17 anni (e come uscirne vivi)
17 anni (e come uscirne vivi)
I migliori (d)anni della nostra vita
Data Uscita: 30 Marzo 2017
(USA • 2017) The Edge of Seventeen
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3 Sono un po' fuori target per 17 anni (e come uscirn...
3 Sono un po' fuori target per 17 anni (e come uscirne vivi) però Woody Harrelson è un grandissimo ;)

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Pierre Hombrebueno (www.bestmovie.it)
31.03.2017
17 anni (e come uscirne vivi) non vuole presentare qualcosa di nuovo, ma il risaputo che mostra è così carico di sentita autenticità e passione da tradursi sullo schermo in un piccolo instant cult capace di trascinare l’audience dalle sghignazzate alla malinconia in uno schiocco di dita, come se fossimo tutti borderline, confusi, così meravigliosamente immaturi.

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Andrea Chimento (www.ilsole24ore.com)
31.03.2017
Più del disegno complessivo, colpiscono soprattutto i personaggi, a partire da una protagonista credibile e ben interpretata da Hailee Steinfeld: la sua Nadine è una ragazza piena delle classiche insicurezze dell'età che racconta, che ha convissuto con un fratello che non è mai riuscita a capire e si è appoggiata da sempre a un'amica che credeva sarebbe sempre stata al suo fianco. Da notare anche diversi dialoghi capaci di colpire nel segno e l'efficace interpretazione di Woody Harrelson nei panni di un professore. Niente male davvero.

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Elisabetta Bartucca (movieplayer.it)
31.03.2017
La Steinfield è giovanissima, ma ha la fierezza e la grazia necessarie per farsi interprete di una performance illuminante, che l'ha portata a una nomination agli scorsi Golden Globes; intorno a lei un parterre di co-protagonisti che a turno la affiancheranno collaborando a mettere in scena memorabili duetti, su tutti quelli con il sagace professore interpretato da Harrelson che infila una battuta dopo l'altra. L'esordio alla regia della trentaseienne Kelly Fremon si conferma un'operazione condotta con abilità e sapiente lavoro di scrittura, brillante nel tratteggiare personaggi e situazioni che altrove avrebbero rischiato di diventare l'ennesima sbiadita copia di modelli abusati e banalizzati dalle regole del prodotto hollywoodiano più dozzinale. Così, senza scadere nella trappola del prodotto 'acchiappa adolescenti' con bellissimi e dannati che si innamorano della ragazza tutta acqua e sapone, carina e un po' impacciata, 17 anni (e come uscirne vivi) rispolvera e cita precedenti diventati cult, guardando alla contemporaneità e conservando un sapore vagamente retrò.

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Fabrizio Tassi (www.cineforum.it)
31.03.2017
Con una fresca collezione primavera-estate di dialoghi micidiali e battute puntute (lo scrivente non rideva così da un bel po' di film), ma anche momenti di autentico dolore e malinconia post-puberale (lo scrivente non pensava di potersi commuovere ancora di fronte alle pedestri paure esistenziali di un'adolescente).

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Camilla Lombardozzi (www.darksidecinema.it)
31.03.2017
Prodotto da James L. Brooks, 17 anni (e come uscirne vivi), analizza il percorso di crescita e formazione che dall’adolescenza porta all’età adulta, catturandone la confusione e la complessità che i diciassette anni comportano. Un’esperienza tanto bella, quanto terrificante, in cui si è consapevoli che qualcosa sta cambiando, in cui si ha il controllo della propria esistenza, ma si fa ancora fatica a trovare il canale adatto per potersi esprimere ed abbandonare quindi il vecchio per il nuovo.

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Roberto Nepoti (www.repubblica.it)
31.03.2017
Fanno la differenza la qualità del personaggio in questione e il modo in cui le situazioni sono declinate in sceneggiatura.Se la cava bene sotto entrambi gli aspetti 17 anni (e come uscirne vivi) dell’esordiente Kelly Fremon Craig, che ha scritto, diretto e prodotto una commedia intelligente, non zuccherosa e che — anzi — alterna lo humour con sfumature più drammatiche. Imperdibili le scene in cui Nadine (Hailee Steinfeld, nominata all’Oscar per Il Grinta dei fratelli Coen) battibecca col suo professore di letteratura Bruner, al secolo Woody Harrelson in una parte diversa dalle solite.

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Enrico Azzano (quinlan.it)
31.03.2017
Kelly Fremon Craig mette in scena quei periodi sconnessi che proprio il professor Brunner riesce a intercettare. Periodi che solo Nadine può davvero rileggere e ricomporre. Con ritmo brillante, 17 anni (e come uscirne vivi) tira i fili di quella solitudine da corridoio scolastico che ha attanagliato e a volte inghiottito ragazzi e ragazze. L’eterno ritorno dei teen movie.

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Steve Pond (www.thewrap.com)
28.03.2017
Si percepisce la freschezza del film perché Nadine è un personaggio finemente ricamato e caratteristico. Ma mentre guardiamo la nostra eroina diventare sempre più melodrammatica ed insopportabile, quello che è cominciato come qualcosa di divertente si trasforma in noia. Con ogni nuova crisi, potreste ritrovarvi a sperare disperatamente che Nadine si dia una calmata. Verso il finale, un po' di autoconsapevolezza comincia a farsi strada all'interno del mondo di Nadine, ed il film prende una deriva davvero commovente, prima in una scena di rivelazioni con Woody Harrelson, e poi nell'incontro con il fratello e con l'amica.

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28.03.2017
Diventi adulto solo una volta, il che rende speciale un film come 17 anni (e come uscirne vivi). Ci viene ricordato di momenti che ci hanno plasmato fino ad ora - che siano epici o assolutamente imbarazzanti - ci fa rivivere quelle terribili decisioni e quelle fondamentali esperienze di fallimento che ci hanno fatto virare verso un miglioramento. L'interpretazione di Hailee Steinfeld è una bomba imperdibile, che ci fa viaggiare indietro nel tempo verso un luogo volatile, aperto ai capricci del futuro.

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Owen Gleiberman (variety.com)
28.03.2017
A quanto pare Nadine non è solo una stravagante ammaliatrice. È una rompipalle, una narcisista dalla lingua biforcuta - una ragazza che usa la sua innata intelligenza ed umorismo contro tutti coloro che la circondano. Scritto e diretto da Kelly Fremon Craig, questo è un film adolescenziale che inizia con le risate e si trasforma in qualcosa più simile ad un subdolo thriller psicologico. Il dramma è tutto nella testa di Nadine, in quanto sia disposta a fare per sfogare la sua angoscia.

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Britt Hayes (screencrush.com)
28.03.2017
Kelly Fremon Craig ha chiaramente destrezza nel gestire lo spettro emozionale di una storia di formazione, creando personaggi ed esperienze che la maggior parte dei registi avrebbero ridotto a dei semplici stereotipi. Nonostante le loro tendenze narcisistiche ed iperboliche, le vite dei teenager contengono davvero delle sfumature; è solo col senno di poi che diventano ridicole e pietose. [...] 17 anni (e come uscirne vivi) è un più che degno erede di Bella in rosa, My So-Called Life e Mean Girls. Non è soltanto un'eccellente commedia drammatica di formazione, è anche un ottimo film. Sperando di non dover aspettare altri dieci anni prima che Craig ce ne regali un altro.

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Stephanie Zacharek (time.com)
28.03.2017
Per certi versi 17 anni sembra la classica storia di formazione, ma solo perché ci sono tantissimi modi in cui questo tipo di storie si rivelano banale e prevedibili. Kelly Fremon Craig ed i suoi attori, tutti meravigliosi, hanno rinfrescato il genere: così come la storia di base risulta familiare, il film riesce anche a colpire delle note più grezze e sfumate. Nadine pensa di essere al centro del mondo, ma allo stesso tempo non se ne sente degna. È un momento di gloria quando riesce finalmente a liberarsi di entrambi gli approcci.

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Zach Schonfeld (www.newsweek.com)
28.03.2017
Nadine è interpretata con il giusto mix di pathos ed affascinante comicità da Hailee Steinfeld, diventata famosa da giovanissima grazie a True Grit. È melanconica, ma sopratutto sardonica e divertente. Piange e tiene il broncio, borbotta, usa il sarcasmo e si crogiola in un'irraggiungibile cotta, ma quello che il film riesce a catturare in modo ancora più vivido è la spiccata sensazione di imbarazzo tipica dell'età, causata dalla consapevolezza di un'esistenza confusa ed incerta.

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Nico Lang (www.salon.com)
28.03.2017
In un panorama cinematografico in cui tutto è copia di tutto, 17 anni (e come uscirne vivi) si dimostra unico ed indimenticabile, un film che cattura l'alienazione e la paura che ne consegue. Come Ghost World e Schegge di follia, ed altri film destinati a ragazze sveglie e alle loro sorelle maggiori, il film di Kelly Fremon Craig troverà il suo seguito cult non appena il pubblico si renderà conto della sua esistenza.

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Cath Clarke (www.timeout.com)
28.03.2017
In 17 anni (e come uscirne vivi) si possono percepire i fantasmi dei film adolescenziali del passato (nello specifico i film ci Cameron Crowe e John Hughes). Al suo primo progetto da regista e partendo da una sua brillante sceneggiatura, Kelly Fremon Craig ci ricorda come le adolescenti possano essere crudeli e superiori. Nadine pensa di capire il patetico mondo adulto che la circonda, ridicolizzando il suo professore di storia (un Woody Harrelson mai così Woody Harrelson) per essere un sottopagato impiegato dello stesso. E tutto questo rivolto ad una persona che sta cercando di aiutarla. [...] Steinfield ha l'abilità di interpretare Nadine al massimo della sua stronzaggine ma con grande simpatia, mentre impara lentamente che nessuno possiede il segreto della felicità – ognuno di noi si sente solo e vuoto. Per quanto riguarda i memorabili personaggi adolescenziali del cinema, è quasi al pari della Cher di Ragazze a Beverly Hills o della Juno di Ellen Page.

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Gianluca Mastropietro (www.wilditaly.net)
28.03.2017
17 anni (e come uscirne vivi) è stato più che un primo lungometraggio una vera e propria scommessa per Kelly Fermon che ha deciso di ispirarsi ad una delle ultime pellicole di successo del genere ed ha cercato di dare forma ad una storia che per quanto semplice riesce nel suo intento. Possiamo considerare 17 anni (e come uscirne vivi) una versione di Juno 2.0. Fanno da padroni montaggio e fotografia che richiamo uno stile molto scorrevole e ben accurato accompagnato da forti tonalità di colori accesi che emergono rallegrando l’ambiente circostante.

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Matilde Capozio (www.movietele.it)
28.03.2017
Stesso discorso per gli attori: giusta la scelta della protagonista, l'attrice e cantante Hailee Steinfeld, (scoperta giovanissima grazie a Il grinta dei fratelli Coen, più di recente entrata nella saga di Pitch perfect) che porta freschezza e ironia al personaggio, ed è affiancata da una serie di giovani promettenti, come Hayden Szeto, Haley Lu Richardson (adesso al cinema anche in Split) tra gli altri; un po' sprecata invece Kyra Sedgwick nei panni della mamma, mentre uno dei ruoli più belli è affidato a Woody Harrelson, che dà volto e corpo al professor Bruner.

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Joseph Crisafulli (www.moviestruckers.com)
28.03.2017
Woody Harrelson è magnetico, realizza un personaggio cinico e sensibile, una figura paterna che tutti vorrebbero. Dal punto di vista tecnico, il film ha una buona fotografia. In ogni inquadratura Hailee Steinfeld è meravigliosa, come se la regista incarnasse anche nei suoi movimenti di macchina e nelle sue inquadrature il tema del film: l’adolescenza è un periodo stupendamente vivido, e per sua stessa natura, siamo narcisisticamente concentrati su noi stessi. 17 Anni e Come Uscirne Vivi è quindi un teen movie capace di divertire, ma soprattutto è capace di presentare la natura dell’età in cui siamo più intrisi di emozioni.

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Francesco Martino (www.abovetheline.it)
28.03.2017
La semplicità del film di Kelly Fremon Craig si eleva però grazie a due protagonisti azzeccati, perfetti e in grado di creare un’empatia spaventosa con lo spettatore. Se Woody Harrelson è la spalla comica che tutti vorrebbero nel proprio film, Hailee Steinfeld è incredibilmente credibile nel portare sullo schermo un personaggio banalmente complesso come Nadine, una stronza incredibilmente simpatica che ricorda la migliore Juno, un’adolescente deformata dal peso di quegli ostacoli che a diciassette anni sembrano enormi ed insormontabili. Il cinismo che pervade il film lo rende un’opera universale, capace di parlare non solo alla fascia d’età protagonista delle pellicola, ma anche con tutti gli altri. I giovani vedranno i loro problemi messi su schermo, gli adulti impareranno qualcosa sui loro complicatissimi figli.

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Gabriele Niola (www.badtaste.it)
28.03.2017
Il film scritto e diretto da Kelly Fremon Craig, sposa il convenzionale al personale, mettendo in tutta un’altra luce i passaggi obbligati del genere. Addirittura anche la figura del professore di Woody Harrelson, sulla carta molto banale, viene illuminata diversamente dal conflitto cui è chiamato a fare da spalla. Ovviamente l’elevata qualità di scrittura del film rende tutto più scorrevole e piacevole, eppure il salto tra un’opera estremamente ben eseguita e bilanciata e una invece capace di superare i confini generazionali per raccontare qualcosa di comune a qualunque essere umano (il necessario abbattimento dei propri steccati mentali e cosa accade se questo non avviene) è compiuto da qualcos’altro. È quell’equilibrio più difficile da raggiungere, ma determinante se si lavora dentro un genere altamente codificato, di regia invisibile e una determinazione di ferro nel tenere fisso davanti a sé un obiettivo preciso.

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Long Take (www.longtake.it)
28.03.2017
L’esordio alla regia di Kelly Fremon, più che un classico racconto di formazione, è un film dolceamaro sull’adolescenza, età complessa che al cinema è stata raccontata in tutte le salse. Non manca una certa furbizia e alcuni dialoghi sono troppo costruiti a tavolino, ma il film dimostra una discreta freschezza e racconta situazioni credibili e con cui è facile immedesimarsi. A funzionare è soprattutto la caratterizzazione dei personaggi, a partire da una protagonista che ha convissuto la sua vita con un fratello totalmente opposto a lei – bello, di successo e sicuro di sé – e per sopravvivere si è sempre appoggiata a un’amica che finirà per “tradirla”… come spesso succede.

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28.03.2017
Ogni momento drammatico viene seguito da uno più comico ma ne l’uno ne l’altro sono troppo pedanti cosi da risultare il tutto ben amalgamo e nel giusto equilibrio. Infine la regista ha il pregio e si prende un grosso rischio nel mettere in scena un personaggio non completamente simpatico; una tipica 17enne a volte egoista, presuntuosa e cattiva. Le cavolate di cui è capace Nadine sono varie e giustamente sconnesse tipiche di ogni essere umano. Assistiamo, per una volta, ad una reale maturazione che porteranno cosi alla fine del cammino intrapreso (cioè alla fine del film) ad aver conosciuto un personaggio in tutti i suoi “chiaro e scuro”. Direi che siamo anche stufi di solo belle facce e di personaggi del tutto positivi che si comportano sempre in maniera corretta e non hanno mai momenti di antipatia.

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28.03.2017
Perché rispetto a "Mean Girls" o al più recente "Easy Girl", se Nadine ha difficoltà a fare amicizia, a relazionarsi con gli altri e a percepire la vera realtà della situazione che la circonda non è colpa di un liceo composto da vari gruppi e sottogruppi che se non stai abbastanza attento, o non hai la pellaccia dura, rischiano di calpestarti o di masticarti vivo, bensì dell'assenza di quel punto fermo chiamato famiglia, su cui fare affidamento ogni qual volta hai bisogno di un consiglio o più semplicemente necessiti di un abbraccio. Quella colonna, quindi, che se nessuno ti ha insegnato a comprenderne l'importanza, a prendertene cura, o peggio ancora a individuare, è davvero il caso di fare uno sforzo, crescere, e ripiantare salda in terra una volta per tutte. Solo così, del resto, si diventa grandi e solo così, in fondo, si può (ri)cominciare a vivere.

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Martina Ponziani (www.vertigo24.net)
28.03.2017
Ad esprimere tutte le perplessità sulla protagonista, interpretata da una bravissima Hailee Steinfeld, è però il vero punto forte del film: il professor Bruner di Woody Harrelson. E’ lui che dà la chiave di lettura a tutti gli esasperati drammi della ragazza e renderli più leggeri, così come il ritmo dell’intero film. Divertente, sarcastico, menefreghista, il personaggio di Harrelson riesce a conquistarsi il giusto spazio narrativo per entrare di diritto tra gli adulti migliori dei teen movie visti negli ultimi anni. E questa nota di colore data ad un personaggio secondario denota, di nuovo, la padronanza del genere che non avrebbe mai avuto lo stesso successo senza le spalle che sorreggono i disorientati teenager. 17 anni (e come uscirne vivi) diventa così un prodotto fresco e godibile, senza le pretese di fare la storia, al massimo di omaggiarla.

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Federico Gironi (www.comingsoon.it)
28.03.2017
Kelly Freemon Craig tutto fa tranne limare via le asperità di Nadine e delle situazioni in cui è coinvolta, a rischio di farcela diventare un po' antipatica come un po' antipatici (per usare un eufemismo) sono tutti gli adolescenti. Nadine che è sfigata, sì, ma presuntuosa e arrogante, con un sarcasmo alla Daria e un eloquio che non disdegna ma anzi abbonda in parolacce. Fragile, sì, ma egoista ed egocentrica fino all'aggressività, pronta a ripudiare madre, fratello, migliore amica perché non si adeguano ai suoi standard e alle sue aspettative. Intelligente, sì, ma capace delle peggiori cazzate quando è annebbiata dallo sturm-un-drang della sua adolescenza. E allora il film è tutto lì: nella capacità di raccontare quel momento chiave della crescita in cui realizzi che non è il resto del mondo a non capire niente, ma che sei tu a fare cazzate e commettere errori.

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Federico Boni (www.cineblog.it)
28.03.2017
Lavorando di cesello Kelly Fremon costruisce comprimari ben definiti (adorabile il dolce Erwin, tenera nella sua malinconia la vedova Kyra Sedgwick), pennellando sfumature mai esageratamente calcate e proprio per questo sincere, reali, credibili e concettualmente atemporali (tolti i cellulari, potremmo tranquillamente trovarci negli anni '70 e '80). Basta un semplice abbraccio tra fratello e sorella, alla regista, per ribaltare la condizione esistenziale della sua avvilita Nadine, finalmente pronta a guardare la vita con meno disfattismo.

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Roberta Perillo (www.ecodelcinema.com)
28.03.2017
Il film della Fremon si fa così generazionale dove ognuno di noi si vede in quella ragazza, dall'animo delicato ma fortemente turbato, riportando in chi osserva ricordi di tempi vissuti, sofferti ma non solo.

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Gianluca Arnone (www.cinematografo.it)
28.03.2017
In questo simpatico esordio di Kelly Fremon Craig, presentato a Toronto, ritroviamo gli elementi tipici del racconto di maturazione da mondo high school, con una protagonista inevitabilmente incompresa e conseguentemente alienata dal contesto, che si prenderà le sue rivincite e anche la sua dose di istruttivi calci nel sedere. E registriamo con una certa ammirazione la sorprendente capacità del cinema americano di rigenerare ogni volta il teen movie senza stravolgerne mai la struttura. Qui la differenza manco a dirlo la fa una scrittura felicissima (della stessa Kelly Fremon Craig), capace di bilanciare come poche annotazioni realistiche, graffiante ironia e coinvolgente sensibilità.

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Cecilia Strazza (www.cinefilos.it)
28.03.2017
Nadine è un personaggio tanto fragile quanto antipatico, un’anti-eroina che vorremmo ripetutamente schiaffeggiare, eppure, sarà per la genuina interpretazione di Hailee Steinfeld, sarà per la scrittura mai superficiale, o per lo sguardo realmente smaliziato della regista (classe 1981, conosce bene gli scenari che racconta), 17 anni (e come uscirne vivi) risulta meno detestabile della sua protagonista. Cinema teen 3.0, dopo l’exploit di Hughes e il ritorno al vertice con Mean Girls e Easy A, che non ha paura di evitare facili indulgenze e trova proprio in questo il suo punto di forza.

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Alessia Di Fazio (www.taxidrivers.it)
07.03.2017
Un film per chi crede ancora in valori universali come amicizia e amore, basato sulla fiducia, adatto anche a chi ha superato da un pezzo l’età dell’adolescenza per mettersi in discussione. 17 anni (e come uscirne vivi) si distacca fortunatamente dalla piega che il genere stava prendendo con film come American  Pie, e che restituisce quel tocco sentimentale che non guasta mai.

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