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Gabriele Niola (www.wired.it)
23.03.2017
Stiamo parlando della difficile operazione di nazionalizzazione di una storia che nasce in un altro Paese, con personaggi appartenenti ad un’altra cultura. La notizia è che è riuscita molto bene. Nonostante da più di un decennio non vogliamo produrre film per ragazzi degni di questo nome, Slam rimette al centro di tutto quel misto di ingenuità e desiderio che rende affascinanti le teen comedy. La storia è quella di un adolescente patito di skate che ha Tony Hawk come nume tutelare, si innamora di una coetanea ma, nonostante il coinvolgimento, dopo qualche mese perde interesse in lei perché lo allontana dallo skate e, con una vigliaccheria abbastanza riconoscibile, scompare.

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Sandra Martone (cinema.everyeye.it)
23.03.2017
Nelle mani di Andrea Molaioli Slam - Tutto per Una Ragazza da racconto di formazione per teenager si trasforma in un vademecum per genitori moderni. I due protagonisti della pellicola tratta dall'omonimo romanzo di Nick Hornby peccano infatti di caratterizzazione e di empatia mentre i loro "vecchi"- al contrario - sono i perfetti ritratti dei genitori di oggi, pretenziosi e fallibili. Nonostante alcune evidenti pecche, il lungometraggio è comunque degno di nota grazie alle brevi, ma già iconiche, apparizioni di Luca Marinelli e alla voce narrante di Tony Hawk.

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Anna Maria Pasetti (www.mymovies.it)
21.03.2017
Lo sguardo di Molaioli, che trova nel meccanismo di "presa di coscienza" una costante nel proprio cinema, mostra tutta la volontà a restare solidamente agganciato al punto di vista di Samuel, che non solo è un teenager ma è anche uno skater, e quindi si organizza formalmente in continue evoluzioni / rivoluzioni sintattiche come stesse viaggiando sulle montagne russe. Tenere il passo dietro a una tale ambizione poetica è impresa di raro successo e gli scivoloni narrativi e ritmici del film pagano il prezzo di un obiettivo forse troppo audace. Come se non bastasse, su Slam - Tutto per una ragazza grava anche la facile pietra di paragone Piuma di Roan Johnson, commedia assai differente ma intessuta sulla medesima traccia dei teen-parents, "ad ogni costo".

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21.03.2017
Il film risulta accattivante per un pubblico giovane: ha un proprio registro, mostra l’intesa, le attese degli adolescenti, l’ardore fisico di due giovani amanti, ma è capace di fare leva anche sugli adulti sottolineando con misura quanto certe dinamiche, i pensieri esternati superficialmente dai genitori possono destabilizzare i propri figli. [...] Con una regia vitale Andrea Molaioli realizza una commedia sulla genitorialità e sulla propria identità leggera, fresca e non scontata.

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Fabio Giusti (www.taxidrivers.it)
21.03.2017
Slam – Tutto per una ragazza è un tentativo per lo più riuscito di riportare la sfera di interesse sui giovani dopo anni in cui sembravano spariti o fuori fuoco, relegati a irritanti figurine di contorno, come nel recente Mamma o papà? di Riccardo Milani.

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Tommaso Tronconi (www.onestoespietato.com)
21.03.2017
A livello tematico, Slam – Tutto per una ragazza ricorda Piuma di Roan Johnson, uscito in sala lo scorso ottobre. Nell’arco di pochi mesi, il cinema italiano si confronta, pur con toni molto diversi, col tema dei genitori in tenera età, di una gravidanza inaspettata che sconvolge la vita di due minorenni. Un colpo basso osservato però, in entrambi i casi, con occhio bonario, leggero, fresco, ma non per questo superficiale. Insomma, Slam – Tutto per una ragazza, dietro un titolo poco eloquente ed attrattivo per il pigro pubblico italiano, è un film che ha il suo perché (anzi più di uno!), frutto di un regista che sa ritagliarsi un proprio angolino nel cinema italiano, uno spazio non grande ma molto più significativo di tanti altri colleghi che sfornano film come fossero, appunto, neonati.

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Edoardo Ribaldone (www.persinsala.it)
21.03.2017
Della banalità e della sciattezza dell’insieme testimoniano le inquadrature iniziali, che mostrano il protagonista esercitarsi sulla tavola davanti al Colosseo: tanto per rendere chiaro anche allo spettatore distratto che il film si svolge a Roma. Due parole infine sugli attori, o meglio sull’attrice protagonista: la Ramella, nel ruolo di Alice, ha un broncio molto accattivante e sfodera una certa verve nei duetti con Tersigni (che mette facilmente in ombra) e coi genitori perbenisti, ma nemmeno la sua presenza vale la visione di un film concepito male e realizzato peggio.

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21.03.2017
Con buona pace di Hawk, il film non decolla mai veramente, non accelera, non precipita né s’impenna. Nessuna evoluzione (in ogni senso), ma una quieta e accomodante progressione tra sogno, realtà, voce fuori campo di Hawk e presa di coscienza di Samuele. Forse risiede qui, il pregio del film: guardando al libro cui s’ispira (“Slam”, del sempre gettonato Nick Hornby), Molaioli tesse una fluttuazione leggera e dalle venature poetiche, alternando e amalgamando i personaggi e i registri senza “slam” alcuno.

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Pasquale Pirisi (www.vertigo24.net)
21.03.2017
La trovata del viaggio nel tempo, intessuta similmente ad About Time, si amalgama piuttosto bene con i temi principali della pellicola, primo fra tutti l’ incorrere negli “sbagli” genitoriali. Sam, più che scosso dalla separazione dei suoi, soffre per essere stato, almeno in parte, la rovina della carriera della madre e teme di patirne la stessa sorte. Il time travelling, sebbene rischiasse di disperdere il focus narrativo, irrobustisce anche il rapporto del ragazzo con la bella Alice. Lei, quasi alla stregua di una musa stilnovistica, per quanto il piacere carnale non sia escluso, sarà il motore immortale dell’esistenza del ragazzo, o almeno così appare. Slam, in modo garbatamente innocente, si domanda se nelle nostre vite esistano dei punti fissi o siano destinati invece a svanire a causa dello scorrere del tempo.

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Maria Adelaide Valentini (www.widemovie.it)
21.03.2017
Sulla scia di Nick Hornby, Andrea Molaioli mette in scena la volubilità e l’irrequietezza tipica dei sedicenni, sottolineando come i loro comportamenti siano spesso una reazione alla situazione familiare. [...[ Tutte queste tematiche trattate nel film, lo dovrebbero fortemente valorizzare, mentre al contrario la pellicola non risulta affatto convincente. Responsabile del non positivo risultato sicuramente sta nella trasposizione cinematografica; è, difatti, impossibile non notare la perdita di contenuto e atmosfera rispetto al romanzo di Hornby. Che si tratti di sagacia, di dinamismo e di semplicità narrativa che caratterizza lo scrittore britannico o di una sceneggiatura costruita in modalità che appare spesso poco curata, il risultato non cambia, il film non coinvolge e lo etichetta come meramente per adolescenti.

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Ylenia Politano (www.filmforlife.org)
21.03.2017
Molaioli riesce, con ironia e grazia, a raccontare le famiglie in cui nonni genitori e figli sono anche amici, i ruoli si confondono, ma l’amore riempie anche le mancanze, in un gioco di contemporanee gravidanze tra suocera e nuora che rende tutto una fiaba contemporanea. Non mancano la realtà, le paure, i sogni. Ingredienti ben calibrati e interpretazioni di attori bravi e generosi, che abbandonano i clichè per regalarci leggerezza e una visione del mondo che corre sulle ruote di uno skate.

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21.03.2017
Avrebbe potuto fare tante cose diverse Molaioli con uno script come questo, avrebbe potuto scegliere sia di trattare delicatamente un argomento complicato come quello dei genitori minorenni, sia di limitarsi a descrivere un amore romantico, vorace e incosciente come quello che scoppia con alti e bassi tra i due protagonisti. Di mezzo poi un miliardo di sfumature: come quella dei due mondi diversi che non potranno mai convivere tra loro, citata anche da Samuele stesso. Solo che in mano il regista sembra avere il copione sbagliato, la prima stesura o la bozza di quello originale perduto in giro chissà dove, nel quale sono contenute scelte inspiegabili come quelle menzionate all'inizio e dialoghi frequentemente imbarazzanti che fanno rammaricare più che altro per la percezione rimbombante che con un materiale del genere si poteva, senza dubbio, fare di meglio. Sarebbe bastato, probabilmente, mettersi nei panni di Samuele e capire che con certe cose l'unica arma di sopravvivenza che si ha è la rincorsa verso l'età adulta, quella che "Slam: Tutto Per Una Ragazza", tuttavia, con troppa sufficienza trascura, fregandosene dei pericoli e posticipandola all'infinito. Il motivo? Un mistero!

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21.03.2017
Slam è forse un film a tratti pretenzioso che vuole magari eccedere un po’ troppo, ma nella sua messa in scena e nel suo complesso funziona e anche abbastanza bene. Molaioli ci mostra la volubilità e l’irrequietezza tipiche dei sedicenni, e di comportamenti inaspettati e impulsivi, spesso reazione al rapporto con i genitori. [...] In sostanza Slam – Tutto per una ragazza, è un film piacevole che non perde troppi colpi durante la visione, grazie anche a battute piazzate nei momenti giusti (quasi tutte ad opera di Luca Marinelli) che risollevano spesso il ritmo e spezzano le parti più drammatiche e intense donando così momenti di leggerezza che non appesantiscono la visione di un film da un tema non semplice ne facile da trattare.

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Raffaella Mazzei (www.mondospettacolo.com)
21.03.2017
Slam – Tutto per una ragazza non sarà il film più innovativo dell’anno ma ha molti pregi: primo fra tutti, il reale desiderio di raccontare l’adolescenza. Non meno importante, il finale: senza svelare troppo, si può dire senza ombra di dubbio che l’arrivo del piccolo Rufus (soprannominato addirittura Ufo), cambierà tutte le carte in tavola e farà capire che in fondo il vero lieto fine non è legato al destino della coppia Samuel-Alice: ciò che conta è ben altro e il regista Andrea Molaioli riesce ad arrivarci con la giusta dose di serietà, divertimento e voglia di sdrammatizzare. In fondo, è pur sempre la storia di due ragazzi!

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Viola Barbisotti (www.recensito.net)
21.03.2017
Ma allora, se tutto effettivamente funziona, perché "Slam – Tutto per una ragazza" non è un film a cinque stelle? La colpa, come spesso accade, sta nella trasposizione stessa. Se è vero che non è corretto paragonare il film al romanzo d'origine per ovvi motivi, è anche vero che è impossibile non notare la perdita di contenuto e atmosfera che, spesso, questo meccanismo porta con sé. E non serve neppure aver letto il romanzo di Hornby per accorgersi che, purtroppo, qualcosa manca davvero. Che si tratti della sagacia, del dinamismo e della semplicità narrativa che caratterizza lo scrittore britannico; che si tratti dello stravolgimento del contesto o della sceneggiatura costruita in modalità che appaiono spesso poco curate, il film non convince del tutto. Si insinua nella lista di pellicole etichettate come meramente adolescenziali, godibili, divertenti e, tutto sommato, ben confezionate, ma che purtroppo potrebbero non lasciare il segno.

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Andrea Castagnetta (www.cinefusi.it)
21.03.2017
È impossibile non fare un paragone con Juno (film di Jason Reitman del 2009), dove la leggerezza è solo il filtro per cercare di raccontare un argomento così delicato. Qui non c’è leggerezza, qui c’è solo confusione (con almeno tre salti temporali in cui Samuele si sveglia ventenne, padre, ma in realtà è solo un sogno e lui non ci capisce niente e in realtà nemmeno noi). E no, cari miei, così non va. Non posso consigliarvi Slam, non ci riesco, è più forte di me. Non ve lo consiglio perché il cinema italiano sta cominciando a vivere, a crescere, a diventare qualcosa di più. E Slam, purtroppo, fa parte di quel passato che ci stiamo lasciando alle spalle

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21.03.2017
Slam – Tutto per una ragazza conferma il buono stato di salute del cinema italiano, rivelandosi un teen movie inaspettatamente fresco, non scontato e godibile trasversalmente da diverse generazioni. Un film leggero e onesto, che ci ricorda di continuare a rialzarci dopo ogni caduta e di non smettere mai di tentare un nuovo e più difficile salto.

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Francesco Vannutelli (www.flaneri.com)
21.03.2017
Dove hanno sbagliato, il regista e i due cosceneggiatori Francesco Bruni e Ludovica Rampoldi, è nella struttura temporale del film. Sam si ritrova a vivere dei lampi di futuro senza capire come e perché. Va a letto la sera e si risveglia già padre, poi torna al presente. L’intenzione era quella di fare un’analogia con il trick di skate da cui è ossessionato, il “900” (due giri completi più mezzo giro), per spiegare questo andare avanti e tornare indietro, ma questi flashforward non aggiungono nulla, sembrano solo dei pretesti per aggiungere un elemento originale, ma inutile.

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Valentina Pettinato (www.silenzioinsala.com)
21.03.2017
È nella scelta di dinamiche non troppo efficaci e di percorsi poco a fuoco che risiede la vera debolezza di questo film, che non vuole rinunciare a nulla, perdendo così un senso di insieme. Molte anche le inesattezze nella messa in scena, che rendono la pellicola traballante in più snodi e inficiano la credibilità. Slam - Tutto per una ragazza è una buona idea sulla carta, ma il confezionamento sembra un bambino vestito con abiti da adulti, vistosamente grandi. L’ottima interpretazione dei protagonisti e un Luca Marinelli sempre ineccepibile salvano il film dal limbo dei film scialbi e inconcludenti.

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Rosanna Ilaria Donato (cinema.popcorntv.it)
21.03.2017
Altro elemento molto interessante è il fatto che si passi dal presente al futuro per poi tornare indietro nel tempo e spiegare cosa sia successo in quel determinato periodo che inizialmente era stato saltato. Molto astuto da parte di regista e sceneggiatori che, così facendo, sono riusciti a risollevare le sorti del film e a renderlo quantomeno intrigante agli occhi dei più. Nessun attore sorprende nella recitazione. [...] C’è da dire però che di spunti su cui riflettere Slam - Tutto per una ragazza ne ha dati molti: le difficoltà di coppia che si possono incontrare in gravidanza, le insicurezza che derivano dalla scelta di diventare padre/madre, i cambiamenti che tale scelta ci impone e via via dicendo. Insomma, tutti temi che riguardano la difficoltà nel diventare genitori in giovane età.

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Alan Smithee (www.filmtv.it)
21.03.2017
Arricchito, si fa per dire, dall'invidia narrante fuori campo e sottotitolato del campione di skate Tony Hawkins- in vero colpo basso per il filmetto - Slam riprende quanto recentemente gia' affrontato dall'acerbo Piuma, e arricchisce il già povero cinema italiano di una ulteriore commedia agrodolce (con qualche pizzico di ironia, bisogna ammetterlo) di formazione.

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Marco Lucio Papaleo (blog.screenweek.it)
21.03.2017
Un plauso va, inoltre, ai protagonisti adulti, a cominciare da un’ottima e sfaccettata Jasmine Trinca, passando per un Luca Marinelli che sfonda lo schermo nei pochi minuti che appare. La vicenda, a volte, sembra incespicare in alcune scelte narrative non semplici o comuni (ma comunque presenti già nel romanzo originale, come il bizzarro elemento onirico/profetico) ma le fila del racconto sono sempre coerenti e, nonostante tutto, rifuggono il buonismo a tutti i costi che ci si potrebbe aspettare, assestando anzi qualche spiazzante e realistico colpo agrodolce. Un film coinvolgente, non perfetto, forse, ma in grado di far riflettere sia il suo pubblico giovanile d’elezione quanto quello degli adulti.

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Marta Leggio (www.cinemamente.com)
21.03.2017
Andrea Molatoli è bravo a recuperare la timidezza e i tanti dubbi del protagonista presenti nel romanzo e trasportarli in un film che in fondo, più che di gravidanza, ci parla di occasioni, possibilità, sliding doors. Ed è bello osservare quanto si è buffi da giovani e quanto, proprio nella semplicità di quell’età, si riescono a fare scelte coraggiose. Slam non è un film perfetto, però comunica quella leggerezza inconsapevole, che accompagna la vita dei giovani e che inevitabilmente con l’esperienza si assottiglia, fino a nascondersi dietro sguardi accigliati.

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Mirko Lomuscio (www.youmovies.it)
21.03.2017
Alzi la mano chi ha voglia di vedere un altro film italiano che parla esclusivamente di amori di gioventù e delle strambe decisioni che il destino gli riserva? Magari qualcuno ancora ne ha voglia, ma per come le mostra Slam – Tutto per una ragazza non c’è nulla da rallegrarsi, perché l’opera di Molaioli è uno di quei lungometraggi che nulla aggiunge e nulla vuole aggiungere a ciò che finora si è visto al cinema, parlando di amori giovanili. E dire che le premesse erano anche interessanti, ma notare che poi la narrazione non sa quali pesci prendere, giocandosi svariate carte come le alternative future del protagonista Samuele (dettagli che proprio non ci azzeccano con la storia in sé) o la sottotrama della madre giudiziosa ancora piena di voglia di vivere (una Trinca matura, ma inutile alla causa), non è cosa benevola per la riuscita del film, anzi.

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Gabriele Niola (www.badtaste.it)
21.03.2017
Slam è condotto con una tale bontà che anche quando si allontana dalla commedia adolescenziale per assumere un punto di vista meno naive o ad altezza ragazzi, riesce a non far rimpiangere il cambiamento. Non è chiaro infatti chi sia il pubblico di Slam, se i ragazzi, a cui si rivolge con quella prima parte così perfettamente calata nei luoghi comuni del cinema adolescenziale, nella sua ingenuità e nel suo umorismo scemo, oppure i più adulti, a cui parla con l’evoluzione della trama. Di fatto però la maniera in cui rifiuta ogni discorso elevato, trovando nella complessità di ogni essere umano la propria serietà (incredibile Jasmine Trinca, madre al tempo stesso amorevole e snaturata) lo rendono universale. Soprattutto lavorando benissimo con il cast di contorno (ci sono anche un Luca Marinelli e un Pietro Ragusa in gran forma) ha quel sapore al tempo stesso cinico e sentimentale che per la durata del film ci dà l’illusione di poter afferrare la complessità della realtà.

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Alice De Falco (darumaview.it)
21.03.2017
Slam – Tutto per una ragazza è una commedia semplice, ma non banale, che, nonostante la trama eccessivamente contorta, trasmette allo spettatore un messaggio lineare. Se si lasciano da parte i virtuosismi narrativi, rimane una storia d’amore tra adolescenti, ben interpretata e vivace nella scrittura.

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Carola Proto (www.comingsoon.it)
21.03.2017
Ogni cornice richiede verità, e la Roma borghese in fondo è così e per Moliaoli può diventare meno sonnacchiosa grazie a una versione riveduta dell'umorismo british e quindi coesistere felicemente con le zone dei parchi degli skater dove Sam cerca in ogni modo di prodursi in un 900 (due rotazioni e mezzo). Ci riesce? Non sta a noi dirlo. E il regista, con la sua storia, prende in qualche modo il volo? Osa davvero? Non in ogni momento. Piuttosto procede tranquillo, tenendosi fortunatamente lontano dal buonismo, ma non sporcandosi troppo le mani con i dilemmi interiori e galleggiando placidamente nel mare calmo di una commedia in cui l'elemento drammatico viene tenuto a bada, perché tanto, poi, pur fra le piccole rivoluzioni sintattico-narrative, il buonsenso prevale e la vita si aggiusta. Ma anche questa è una scelta di libertà: la libertà dei surfisti dell'asfalto, che possono andare ovunque: su una strada liscia come sulle pareti di una piscina vuota, senza prendere lezioni da nessuno e decidendo di rischiare solo quando lo ritengono opportuno.

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Sonia Buongiorno (www.ecodelcinema.com)
21.03.2017
Tralasciando la scena del parto a dir poco inverosimile, per non dire penosa, il regista mostra come Sam riesca, dopo anni di tentativi, a compiere quel famoso “900” (il salto con due rotazioni e mezzo in aria), che è un po' una metafora della sua vita. Ma si sa, ad un grande numero spesso segue una clamorosa caduta, uno slam, appunto. Complessivamente è un film godibile che cerca di addentrarsi in quel mondo misterioso che è l'adolescenza, fatta di sogni, primi amori e speranze. Peccato per il ritmo dato alla pellicola, a tratti vorticoso e a tratti particolarmente lento che, nonostante le buone performance degli attori, ha lasciato un senso di incompiutezza allo scorrere dei titoli di coda. Da Molaioli forse ci aspettavamo un po' di più.

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Maria Teresa Ruggiero (www.universalmovies.it)
21.03.2017
In "Slam – Tutto per una ragazza" vi sono velati inserimenti di temi ben precisi ma mai affrontati correttamente, vi è il tentativo di descrivere una generazione attraverso una dimensione normale (e dignitosa) dove i ragazzi non appaiono come dei nullafacenti, ma preoccupati -mai abbastanza- per il futuro con il tentativo -franoso- di tener ben stretto il proprio presente. Il tutto viene descritto con una sottile ironia, così per evitare che gli argomenti diventino eccessivamente pesanti, anche perché così come avviene nella realtà anche le situazioni più drammatiche possono rivelarsi divertenti da uno sguardo esterno.

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Valentina D'Amico (movieplayer.it)
21.03.2017
Fedele alla struttura del romanzo originale, Andrea Molaioli conserva i vari flashforward onirici in cui Sam dà uno sguardo al suo futuro nelle possibili varianti (lui che vive a casa con Alice e i suoceri, o che sceglie di restare con la madre, anche lei incinta del nuovo compagno, e perdere i contatti con il figlio). I prolungati salti in avanti nel passato, concentrati nella seconda parte del film, appesantiscono il ritmo narrativo, molto più snello e brillante nella prima parte e alla lunga il gioco rischia di generare stanchezza nello spettatore. A Molaioli va, però, il merito di aver deciso di conservare uno degli ingredienti essenziali del romanzo, la presenza dell'idolo di Sam, Tony Hawk, nume tutelare degli skateboarder la cui voce scandisce i momenti chiave della storia aiutando il suo adepto a destreggiarsi nel duro cammino della crescita, tra una rovinosa caduta e l'altra. L'importante, come insegna Tony, è rialzarsi e ripartire.

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Federico Pontiggia (www.cinematografo.it)
21.03.2017
Se il parto è da dimenticare per trascuratezza e inverosimiglianza, più in generale si avverte una visione dall’alto in basso sotto il profilo anagrafico: apprezzabile il tentativo di liberare questi ragazzi dall’apatia in cui li costringe il mondo degli adulti, nondimeno Slam sembra fatto e inteso da una prospettiva adulta, segnatamente dal punto di vista delle madri, anzi, delle nonne. Nonostante discreti interpreti – il cammeo espanso di Marinelli spacca, Tersigni ha una presenza bella e riflessiva, la Trinca la giusta levità – e nonostante il titolo, Slam non ha il coraggio di chiudersi alcuna porta alle spalle e di imbroccare – la storia tra Sam e Alice è lampante al riguardo – una strada che sia una, ovvero un film che sia uno. Giusto o sbagliato, ma uno, come la stessa filosofia skater pretenderebbe. Si chiama irresolutezza, ed è il peccato di tanto cinema italiano ultimo scorso.

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Antonio Maria Abate (www.cineblog.it)
21.03.2017
L’impossibilità di esplorare tale idea, ossia quella di farci assistere a due versioni del medesimo sviluppo di una vicenda, diviene perciò centrale sebbene in negativo. E lo è a tal punto che, a differenza di Piuma, qui non abbiamo modo di conoscere meglio nemmeno i personaggi, che non sono tali: Alice, Sam, i rispettivi genitori, così come altri secondari, li si può tutt’al più definire profili, personaggi in potenza, che però non prendono mai davvero forma. Un limite non da poco, che rende vano qualsivoglia tentativo di attardarsi su un discorso la cui rilevanza si ritorce contro chi lo sta affrontando. Tony Hawk o meno.

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