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Gabriele Niola (ScreenWEEK.it)
30.03.2009
Il consueto e annuale film di Pupi Avati stavolta è una commedia nostalgica che racconta un pezzo della Bologna del 1954. Siete stati avvertiti…

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Rocco Giurato (35mm)
02.04.2009
Foto di gruppo con sfondo anni '50 per Pupi Avati che grazie a un cast eccezionale, da Abatantuono a Marcorè, dalla Chiatti a De Luigi, racconta con sano disincanto un pezzetto della nostra storia.

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Glauco Almonte (CinemaDelSilenzio)
02.04.2009
Avati è ormai un maestro nel dare un ritmo piacevole e costante ai suoi film, dimostrando come si crei un prodotto di livello attenendosi a poche regole, senza mai cercare di strafare per dimostrare qualcosa che lui ha saputo dimostrare attraverso la propria continuità.

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Francesco Lomuscio (FilmUp)
02.04.2009
Un "Amarcord" privo però della poesia felliniana e che sfiora soltanto il lato antipatico del cinismo di Monicelli, basato su una sceneggiatura che, infarcita di accentuata misoginia, si costituisce in maniera esclusiva di una sequela di situazioni poco coinvolgenti

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Marianna Cappi (MyMovies)
02.04.2009
Abbandonata l'idea di voler infilare la Storia nel proprio cinema, Avati torna a collocare il cinema nella storia, con esiti ben più originali e riusciti.

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Claudia Morgoglione (repubblica.it)
02.04.2009
C'è poi un altro aspetto forte, che emerge dal film: una certa strisciante misoginia, visto che i personaggi femminili (tranne forse la Ricciarelli) sono tutti poco limpidi.

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