligente, ben interpretato e con un obiettivo preciso. Unisce la narrazione dei problemi di un uomo a quelli di una nazione. L’interpretazione di Oldman da sola giustifica la visione del film.

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Antonio Maria Abate (www.cineblog.it)
22.12.2017
È oltremodo apprezzabile come Wright non indori la pillola, affatto, anche a costo di prestare il fianco a considerazioni non per forza lusinghiere come quelle sopra ed altre ancora che se ne potrebbero fare. La sua versione di quei giorni in alcuni frangenti si rivela addirittura esaltante, tra toni accessi, urla, macchinazioni e botta e risposta sagaci mentre in ballo c’era il futuro di quello che fino alla sera prima si percepiva come un Impero incontrastato. Merito di tutti, certo, non solo di Oldman ma anche degli altri componenti del cast, dalla sempre elegante Kristin Scott Thomas a Ben Mendelsohn, passando per Stephen Dillane. Ma il valore aggiunto de L’ora più buia sta anche nell’aver saputo convogliare le maestranze, tutte, indistintamente, sebbene, nota forse campanilistica ma non per questo meno veritiera, il contributo della colonna sonora di Dario Marianelli si riveli più di una volta decisivo.

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Mattia Pasquini (www.film.it)
22.12.2017
E mentre Oldman diventa il suo Churchill, ne assume il modo di parlare e di muoversi, anche il film si trasforma.Siamo di fronte a un crescendo, come è facile intuire. Una scoperta continua, che si sviluppa mentre la macchina da presa ruota intorno a lui, lo segue, per corridoi e stanze chiuse, alle quali regala dinamismo, improvvisamente aprendole, ritirandosi, discreta ma onnipresente e rivelatrice come i maggiordomi della miglior tradizione inglese. Un'attenzione e una fotografia che, forse non in maniera costante e col sufficiente equilibrio, ci accompagnano 'in sicurezza' fino alla fine. Alternandosi con lo spettacolo messo in scena.

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Gian Luca Pisacane (www.cinematografo.it)
22.12.2017
Il regista Joe Wright sembra ancora sottotono dopo lo stravagante Pan. Costruisce Darkest Hour come una pièce teatrale, sempre ambientata in luoghi chiusi, nelle camere del potere dove si decide il destino di milioni di persone. Wright aveva fatto lo stesso in Anna Karenina, e non riesce però a ritrovare quell’anima visionaria che aveva tanto emozionato il pubblico. Qui trionfano l’enfasi, a tratti giustificata in uno scenario quasi apocalittico, e un’ironia spesso fuori luogo. L’obiettivo è quello di descrivere l’uomo, non il personaggio pubblico, e troppe volte la sceneggiatura tende a sdrammatizzare invece di puntare sulla fatalità del momento.

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Marco Albanese (stanzedicinema.com)
22.12.2017
L’ora più buia è un film vecchio, da tutti i punti di vista, antico nella messa in scena, tradizionale nel modo in cui racconta i suoi personaggi e si affida interamente alle emozioni che il suo interprete riesce a suscitare con la sua bravura, la sua performance mimetica.E’ un film senza coraggio, molto lontano persino dalla spregiudicatezza e dalla lungimiranza del suo protagonista.

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Davide Stanzione (www.bestmovie.it)
22.12.2017
La confezione estetica e musicale sono lussuose (carezzevole fotografia di Bruno Delbonnel, musiche formicolanti di Dario Marianelli) e al servizio di un film che non può non avere, essendo un lavoro su Churchill, un coefficiente di retorica incorporata, ma che al contempo riesce a farne materia viva e pulsante, nobilmente popolare e puramente cinematografica, il cui idealismo trionfante è il degno, utopico controcampo dei grigiori della Brexit e delle pastoie di un presente privo di appigli, di certezze, di figure alle quali votarsi.

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Claudio Rugiero (www.mondofox.it)
22.12.2017
Il ritratto intimo che il regista traccia di Churchill sembrerebbe interrogarsi sul difficile ruolo del leader, sulla sua condotta e sulla sua capacità di porsi come exemplum. La salvifica risposta finale risulta però esageratamente semplicistica e di parte.La sceneggiatura affronta questa figura storica con un dichiarato interesse verso la sua umanità piuttosto che per la sua immagine pubblica. In effetti, anche l’incontro tra Churchill e il popolo britannico sembrerebbe muoversi su questa stessa linea. Si tratta di un momento centrale e determinante nel film, che ha però l’effetto di scivolare in una rappresentazione fin troppo convenzionale e ben poco esaustiva.

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Federico Mosco (moviemagazine.it)
22.12.2017
L’ora più buia si conferma dunque lavoro rigoroso e di pregiata fattura, al di là di alcune prevedibili scivolate vagamente retoriche – su tutte, la sequenza della metro – che conferma il talento di Joe Wright e che candida ufficialmente Gary Oldman all’oscar che non ha mai ricevuto. Per ora.

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Mauro Donzelli (www.comingsoon.it)
22.12.2017
Un pugno di giorni, quelli dal 10 maggio al 4 giugno, in cui “Winston ha trasformato il carbone in diamanti”. Il cuore della sceneggiatura è costituita, infatti, da tre discorsi scritti e pronunciati dal primo ministro in quel periodo, in cui riuscì a unire una nazione, convincendola a lottare per frenare la furia nazista e cambiare il corso della storia mondiale.

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Marzia Gandolfi (www.mymovies.it)
22.12.2017
Un'inventiva romantica e un'efficace qualità delle perfomance per un thriller politico seccamente seduttivo.

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Lorenzo Pietroletti (www.lascimmiapensa.com)
22.12.2017
Ciò che balza all’occhio più di gni altra cosa è l’interpretazione di Gary Oldman, in odore di premio Oscar. Ed anche a ragione. Davvero sontuoso in questo film, interpretando un ruolo certamente non facile e dalle mille sfaccettature, proprio come era Churchill. E per amplificare il carattere dell’ex primo ministro, Wright tesse una fitta tela di rapporti istituzionali e non che fa emergere la personalità ed il carisma di questo leader politico, capace di dare unità ad un popolo impaurito. Tenace ma anche capace di tornare sui suoi passi e soprattutto di ascoltare, come nella sequenza della metro londinese in cui si confronta faccia a faccia con cittadini comuni. Una scena davvero emozionate che fa toccare l’apice al personaggio ed unisce la figura del politico a quella dell’uomo.

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Valentina D'Amico (movieplayer.it)
22.12.2017
Quali che siano i dubbi sulla lettura politica fornita da Joe Wright, la performance di Gary Oldman è talmente maestosa da avere la meglio su tutto il resto, perfino sullo scetticismo.

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