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Andrea d'Addio (blog.screenweek.it)
22.05.2019
A scanso di equivoci, diciamo subito che C’era una volta a… Hollywood è un grande film. Si ride, ci si commuove, si rimane affascinati dalla bravura dei due protagonisti e a quanto bene funzionino come coppia, eppure proprio l’ambizione che si porta dietro, il desiderio di raccontare l’ultimo periodo d’oro di Hollywood dalla prospettiva degli attori (la vita sia sul set che fuori dal set) in una maniera che rimanga scolpita nel tempo, finisce con il dilatare più del solito i tempi della narrazione. Vero, non è una novità per Tarantino, ma stavolta alcuni dei quadretti creati non sono solo avulsi dalla narrazione, ma anche meno brillanti del solito. E così, nonostante molte scene siano splendide per suspense o per ironia, in altre si rischia persino qualche sbadiglio nelle quasi tre ore di proiezione.

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Filiberto Molossi (www.rollingstone.it)
22.05.2019
Quentin è irremovibile e lo ha messo pure per iscritto: “Se amate il cinema, niente spoiler please”. Ma come fai a non dire che C’era una volta… a Hollywood è un film bizzarro, seducente, coloratissimo, imbottito di dettagli, canzoni, memorabilia? L’affresco, nostalgico e divertente, di un autore alla ricerca del tempo perduto: un gioco sì, ma che resuscita anche i morti (cinema compreso), si interroga sulla natura dell’attore, si carica sulle spalle, per metterla al riparo, la mitologia hollywoodiana.

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Gabriele Niola (www.wired.it)
22.05.2019
Non a caso in C’era una volta a… Hollywood si incontrano tantissimi attori noti anche in parti brevi, molti dei quali (come Michael Madsen o Kurt Russel) parte della filmografia di Tarantino. Non a caso c’è una colonna sonora fantastica a livello di quelle per le quali diventò famoso ad inizio carriera (brani che anche qui sono ascoltati spesso in macchina, attraversando senza fretta Hollywood godendo di questo viaggio nel tempo). E non a caso questo film contiene una scena che spiega meglio di tutte l’amore di Tarantino per i racconti di serie B, quella in cui Rick sta leggendo un libraccio western da poco, una bambina gli chiede che sia e di raccontargli la storia, Rick lo liquida con poco, come fosse una cosa scema ma mentre racconta la trama del libro finisce per commuoversi. Noi sappiamo che quella storia un po’ banale somiglia a quel che sta accadendo a Rick. Sentimenti essenziali in tramette rapide che risvegliano emozioni sopite.

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Virginia Campione (www.cinematographe.it)
22.05.2019
[...] un’operazione coraggiosa e geniale che – grazie a un montaggio che dilata e comprime i tempi come una vorticosa fisarmonica – riesce a magnetizzare l’attenzione del pubblico con un’esperienza immersiva e onirica, in attesa di un finale in grado di chiudere il cerchio e congedare il pubblico con una rinnovata fiducia nel mondo complicato, sporco e corrotto del cinema, il cui potere può essere certo messo in discussione ma infine mai negato.

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Marzia Gandolfi (www.mymovies.it)
22.05.2019
Canto malinconico di un autore romantico che crede nel potere del cinema e sa reinventarne la storia.

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Andrea Giordano (www.marieclaire.com)
22.05.2019
[...] una lettera, va detto subito d’amore, tenera, appassionata, nei confronti di un momento d’oro, non solo del cinema.

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Francesco Paolo Lepore (www.cinematown.it)
22.05.2019
Con C'era una volta a Hollywood Tarantino firma un'opera magna che racchiude tutta la sua poetica narrativa ed estetica, siglando quello che sembra un testamento artistico. La sceneggiatura è l'elemento da decifrare, contenente tutte le cifre tarantiniane per eccellenza, ma che difficilmente arriva ai climax che il regista sa raggiungere. Indipendentemente dalla narrazione, la regia del film è forse la più complessa e colossale mai realizzata da Tarantino, così come la rappresentazione esatta e monumentale di una Los Angeles musicale e cinematografica come quella di fine anni '60. Un super condensato di Tarantino, un racconto quasi documentaristico della città, un'ucronia affascinante... e un film il cui giudizio va forzatamente lasciato al pubblico.

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Mariarosa Mancuso (www.ilfoglio.it)
22.05.2019
Non il miglior Quentin Tarantino della nostra vita.

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Ilaria Ravarino (www.leggo.it)
22.05.2019
Cosa si chiede a un film di Tarantino? Che rompa le regole, che lasci il segno, che ci dia una ragione per preferire la sala al divano. E "C’era una volta... a Hollywood" di ragioni ce ne dà parecchie. Vale, e vale anche la pazienza richiesta dalle due ore e 40 di film: una partenza lenta, un finale esplosivo, tutta violenza che ti aspetti e due personaggi - Leonardo di Caprio e un Brad Pitt che le signore non dimenticheranno facilmente - che entrano per direttissima nella galleria dei migliori protagonisti di Tarantino. Un tuffo nella Hollywood anni Sessanta con tutto l’amore possibile per il cinema - senza la spocchia del professore ma con la passione del fan convinto che i film possono cambiare il mondo, e salvare le vite di chi li guarda e chi li fa.

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Elena Pedoto (www.newscinema.it)
22.05.2019
Con C’era una volta a… Hollywood Quentin Tarantino si diverte a fare il cinema parlando di cinema e omaggiando il cinema. Una circonvoluzione divertente, sempre immancabilmente pulp e anche nostalgica sulla settima arte e dintorni, in una Hollywood abitata da tante anime ribelli e diverse. Un film che non trova però il filo di un suo contenuto così forte, ma che si accontenta di girare sulla ruota panoramica di un mondo fatato e dannato, e che poggia – d’altro canto - su un cast straordinario dove spiccano (in primis) bellezza e bravura dei due co-protagonisti Leonardo Di Caprio e Brad Pitt.

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Federico Gironi (www.comingsoon.it)
22.05.2019
Tarantino dimostra di essere sempre meno interessato allo stile brutale che l’ha reso famoso, ma che comunque continua a citare e omaggiare di continuo, nelle pieghe e nella forma del suo racconto, i film che ama. E qui conferma di essere sempre più lanciato verso un cinema che sia puramente teorico rispetto a sé stesso e alla sua storia. C’era una volta… a Hollywood è un atto d’amore totale verso il cinema, la sua autosufficienza, e la sua capacità di influenzare e cambiare le vite, e nel cinema esaurisce sé stesso: in tutti i sensi. Dalla Manson Family che vive nello Spahn’s Movie Ranch, e che fa binge watching di serie tv, alla potenziale fine della carriera dell’attore protagonista, passando per un mondo che riflette sé stesso solo sugli schermi o sui set.

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Gabriele Niola (www.badtaste.it)
22.05.2019
C’era una Volta a… Hollywood appartiene al “nuovo Tarantino”, quello di The Hateful Eight che relega l’azione propriamente detta a pochi minuti e dilata i dialoghi anche più di quanto non facesse nei primi film, si perde nel racconto del superfluo come fanno Richard Linklater o Abdellatif Kechiche, solo che lo fa con il suo stile, la sua ironia e le sue idee sui rapporti tra esseri umani. Tarantino finalmente libero dalla maledizione di essere Tarantino e dover “fare” Tarantino (come detto lo fa solo nel finale). E lo stesso il risultato è una meraviglia a più livelli, in cui la trama è un orpello.

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Antonio Maria Abate (www.cineblog.it)
22.05.2019
Si tratta di un Quentin Tarantino diverso, più meditabondo, che si concede una placidità la quale per certi versi è negazione di quella Hollywood che al contempo sta celebrando. La trama entra nel proverbiale fazzoletto, ridotta all’osso proprio; ciò su cui il regista italo-americano lavora sono i dettagli, le sfumature che hanno a che vedere con l’ambiente ma soprattutto le suggestioni che ad esso rimandano. Diverso, rispetto a tutto quanto è venuto prima, anche perché probabilmente il meno parlato, lui che di solito è strabordante nei dialoghi, per quantità e qualità. Qui va in economia, si limita ad osservare, a seguire, come appunto spesso avviene con le opere della maturità.

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Luca Liguori (movieplayer.it)
22.05.2019
Cos'è che fa di questo C'era una volta a Hollywood la prima, parziale delusione di Quentin Tarantino? Se dovessimo sintetizzare la nostra opinione in poche parole, diremmo che, di fatto, è poco ambizioso. Perché se la cura di tutto ciò che riguarda la ricostruzione d'epoca (i manifesti, le insegne, gli spezzoni stessi di film e serie con lo stile di allora) è impeccabile e ricco di citazioni e divertissment tipici del regista, quello che sembra mancare è il film nel suo insieme, soprattutto considerato che la sua idea "forte", che emerge solo alla fine, era già facilmente intuibile fin dalla genesi del progetto e soprattutto in parte riciclata da uno dei film precedenti.

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Pierpaolo Festa (www.film.it)
22.05.2019
Lungo ma costantemente piacevole. Con tutti i suoi difetti ma anche con il serbatoio di divertimento sempre pieno. C'era una volta a Hollywood è una portata pregiatissima per gli occhi affamati dei cinefili. E' anche un film destinato a essere considerato a crescere fino ai primi posti della filmografia del regista. Ci vorrà tempo forse. In Bastardi senza gloria il cinema ci salvava da Hitler, qui invece la sala cinematografica con le sue pellicole diventa l'ultimo baluardo della magia di un'epoca che il regista (e noi con lui) vorremmo non finisse mai.

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